Settembre, playlist

Al cinema

 

 

Inside Out
Bello bello, non epocale come sembrava dai ‘rumors’ oltreoceano. O non bellissimo come poteva essere? La Pixar fa un film decisamente per adulti, ma non potendo perdere il pubblico dei piccoli, lo fa giustamente senza approfondire i momenti migliori che sono quelli che un cinno di otto anni non coglie, per ovvi motivi. Peccato per noi adulti. Comunque, da vedere, divertente e assolutamente brillante nella descrizione dei personaggini che abitano nelle nostre teste. #teamstregatto e #teamblue e quattro stelle con una pallina blu.
Ps.: ciao, CEO della Pixar. Si può avere un documentario di un’oretta uguale uguale ai titoli di coda? Magari su personaggi famosi? No? Ok. (ma tanto mi ci gioco lo stipendio che arriverà il sequel)
Ps2.: il corto prima del film, è il peggiore degli ultimi anni, peccato.
Ps3.: approfondimento psik, qua

 

Sicario
(queste righe sono scritte senza pensare a Emily Blunt che nella mia classifica delle donne più belle è nientemeno che al numero uno)
Sapete chi è Roger Deakins? Uno che fa il direttore della fotografia spennellando bellezza sulle pellicole. Con uno così, mezzo film lo porti a casa. Visivamente e registicamente eccellente, che Villeneuve si conferma un bravo autore. Poi Brolin e Del Toro son perfetti nei loro ruoli di frontiera, nella guerra di frontiera con i Narcos.
Duro, teso, coinvolgente. Gran film da quattro stelle e una pallottola sul giubbotto antiproiettile, guardatelo.
(e poi c’è Emily Aww Blunt, che vabbé, è brava e bellissima anche in t-shirt non stirata)

 

 

Sul divano

La lucha, la plata, la DEA, el plombo. Netflix goes colombian prima di arrivare in Italì e uccidere la socialità. La serie è buona, il lato documentaristico la penalizza un pochetto, Don Pablo è bravissimo, ci sono momenti alti e tanta lucha y plata y plombo. Non dico niente sull’ultimo episodio altrimenti il blog crolla sotto lo spoiler. Guardatelo in originale vi prego, perdersi il passaggio continuo fra spagnolo (metà serie è in lingua originale narcos) e inglese, non andrebbe bene.
Da vedere (ma tre stelle e mezzo).

 

 

Cinque canzoni in cuffia

Beirut – Perth
oh, niente da fare. Quaggiù le marcette e le trombette di Zach fanno sempre centro e piazzano sorrisi necessari. Tipo, una canzone che parla di una spiaggia australiana o forse no, non importa.

The London Souls – When I’m with you
mettimi in cuffia un disco che riporta agli anni settanta e di solito io son contento. questi tizi, che son poi di NY, mischiano blues, surf, rock e non saprei scegliere una canzone in particolare. discone.

Battles – Wall Street (remix)
a settembre ho avuto un mezzo trip con l’electro music boom boom. fra i vari remixes e pezzi vari che ho ascoltato, questo, seppur vecchio, l’avrò passato decine di volte. un andamento da colonna sonora per un 007 da nightclub. poi è uscito anche il nuovo album dei Battles che finalmente tornano a fare bene, ma metto questo brano.

Albert Hammond Jr. – Losing Touch
ci mancano gli Strokes? No, però tornano, ma prima il suo chitarrista ha fatto un disco con questo pezzo che gasa con le solite chitarrine sbarazzine e un sing-a-long che fa sempre bene.

The Weeknd – Real Life
una ballatona coi violini soul, perché no?

 

 

Sul comodino

Lascia stare la gallina – Daniele Rielli
Ne avevo accennato nella playlist di agosto e ora posso confermare. Questo libro è una cannonata. Il mese scorso è uscito un numero di ’24’ (supplemento intellectual-chic del sole24ore) dove oltre all’anteprima del nuovo libro di Franzen (hype assurdo), c’era tutto un discorso, piuttosto alto, sul perché i romanzieri italiani non producano il grande romanzo, quello che rimane, quello che fotografa il momento e ti dice a che punto siamo, mentre in America ce la fanno. La risposta, sintetizzo, è che le trame italiane appiccicano gli avvenimenti storici alle storie personali che narrano in tentativi ‘forzati’ di produrre un romanzo Grande, che rimanga. (mi son spiegato? no? eh ho, ve l’avevo detto che non son capace di scrivere di libri).
In questo libro, scritto da Quit the doner, blogger che definire blogger è molto riduttivo, la storia è quella che conta. Però attraverso le avventure dei due protagonisti ‘criminosi’ si leggono in controluce molte caratteristiche italiche. Ma veramente tante. La corruzione perenne anche se minima, la famiglia, il territorio, l’arrivismo, i mezzucci, i tradimenti, il giornalismo piegato alla politica e un potere cinico e padrone, in una fotografia esatta di quello che è, nel profondo, il modo d’essere del nostro paese.
Eccolo, quindi, il grande romanzo italiano. Scritto da dio, divertente, intelligente, quasi perfetto. Un librone, davvero. Fossi un produttore cinematografico, investirei tutto, prenderei due attori sconosciuti ma con le facce giuste e farei un filmone con un minimo, ma proprio minimo, di trattamento di sceneggiatura. Chissà che qualcuno non lo faccia il film. Forse meglio di no, potrebbero perdere il senso dell’opera…
Cinque stelle, con lode.

Le immutabili macchie del leopardo – Kirstopher Jamsa
Si vede che settembre è il mese dei libri belloni, perché anche questo non sarà da sottovalutare nella ovvia e giusta personale classifica di fine anno. La storia di due amici quasi colleghi scrittori che si fiutano, si stimano, si perdono eccetera. In mezzo, una donna, la letteratura, un gusto narrativo e una forma impeccabili e un finale molto bello.
Quattro stelle e un sospirone.

La tentazione di essere felici – Lorenzo Marone
Mi piacciono gli elenchi e chi li scrive. Mi piace chi dice ‘mi piace’. Mi piacciono i libri con protagonisti gli anziani (anche se a tratti esagerano nel ‘te la spiego io com’è la vita’). Mi piace questo libro, con una storia semplice, normale, ma piena di cuore dentro. O sono rimbambito io oppure tre stellone e mezzo.

 

 

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macchina bere, paghi la nuova

 

la macchina del millennio
la macchina del millennio

Dopo due settimane di giri in giro per concessionarie e una settimana di profonda riflessione e comparazione, è andata. Ho comprato la macchina nuova. Era necessario. Un campanellino sotto forma di cigolii assortiti al mattino, mi ha suggerito che era ora, prima che la mia antologica ‘macchina del millennio’ diventasse troppo vecchiotta. A proposito, sei stata una macchina fantastica, fedele, comoda. (sì, certo, parlo con la mia macchina, voi no? Male).
Infinite mattine di abitudini stradali, mille ricordi di trasferte per concerti, mare, stadi, gente passata sui sedili, prove speciali, momenti illegali e insomma mi sto già commuovendo che lasciarla sarà difficile perché, non c’è nulla da fare, lasciamo un pezzetto di noi negli oggetti che ci accompagnano e so già che domattina le lancerò uno sguardo carico di grazie e rimpianto. Ci vorrebbe una musica romance di sottofondo per il momento dell’addio, invece ci sarà soltanto il rumore del traffico, peccato, o forse azzeccato. Ma anche le macchine vogliono lasciate andare, no? Quindi, dopo tredici anni, sono entrato in una concessionaria.

Stando ai luoghi comuni e alle frasi fatte, gli ‘uomini’ dovrebbero quantomeno ‘saperne’ riguardo alle macchine. Quindi, mi ritengo un uomo atipico. Faccio un esempio: cos’è una cinghia di distribuzione? Mumble mumble.
Ho una vaga idea dell’utilizzo di questa cosa misteriosa che sta nel motore di una macchina, ma non so manco spiegartelo bene e assolutamente non ho idea di dove stia. Ci sono state mie domande fatte ai concessionari di auto che hanno trovato un’espressione più o meno lunga nei loro occhi che equivaleva a un ‘ma stai scherzando?’ e ci sono state domande fattemi dai concessionari, che hanno trovato un momento di vuoto pneumatico nei miei occhi. A tratti sembravamo persone di due pianeti diversi.

A parte la necessaria comodità per un tizio alto come me, è stato faticoso destreggiarsi nel dedalo di proposte, numeri, percentuali, TAEG , opzioni (ma lo sapete che l’accendisigari per molte case automobilistiche è diventato un’optional? a me questa cosa ha fatto riderissimo), finanziamenti, bonus e sticazzi.
La mia nuova macchina ha questa denominazione. 87J-E3A Al A – Energy R-Link dCi 90cv EDC, una sequenza alfanumerica che sembra adatta al codice di lancio di un bomba nucleare.
Di macchine belle in giro ce ne sono un sacco, l’offerta è troppa, anche se manca sempre, in Italia, paese di allenatori di calcio, esperti di immigrazione e abili guidatori (eh, come no), il pieno appoggio al cambio automatico. Ecco, uno dei motivi per cui ho scelto questa è stato proprio il cambio. Troppo comodo in questo tratto fra la via Emilia e il west dove i mezzi pubblici sono un problema, c’è un traffico mattissimo fra camion, furgoni e rotonde e la macchina è necessaria quanto un cavallo per un cowboy nel far west.
E insomma, cambio automatico e via, domani, avrò una macchina nuova. Così.

Inoltre,  volevo spendere due parole sui concessionari.
Noto branco di lavoratori appartenenti alla macro categoria dei venditori – quindi un po’ tutti ‘LUP.MANN.’ (op.cit.) – ce ne sono di bravi e di meno bravi, ovviamente, dove i meno bravi, secondo me, credono di inquadrarti in trenta secondi. Forse meno.
Quasi tutti sono stati bravi, devo dirlo.
Il migliore forse quello che ha visto entrare me nel suo salone iper fashion dove all’ingresso c’era la macchina usata nell’ultimo ‘M:I5’ e mi ha trattato con la stessa galanteria e piaggeria che presumo riservi alle MILF annoiate che cambiano Suv ogni sei mesi pagandolo in contanti o a ricchi imprenditori che regalano all’amante la Mini. Peccato, la tua macchina era bellissima ma troppo cara.
Invece, tu, caro il mio tizio della ‘marca giapponese con il simbolo che sembra una emoticon‘, hai perso un potenziale cliente dopo venti secondi in cui guardavi la mia ‘mise’ da pomeriggio agostano fatta di bermuda, maglietta di una band e espadrillas, come se fossi un poveraccio (e insomma, io lo sarei anche, ma tu non puoi permetterti) dall’alto della tua postura offensiva con le braccia conserte mollemente appoggiate contro la tua giacchetta che vuole essere giovanile e invece fa schifo e ti invecchia, perché le cose bisogna saperle portarle, e dal basso delle tue scarpe da venditore che si crede figo e invece è esteticamente brutto e con un tono di voce di superiorità che mi ha fatto prudere il palmo della destra. E dopo una settimana ne hai perso un altro perché a uno che conosco gli ho detto di non venire da te, ma di andare nella concessionaria della provincia reggiana dove i venditori della stessa marca sono molto più gentili.

Ps.: sì, macchina nuova, pago da bere, come diceva quella pubblicità antica. anzi, ho già iniziato…
Ps2.: ah, la nuova macchina, è questa.

Agosto, playlist

Al cinema

 

(da questo ‘numero’ delle Playlist, inserisco le stelle, così fate prima, se interessati.
Stelle dove, cinque è ‘imperdibile e totale’, quattro è ‘bene & Boom!’, tre è ‘ma sì’, due è ‘meh’, uno è ‘sai, no’. Ci saranno anche i mezzi, per essere precisini)

 

Ex Machina
La mamma di Skynet (battutona, scusate) è un robot con surplus di intelligenza artificiale e viso da gran gnocca. Viene ‘testata’ da un ingegnere invitato nella casa mausoleo laboratorio del vero inventore di Google. Claustrofobia, alti sistemi, bei dialoghi, un po’ di suspence, abbastanza ambizione. Tutto riuscito o quasi, per un buon film di atmosfera densa, bravi attori e pensieri non banali.
(Quattro stelle)

Spy
Una sorpresa. Pensavo fosse una commediaccia per di più disintegrata dal doppiaggio. Ovvio che l’italiano ammazza qualche battuta e un pochetto di mood, eppure il film funziona ed è divertente, con Jason Statham che fa il pagliaccio ed è una sorpresa totale. Urge ORA un video con tutti i suoi interventi nel film. Milioni di visualizzazioni e di LOL. (quello con tutti i pugni dati da Jason, negli altri film, c’è già).
Recuperatelo per una noiosa serata di ottobbre.
(tre stelle e 1/2)

Ant Man
La Marvel non sbaglia un colpo. Avrei puntato poco alla roulette, piuttosto controllata dai maghi della promozione e programmazione del Marvel Universe, su questo supereroe dal piccolissimo formato, e invece. Divertentissimo, con una scena veramente di genio (che se il film finiva lì, io stavo ancora a tremare per l’emozione). C’è anche la Evangeline, sempre scarsina in recitazione, ma non importa. Ottimo Paul Rudd, azzeccatissimo Michael Douglas.
(quattro stelle, belle splendenti)

Operazione U.N.C.L.E.
Un po’ di storia? Vai col video. Guy Ritchie ha fatto due film che han creato un pattern e poi ha ripetuto sempre la solita fola, cercando di unire action e commedia. Qua, rivisita con molto stile, poca sostanza e pacchi di bella musica, un classico della tv anni 60. Il giochino può funzionare, ma dopo un’oretta mi sono annoiato. Qualche bella gag, ma resta poco sugo. C’è pure lei, il robot di Ex-Machina che sta bene anche con completini vintage e c’è molta bromance fra i bietoloni protagonisti. Fra i due meglio Superman, se non altro come indossatore di completi stile Savile Row.(colonna sonora cinque stelle, costumi quattro e mezzo, film due e mezzo. Ps.: ennesimo franchise con sequel già annunciati, il film esce giusto oggi, ma ben vengano le anteprime agostane)

Mission Impossible: Rogue Nation
Da spie che vengono dal passato a…spie che vengono dal passato. Questa spia la conosciamo bene però. Mr.Cruise è difatti la quinta volta che ci propone il suo personaggio. Ethan Hunt è sempre in giro a fare a botte e a salvare il mondo con ritmo pauroso e tanta bella action. C’è una scena memorabile (quella nel teatro di sicuro) un inseguimento in moto da brividoni e insomma, bomba e quattro stelle piene e viva Tom Cruise.

 

 

Sul divano

While we’re young
Gioie amori rimpianti dolori speranze di due quarantenni che incontrano due ventenni. L’idea di guardarsi specchiandosi negli occhi di gente più giovane è ben scritta seppure un po’ leziosa, un film per hipster cresciuti (l’ho letto da qualche parte) bellino, non imperdibile. Ben Stiller è sempre bravo e fra gli interpreti c’è pure King Ad-Rock.
(tre stelle)

Un ex giocatore di football americano si ‘inventa’ una seconda carriera come amministratore dei beni delle nuove star sportive. Bella musica black, discreto plot, chiaro che deve un po’ piacerti il football, ma anche no, forse. Graziosa, con muscoli e macchinoni. Poi c’è The Rock che piace come personaggio ‘comedy’. Imprescindibile il suo Instagram, anche se non c’entra niente.

Due parole due su ‘True Detective‘. Otto puntate in balia delle onde fra cose buone e cose ‘Meh‘. Serie troppo ambiziosa e con troppa carne al fuoco per essere davvero bella e con troppe cose belle (incluso, mia sorpresa, Farrellone bravone) per essere brutta. Quindi, si può vedere, senza troppe aspettative. (che poi, se serve un recappone gigante sulle vicende, forse, non è un buon segnale)

Dulcis in fundo, ‘Rectify’, serie di cui ho già scritto che prosegue nel suo bel andamento lento come la parlata del protagonista. Pensavo finisse, invece ci sarà una quarta stagione che dubito avrà l’appeal che finora ha avuto la storia. Spero di sbagliarmi di brutto.

 

 

Sul comodino

Michael Faber – Il libro delle cose nuove e strane
Di questo autore avevo solo visto la mini serie tv, peraltro stupenda, tratta dal ‘Petalo cremisi’, suo romanzo più importante e conosciuto. Così, mi son detto, ‘una storia che spacciano per storia d’amore, con un prete mandato su un pianeta alieno per raccontare la buona novella agli autoctoni? ci sto’. Peccato che la delusione sia stata pari al gasamento. Ovviamente non è scritto male ma è molto lungo e ripetitivo. Cento pagine in meno tranquillamente potevano starci, inoltre, a parte qualche momento di ottima scrittura, non mi ha lasciato molto. Sì, (spoiler) il rapporto epistolare  a distanza fra moglie  e marito è ben descritto, delicato e a volte complesso, ma poi? Non lascia molte tracce, peccato. (ma in giro potete leggere recensioni entusiastiche del romanzo, quindi, come sempre, fate voi)
(due stelline)

Luca Bianchini – Dimmi che credi al destino
Avevo voglia, quasi necessità, di leggere un romanzo leggero. E l’ho fatto, bevendomi in ventiquattr’ore a cavallo di ferragosto, questo romanzo. È ufficiale. Mi stanno crescendo le ovaie. Un misto di frasi da smemoranda (che come spesso succede hanno una certa presa sulle menti deboli, es.: l’amore non è mai calcolo ma solo istinto) e luoghi comuni (direi anche sugli italiani all’estero visto che i protagonisti sono expat a Londra alle prese con conti sentimentali e non solo da sistemare) miscelate però con una simpatia di fondo che alla fine mi ha strappato un sorriso. Non perfettamente riuscito, io non sono ancora sicuro se credo al destino oppure no, ma si può leggere in un giorno di sole, via. (due stelle e mezzo) 

Michele Dalai – Onora il babbuino
Erano secoli che non leggevo un libro in un giorno. Ok, questo è corto e si legge d’un fiato, fa molto ridere ed è molto bello. Parla di un tizio che si chiama Cardo ed è una specie di criminale. Anzi, parla lui. Dire di più rovinerebbe la lettura. Quattro stelle e forse lo rileggo pure.

(poi: sto leggendo ‘Lascia stare la gallina’ ma per questo libro, che anticipo, è una bomba, mi sa servirà un post dedicato…)

 

 

Cinque canzoni in cuffia

SG Lewis – Warm 
Scoperta guardando ‘Ballers’, pezzo da limone sugli scogli by night. Soul & flow. Ottima.

Action Bronson –feat.Chance – Baby Blue
Si dice che l’estate porta ad ascolta musica veramente leggera, sarà vero? Nel dubbio, un pezzo rinfrescante, molto ascoltato mentre mi sfasciavo i piedi in passeggiate da maratona sulla spiaggia.

Mayer Hawthorne – No Strings (Remix)
Canzone di qualche anno fa, riscoperta una sera bevendo un mojito clamoroso. Per fissare un momento. Per il resto, vedi sopra.

CHVRCES – Leave A Trace
Sing-A-Long dal primo ascolto, cos’altro volere di più da un pezzo?

EL VY – Return to the Moon
Catchyssima, danzereccia, con la vociona di Matt Berninger nostro e qualche idea del tizio dei Menomena. Serve altro? Heavy rotation.