e semifinale sia

 

ENRI7286-1024x683Scusateci, vi ringraziamo per l’ospitalità, ma non possiamo trattenerci, abbiamo fretta, dobbiamo continuare il viaggio. Tanti cari saluti.
Firmato: Milano, Reggio Emilia e Avellino.
Le prime tre classificate nella regular chiudono il conto dei quarti per 3-0, in cinque giorni, con un blitz esterno.

Milano con le sue rotazioni profonde, con l’esperienza di Repesa in panchina a gestire egoismi e dualismi fra i giocatori, si adatta bene alle difficoltà proposte da Trento permettendosi di fare riposare big a turno e portando a casa la serie con un colpo letale di Gentile.
Reggio Emilia sfodera la partita perfetta al momento giusto. 68% da due, 53% da tre, 86% ai liberi, 37 rimbalzi, 21 assist di squadra. La band di Menetti mostra grande coscienza dei propri mezzi, sbanca Sassari e si prende una piccola rivincita contro i campioni in carica che fa bene al morale.
L’ultimo minuto dell’overtime al PalaCarrara. Entrate, canestri e rimbalzi in slowmotion di due squadre letteralmente sulle gambe, fino ad arrivare all’isolamento del MVP di stagione a pochi secondi dalla sirena. Tiro e due punti che chiudono la serie. Una giocata individuale, con il contorno di solidità e forza, è quello che Avellino ha messo in campo per eliminare Pistoia.

Raggiunge le prime tre Venezia. Avevamo scritto che molte delle fortune dei lagunari sarebbero dipese dall’impatto di Pargo nei playoff italici ed in effetti così è stato. Il giocatore ha avuto medie e minuti in costante crescita e l’esperienza per fare giocate importanti in momenti decisivi della partita. Forse questa serie si è chiusa in quattro partite solo perché Venezia non aveva il fattore campo a favore e la resistenza e voglia di Cremona fra le mura amiche ha fatto sì che una partita casalinga la vincessero.

Ed eccoci arrivati alle semifinali. Da questa sera, si parte.
La serie si allungano al meglio di quattro su sette, la fatica si farà sentire, chiaro che la formula darà vantaggi alle squadre che, oltre ad avere il fattore campo a favore per le eventuali gare 5 e 7, hanno un roster profondo ed abituato a giocare filotti di partite di questo tipo.

AJ Milano vs. Reyer Venezia
Milanesi nettamente favoriti, potrebbero chiudere la serie in 5, se non addirittura 4 comode partite. Il progressivo recupero fisico di Gentile aggiungerà maggior peso offensivo ai meneghini.
Una collaudata e intensa difesa cercherà di disinnescare i giochi in attacco dei veneziani, ruotando i migliori difensori, in particolare Jenkins, su Pargo e Green.
Non ce ne vogliano i tifosi veneti, ma fra le quattro pretendenti al titolo, ci pare che proprio Venezia sia quella che parte un gradino sotto le altre e un suo possibile successo in questa serie avrebbe del clamoroso.  Doveroso invece sottolineare che per il secondo anno consecutivo, Venezia abbia raggiunto le semifinali scudetto, risultato importante per la società e rimarcato anche da coach De Raffaele durante la conferenza stampa finale di gara 4.

Reggio Emilia vs. Avellino
Le parole di una vecchia volpe come coach Sacripanti di Avellino, riconoscono alla squadra reggiana un minimo di favore dato dal fattore campo, una panchina lunga e la presenza di un giocatore della classe di Lavrinovic.
Solo pretattica o coscienza della forza dell’avversario?
Noi reggiani ci auguriamo che il coach irpino azzecchi la previsione.
Potrebbe però succedere di tutto, nello scontro fra due squadre speculari nel gioco di squadra (assist), nel tiro da tre punti e nell’alto punteggio che riescono a produrre, non a caso sono fra le cinque squadre migliori nelle statistiche delle categorie sopra citate.
Ci aspettiamo una serie equilibrata, ma attenzione a giocatori che quando sono “on fire”, possono spaccare la partita in due, vedi alla voce Aradori e Della Valle per Reggio, Nunnally e Ragland per Avellino.
Curiosità: il ritorno in città in cerca di rivincita, dei due esuli reggiani Cervi e Pini in occasione di una semifinale scudetto.

Noi saremo in piccionaia al palazzetto Bigi, con la maglietta rossa che fa cabala, il calore del micro clima dentro e l’ardore di un sogno tricolore dentro.
daicandom!

Playoff, istruzioni per l’uso

playoffIl 30 settembre 2012 pubblicai una foto con la didascalia: ‘Iniziamo, serie A1’ nel momento in cui la nostra Pallacanestro Reggiana ritrovava la massima serie dopo anni dell’allora nominata A2.
In queste quattro stagioni, seguite a lungo anche su questo blog con i post ‘dalla piccionaia’, siamo diventati una BIG. Sul parquet del vecchio ma amato palazzetto di casa, siamo quasi imbattibili, a settembre abbiamo vinto la Supercoppa italiana, in stagione regolare siamo arrivati secondi, miglior piazzamento della storia, e da stasera iniziamo i playoff. Comincia il sogno di conquistare quello scudetto che l’anno scorso ci è sfuggito per tanto così, come si dice. 
Ho chiesto al mio pard di gradinata piccionaia, espertone e ‘commissario tecnico’ del duo, di scrivere una piccola guida, sulle prime sfide dei playoff.

 

Milano (#1 – 22V 8P) vs. Trento (#8 – 15V 15P)

La sfida più europea di tutte, non solo perchè vede di fronte la semifinalista di Eurocup e l’unica detentrice italiana della licenza pluriennale di Eurolega, ma anche perché sono le due squadre più fisiche del lotto, centimetri e chili che le accomunano in due sistemi di gioco comunque diversi.
Tanto pick’n roll ed esecuzione dei giochi in attacco, durezza nell’uno contro uno e disciplina in difesa per la squadra di Repesa. Pochissimo pick’n roll e molto movimento di palla con sprazzi di triangolo in attacco, difesa energica soprattutto sulle linee di passaggio in difesa per la squadra di Buscaglia.
Se Trento non accusa la stanchezza dovuta ad un roster poco profondo, messo alla dura prova dalla lunga stagione europea, la serie potrebbe diventare equilibrata e spettacolare, in caso contrario si potrebbe chiudere addirittura in tre gare.

Superstar Milano: Gentile (che dovrebbe recuperare per gara 1), Simon e Batista
Occhi puntati su: Simon, Batista e Sanders
Plus Milano: difesa, rimbalzi e profondità della panchina
Minus Milano: difficoltà nell’adeguarsi a giocatori atipici come Wright e Pascolo, cattiva gestione della convivenza in campo fra le due stelle Gentile e Simon.

Superstar Trento: Pascolo, Wright e Flaccadori
Occhi puntati su: Sutton e Pascolo
Plus Trento: movimento senza palla, sfruttare i frequenti mismatch in attacco e gestione oculata delle rotazioni
Minus Trento: rimbalzi, falli e scarsa tenuta nell’uno contro uno in difesa.

Cremona (#4 – 19V 11P)  vs. Venezia (#5 – 16V 14P)

La parola della serie sarà ‘equilibrio’. Una debuttante al ballo (Cremona) che conferma la bontà di un progetto tecnico e societario a medio termine basato sulla programmazione e una Venezia data all’inizio fra le favorite per poi cambiare guida tecnica e diversi giocatori, trovando solo al termine della stagione regolare una sua dimensione.
Per Cremona peserà il fattore campo e l’entusiasmo dell’ambiente, l’esperienza dell’allenatore e a livello tecnico la capacità di difendere forte non solo sotto le plance (specialità della casa) ma anche sul perimetro, vista l’abilità dei lagunari di aprire il campo. In casa Reyer il nodo da sbrogliare sarà soprattutto la chimica di squadra con i nuovi arrivi per la postseason. Un ruolo fondamentale per creare armonia lo avranno gli esperti Ress, Viggiano e Ortner. L’impatto di Pargo e la possibilità di prendere buoni tiri dal perimetro dei cecchini in maglia Reyer potrebbero decidere la serie, così come per entrambe una vittoria fuori casa.

Superstar Cremona: Turner, Mc.Gee e Washington
Occhio a: Mc Gee e Cusin
Plus Cremona: Difesa, rimbalzi
Minus Cremona: Incognita Starks e gestione del ritmo partita

Superstar Venezia: Pargo e Green
Occhio a: Green e Ress
Plus Venezia: Transizione e tiri da tre
Minus Venezia: Difesa a metà campo e rimbalzi

 

Reggio Emilia (#2 – 21V 9P) vs. Sassari (#7 – 16V 14P)

Solo al fischio finale di tutte le partite dell’ultima giornata di regular season i tifosi di Reggio Emilia hanno saputo che sarebbe stata Sassari a presentarsi al Palabigi per la prima sfida playoff.
Forse a qualcuno sono tornate in mente i momenti di delusione ricordando gara 7 dell’anno passato e forse qualche altro si augurava proprio questa partita per riprendersi una sana e sportiva rivincita.
La serie di quest’anno però non ha nulla a che vedere con quella della passata stagione. Reggio si è rinforzata dando profondità e qualità al roster senza intaccare l’anima della squadra, raggiungendo risultati storici sia in campionato che in Europa e presentandosi a questi playoff come favorita per il raggiungimento della finale dalla sua parte di tabellone, con tutti gli effettivi a referto e in buona salute.
Al contrario in Sardegna, dopo la sbornia del primo scudetto, si è assistito ad una vera rivoluzione, sia nella rosa che nello staff tecnico, dopo l’esonero a metà stagione dell’allenatore che negli ultimi anni aveva dato una filosofia e un’impronta tecnica vincente alla squadra. Della vecchia Dinamo è però rimasto il leader realizzativo Logan e intorno a lui tutta Sassari è ripartita per cercare la continuità smarrita ad inizio stagione.
Probabilmente sarà una serie ad alto punteggio e oltre al fattore campo conterà l’applicazione difensiva per entrambe le squadre, a disinnescare le bocche da fuoco rivali.
Reggio parte da favorita forte di una rosa di giocatori versatile e che garantisce copertura anche doppia in più ruoli, Sassari sarà legata alla vena realizzativa del suo bomber, senza dimenticare le possibili striscie di Akognon e la bidimensionalità di Alexander.

Superstar Reggio: Aradori, Kaukenas e Lavrinovic
Occhio a: Kaukenas e Veeremenko
Plus Reggio: Rimbalzi, transizione e distribuzione di punti in molti giocatori
Minus Reggio: Tenuta mentale

Superstar Sassari: Logan, Alexander e Akognon
Occhio a: Logan
Plus Sassari: Transizione e difesa press sulle linee di passaggio
Minus Sassari: Panchina poco profonda e rimbalzi

 

Avellino (#3 – 20V 10P) vs. Pistoia (#6 16V 14P)

Avellino partita con l’ambizione di centrare uno degli ultimi posti disponibili della postseason, si ritrova in una meritatissima terza posizione, frutto di una crescita costante, dell’innesto a metà stagione di Ragland e Green e dell’esperienza dell’allenatore che ha saputo creare un gruppo compatto. Nel girone di ritorno ha inanellato strisce di vittorie importanti compresa una ottima Final Eight di coppa che ha dato entusiasmo all’ambiente.
Partita con l’obiettivo di una salvezza tranquilla, Pistoia ha sorpreso. Gruppo tosto, di corsa, lotta e sacrificio su ogni pallone. Ai toscani piace difendere forte e ripartire in contropiede, ma nell’arco della stessa partita propongono anche soluzioni alternative allo schema base, grazie al buon gruppo di americani su cui spiccano le capacità di assistere i compagni di Moore e la duttilità di Kirk.
Forse la serie più scontata del programm con i lupi irpini nettamente favoriti, ma attenzione alla resilienza di Pistoia.

Superstar Avellino: Ragland, Nunnally e Green
Occhio a : Ragland e Nunnally
Plus Avellino: Gioco di squadra e tiro da tre
Minus Avellino: Tenuta Mentale

Superstar Pistoia: Moore, Blackshear e Kirk
Occhio a: Kirk e Moore
Plus Pistoia: Rimbalzi e tenuta mentale
Minus Pistoia: Rotazioni e mismatch.

Il salone per il gran ballo a palazzo è stato allestito e gli inviti spediti.
La favorita dovrebbe essere Milano, che dall’alto del budget faraonico rispetto alle altre contendenti , ha allestito ancora una volta, come ormai fa da qualche anno, una squadra altamente competitiva, profonda e completamente nuova nell’organico e nello staff tecnico.
Però occhio alle sorprese. L’equilibrio e l’incertezza di questi playoff insieme al risultato della passata edizione sono chiari segnali di come nel basket italiano sia in atto un cambiamento e le società che più se ne fanno portatrici devono essere incentivate e supportate per garantire un futuro al movimento italico.
A quanto pare però le istituzioni delegate alla gestione del gioco non sono della stessa idea, vedi guazzabuglio per le licenze europee… Anzi sembra che le uniche idee che abbiano, siano quelle di perseguire solo ed esclusivamente i propri interessi politici e in alcuni casi per affermarli siano disposte ad ostacolare lo sviluppo naturale di tale cambiamento.
Però adesso iniziano i playoff, lasciamo sia il campo a parlare.
Noi saremo al nostro posto, in piccionaia, fra caldo, urla matte e passione. Che sognare fa bene e non costa nulla.
Buon divertimento.

 

Aprile, playlist


Al cinema
 ho visto il seguito della favola di Biancaneve in versione reboot fatto a caso per mettere insieme tre delle più belle donne in celluloide, motivo per cui sono andato a vedere il film. Quando Emily Blunt (pref. #1) parla con Jessica Chastain (pref. #2), è stato tutto un teenager time e cuoricini che volavano verso lo schermo, per il resto un guazzabuglio di action povera e storia piena di ‘Eeeh!?!’.
Poi ‘Veloce come il vento’ si inserisce con l’acceleratore a manetta e del dialetto made in BO nel filone ‘finalmente film italiani belloni’ ma ne ho già scritto in un post dove c’erano altre parole abbastanza inutili su cose politiche abbastanza inutili.
Invece poi esistono ancora film italiani brutti.
Uscendo dalla visione di ‘Le confessioni’ due signore sessantenni: ‘Siamo tutti nelle mani delle banche’. Stavo per aggiungere ‘O del signore’. Poi ho desistito. Però avrei voluto chiedere alle signore di spiegarmi se e come era piaciuto loro il film. Adesso metterò su un cartello ‘Cercasi over 50 con cui chiacchierare del film, a proiezione conclusa‘, così, tanto per essere guardato male dalla gente che esce dal cinema.
Durante una blindatissima riunione del G8 per decidere delle sorti del pianeta, muore il capo del fondo monetario, poco dopo che questi si è confessato con un monaco. Una specie di giallo all’Agatha Christie con sfondo morale. Ambizioso e inconcludente, con moralismo furbetto, piatto come il mare e le piscine che si vedono (Sorrentino sta facendo molti danni con sta ricerca di immagini profonde che in realtà coprono un vuoto farcito di intenti, ma per spiegare meglio questa cosa servirebbe un post più completo e credo di non averne molta voglia, pazienza).
E’ noioso, altezzoso, con intellettualoidismi furiosi e citazionismo assortito che passa da Keynes a poeti greci non menzionati, perché ovviamente il pubblico conosce a menadito le quotes di ogni poeta greco, per arrivare a un imbarazzante momento à la San Francesco che ammansisce le bestie e concludere con un imbarazzante finale che ribalta il tono di tutto il film in una maniera assurda.
Qualcuno dia una parte a Servillo bella, ben scritta, dove non gigioneggi troppo. Qualcuno la smetta di produrre film così fasullamente alti. Qualcuno continui a fare film italiani con della passione dentro, grazie.

Sul divano mi son messo in pari con ‘The Good Wife’ che è una delle serie più belle mai realizzate. Sette stagioni da circa ventidue puntate l’una e una qualità e una classe quasi sempre elevata. Finisce fra una settimana, per sempre, mancherà Alicia con i suoi tailleur completi di sguardi che ti tagliano in due, mancheranno le faccine di Eli Gold, mancheranno i dialoghi a rotta di collo sul bordo di enormi libri di legge e amoreggiamenti più o meno espliciti in ascensori o bevendo martini. Mancherà sì, un bel po’. E lo scrivo prima, si sa mai che il finale, eh… Mentre mancherà meno ‘Flaked’ cosetta Netflix, assai indie in ritardo, però simpatica, via. Di ‘GOT‘ non se ne parla, tanto è puro hype (ma qui c’è un articolo ottimo sulla serie coi draghi dnetro).

 

Cinque canzoni in repeat esagerato.

The Field – Monte Verità
ipnotico loop di un tizio che aveva fatto un album bellissimo anni fa e adesso ne ha fatto un altro, meno bellissimo, ma ok.
Cosmo – L’ultima festa
per balletti in macchina, oh-ò-oh-à
DMA’s – Step Up The Morphine
disagio giovanile, tute in triacetato e chitarrone pop. sembra di essere a Manchester nei ’90 invece sono di Sidney e van bene così oldies.
Terrace Martin – Valdez Off Crenshaw + Miles Mosley – Abraham
doppietta di classe per personaggi di quel mondo che brulica di jazz ma flirta con altre sonorità black. Musica con gusto, assumerne in dose massicce, lavora bene sui trip negativi, non ha controindicazioni.

Sul comodino
Aprile, mese di primavera e tanto verde che esplode misto pioggia, giorni in maglietta e giorni in maglione. Giorni dove non ho letto nessun libro, manco una riga. Ho spulciato varie riviste, anche lì non trovando moltissimi pezzi godibili. Direi che con la lettura sono in pausa. Se avete un libro meritevole che possa riportarmi sulla retta via, i commenti sono tutti vostri.

Io, lo zapping e Prince

NYPRStamattina nei circa venti minuti di macchina per arrivare al lavoro ho fatto zapping selvaggio sulle frequenze radio, senza riuscire a trovarne una che passasse un pezzo di Prince Rogers Nelson.
Uno speaker prima ha parlato della triste notizia e poi hanno messo non ‘Let’s go crazy’ ma un pezzo di una di quelle urlatrici italiane. Sono inciampato in ‘Born to be alive’ pezzo vecchissimo e che mi è sembrato un momento di ironia in questa mia caccia a un piccolo tributo radiofonico a uno dei più grandi di sempre.
Mi sono pure mezzo anchilosato un dito a forza di premere ‘avanti’ alla ricerca della stazione giusta ma niente, zero brani, nemmeno un ‘Alphabet Street’.
Intorno a mezzogiorno ho fatto altri venti minuti di macchina, l’anchilosi era passata, riparte lo zapping, riparte il niente, manco un semplicissimo ‘Kiss’. Un impegno, altri quindici minuti e ancora niente, neppure una struggente ‘Purple Rain’ per limonare i ricordi di quando partiva quell’accordo di chitarra e si correva a cercare di baciare ragazzine a caso.
A metà pomeriggio, altro giretto e il nulla, neppure una danzereccia pre weekend ‘I would die for you’.
Poco fa, torno in macchina, stessa scena di zapping. Sento un andamento funky e dico ‘Ci siamo!’ e invece niente, Bruno Mars. Altri venti minuti e ancora nulla. Nemmeno sulle radio della Rai che insomma, un minimo ci si spera sempre, ma lo zero, men che mai la mia preferita canzone di Prince che è poi ‘Raspberry Beret’.
Forse son io che non sono in target, sicuramente le maledette coincidenze, errori di sincronizzazione, capirai eh se oggi le radio non hanno passato a nastro cento canzoni di TAFKAP, ma la somma fanno quasi ottanta minuti di rincorsa a una canzone di Prince e zero canzoni di Prince ascoltate. Forse un ‘Sign ‘O the times’? In compenso ho scoperto che c’è una radio che si chiama ‘Marilù’ e mi è spuntato fuori il rimorso per non esserlo andato a vedere una decina di anni fa. Chissà perché non andai poi, bah non ricordo.
‘Money don’t matter 2 night’ e le radio italiane, per quanto mi riguarda, non ti considerano.
Bella Prince, non sarai dimenticato.

 

cose da fare questo weekend (veloci come il vento)

vcvAl mare è forse troppo presto per andare, in montagna ormai c’è troppo caldo (credo) quindi questo weekend saremo più o meno tutti a casa.
Cosa si può fare in un weekend di metà aprile? Secondo me, se vi fidate, almeno due cose, oltre a una bella passeggiata all’aria aperta, sole permettendo.
La prima è andare al cinema. E’ uscito da una settimana un altro film che si infila come un bolide nella ‘new renaissance’ del cinema italiano. Almeno speriamo si possa chiamare pomposamente così.
E’ il terzo bel film tricolore che vedo nel 2016. Bello eh, al netto di qualche appunto da rompiballe che non metto qua per fare prima, ma bello di quei film che esci contento dopo aver fatto il tifo, coinvolgente, con attori bravi, frasi giuste, direzione sicura. Una storia di corse in macchina (mo peinsa te, vacca boia, con bonus di dialetto emiliano per titillare il campanilismo) con le corse ben girate (e io mi annoio in un amen a vedere sport con le ruote quindi, ben fatto) e con un clamoroso Stefano Accorsi che si porta a casa tre quarti di film con il suo tossico che ti piace amare che arriva in soccorso della sorella, giovane e amante della velocità. Andatelo a vedere.

La seconda cosa è spendere dieci minuti per andare a votare il referendum, tremendamente ed erroneamente definito ‘sulle trivelle’. Perché come dice qua le trivelle non c’entrano, il voto riguarda le concessioni sulle piattaforme esistenti e c’è già la legge che blocca la costruzione di future piattaforme. Quindi, la campagna che si basa sullo slogan, ‘salviamo i nostri mari‘, è una bufala spudorata. Poi, se approfondisci un attimo, le ragioni di entrambi gli schieramenti quasi si elidono, anche se il tema è complesso, molto tecnico e riguarda una percentuale piuttosto bassa (3%, a memoria) del fabbisogno energetico nazionale e il voto soprattutto non garantisce alcuno scenario futuro. Certo, solo gli azionisti della Shell, per dire, non vogliono energia pulita ma c’è il caso che per portare quel % di fabbisogno qualche petroliera (ben più pericolosa e inquinante di una piattaforma che estrae metano) gironzolerà per l’Adriatico e sicuramente se il ‘Sì’ raggiunge il quorum, non è che il giorno dopo spuntano centrali eoliche da tutti i cantoni. In giro per la rete trovate molti pezzi che trattano la questione che è diventata più di politica generale che ‘di merito’. Nel mio minuscolo, posso dire che non ho ancora deciso come votare, però di sicuro andrò.
Quando ero giovane e idealista l’istituto del referendum mi piaceva molto. Poi ha perso forza azzoppato da politici che invitavano ad andare al mare e dall’abuso che ne è stato fatto. Sarebbe ora tornasse ad essere uno strumento importante.
Inoltre, soprattutto, andrò perché un governo che invita all’astensione per me compie un atto di lesa maestà nei confronti del principio che un governo dovrebbe avere sempre, garantire e sostenere la democrazia e i principi civici correlati ad essa.
Quindi, anche se ho imparato in questi giorni che non è affatto vero che votare sì = no al petrolio = più energia verde, andrò per alzare il quorum e per dire ‘oh, sostenere l’astensionismo, non va bene eh’.
Contorto, probabile. Quindi, un filo di idealismo mi è rimasto e poi, quando questo weekend sarà finito, resterà la speranza di non sentire politici che dicono ‘andate al mare’ quando la gente ha l’opportunità di informarsi un minimo sulle cose e la speranza bis che questo nuovo vento che spira nelle produzioni di celluloide pulita italica, soffi forte.
Buon weekend.

 

Marzo, playlist

 

Al cinema

 

Lo chiamavano Jeeg Robot
Il film è bellissimo. La storia di un super eroe per caso ambientata a Tor Bella Monaca, con un sacco di romanticismo dentro e di facce giuste e script giustissimo, pure troppo, pure per farmi sognare l’agile serietta Tv, una dieci puntate col sequel del film. (e chissà che ciò non accada).
E’ un film speciale perché esce dallo schema dei film italiani che sono sempre o ‘commedie coi titoli in rosso‘ o ‘cinema ‘d’hautore‘ con l’acca aspirata. Tutto qua.
Il regista ha detto una cosa: ‘A me non interessa che sia uno spartiacque, l’unica cosa che mi interessa è che vada bene al cinema e che dia un segnale forte ai produttori, far capire che la gente non vuole vedere soltanto certe cose. Basta, solo questo’
Ecco il motivo per cui questo film è importante. Perché dietro di me c’erano cinque orribili persone che ciarlavano durante il film. Poi, che un paio di ‘allora, basta?!‘ detti con la giusta dose di faccia cattiva, non erano sufficienti a placare la lingua di sta gentaglia che parla al cinema, il film è piaciuto. La storia ha zittito la ‘cronaca dal vivo’ del film, ha fatto anche palpitare i cuoricini di ste ‘signore’ che avevano deciso il film da vedere a caso, in fila alla cassa. Ecco, questo i produttori italiani dovrebbero sapere. Che le cinquantenni ciarlanti al cinema hanno apprezzato questo film.
Quindi, tenere le commedie e l’ autorialità spesso auto referenziale oppure aprire il mercato a roba diversa? Secondo me lo spazio c’è, spero nel coraggio dei produttori italiani, oppure questo film sarà stato come un mezzo miracolo.
Ps.: tornerà nelle sale a fine aprile, andate a vederlo.

Batman v Superman
E, a proposito di supereroi, con questo film per la prima volta mi si è rotto lo spinterogeno del gasamento che da bravo quattordicenne intrappolato nella barba ‘sale e pepe’ di un quarantenne, ho sempre avuto negli ultimi anni di film supereoistici (che non si dice forse, ma ci siam capiti).
Tanto lungo che sembra di aver fatto una maratona da seduti, con troppa roba dentro, fra esplosioni casuali e preview delle prossime puntate che vedranno germogliare la Lega dei supereroi DC. Uno script carico di sbagli, pieno di super spiegoni fatti da un cattivo tanto bravo quanto inutile e con una soluzione (MARTHA!) che se ci penso mi metto a piangere. Zack Snyder, continua ad essere sulla mia lista nera dei registi action.
Però Ben Affleck se la cava pure bene come Batman, le scene dove i due eroi col mantello si pugnano son belle e Wonder Woman è cool, ma non basta.
Il bambino di otto anni di fianco a me a metà film era palesemente annoiato e pure noi che forse, come dicevo, iniziamo a storcere il naso  davanti a questa specie di serie tv infinita sui supereroi che, spero tanto di sbagliarmi, rischia di portare hype farlocco e poca gioia.
Al botteghino il film sta andando bene, quindi son sempre dalla parte del torto, ma chissà.

Ave, Cesare
I Coen Bros fanno un omaggio al cinema di un tempo, dedicato ai cinefili e a se stessi. Si sentono in sottofondo le risate che si son fatti sul set. I fratellini, col loro cast di fidati attori e amici, sfoggiano la solita classe componendo un patchwork di stoffe colorate di musical, peplum, spionaggio, giallo pallido, su un vestito di commedia che forse non è rifinito benissimo però risulta molto divertente e privo di ogni autorialità, cosa che forse ha spiazzato molti critici troppo intenti a cercare paragoni con altre loro pellicole, in un esercizio molto sterile. Una risata vi seppellirà e la cosa giusta da fare è continuare ad apprezzare il cinema (e i sottomarini russi).

 

Sul divano

(detto che la quarta stagione di ‘House of Cards’ è molto buona e sempre #teamclaire, la serie del mese è l’inglesissima ‘The Night Manager’, un gioiellino di spy story con cast squisito dove spicca Tom Hiddleston a livelli di figaggine imbarazzante. E la sigla qui sopra è stupenda)

 

Cinque canzoni in cuffia

Courtney Barnett – Three Packs A Day
Da pochi giorni gira la preview di un disco pensato dai ‘The National’, di cover dei ‘Grateful Dead’. In una canta la Courtney che mi piace tanto dall’anno scorso. Mi ero perso sto singoletto, molto primaverile, metto questo che fa ‘margheritone’.

Kendrick Lamar – Untitled 06 (manca il link, non l’ho trovato, eh oh)
L’attuale capo della black music poteva anche evitarselo il disco di outtakes dal precedente. Però c’è sempre dello stile e questo brano, clamoroso.

M83 – Do it, try it
Pezzo di balletti con base di pianoforte, regolare.

Damien Jurado – Exit 353
Oh ma che bel disco. Pezzo a caso, ma nel mazzo ce ne sono tante di belle canzoni.

Parquet Courts – Outside
Era già in lista il primo antipasto del nuovo disco, poi pochi giorni fa è uscita sta canzoncina che conferma il mio gradimento per questi tizi che stanno fra il country e l’indie rock.

 

 

Sul comodino

lacey‘Nessuno scompare davvero’ – Catherine Lacey
Elyria scappa, fugge o si nasconde. Va lontano, racconta il suo viaggio ‘one way ticket’, condividendo con noi molte acute riflessioni sul suo passato, sulla vita, l’assenza, la coppia, la fuga stessa da noi stessi. Ci fa entrare nei suoi pensieri che sono stranamente affascinanti, intrisi di dubbi, desideri e riflessioni che non si dovrebbero avere, socialmente inaccettabili, se espressi a voce alta, cose che forse, inavvertitamente, anche noi, che siamo responsabili e ‘maturi’, scacciamo quotidianamente.
Quando finisce la storia, mi è mancata la voce di Elyria, come se durante la lettura fosse diventa un’amica saggia, ma un po’ strana. E quando un romanzo ti conquista con la sua voce e quando lo chiudi ti manca quella voce, vuol dire che è bellissimo.  (e ha una copertina stupenda)

‘Purity’ – Jonathan Franzen
Lo abbiamo letto in società. Io dico che leggere Franzen è obbligatorio, poi c’è anche chi si fa pagare per farlo, non una cattiva idea. Noi, l’abbiamo letto a gratis e ne abbiamo scritto, qua.

 

 

Pip, Pip, hurrah!

 

purIl nuovo romanzo di Jonathan Franzen, ‘Purity’, è uscito in Italia l’otto marzo. Con il T. e la C. ci siamo detti ‘Lettura collettiva!‘. E così è stato.
Poche regole. Niente spoiler, nessun commento particolare, solo notizie sull’avanzamento nel numero di pagine lette. L’abbiamo iniziato la sera stessa, mettendoci d’accordo. L’abbiamo finito tutti e tre lo stesso giorno, senza metterci d’accordo. Il ventuno marzo, primo giorno di primavera.
La versione cartacea è composta da 637 pagine che diviso 14 giorni di lettura fa 45,5 pagine al giorno.
In questo post provo a riassumere una buona oretta di discussione, fra un bicchiere di vino e cibo raffinato e sguardi preoccupati dei vicini di tavolo perché a volte c’è stata della mezza tensione per le opinioni divergenti. (poi, avviso ai naviganti, non siamo capaci di scrivere recensioni affidabili, quindi…)
Pronti? Via!

‘Nessuna telefonata era completa prima che ciascuna delle due avesse reso infelice l’altra’. 

Cosa c’è nel romanzo.
La lotta fra i sessi. Uomini deboli che cercano madri e donne impaurite che cercano padri. Un femminismo storto con donne che in realtà risultano dipendenti dall’uomo. Un forte senso di colpa collettivo, quasi il motore della vicenda. La ricerca di una purezza impossibile mentre sono i segreti (e il potere che danno a chi li detiene) a governare il mondo e le relazioni. Ci sono gli uccelli che scorrazzano nel cielo, una firma obbligatoria dopo l’ornitologia di ‘Libertà’. Ci sono una cinquantina di pagine di troppo, numero più, numero meno.
Quello che non è piaciuto alle mie compagne di questo improvvisato ‘club della lettura’ è stata, oltre a una certa lunghezza eccessiva, la storia, secondo loro con vari passaggi tirati per i capelli, con motivazioni e cambiamenti comportamentali nei personaggi non abbastanza giustificati. Inoltre non è piaciuto loro il finale, dialoghi inclusi, che hanno trovato ‘banali’.

‘Discutevamo sempre per nulla. Come se moltiplicando un contenuto zero per un discorso infinito potessimo farlo smettere di essere zero’.
(no, questa frase di ‘matematica franzeniana’ non è banale)

A volte penso che Franzen scriva per borghesi annoiati. Scrive sempre storie di famiglie problematiche, storie che complica con descrizioni finissime sui motivi di decisioni, parole e sensi di colpa. Leggendo Franzen corri il rischio di sentirti dannatamente intelligente e allo stesso tempo inadeguato a capire le relazioni. Ti tiene in tirella, sempre, anche se in certi capitoli, si dilunga risultando quasi noioso. Qua, mantiene intatta la sua straordinaria capacità di approfondire le tensioni e le incomprensioni, provando a sbrogliare i grovigli di sentimenti che accompagnano le relazioni e i rapporti umani in generale. Scava a volte troppo, quasi a voler dare una parvenza reale a gente che pensa troppissimo.

‘Era come se le ossa e le vene stessero risalendo verso la superficie, come se la pelle fosse acqua che si ritirava, rivelando sagome sommerse sul fondale di un porto.’

Insomma, senza dilungarsi troppo che dopo vengo criticato pure io, secondo le ladies del club: è un bel libro non un GRA (grande romanzo americano, link).
A me, invece, è piaciuto molto. Mi hanno detto che io sono un fan. Può essere. Personalmente, mi son proprio perso nella lettura, ho trovato il finale giusto, i personaggi azzeccati e il parallelismo (mezzo spoiler!) fra la DDR e l’internet brillantissimo. Però, per esempio questa cosa pare che l’abbia notata solo io. Abbiamo avuto anche divergenze sull’ambizione del romanzo. Secondo me, altissima, secondo le ragazze, nemmeno troppa. Differenze. E’ il bello dei ‘club della lettura’, credo.
Concludendo, sicuramente merita la lettura, se non altro perché è scritto benissimo. E questo motivo, potrebbe valere da solo il tempo.

‘E forse la pazzia era proprio questo: una valvola di emergenza per alleviare la pressione di un’ansia intollerabile. Un pensiero interessante, ma nel momento sbagliato.’

Ps.: la copertina della versione italiana è sbagliata perché propone un’immagine della protagonista del romanzo. Il solo fatto di proporla è sbagliato, perché per forza dopo vedi Pip, la protagonista del romanzo, con quella espressione. Bella, decisamente, non piacente come descritta nelle prime pagine. Molto meglio lo schizzo della versione originale oppure altre copertine (vedi sopra) ma insomma, signori della ‘Einaudi’ non era necessario noleggiare una modella.

Bonus: una bella recensione, qua.