venticinque, live

 

Qualche giorno fa guidando verso casa dopo un concerto infrasettimanale pensavo la solita cosa che penso da qualche mese. Che sono troppo… vecchio, via, per andare ai concerti infrasettimanali, con rientri alle tre ed occhi crepati il mattino seguente quando lo schermo del pc brilla di una luce feroce come il sonno perduto.
Inoltre, sempre qualche giorno fa, ho avuto una conversazione con ragazzi ventenni che si stupivano che io avessi visto certi concerti.
Così, mentre guidavo per tenermi sveglio, ho pensato a una cosa.

Hai presente i concerti? Bene. Secondo me la fruizione dei concerti è cambiata nel tempo. Oggi, l’importante è partecipare, la musica è passata in secondo piano. Si condivide sui social,  le persone dedicano molto tempo a fare video e selfie, parlano un sacco, a volte mi sembra che spesso importi più la presenza, l’evento in sé che la musica.
Essendo però di una generazione dove si andava ai concerti quasi solo per la musica, mi sono chiesto quali sono stati i momenti migliori di tutti i concerti visti, non i più bei concerti, così mentre guidavo, qualche giorno fa per tenermi sveglio, ho iniziato a stilare una lista dei ricordi memorabili, quelli che se ci penso riesco a vedermi esattamente ancora lì, in piedi o seduto, riesco a riprovare un’emozione precisa e in qualche modo speciale, sulla pelle, negli occhi, nelle orecchie.
Ecco quindi una lista di venti… cinque, che die… venti eran troppo pochi, momenti sotto a un palco che non dimenticherò mai.
Pronti?

1 – I Pearl Jam suonano ‘Black’. Candele sul palco, lacrime dure in mezzo alla platea sardinata del Forum.
2 – Bruce a San Siro. Inizia a piovere a secchiate, ci guardiamo in faccia e scattiamo avanti mentre c’è un fuggi fuggi generale, avanziamo di trenta metri in pochi secondi. Bagnati fradici, aspettiamo. Lui esce dopo qualche minuto con uno Stetson enorme e canta ‘Raining on a sunny day’. Epico.
3 – Gli Arcade Fire fanno ’No cars go’ nella piazza coi ciottoli. Sing-a-long maestoso e l’amico che non li conosceva che mi dice ‘Grazie per avermi portato’.
4 – Ancora Ferrara. Gli Arctic Monkeys al loro primo tour, attaccano ‘I bet you look good on the dancefloor’. Volano birre addosso in un pogo pacato ma bagnato.
5 – Sale sul palco Max Roach. Un settantenne in smoking e la sua batteria. Tutto qua, null’altro. Standing ovation per un’ora di incanto di percussioni.
6 – Brad Mehldau suona ‘Exit film’ in piano solo a Perugia. Capisco che ho fatto bene ad avvicinarmi al jazz.
7 – Tutto, ma proprio tutto, il set dei Pavement a Goteborg. Avere sempre avuto ragione sull’indie rock, avere la pelle d’oca perenne per quaranta minuti è sfiancante.
8 – I Portishead al Primavera Sound. Eravamo lontani dal palco ma era come se la voce di Beth avesse costruito una vela sopra di noi e sotto eravamo tutti incantati, innamorati, increduli di tanta bellezza ipnotica.
10 – I Beastie Boys scendono dal palco e attraversano la platea del Forum a cinque metri da noi. Lo svenire dall’adorazione.
11 – La prima mezz’ora del concerto di Wayne Shorter al Valli di Reggio Emilia, una lunghissima suite al centro della musica che ci lasciò in uno stato di ipnosi senza fiato.
12 – Partiamo per vedere Amy Winehouse, a Parma troviamo incidente in autostrada, usciamo, tutto bloccato, rientriamo, aspettiamo. Per recuperare il tempo perduto andiamo a sassata sulla tangenziale meneghina, un sorpasso di troppo e canniamo l’uscita giusta. Torniamo indietro, usciamo, troviamo lavori in corso in città, daichecelafacciamo, parcheggiamo lontanissimo, un sms ci avvisa che sta inziando i bis, corriamo, daicheciguardiamoalmenoibis, arriviamo davanti al locale e si aprono le porte per far uscire il publlico. Le nostre facce… forse sapevamo che purtroppo sarebbe stata l’ultima occasione, beviamo una birra, almeno.
(file under: le sfighe – e i countryboyz –  ai concerti).
13 – I Roots al Vox suonano davanti a quaranta persone. Vedere il futuro della musica nera e non saperlo o saperlo ma non realizzarlo.
14 – Ligabue, visto a ridosso di una transenna al palazzetto a Reggio Emilia, primi anni novanta, quando calzava i Frey ed era ben lontano dall’andare da Fazio. ‘Non è tempo per noi’ era ancora un inno intriso di ‘reggioemilianité’.
15 – Santana a Bologna chiude il set con una versione di ‘Oye como va’ che dura quindici minuti. In una fumana di hashish incredibile, le visioni di un aldilà fatto di magia e percussioni.
16 – Svenire fuori dall’Estragon prima del concerto di Nas, visto da solo su un sgabello bevendo tre coca-cola in fila per riprendermi.
17 – Sotto una cappa di umidità e nebbia, a maggio a Barcellona, ascolto in solitaria gli ‘Okkervil River’, a metà set accade uno di quei momenti perfetti in cui stai come un antico dio, ti senti pieno di potenza e non vorresti essere da nessun’altra parte. Mi volto e vedo il mare. Era il 2008.
18 – Inizia il concerto degli Iron Maiden. Due note ed energumeni capelluti e con t-shirt nere e puzzolenti scattano in massa, spingono lo spingibile. Volo venti metri avanti senza toccare i piedi per terra. Il mio amico che tre secondi prima mi era di fianco si ritrova a metri da me sulla destra. Ci salutiamo, ci vedremo a fine concerto.
19 – Al Way Out West Festival sono stanchissimo dopo una giornata di sole e musica, ciondolo la testa ipnotizzato dalla palla che gira sopra al palco mentre LCD Soundsystem fanno ballare tutti. Il mio spazio improvvisamente viene invaso da un gruppo di svedesi sbronzi marci, è un attimo e dopo è tutto un cantare a squarciagola ‘Were are my friends tonight’. Poi, mi dicono ‘We need a drink’ rispondo grazie e continuo a ballare da solo.
20 – FGTH: il primo concerto non si scorda mai (l’ho raccontato QUA)
21 – Bon Iver a Londra attacca ‘Skinny Love‘. Per poco non svengo dall’emozione.
22 – Jamiroquai al Vox, una calca e una bolgia assurda ma ballavamo tutti come ossessi.
23 – Gang Starr in un locale di Modena. Una specie di concerto segreto. Stare a cinque metri da Dj Premier in adorazione pura.
24 – I Grizzly Bear a Milano, probabilmente la band con più classe mai vista su un palco.
25 – Jeff Tweedy dei Wilco al termine del set a teatro a Ferrara, dice ‘Alzatevi’ manco fosse il messia. Un po’ lo è, Jeff Tweedy, un messia, scattiamo e voilà siamo a tre metri da uno degli uomini più fighi del mondo.

Poi capita ancora, fortunatamente, di andare a qualche concerto infrasettimanale. E stasera, che è lunedì, torno a vedere i Wilco.
E domani, se rifaccio la lista, magari la cambio.
Fatela anche voi, è divertente.

 

Update:
ovviamente me ne sono dimenticato uno, ma com’è stato possibile?:
The National a Ferrara e prodi appassionati decidono di fare una cosa bellissima per festeggiare la band, il concerto, noi stessi che ci gasiamo on-line da settimane. Una busta con disegni e testi per accompagnare quattro canzoni. Uno dei testi, onoratissimo, lo scrivo io, arrivo al castello e mi vien data la busta. Leggere il mio ‘nickname’ e poi sentire quella canzone è stata la cosa più da fan che abbia mai fatto. (grazie, Fabio)

concerto al buio

FullSizeRenderRicordavo con esattezza il momento in cui avevo risposto: ‘Sì. Spero solo non sia troppo claustrofobico’. Emoticon, occhiolino.
Evidentemente l’uomo al mio fianco ricordava anche lui il messaggio in cui avevo accettato l’invito. Non mi guardava, era palesemente nervoso come se l’oscurità che avvolgeva la sala lo avesse catturato. E dire che fino all’ingresso non era stato male.
Un signore: gentile, sorridente, ‘dopo di te‘ e tutte le cose giuste da manuale del corteggiator cortese.
Gli avevo risposto perfino distrattamente, addentando un panino, seduta al sole in uno dei primi pranzi all’aperto di quella primavera stramba, nel piccolo parco dietro l’ufficio. ‘Concerto di una cantautrice americana bravissima, in una piccola chiesa sconsacrata, dovrebbe essere figo! Ti va di andare?‘ Emoticon, occhiolino. Non ci avevo pensato troppo. Emoticon, occhiolino.
Le persone che hanno troppa fiducia in loro stesse non mi erano mai piaciute. Come se dovessero nascondere qualcosa di grosso, lo nascondevano dietro una maschera luccicante ma sottile come un velo di domopack sopra a un pezzo di cibo. Bastava un graffio e l’odore guasto sarebbe uscito. E lui era indubbiamente insicuro. Molti messaggi, un caffè e un invito via whatsapp.
Mi sembrava fosse anche ora di uscire con qualcuno. Intorno a me, si contavano sulle dita di una mano le persone senza occhiali con grossa montatura nera. Pareva un dress code… era un codice, quello sì. Anche io li portavo, certo, non volevo restare indietro. Tondi, perlopiù, figurati.
Conversazione di basso cabotaggio. Lui adesso era tranquillo, anche se non riuscivo bene a vedergli il viso, solo il riflesso delle lenti prodotto dalla la luce che illuminava, quella fortissima, il palco.
Eravamo a sedere, si bisbigliava, come per rispetto a una sacralità esaurita. Si aspettava, era la serata segreta esclusiva, le luci della città, fuori, oscenamente luminose. Dentro c’era essenza di esclusività per un circolo ristretto. Dal nulla, la ragazza sbucò sul palco. Era troppo carina per stare da sola in quel posto. Come se la bellezza fosse una prigione. Accese un sintetizzatore e un fruscio riempì l’aria di attesa.

La musica era quella che definivo, rubando le parole da una rivista: ‘snobelectrosoft‘. Una voce suadente e in falsetto che armonizzava sopra un tappetino a basso voltaggio di beat e sotto, accordi di piano come gocce di pioggia. Dopo due canzoni, rimbalzavo lo sguardo di lui rispondendo, falsa, alla domanda ‘E’ proprio brava, vero?‘.
Avrei voluto che una band di motociclisti urlanti fosse entrata per picchiare quella gente.
Guardali, tutti attenti e concentrati, mostrarsi ricolmi di quell’intellettualoidismo sensibile che sprigionava da ogni angolo.
La cantante avrebbe potuto fare la popstar, forse, se la porta dello showbiz avesse girato nell’altro senso. Con un po’ di marketing giusto, due foto con la dose sana di Photoshop e una band ad aiutarla a tirar fuori il meglio di sé, altro che quella musica che sembrava appesa per aria, velata di malinconia e nobile autorialità esistenziale, mascherata da moda da webzine e lei avrebbe calcato palcoscenici più importanti di questo.
Il mio accompagnatore era avvinto dalla voce, batteva una mano sulla coscia, avrebbe voluto prendere la mia, ‘non ci provare, ti prego‘. 
Non ci provò. Peccato, forse. No, meglio così. Se le mie porte della vita avessero girato diversamente adesso sarei in una casa, in tuta e struccata ad annoiarmi o a pormi altre domande guardando un telefilm, per poi addormentarmi.
Invece, quell’immagine di un vestito appeso mi aveva fatto prendere un’altra porta.
Poi, la voce da usignolo in gabbia della cantante sparò una vocale alta, un arpeggio si conficcò nei miei polmoni e ascoltai veramente. Pochi secondi, non più di venti, in cui quella musica da stronzi prese posto dentro di me. Sopra alle note passò un treno carico di ricordi e di mancanze e afferrai la mano del mio accompagnatore. Si girò ma non trovò il mio sguardo, le sue ossa forse tremavano ma erano abbastanza solide da farmi da ancora provvisoria.
Stai qua per un momento.
E poi il momento cessò, la canzone terminò, lui mi guardò con fare sicuro, cercò ancora la mano che però applaudiva con troppo vigore, in realtà scacciava cose, cercando di schiacciarle forte all’interno dei palmi. Ero già da un’altra parte. Dove, non lo so.
La ragazza terminò il concerto. Piccole luci illuminarono l’uscita. 
Continuavo a volere uno stupido pezzo pop.
Forse in un’altra serata.

(grazie grazie per foto e ispirazione @ lapaolina)

Maggio, playlist

 

Maggio è stato un mese di impegni pazzi e quindi non c’è stato tanto spazio per le classiche attività diciamo ‘de curtura’.

Quindi, senza ulteriori indugi e in ritardo, la playlist di maggio, tutta d’un fiato.
Al cinema ho visto ‘Civil War’ che mi è sembrato un eccellente prodotto Marvel con gran botte di menare, uno Spiderman figo e dove, finalmente, non ho percepito quel senso di stanchezza seriale che a volte avverto guardando i film sui supereroi. Più botte nei parcheggi per tutti.
La pazza gioia’ è un bel film italiano, giusto per continuare la stagione dei film italiani fighi. L’ho visto insieme ad altre sei signore, in un orario da signore. All’inizio le signore parlavano molto, classic. Di quanto sia sciupata la Michela, della classe della Valeria, ma ‘cosa fa?’, ma ‘perché vanno via?’ e altri commenti da #teamsignore. Poi a un certo punto del film c’è stato un progressivo aumento del silenzio e poi tutto un gran sospirare in coro delle signore, e pure mio. Più film con le signore per tutti.
Infine – roba di giugno ma già che ci sono – ho visto ‘The nice guys’, un film con due attoroni che fanno gli investigatori privati nei settanta, film che dimenticherò presto perché non è originalissimo però è divertente, un quarto d’ora in meno era meglio ma forse ero stanco io. (la giusta recensione del film la fanno su ‘i400calci‘).

Poca roba di serie tv, sto guardando Gomorra, la serie coi guagliò e tutt’ a ppuost.

Invece, e fortunatamente, ho trovato bei dischi e visto che gli album interi che vanno in heavy rotation sono pochi negli ultimi anni eccovene quattro.

Per caso ho scoperto che Aaron Parks, uno dei pianisti più bravi che ho ascoltato negli ultimi anni, ha pubblicato nuovo materiale. In trio con sezione ritmica made in Denmark. Che dire. Non trovo niente on line, ai jazzisti capita spesso di evitare il web per motivi ignoti ma ok, tanto a nessuno frega di questo disco e quindi bon. Però è bellobello eh, si chiama ‘Groovements’ e lo puoi trovare su Spotify.

E’ finalmente uscito ‘Day of the dead’ enorme raccolta di canzoni dei Grateful Dead rivisitate da un parterre de rois di gente che fa buona musica oggi. Curata da quei bravi ragazzi dei The National, fossi in voi l’ascolterei e se non trovate minimo cinque pezzi ottimi, vi offro il caffè.
(nel frattempo faccio come i jazzisti e non metto un link che sia uno, amen)

Altro discone che ho ascoltato molto (e #teamballetty) è quello di Kaytranada. Il titolo è ‘99,9%’ ed è al 90% pieno di suoni e beat giusti.

Infine, il nuovo album di Gold Panda è delizioso, poi io non me ne intendo di musica da giovani, però magari ascoltatelo. Il titolo è ‘Good luck and do your best’ che è un bellissimo titolo, ammettiamolo.
Più, bonus track, letteralmente, un pezzo che è questo scovato grazie a uno dei miei involontari pusher di musica, ed è una melodia di piano avvolgente, mezzo romance mezzo dance, che mi ha fatto venire in mente storielle da scrivere che probabilmente resteranno quattro righe di note su un paio di fogli che perderò e direi sia tutto, per maggio, quando è già molto giugno.

 

Finale, a noi

playoff2016…e allora si va. Per la seconda stagione consecutiva, si va in finale.
Con i riccioli che ballonzolano di Della Valle che fa la ‘faccia cattiva ™‘ e mostra i muscoli mentre buca le difese in penetrazione. Si va contro Milano, con quell’immortale trentanovenne di Kaukenas che danza in terzo tempo, alza la parabola e segna per noi. Si va con la grinta di De Nicolao, lillipuziano dal cuore grande in mezzo a giganti che se lo vedono sbucare da chissà dove, coi passettini di Polonara che poi, a un certo punto del match, vola, stoppa, schiaccia, mister highlights, ci gasa bene sempre.

Saremo in piccionaia a guardare Silins fare a sportellate, reggere l’impatto con gente più grossa di lui, magari metterla dall’arco o affondare lo schiaccione come l’altra sera col palazzetto vecchio, sporco e vociante che vibrava dall’entusiasmo. Ci sarà l’urlatore che non capisce niente di basket ma è fondamentale per la cabala e l’umore del settore, quando lui si esalterà per un movimento di Lavrinovic, suo idolo di esperienza e magie lituane, sapremo di essere sulla giusta via. Ci sarà l’ostacolo ‘+5’ il massimo di divario nel punteggio dove essere sereni, che già a più quattro, il palazzetto avrà bisogno di Xanax sotto forma di palle rubate, sporcate, rimbalzi agganciati, per riaccendere la speranza, che siano passati due minuti o due quarti. Saremo in apnea davanti alla tv che il Forum è un postaccio per vincere, sperando nei movimenti giusti di Pietro My King Aradori che con Avellino è stato temuto e forse era un po’ stanco ma le sue mani sono d’oro e Repesa avrà un problema.

Servirà tutto. Servirà l’energia delle gambette veloci e della difesa aggressiva di Needham, arrivato da poco ma già dei nostri. Servirà la mole e l’espressione smarrita di Golubovic per avere peso sotto canestro. Servirà il recupero di Vereemenko, pilastro fondamentale contro i bruti milanesi. Servirà un grande allenatore, ma quello ce l’abbiamo. E’ il tipo che pesta le sue stringate sul parquet quando un giocatore difende appena molle, che si sbraccia in maniche di camicia per chiamare un gioco, ha gli occhi spiritati, il piano partita preciso in testa, per poi uscire dal palazzaccio facendo il segno di Churcilliana memoria con le dita a’V’ che vuole dire ‘ce l’abbiamo fatta‘ ma anche due volte di fila in finale. Guardandolo, ho pensato che Menetti non ha abbastanza considerazione sui media, la provincia ripaga col cuore dei suoi abitanti non con titoli sui giornali, ma avrà per sempre un grande spazio nella nostra memoria, spero possa bastargli.

E speriamo bene.
Che siano un paio di settimane in cui cullare questo bel sogno che si chiama scudetto. Come compagnia i soliti che ci sono sempre, comunque vada, e anche quei gufi orridi e incompetenti, con le dita pronte a scrivere su bacheche qualche loro frustrazione, quelli che dopo gara quattro persa male decretavano la fine della squadra e l’incapacità della dirigenza.
Tifosi da vittoria che dovessimo perdere sarà stata una stagione negativa. Folli. Voi, a parte non capire niente del gioco, proprio dello spirito del gioco, non vedreste una pepita in una pozza di petrolio, ma venite anche voi in finale, anche se non verrete mai, dovesse andare male e dovessimo tornare a lottare per mantenere la serie.
Anche voi, venite da stasera. Venite tutti, simbolicamente, che nel palazzaccio ci stiamo stretti noi, figuriamoci tutti. Venite, tifate e applaudite e insomma, speriamo bene eh.
Comunque vada, è stata un’altra fantastica stagione. Grazie.

Ps.: queste note le ho scritte martedì mattina, subito dopo gara sette contro Avellino, col timore di dovere giocare a Bologna, un po’ in trasferta. Timore scongiurato dopo saggia decisione della società di restare al Bigi, a casa, nella nostra tana.
Come per le altre serie di questi playoff scudetto, che la cabala non conta nulla ma ha la sua importanza, eccovi di seguito le note tecniche sulla finale del mio pard di piccionaia, quello che si alza e urla qualcosa, poi si siede e mi spiega uno schema, ma tanto io spesso non lo sento nemmeno, dalla grande confusione che c’è. Ahah, Daicandom.

 

Arrivare alla finale scudetto non è mai cosa facile a causa di molteplici fattori che incidono e non poco sul
risultato finale. Fattori che iniziano dal posizionamento finale in stagione regolare, passando dalla griglia playoff, dagli adeguamenti che si devono fare in serie che possono diventare lunghe, fino ad arrivare ai singoli momenti e alle singole giocate all’interno di una singola partita.
Arrivare alla finale scudetto per due anni consecutivi alle volte può diventare proibitivo anche per le squadre meglio allestite.
Reggio Emilia quest’anno ha ottenuto questo obiettivo dopo un’estenuante serie con un’ostica Avellino,
che si è arresa solo a gara 7. Una vera e propria dimostrazione di forza quella di Reggio in questi due anni,
figlia della continuità di un progetto tecnico a lungo termine, fatto di scelte oculate nell’inserire giocatori
adatti al già collaudato sistema di gioco e di un proficuo connubio fra società, squadra e ambiente.

A questo proposito però, è doveroso fare un nome su tutti, ed è quello di Max Menetti.
Noi che lo abbiamo visto crescere da secondo di Frates, piangere abbracciando il presidente Landi dopo una salvezza in A2 all’ultima partita contro Imola, oggi lo ritroviamo a gestire egregiamente una squadra, partite e serie playoff di alto livello.
Sarà  a lui che ci si aggrapperà  in questa finale che sta per iniziare, sperando che riesca con le sue capacità a trovare soluzioni per scardinare la solida resistenza di Milano.

Milano è forte ed ha il fattore campo a favore.
Reggio parte un gradino sotto, ma se riuscirà ad evitare scomodi scivoloni esterni che possono minare il morale (in stagione ha perso partite fuori casa con oltre 40 punti di scarto), potrebbe riuscire a fare un colpo esterno per potersi giocare nel proprio palazzetto le partite chiave della serie.
La parola d’ordine per Reggio sarà limitare i rimbalzi offensivi, una difesa press energica, alzare possessi e ritmo partita per correre e trovare tiri e penetrazioni in transizione.
Per Milano invece l’esatto opposto, giocare a difese schierate, tenere ritmi bassi e sfruttare tutto il tempo di ogni singolo possesso, cercando con la circolazione di palla e pnr insistiti di trovare i propri giocatori in comodi 1vs1 o buone linee di penetrazione.

Se in terra lombarda si puó contare su tutti gli effettivi , Reggio Emilia deve fare i conti con la mancanza di Gentile ma dovrebbe recuperare  Veeremenko, presenza fondamentale  per limitare la pericolosità dei lunghi fisici di Milano in post basso.

Naturalmente quanto detto sopra potrebbe essere smentito dai due coach, ma noi ne saremo ben lieti se a trionfare saranno le scelte del nostro reggianissimo d’adozione Menetti.

E, daicandom!

 

 

Un voto, un perché

3fotoCon questo post provo a spiegare perché voterò per la lista ‘Contini sindaco’ alle elezioni amministrative di domenica 5 giugno.
Lo conosco da quando ho sei anni. E’, penso lui sarà d’accordo, uno dei miei migliori amici. Spesso siamo in disaccordo su tante cose, dal calcio, alla politica ad altro, ma non importa, anche se lui, pensa te, non beve la birra. So che se dovessi avere grossi problemi, sarebbe il primo, massimo il secondo a cui chiedere un parere, una mano, un consiglio, un aiuto.

Quando mi ha parlato mesi fa per la prima volta della sua idea di candidarsi, subito mi sono stupito, ma poi, ascoltando le sue ragioni, gli ho detto ‘Sai dove ti infili, vero? Ma vedo che lo vuoi fare, quindi fallo’.
Perché conoscendolo, appunto, gliel’ho letto negli occhi che aveva dubbi, ma nel profondo era già convinto di buttarsi in un’avventura sconosciuta.
Non è vero che bisogna avere esperienza politica per entrare in politica, altrimenti non ci sarebbe ricambio, altrimenti una cosa come il M5S non esisterebbe. E’ vero che ci sono persone così false che dividono i buoni dai cattivi soltanto perché hanno una idea politica diversa dalla loro. O la cambiano. Gente che dopo che la mia faccia è apparsa su un manifesto elettorale per la campagna di Alberto, fatica a salutarmi. Gente ridicola e risibile.
Perché sarà la prima volta che voto un partito che non aleggia nel campo del centro sinistra. Nonostante le mie convinzioni politiche e sociali non siano cambiate, penso che sia giusto provare a cambiare.
Non ho niente di particolare contro le altre liste, conosco qualche candidato, saluto Giorgio e se capita faccio due chiacchiere con lui sul basket e non penso affatto ci siano persone disoneste nelle altre liste (scusate grillini, di voi ne conosco giusto un paio ma il ragionamento non cambia).
Quello che mi piacerebbe vedere per il paese dove abito è un cambiamento e mi sembra giusto, conoscendo benissimo la persona, dare il mio voto e la mia chance a lui. Non solo perché lo ritengo una persona in gamba, sveglia, tenace, preparata dal punto di vista economico che una laurea e vent’anni di esperienza manageriale credo possano aiutare nella gestione finanziaria del paese, anche se, a differenza di gente che sostiene questo, il Comune non è un’azienda per motivi ovvi che vi risparmio.

Lo voto perché mi sembra che abbia una visione nuova per il paese che, secondo me, ha bisogno di una scossa. Certo, non sarà facile per tanti motivi. La gente digerisce a fatica i cambiamenti, i soldi delle casse comunali sono un problema e il resto mettetelo voi.
Ci tenevo a scriverlo, avere un blog serve anche a questo. A proposito Alberto, porto male eh. Di solito chi voto io non vince. E’ proprio storia, si può cercare qua sopra. Però pazienza.
Questo è il mio voto, spero mi seguano in tanti. Poi, il 6 giugno avremo comunque un nuovo sindaco e una nuova opposizione. Farò comunque il tifo per tutti, perché siamo tutti sotto la Rocchetta, sperando che questo paese possa migliorare.

P.s.: ho un sassolino in una scarpa, lo appoggio qua: la gente che ha una tastiera non è che diventi credibile solo perché la sa usare, spesso male.

e semifinale sia

 

ENRI7286-1024x683Scusateci, vi ringraziamo per l’ospitalità, ma non possiamo trattenerci, abbiamo fretta, dobbiamo continuare il viaggio. Tanti cari saluti.
Firmato: Milano, Reggio Emilia e Avellino.
Le prime tre classificate nella regular chiudono il conto dei quarti per 3-0, in cinque giorni, con un blitz esterno.

Milano con le sue rotazioni profonde, con l’esperienza di Repesa in panchina a gestire egoismi e dualismi fra i giocatori, si adatta bene alle difficoltà proposte da Trento permettendosi di fare riposare big a turno e portando a casa la serie con un colpo letale di Gentile.
Reggio Emilia sfodera la partita perfetta al momento giusto. 68% da due, 53% da tre, 86% ai liberi, 37 rimbalzi, 21 assist di squadra. La band di Menetti mostra grande coscienza dei propri mezzi, sbanca Sassari e si prende una piccola rivincita contro i campioni in carica che fa bene al morale.
L’ultimo minuto dell’overtime al PalaCarrara. Entrate, canestri e rimbalzi in slowmotion di due squadre letteralmente sulle gambe, fino ad arrivare all’isolamento del MVP di stagione a pochi secondi dalla sirena. Tiro e due punti che chiudono la serie. Una giocata individuale, con il contorno di solidità e forza, è quello che Avellino ha messo in campo per eliminare Pistoia.

Raggiunge le prime tre Venezia. Avevamo scritto che molte delle fortune dei lagunari sarebbero dipese dall’impatto di Pargo nei playoff italici ed in effetti così è stato. Il giocatore ha avuto medie e minuti in costante crescita e l’esperienza per fare giocate importanti in momenti decisivi della partita. Forse questa serie si è chiusa in quattro partite solo perché Venezia non aveva il fattore campo a favore e la resistenza e voglia di Cremona fra le mura amiche ha fatto sì che una partita casalinga la vincessero.

Ed eccoci arrivati alle semifinali. Da questa sera, si parte.
La serie si allungano al meglio di quattro su sette, la fatica si farà sentire, chiaro che la formula darà vantaggi alle squadre che, oltre ad avere il fattore campo a favore per le eventuali gare 5 e 7, hanno un roster profondo ed abituato a giocare filotti di partite di questo tipo.

AJ Milano vs. Reyer Venezia
Milanesi nettamente favoriti, potrebbero chiudere la serie in 5, se non addirittura 4 comode partite. Il progressivo recupero fisico di Gentile aggiungerà maggior peso offensivo ai meneghini.
Una collaudata e intensa difesa cercherà di disinnescare i giochi in attacco dei veneziani, ruotando i migliori difensori, in particolare Jenkins, su Pargo e Green.
Non ce ne vogliano i tifosi veneti, ma fra le quattro pretendenti al titolo, ci pare che proprio Venezia sia quella che parte un gradino sotto le altre e un suo possibile successo in questa serie avrebbe del clamoroso.  Doveroso invece sottolineare che per il secondo anno consecutivo, Venezia abbia raggiunto le semifinali scudetto, risultato importante per la società e rimarcato anche da coach De Raffaele durante la conferenza stampa finale di gara 4.

Reggio Emilia vs. Avellino
Le parole di una vecchia volpe come coach Sacripanti di Avellino, riconoscono alla squadra reggiana un minimo di favore dato dal fattore campo, una panchina lunga e la presenza di un giocatore della classe di Lavrinovic.
Solo pretattica o coscienza della forza dell’avversario?
Noi reggiani ci auguriamo che il coach irpino azzecchi la previsione.
Potrebbe però succedere di tutto, nello scontro fra due squadre speculari nel gioco di squadra (assist), nel tiro da tre punti e nell’alto punteggio che riescono a produrre, non a caso sono fra le cinque squadre migliori nelle statistiche delle categorie sopra citate.
Ci aspettiamo una serie equilibrata, ma attenzione a giocatori che quando sono “on fire”, possono spaccare la partita in due, vedi alla voce Aradori e Della Valle per Reggio, Nunnally e Ragland per Avellino.
Curiosità: il ritorno in città in cerca di rivincita, dei due esuli reggiani Cervi e Pini in occasione di una semifinale scudetto.

Noi saremo in piccionaia al palazzetto Bigi, con la maglietta rossa che fa cabala, il calore del micro clima dentro e l’ardore di un sogno tricolore dentro.
daicandom!

Playoff, istruzioni per l’uso

playoffIl 30 settembre 2012 pubblicai una foto con la didascalia: ‘Iniziamo, serie A1’ nel momento in cui la nostra Pallacanestro Reggiana ritrovava la massima serie dopo anni dell’allora nominata A2.
In queste quattro stagioni, seguite a lungo anche su questo blog con i post ‘dalla piccionaia’, siamo diventati una BIG. Sul parquet del vecchio ma amato palazzetto di casa, siamo quasi imbattibili, a settembre abbiamo vinto la Supercoppa italiana, in stagione regolare siamo arrivati secondi, miglior piazzamento della storia, e da stasera iniziamo i playoff. Comincia il sogno di conquistare quello scudetto che l’anno scorso ci è sfuggito per tanto così, come si dice. 
Ho chiesto al mio pard di gradinata piccionaia, espertone e ‘commissario tecnico’ del duo, di scrivere una piccola guida, sulle prime sfide dei playoff.

 

Milano (#1 – 22V 8P) vs. Trento (#8 – 15V 15P)

La sfida più europea di tutte, non solo perchè vede di fronte la semifinalista di Eurocup e l’unica detentrice italiana della licenza pluriennale di Eurolega, ma anche perché sono le due squadre più fisiche del lotto, centimetri e chili che le accomunano in due sistemi di gioco comunque diversi.
Tanto pick’n roll ed esecuzione dei giochi in attacco, durezza nell’uno contro uno e disciplina in difesa per la squadra di Repesa. Pochissimo pick’n roll e molto movimento di palla con sprazzi di triangolo in attacco, difesa energica soprattutto sulle linee di passaggio in difesa per la squadra di Buscaglia.
Se Trento non accusa la stanchezza dovuta ad un roster poco profondo, messo alla dura prova dalla lunga stagione europea, la serie potrebbe diventare equilibrata e spettacolare, in caso contrario si potrebbe chiudere addirittura in tre gare.

Superstar Milano: Gentile (che dovrebbe recuperare per gara 1), Simon e Batista
Occhi puntati su: Simon, Batista e Sanders
Plus Milano: difesa, rimbalzi e profondità della panchina
Minus Milano: difficoltà nell’adeguarsi a giocatori atipici come Wright e Pascolo, cattiva gestione della convivenza in campo fra le due stelle Gentile e Simon.

Superstar Trento: Pascolo, Wright e Flaccadori
Occhi puntati su: Sutton e Pascolo
Plus Trento: movimento senza palla, sfruttare i frequenti mismatch in attacco e gestione oculata delle rotazioni
Minus Trento: rimbalzi, falli e scarsa tenuta nell’uno contro uno in difesa.

Cremona (#4 – 19V 11P)  vs. Venezia (#5 – 16V 14P)

La parola della serie sarà ‘equilibrio’. Una debuttante al ballo (Cremona) che conferma la bontà di un progetto tecnico e societario a medio termine basato sulla programmazione e una Venezia data all’inizio fra le favorite per poi cambiare guida tecnica e diversi giocatori, trovando solo al termine della stagione regolare una sua dimensione.
Per Cremona peserà il fattore campo e l’entusiasmo dell’ambiente, l’esperienza dell’allenatore e a livello tecnico la capacità di difendere forte non solo sotto le plance (specialità della casa) ma anche sul perimetro, vista l’abilità dei lagunari di aprire il campo. In casa Reyer il nodo da sbrogliare sarà soprattutto la chimica di squadra con i nuovi arrivi per la postseason. Un ruolo fondamentale per creare armonia lo avranno gli esperti Ress, Viggiano e Ortner. L’impatto di Pargo e la possibilità di prendere buoni tiri dal perimetro dei cecchini in maglia Reyer potrebbero decidere la serie, così come per entrambe una vittoria fuori casa.

Superstar Cremona: Turner, Mc.Gee e Washington
Occhio a: Mc Gee e Cusin
Plus Cremona: Difesa, rimbalzi
Minus Cremona: Incognita Starks e gestione del ritmo partita

Superstar Venezia: Pargo e Green
Occhio a: Green e Ress
Plus Venezia: Transizione e tiri da tre
Minus Venezia: Difesa a metà campo e rimbalzi

 

Reggio Emilia (#2 – 21V 9P) vs. Sassari (#7 – 16V 14P)

Solo al fischio finale di tutte le partite dell’ultima giornata di regular season i tifosi di Reggio Emilia hanno saputo che sarebbe stata Sassari a presentarsi al Palabigi per la prima sfida playoff.
Forse a qualcuno sono tornate in mente i momenti di delusione ricordando gara 7 dell’anno passato e forse qualche altro si augurava proprio questa partita per riprendersi una sana e sportiva rivincita.
La serie di quest’anno però non ha nulla a che vedere con quella della passata stagione. Reggio si è rinforzata dando profondità e qualità al roster senza intaccare l’anima della squadra, raggiungendo risultati storici sia in campionato che in Europa e presentandosi a questi playoff come favorita per il raggiungimento della finale dalla sua parte di tabellone, con tutti gli effettivi a referto e in buona salute.
Al contrario in Sardegna, dopo la sbornia del primo scudetto, si è assistito ad una vera rivoluzione, sia nella rosa che nello staff tecnico, dopo l’esonero a metà stagione dell’allenatore che negli ultimi anni aveva dato una filosofia e un’impronta tecnica vincente alla squadra. Della vecchia Dinamo è però rimasto il leader realizzativo Logan e intorno a lui tutta Sassari è ripartita per cercare la continuità smarrita ad inizio stagione.
Probabilmente sarà una serie ad alto punteggio e oltre al fattore campo conterà l’applicazione difensiva per entrambe le squadre, a disinnescare le bocche da fuoco rivali.
Reggio parte da favorita forte di una rosa di giocatori versatile e che garantisce copertura anche doppia in più ruoli, Sassari sarà legata alla vena realizzativa del suo bomber, senza dimenticare le possibili striscie di Akognon e la bidimensionalità di Alexander.

Superstar Reggio: Aradori, Kaukenas e Lavrinovic
Occhio a: Kaukenas e Veeremenko
Plus Reggio: Rimbalzi, transizione e distribuzione di punti in molti giocatori
Minus Reggio: Tenuta mentale

Superstar Sassari: Logan, Alexander e Akognon
Occhio a: Logan
Plus Sassari: Transizione e difesa press sulle linee di passaggio
Minus Sassari: Panchina poco profonda e rimbalzi

 

Avellino (#3 – 20V 10P) vs. Pistoia (#6 16V 14P)

Avellino partita con l’ambizione di centrare uno degli ultimi posti disponibili della postseason, si ritrova in una meritatissima terza posizione, frutto di una crescita costante, dell’innesto a metà stagione di Ragland e Green e dell’esperienza dell’allenatore che ha saputo creare un gruppo compatto. Nel girone di ritorno ha inanellato strisce di vittorie importanti compresa una ottima Final Eight di coppa che ha dato entusiasmo all’ambiente.
Partita con l’obiettivo di una salvezza tranquilla, Pistoia ha sorpreso. Gruppo tosto, di corsa, lotta e sacrificio su ogni pallone. Ai toscani piace difendere forte e ripartire in contropiede, ma nell’arco della stessa partita propongono anche soluzioni alternative allo schema base, grazie al buon gruppo di americani su cui spiccano le capacità di assistere i compagni di Moore e la duttilità di Kirk.
Forse la serie più scontata del programm con i lupi irpini nettamente favoriti, ma attenzione alla resilienza di Pistoia.

Superstar Avellino: Ragland, Nunnally e Green
Occhio a : Ragland e Nunnally
Plus Avellino: Gioco di squadra e tiro da tre
Minus Avellino: Tenuta Mentale

Superstar Pistoia: Moore, Blackshear e Kirk
Occhio a: Kirk e Moore
Plus Pistoia: Rimbalzi e tenuta mentale
Minus Pistoia: Rotazioni e mismatch.

Il salone per il gran ballo a palazzo è stato allestito e gli inviti spediti.
La favorita dovrebbe essere Milano, che dall’alto del budget faraonico rispetto alle altre contendenti , ha allestito ancora una volta, come ormai fa da qualche anno, una squadra altamente competitiva, profonda e completamente nuova nell’organico e nello staff tecnico.
Però occhio alle sorprese. L’equilibrio e l’incertezza di questi playoff insieme al risultato della passata edizione sono chiari segnali di come nel basket italiano sia in atto un cambiamento e le società che più se ne fanno portatrici devono essere incentivate e supportate per garantire un futuro al movimento italico.
A quanto pare però le istituzioni delegate alla gestione del gioco non sono della stessa idea, vedi guazzabuglio per le licenze europee… Anzi sembra che le uniche idee che abbiano, siano quelle di perseguire solo ed esclusivamente i propri interessi politici e in alcuni casi per affermarli siano disposte ad ostacolare lo sviluppo naturale di tale cambiamento.
Però adesso iniziano i playoff, lasciamo sia il campo a parlare.
Noi saremo al nostro posto, in piccionaia, fra caldo, urla matte e passione. Che sognare fa bene e non costa nulla.
Buon divertimento.