rockinmille (+ 1 ricordo)

 

Modena. O Reggio Emilia?
Non ricordo esattamente, ma voto per Modena.
I Foo Fighters dal vivo. Andiamo, certo.
La memoria ricolma della mole di concerti visti negli anni impedisce di avere ricordi precisi. Non c’erano manco i blog dove scriverne con le orecchie ancora emozionate appena arrivavi a casa. Gli smartphone dove buttare giù due note emotive erano forse nella testa di qualche ingegnere particolarmente dotato. I tizi che hanno fondato Instagram avevano undici e otto anni e quindi niente cellulari per aria. Palco tirato su senza fronzoli né schermi, in mezzo a corridoi di asce di legno che facevano da passerella al cammino di passeggini e frequentatori di ristoranti comunisti.
Dave Grohl era un’icona per ragazzi che sapevano a memoria i brani dei Nirvana.
Si presentò davanti al microfono, non dietro alla batteria, chitarra alla mano, cantando i pezzi del suo primo album solista, grezzo ma molto bello, consumato in ore di ascolto (i testi, se non ricordo male, erano senza senso, giusto per cantare qualcosa sopra alle note, ma potrei sbagliare e non controllo).
Pubblico, poco ma partecipante. Saremo stati in duecento, forse. Concerto breve ma memorabile solo per vedere quel tizio sul palco.
Nel disco successivo, c’era più pulizia, c’erano ‘My Hero’ ed ‘Everlong’, pezzoni di stadium rock che secondo me la band suona tuttora.
Era il 1995. Secoli fa. Non c’era manco Facebook.
Oggi, io mi balocco da settimane con l’idea di scrivere un romanzo diviso in capitoli in cui i protagonisti partecipano a vari concerti nell’arco della vita che cambia, delle famiglie che si sfasciano e si ricompongono, tutto raccontato al passato mentre i concerti suonano.
Chissà poi che idea.
Invece i Foo Fighters suonano ancora, fanno tutto esaurito ovunque, pure in dieci minuti su ticketone per due date italiane. E di questa cosa, dei sold out in un lampo, che se non ti ricordi di mettere un avviso sul calendario dello smartphone o un post it enorme attaccato alla parete del bagno rischi di dimenticarti di correre online e comprare il prezioso, abitualmente carissimo, biglietto.
Di questa cosa, dicevo e di come andare ai concerti sia diventata una specie di moda, oltre che di passione per la musica, se ne potrebbe parlare a lungo. Se ne parlava l’altra sera, tornando dal concerto di un artista sconosciuto dove eravamo in nemmeno cento persone, mica di un Dave Grohl che oggi si rompe una gamba sul palco, torna dall’ospedale e fa un live acustico e diventa idolo condiviso da ogni sito musicale. Giustamente.
Dave Grohl è indubbiamente un giusto. Ha attraversato gli anni con una attitudine cazzara ma professionale che l’ha portato ad avere il rispetto praticamente di tutti. Beghe su Cobain a parte. E’ stimato ed è un idolo per molti, anche per quei ragazzi di Cesena che hanno organizzato la cosa più bella apparsa sull’internet nelle ultime settimane, SE sei dentro alla musica e a i concerti.
Hanno suonato in mille un pezzo dei Foo Fighters come richiesta alla band per aggiungere una data in Romagna durante il loro tour mondiale.
Sarà dura perché il gruppo è diventato sicuramente un carrozzone da portare in giro, con tempi tecnici e attese.
Mi piace pensare, e guarda ci scommetterei pure una birretta, che Dave Grohl, che sicuramente vedrà il video, organizzerà qualcosa. E comunque è ingiusto che questi mille (immagino, poi magari qualcuno il biglietto sarà riuscito a comprarlo in tempi record) non potranno vederli a Bologna a novembre.

Nemmeno io potrò, ci ho provato a prendere il biglietto, ma sono arrivato dieci minuti dopo. 
Questi mille, e pure io, forse ce lo meriteremmo. 

Prometteremmo pure di non fare Instagram mentre Dave Grohl suona sul palco. Io però un paio di note per l’eventualissimo romanzo, le scriverei negli appunti, dai.

(il sito di rockin1000)

 

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sei fotografie

 

Aprì le finestre della camera d’albergo. Si sentì come un principe baciato dal sole già alto che rimirava le sue terre. Le case della città sotto di lui, tutte basse, ancora avvolte nel silenzio. Davanti ai suoi occhi assonnati si stendeva la vallata, un lenzuolo di verde scintillante punteggiato da piccoli borghi. In lontananza colline che si alzavano morbide. Sopra a tutto un cielo blu pastello, il sole una medaglia d’oro. Il campanile alla sua sinistra lo salutò con rintocchi secchi e precisi, come a ricordargli un appuntamento. Fece una doccia con le finestre aperte, sentendo in lontananza le prime voci che venivano dall’esterno. Si vestì, controllò l’itinerario e uscì. Doveva fare poche centinaia di metri ma prese comunque la sua attrezzatura.
Mesi prima aveva controllato e non gli era sembrato vero. Il lavoro di reportage che aveva accettato per un festival di musica era in contemporanea alla prima nazionale della mostra in cui uno dei suoi idoli personali (chiamarlo collega gli sembrava uno sproposito) esponeva i suoi lavori. Aveva il tempo per visitare con comodo la mostra e poi posizionarsi nelle vicinanze di un palco, pronto ad accogliere i primi festivalgoers che avrebbero sgomitato per la transenna, il primo soundcheck sotto il solleone, i primi accordi di chitarra.
Avrebbe fatto un bel lavoro, ispirato dalle foto che si accingeva a vedere.
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