(cronache dalla piccionaia) Laguna blitz

vista dal cortile del Chiostro della Ghiara, a Rezz, comodo posto per una birretta pre partita
vista dal cortile del Chiostro della Ghiara, a Rezz, comodo posto per una birretta pre partita

Eravamo rimasti alla qualifica per la coppa Italia. Biglietti presi, tribuna numerata, sire.
Poi siamo andati a Siena a difendere bene e attaccare male e perdere.
Ed ora, i lagunari.
Nel roster vecchie conoscenze italiche e un grande ex di amore reggiano, Alvino sempre nei nostri cuori.
All’andata perdemmo di due. Dai, che vinciamo di tre. Via il maglione che fuori as zèla e in piccionaia as mor dal chèld, e dai c’andòm.

La va Venessia invece. Zero-sei, così. Noi si fatica a segnare, si sbaglia da tre e da sotto si fa confusione, rifiutando tiri da prendere, cosa che mi manda nei matti. Venessia ha colori nobili granata e oro, son grossi di fisico ma han mani educate e son spinti da una curva bella piena e molto canterina. Scivolano 6-18 con due giochi da tre punti dopo sette minuti. Mh, sarà dura.
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del perdersi, sulle nuvole, nell’atlante

ca Nel ‘capitolo’ migliore del film, il compositore anziano ormai spento nella creatività dice al suo nuovo amanuense ‘copista’: ‘A volte l’uomo doma la musica a volte è il contrario’ (ok, non dice esattamente così, ma il senso è quello, provate voi a ricordarvi una battuta in mezzo a due ore e quaranta di balzi temporali)
Ecco, qua gli uomini dietro al film non domano l’accatastarsi di storie e ne vengono sopraffatti. Come se gli strumenti dell’orchestra non fossero al loro posto, o si riproponessero suonando sempre le stesse note, come se il motivetto conduttore fosse piuttosto fiacco, privo di quel pathos o visione che lo renderebbero incisivo, memorabile, seducente, unico.
Nel film convivono sei storielle ambientate in varie epoche storiche, tutte attraversate da un principio di amore e dalla lotta fra il bene e il male.
Il tentativo, convertire un romanzo impegnativo e, dicono, molto bello, in scrittura cinematografica, non funziona. Il coraggio nel proporre una storia simile non manca, peccato manchi molto altro. Il film si infrange nella sua complessità e frammentarietà, mancando il cuore dello spettatore, andando a spasso per epoche e mondi diversi con storie che sono più slegate, e mediamente poco interessanti, di quanto il film voglia far credere.
Il filo conduttore sarebbe che tutto è connesso. Delle due l’una. O non ho capito io, che può essere, oppure il filo è così sottile che oltre a bizzarri – a volte un po’ ridicoli – altri fili di trucco che mascherano gli attori impegnati ad attraversare epoche e storie, non è connesso un bel niente. E non servono un montaggio che sfiora il virtuosismo, varie scene ben girate e un paio di spiegoni dal sapore troppo mistico, che sembrano cerottoni da applicare su una ferita troppo ampia.
Al termine si resta spiazzati, in senso negativo. Cosa si è visto, quindi? Un film del quale purtroppo si porta a casa ben poco, un tentativo coraggioso e curioso e per questo, applausi, ma anche un film ambizioso ma pasticciato, troppo ingombrante e complesso dove, infine, manca l’intensità che pure a tratti appare, facendo intuire potenzialità inespresse, ma poi, è subito un’altra storia. Letteralmente.

spara Django, spara

DULa prima reazione dopo essere uscito dal cinema, in due parole, è stata FIGATA ASSOLUTA. Scritto in maiuscolo.
In molte più parole, senza spoiler e facendo una fatica bestia ad evitare di inserire ogni due righe qualche frase di incontenibile entusiasmo relativa a molte sequenze, il film rappresenta la quintessenzialità del cinema di Tarantino. Mi han riferito di critiche perchè ‘è troppo citazionista‘. Bè, è come dire che la neve è bagnata o il ghiaccio è scivoloso. Tarantino non solo è citazionista (e forse mai come in questo film, ma l’aveva detto e insomma un po si sapeva eh) ma è auto citazionista. Nell’uso della cinepresa, degli attori, di uno stile che diventa quintessenza. E, ripeto, mai come in questo film. Che è lunghissimo ed è un capolavoro. Forse è il film che Quentino ha sempre voluto fare.
Uno spaghetti western che non è solo uno spaghetti western. E’ una cannonata in faccia, una fucilata di precisione negli occhi, un pugno in bocca, un sorriso sbieco da sotto un cappello a tesa larga, un profluvio di figosità inaudita che tracima dallo schermo. E’ pensato come un B movie con mezzi ed attori di serie A. Tarantino non inventa nulla, mescola tutto e nel profondo sud ammalato del demone della schiavitù, inscena una classica vicenda di vendetta, refrain del suo cinema, la farcisce della solita, compiaciuta ma spettacolare, verbosità, la riempie di facce memorabili come quella di Stephen, la indora con musica sempre giusta e confeziona uno spettacolo purissimo che è anche un momento di cinema entusiasmante, pieno di caramelle gustosissime, violenza quanto basta e momenti già indimenticabili, con uno sguardo al passato e un amore infinito per il mezzo.
Due ore e quaranta che volano, anche se forse, dieci minuti in meno non facevano male, e che devo rivedere al più presto, magari in versione originale che l’accento tedesco del Dottor Waltz dev’essere una roba imperdibile (che poi, mi sovviene, pensa che figo è Tarantino che scrive in casa sua o chissà dove, le scene con Waltz, pensando a lui).
Due parole per elogiare l’interpretazione monstre di DiCaprio, alle prese con un villain da urlo. Scena migliore: quella brevissima ma stupenda nella biblioteca.
Astenersi se non vi piace il regista, ma questo film è imperdibile.

Palco n.25 OR.1/D (S02E04, the ‘Preludio e Fuga’ chapter)

cpLa via Emilia è fradicia, le insegne che urlano ‘SALDI’ si specchiano nelle pozzanghere. Poca gente, infreddolita e sotto ombrelli. Cammino in fretta, fantastico come sempre di vivere a due passi dai miei divertimenti preferiti, curioso pure due vetrine sbrilluccicose e poi son già in piazza, davanti al teatro. Dentro, al caldo, nel palco a fianco, un ragazzino si rigira fra le mani l’abbonamento del palazzo. Mi conferma il risultato finale, sorridiamo complici. Mi son perso tre canestri. (vedi ‘cronache dalla piccionaia’).
Qua invece due pianoforti. Entrambi con le tastiere rivolte a sinistra. (come noto ai seguaci del posto palco, il posto palco guarda da destra il palco, quindi non si vedono le mani del pianista, l’ho già detto, mi ripeto, lo so). Ingiustizia inaccettabile. Vorrei bruciare l’abbonamento come gesto simbolico di protesta. Cambio idea in un lampo.
Un clavicembalo e un pianoforte. Il clavi è bordeaux e bordato di beige, l’interno della cassa è tutto beige. Lo strumento pare piovuto dalla sala musica di un appartamento nobile nel centro di Vienna. Il pianoforte è tutto scuro, lucidissimo e pesantone. Sembra voltare le spalle al suo predecessore. Forse è invidioso di una patina di antichità nobile che il clavicembalo possiede, nonostante sia più piccolo, quasi timido nella sua eleganza ‘ancienne‘.
Arrivano i cavalieri che domeranno le tastiere, antico e ‘moderno’ che si incontrano in pochi metri. Nel posto palco c’è curiosità.
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(cronache dalla piccionaia) tutti a Milano!

trenkEravamo rimasti ad Avellino. Poi si è presa una sberla a Cantù. Altra avversaria dal Sud per il primo match interno dell’anno.
La Juve Caserta è un po’ la vera sorpresa del torneo. Partita fra grossa crisi economica si trova a giocarsi l’accesso alle ‘final Eight’ di coppa Italia. Anche questa Juve è bianconera, a me il B/N non piace, ma questa squadra è simpatica, ci gioca un grande ex (Mordente), al seguito tanti tifosi. Peccato che stasera bisogna essere senza pietà. Chi vince va dritto al Forum a giocarsi la Coppa. Anni fa arrivammo alle final Eight, facemmo (noi, proprio noi, classici ragazzi tifosi) avanti e indietro per e da Forlì per tre giorni filati e fu cosa epica ed epocale, perdemmo in finale contro Treviso. Quindi, proviamo ad andare a Milano? Via.
Cinciarini in play, manco il tempo di annotarlo che andiam 0-4. Poi prendiamo il ritmo alla Juve. La difesa chiude i denti come una piantona carnivora che si pappa tutto il basket casertano. La Juve non segna più, Taylor alterna prodezze e schifezze ma è in palla, Mordente entra e gioca ancora per noi. Piglia un tecnico e perde due palloni. Facciamo un parzialone di ventidue a zero. Poi siamo 26-10 alla fine del tempo.
Così facile? ci chiediamo, mentre alle mie spalle un bimbo inizia a martoriarmi la schiena, mollandomi calcetti di, presumo, gioia. Mi giro e invece i calcetti sono di noia. Entro in modalità “bontà“, sorrido ai genitori. Però la prossima volta a casa il bimbo calciatore eh, grazie.
Nel secondo tempino, difendiamo duro, grande concentrazione, Antonutti merita il primo posto nella classifica dei bomber da tre, stiam sempre sopra, quasi califfi. L’ultima azione è lo specchio del match. ‘No look pass‘ di James, Brunner sbaglia da sotto, prende il rimbalzo e segna sul secondo tiro. 51-27. Metà sediolo al Forum è nostro.
Pausa. Gnocco con mortadella, una delle cose che danno ‘instant appetito‘ solo a scriverle e un Twix. Ceno in piccionaia perché dopo me ne vado a teatro anziché a, pare, festeggiare, che il calendario è buffo e FAIL.
Fuori dice che nevica, dentro caldone come solito. La partita va via liscia. Caserta resta a distanza. Fine terzo tempo siamo 71-51.
Nel quarto, quando il fiato dei tifosi si fa trattenuto per esplodere di gioia, non segna nessuno. Poi Caserta fa un piccolo break. Momento di ansia nel Palazzo. Poi Taylor canestro e doppia bomba di Antonutti. Idolo.
Insomma, telefona al Forum, prenota i biglietti che il tempo è tiranno, scappo, per una volta non vedo il finale, esco, mentre il palazzo urla di gioia e la curvetta canta ‘Tutti a Milano‘. Regolare, ci saremo.
Nel freddo mi dirigo verso il teatro.
Dalla piccionaia al posto palco. Tutto un altro mood, tutto un altro post.

(la foto è presa dalla pagina FB della Trenkwalder RE)

il tabellino della partita

previously on ‘cronache dalla piccionaia’

Tom & Jack

jrTom fa tutto. Produce (e te lo dice subito), mena (ma ci mette un po’), sta a petto nudo (credo per il LOL), sta quasi sempre in scena, tira un sorriso, tira una ginocchiata in faccia che ti fa male.
Tom si è scelto un personaggio, saccheggiando una serie di romanzi di successo negli Usa. Jack, ex militare specializzato nell’ammaliare le pupe con un sorriso, avere poche magliette, sparire dalla circolazione per anni, interpretare la legge a modo suo. Tom dietro la cinepresa ha messo un suo uomo di fiducia, ha passato le belle ore tirando su pesi per la scena a petto nudo e gira un film che ha l’allure da poliziesco di serie B (leggi: basso budget, lo dice qua).
Mi è sembrato che il tutto cavalchi l’onda revivalista che ultimamente si è abbattuta sui film d’azione hollywoodiani e che ha il suo apice (o il suo inizio) in ‘The expendables’. Film con interpreti dalla carta di identità non proprio verdissima e dove l’action si fonde con il funny, più o meno.
Qua non manca niente. La bellona (un’attrice che recita di petto e boccoli), facce anni ottanta, facce famose che spuntano a caso, il complotto, lo spiegone, i cazzotti, gli immancabili (che avrebbero pure stufato) cattivi dell’est europa. Il personaggio parla come se al posto della bocca avesse un mitragliatore di frasi one line, picchia duro, pensa fino. Il tutto si rivela piuttosto divertente, basta stare al gioco, soprattutto le frasone di Jack, che va di ganassa e non ne sbaglia una.
Una specie di ‘Cobra‘ moderno, senza fiammifero fra i denti, dove la legge è lui. Non è uno spoiler, lo dice bello chiaro la locandina. Aperte le scommesse sul sequel, nonostante gli incassi non proprio entusiasmanti.
Valido per una serata di disimpegno totale e per Tom lovers.

Una frase: ‘Hai una penna?’ ‘Non mi serve’.

delle maestrie, dello spaccare

(due film visti nelle prime ore del 2013, che se li vedevo nel 2012 entravano secchi nella classifica. approfitto per augurare un buon anno a tutti)

mstrNon è che questo blog finge di saperla lunga o di capire le cose del cinema più o meno impegnato. Ci sono stati due momenti di ”The Master” dove mi son detto ‘Orpo, non ho capito‘. Poi capivo o mi sembrava di capire, ma in fondo è lo stesso. Certi film penso siano fatti anche per non essere del tutto afferrati, perlomeno a una prima visione, o anche per rimanere fuori dal cinema, al freddo, a discuterne, a soffiare condensa umida di parole, tentando di capire (o di carpire) il significato di certe scene e mood, ben sapendo di non riuscirci. Un film bellissimo, corposo e intenso, complesso e oscuro. Senza fare paragoni con i precedenti, che non saprei da dove cominciare, PT.Anderson si conferma un maestro e pennella scene lunghissime e che si imprimono nella mente, in primis quel pezzo di bravura totale della prima seduta di Freddie.
I due attori protagonisti danno una interpretazione pazzesca, magistrale e valgono da soli il biglietto, rappresentando le due facce di un paese uscito dalla guerra, quella sfasciata e rovinata dentro (dall’alcool, dagli errori, dalle debolezze) e quella arrivista e manipolatrice di un uomo che si inventa, novello imprenditore di anime, una fede. Due uomini, due facce, che si incontrano, forse non si capiscono, forse si usano, probabilmente hanno bisogno uno dell’altro.
Quelli del culto lì di Tom Cruise, hanno ragione a prendersela perchè è piuttosto evidente il riferimento, ma saran poi problemi loro.
Bellissimo, non piacerà a tutti, giustamente.
(nei commenti, aggiungo una cosa un po’ spoilerosa, prego, se avete visto il film seguitemi e illuminatemi)

126635CM15.inddRalph spacca, tutto. È un appassionato, divertente, pure commovente omaggio al mondo dei videogames. Quelli di una volta però, dietro alle pareti dei bar, da dove si alzavano urla per vite perdute e incitamenti per nuovi record. La storia, di nuove amicizie e abituali valori, si dipana tutta pixelata e pixerata all’interno di un mondo magico dove tutti noi abbiamo pensato di entrare almeno una volta (dicesi anche, credo, sindrome da Tron). Un mondo dove stringhe di codice diventano realtà e stupore, possibilità di sogno e di riscatto per chi ci è dentro. Molte scene, per chi come me, si ricorda di pomeriggi passati al bar, fra ‘Frogger‘ e ‘Q*Bert‘ pedaliere distrutte a forza di premere acceleratori fittizi, sono momenti che sono tuffi al cuore. Ricco di citazioni, di brillantezza e di intuizioni, conferma quanto letto e quando detto nei mesi scorsi, dopo avere visto ‘Brave‘. La Pixar è diventata la Disney o viceversa. Poco importa, se il risultato è questo, ma la firma di Lasseter conferma l’evidenza. Il vero film Pixar del 2012 è stato questo.
Una gioia, una delizia, una caramellona succulenta, probabilmente, più per grandi che per piccini o per grandi rimasti un po’ piccini.
Peccato non aver sentito la voce originale di Sue Sylvester, ma insomma, pazienza.
Essere cattivo è bello (se non altro per la compagnia di un certo livello alle riunioni settimanali…)
Ps.: il corto che precede il film è bellissimo e romanticissimo, un B/N elegante, con gli occhioni tipicamente disney e tanto romanticismo dentro. Un bijoux.