spara Django, spara

DULa prima reazione dopo essere uscito dal cinema, in due parole, è stata FIGATA ASSOLUTA. Scritto in maiuscolo.
In molte più parole, senza spoiler e facendo una fatica bestia ad evitare di inserire ogni due righe qualche frase di incontenibile entusiasmo relativa a molte sequenze, il film rappresenta la quintessenzialità del cinema di Tarantino. Mi han riferito di critiche perchè ‘è troppo citazionista‘. Bè, è come dire che la neve è bagnata o il ghiaccio è scivoloso. Tarantino non solo è citazionista (e forse mai come in questo film, ma l’aveva detto e insomma un po si sapeva eh) ma è auto citazionista. Nell’uso della cinepresa, degli attori, di uno stile che diventa quintessenza. E, ripeto, mai come in questo film. Che è lunghissimo ed è un capolavoro. Forse è il film che Quentino ha sempre voluto fare.
Uno spaghetti western che non è solo uno spaghetti western. E’ una cannonata in faccia, una fucilata di precisione negli occhi, un pugno in bocca, un sorriso sbieco da sotto un cappello a tesa larga, un profluvio di figosità inaudita che tracima dallo schermo. E’ pensato come un B movie con mezzi ed attori di serie A. Tarantino non inventa nulla, mescola tutto e nel profondo sud ammalato del demone della schiavitù, inscena una classica vicenda di vendetta, refrain del suo cinema, la farcisce della solita, compiaciuta ma spettacolare, verbosità, la riempie di facce memorabili come quella di Stephen, la indora con musica sempre giusta e confeziona uno spettacolo purissimo che è anche un momento di cinema entusiasmante, pieno di caramelle gustosissime, violenza quanto basta e momenti già indimenticabili, con uno sguardo al passato e un amore infinito per il mezzo.
Due ore e quaranta che volano, anche se forse, dieci minuti in meno non facevano male, e che devo rivedere al più presto, magari in versione originale che l’accento tedesco del Dottor Waltz dev’essere una roba imperdibile (che poi, mi sovviene, pensa che figo è Tarantino che scrive in casa sua o chissà dove, le scene con Waltz, pensando a lui).
Due parole per elogiare l’interpretazione monstre di DiCaprio, alle prese con un villain da urlo. Scena migliore: quella brevissima ma stupenda nella biblioteca.
Astenersi se non vi piace il regista, ma questo film è imperdibile.

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