ah, Bonny dear

Si arriva presto scoprendo che Ferrara ha un sacco di posti belli dove andare per concerti. Questo è un velodromo che diventa una sorta di piccola Woodstock per le sere in cui la cittadina resta sotto le stelle. Pratino, un anello di cemento che non disturba, alberi e distributori di grassi saturi e birrette intorno. Bell’ambiente, non ci disperiamo troppo per aver perso, momentaneamente, l’amata piazza coi ciottoli. In giro, hipster a frotte, fidanzatini pronti a spaccarsi di limoni, twitstar sorridenti, amichetti in branco e via.
Sarà bellissimo, ma veramente.
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upupa sings when Brad ‘plin plings’

C’è una lunga via all’inizio del paesello appollaiato sulle collline punteggiate da grosse rotoballz di erba secca.
Stasera è chiusa per l’evento della stagione.
C’è una villa che è un monumento, una costruzione dell’ottocento illuminata da luci che la inondando di colori.
Stasera è aperta per fare da sfondo all’evento della stagione.
C’è un prato con sedie di plastica non propriamente comode. Lentamente arrivano appassionati di musica e persone che non possono mancare. C’è dell’allegria nell’aria, molti bei vestiti, qualche gioiello inaccettabile (soprattutto sonagli scampanellanti portati come braccialetti che daranno un lieve fastidio durante il concerto).
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delle cose che cadono all’improvviso

Teneva una bottiglia sopra la credenza. La credenza era sopra al frigorifero. Il frigorifero era sopra le piastrelle laccate. La credenza era bianca  e quadrata, il frigorifero era bianco lucido e rettangolare, le piastrelle erano bianche e splendevano quasi, ognuna aveva un lievissimo rilievo come se vi fosse una piccola chiazza di latte sopra.
La bottiglia era nera, il contenuto rosso granata. Stava ritta solitaria come un prezioso trofeo, l’etichetta nera con le parole in filigrana rosso fuoco.
Era un regalo. Glielo avevano portato amici lontani, durante un incontro estivo. Le avevano detto: ‘Aprila in un’occasione speciale’.
Lei pensava che l’occasione speciale si sarebbe presentata presto. La conservò nella sua piccola camera per pochi mesi, finchè non andò a vivere con lui, in un nuovo appartamento a piano terra. Era piccolo, tutto bianco e tutto loro. Il bianco l’aveva scelto lei, le piaceva pulire le superfici, proteggerle dallo sporco, curarle e sentirle sue. La fatica dei minuti passati con lo spazzettone si faceva appagante quando tutto brillava rifrangendo la sua felicità.
La prima sera nell’appartamento era pronta ad aprire la bottiglia che aveva sistemato sopra la credenza, salendo sullo sgabello che era freddo di plastica bianca. Il suo compagno però per festeggiare aveva preso una bottiglia rivestita di carta gialla trasparente, con dentro bollicine piccole e rotonde. Le disse che davano allegria che era suo dovere pensare al vino che la bottiglia di barolo l’avrebbero usata per un’altra occasione speciale. Non ne sarebbero mancate, disse, mentre le baciava la frangia che lei si era accuratamente sistemata davanti allo specchio. Continue reading “delle cose che cadono all’improvviso”

spider-pucci

Probabilmente, ed è una cosa che accade più spesso del previsto, è una questione di aspettative. Cosa mi aspettavo da un film che in realtà avevo già visto anni prima?
La trama è  un reboot secco della classica storia. Ragazzo timido ma intelligente per geni paterni, viene punto da ragno magico. Acquista poteri e responsabilità, non sarà facile gestire il tutto, inclusa ragazza e lucertole schifose.
L’operazione, di puro marketing col bollino dell’uscita in patria il 04 luglio, riesce piuttosto bene.
Il film è fresco, giovane, spigliato e divertente non solo nell’ultima ben eseguita parte finale.
Questo per merito di un cast ben assemblato, con belle e brave glorie nel ruolo degli zii, un cattivo bipolare e discreto e soprattutto l’alchimia vincente dei due protagonisti.
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#teamRoger

Al termine dell’incontro di oggi dove RF ha vinto il settimo titolo della sua carriera sull’erba londinese, uno stimato blogger ha scritto su twitter ogni volta che R.Federer vince Wimbledon il mondo è un posto migliore’.
E’ la verità e non serve, anche se fa sempre bene, rileggere le splendide parole di DFW sul grandissimo campione svizzero. Non è solo la nostalgia dei tempi andati, di quando l’erba non cresceva più sul centrale non soltanto a ridosso della riga di fondo ma anche nella linea mezzana perchè si faceva serve & volley e pure a ridosso della rete l’erba diventava sabbiosa, dove i tennisti aspettavano fucilate altezza sterno o si allungavano su passanti.
E’ perchè (e non è certo una novità) le partite sono lunghe di fitti scambi, botte tremende, mazzate muscolari e c’è stato uno scambio, prima ancora dello spettacolare lunghissimo game che probabilmente ha deciso la partita, che conteneva un gesto unico e raro, un momento di verità e di bellezza assoluta.
In questo scambio Federer, correndo all’indietro verso l’esterno del campo, cambiava posizione per difendersi da un siluro di Murray pur non avendo il tempo giusto per colpire col classico dritto.
Qui si è inventato un chop affettando la palla a quaranta centimetri da terra, privandola della potenza con una carezza sul piatto della racchetta e con un taglio basso ed elegante rispedendola nel campo avversario disegnando un arco di altri tempi, una traiettoria verso l’esterno destro fatta di polvere di stelle e di talento infinito.
Colpi che valgono una partita e che fanno ancora innamorare gli appassionati, colpi da preservare, come la fantasia che insieme al resto, capacità atletica, resistenza mentale e quant’altro, rendono un campione memorabile. E il mondo un posto migliore.
Bella Roger, grazie.