Questa storia della velina nel castello

La Rocchetta è il simbolo del mio paese. E’ una fortezza medievale che si trova all’inizio di quello che adesso è il centro storico. Serviva come prima difesa verso eventuali aggressori. Aveva un ponte levatoio. Adesso è ben conservata e ci passo davanti quasi tutti i giorni.
Uno di questi giorni ci entrai per una visita a una mostra, fotografie appese nei locali della fortezza. Mentre giravo, guardai un lampadario appeso in una delle due torri e un’immagine mi piombò addosso. Iniziai a ripensare a quell’immagine. Ci costruii intorno una storia, tre settimane di un agosto in cui ero in ferie e scrivevo ogni volta che potevo.
Mi ricordo bene, mi viene da sorridere a rivedermi a capo chino che scrivevo veloce, con decine di errori di battitura, cercando di buttare fuori le parole, senza pensare troppo a come e a quanto scrivevo, sperando di non perdere il filo di quella storia, ambientata nella Rocchetta.
Poi misi in pausa il testo che ne uscì. Lo ripresi dopo qualche mese, lo corressi, tagliai parti, lo feci leggere a mia sorella che investì del ruolo di improvvisata editor, a un’amica che mi sostenne con forza cercando di scacciare le mie insicurezze.
Lei diceva “Sei uno scrittore“, io dicevo “Ma no“. Ho ragione io, non lo sono, però mi è sempre piaciuto scrivere, da quando presi un rotondo dieci in un tema alle superiori, vergognandomi dei complimenti della professoressa, a quando aprii il primo blog dove timidamente scrivevo per un seppur minimo pubblico.
Provai a presentare quel testo a pochi editori, senza trovare risposta. Era giusto, non era maturo. Però intanto anche io come tantissimi altri avevo il ‘romanzo nel cassetto‘.
Tirai fuori quel plico di fogli dopo tanti mesi. Lo riscrissi da cima a fondo grazie anche a preziosi consigli di una professionista del settore. Ne uscì la storia che avevo in mente. Ripartii a cercare editori piccoli e affidabili, alcuni un po’ più grossi e irraggiungibili, rifiutai addirittura una proposta, non mi sembrava il caso.
E poi, una sera mi decisi a mandarlo a questa casa editrice. Bookabook.
Me l’aveva segnalata un’amica dell’internet, era rimasta in fondo alla fila.
Era interessante però, con una bella grafica e libri nelle librerie che frequento. E il crowdfunding, un’opportunità.
Prima di mandare la proposta con le prime venti pagine mi dissi: “E’ l’ultimo tentativo. Se non rispondono o rispondono picche, la smetti e va bene così“. Perché a un certo punto forse anche i sogni vanno messi nel cassetto in fondo a tutti i cassetti, a prendere polvere insieme a un centinaio di pagine. Dopo qualche giorno arrivò la risposta.
Ok, mandaci il resto“. Ero a una cena e stavamo uscendo per andare alle macchine, era un paio di mesi fa.
Urlai, “Yeee“. Però poi mi misi sereno. Tanto non succede. Dopo un mese, arrivò un’altra mail. “Congratulazioni…
E dopo qualche mail e una lunga chiacchierata, è iniziata la campagna di crowdfunding per il mio ‘romanzo nel cassetto‘ per liberare la velina.
Qua trovate il link per il preordine, servono 250 copie per fare diventare questa storia un vero romanzo, questo mio piccolo sogno una realtà.
Potete leggere l’anteprima e fare passa parola, se vi piace, se vi va.
Resto uno che non si definisce uno scrittore, ci mancherebbe, però ci provo, ci spero, intanto ci tenevo a presentare ‘La velina’ qua sul blog, dove è nata un po’ tutta questa faccenda dello scrivere.
Per me è già una bella cosa.
E che la velina sia con tutti noi.

 

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