how to disappear ecc…ecc…

E l’altro giorno non ci volevo andare che avevo il naso smoccioloso e smoccolante e non mi sentivo per niente bene.
E poi ieri meglio, e poi una tachipirina ingollata quasi a secco e via verso bologna dove il traffico era dopato dalla fiera del nostro comprensorio e sovraccaricato dai più o meno giovani diretti all’arena posto sempre in bilico fra l’orrendo e il ‘non male’ e poi pedoni che attraversavano ovunque, bagarini che si protendevano verso finestrini chiusi con dentro stanchezza, speranze commerciali mal riposte e “siamo in ritardo” e poi la disorganizzazione italica con bonus di baracchine circa abusive che non manca mai di sorprendermi e poi file casuali, tentativi di sgamo, niente di nuovo tranne braccialetti come cotillons per essere stati quelli previdenti che volevate andare in piazza maggiore e invece niente, toh eccoti un bel braccialetto, tipo quelli che danno ai festival fighi, che però qua “ma a cosa mi serve?” “a niente ma mi han detto di metterli io li metto” così caratteristico che sembra una cartolina, accento compreso e poi dentro, fra polvere e sorrisi di attesa e file per piadine secche e linee dell’internet che non vanno che “le han bloccate loro non vogliono live IN instagram” “ma no saran sovraccariche che qua siam tutti alternativi con lo smartphone“, e poi Caribou che “sembra di stare al Papeete sembra cafè del mar vai via” oppure “figo peccato che qua perde un po’ di senso“, noi balliamo parlottiamo scattiamo foto adolescenziali che fan sempre buono e poi sono inglesi puntuali ‘Lotus Flower

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di Bourne ce n’è più d’uno (mejo)

La serialità del cinema odierno è cosa nota. Cercare un personaggio o una situazione di successo e replicarla.
La cosa mi fa poco contento quando la serialità viene eseguita in maniera confusionaria, à la ‘prendi i soldi e scappa’, senza idee e con puro riciclo. Son ben più contento in casi come questo.
La prima trilogia di Bourne mi era piaciuta. Una spy story ‘classica’ e robusta, con la solita agency americana che la fa grossa poi cerca di pararsi le chiappe, un eroe più sporco e umano di 007, girata bene (il terzo capitolo è una cannonata) e poi Matt Damon ci piace(va).
Qua c’era da ripartire da zero. Senza il primo Bourne, senza Greengrass, regista noto per la sua diciamo ‘mobilità’ durante le riprese.
Per l’attore han chiamato Jeremy Renner da poco visto con l’arco nei vendicatori e fare da spalla a una ‘M:I’. Scelta azzeccata, il nostro ha fisico giusto e sguardo pacioccoso. Dietro la Mdp ci si è messo lo sceneggiatore della prima serie. Nessun guizzo ma nemmeno niente di scoraggiante.
Infatti il film è buono, dà quello che promette, ossia una solida storia di spie con un buon reboot della vicenda, una prima mezz’ora molto old school e col ritmo basso per poi accelerare verso gli inseguimentoni finali che sono uno spasso.
Certo tipo di cinema, questo tipo di film, spettacolare, giramondo, avventuriero, spionistico, mai innovativo nè rivoluzionario ma fatto con intelligenza, un certo gusto action e capacità, lo ritengo necessario. E’ proprio necessario al benessere del genere umano passare due orette in sala a vedere corse a perdifiato, cartoni volanti, salti folli, spaccamenti di braccia repentini, fucilate precisissime, inseguimenti impossibili.
Pollice alzato quindi, io son già pronto per il seguito (ci sarà, statene certi) magari la prossima volta facciamo quei dieci minuti in meno di montato che avrebbe fatto bene al film. Pollice alzato anche a Rachel Weisz, sempre bellona e brava. Meno alzato per Edward Norton che, non che sia una novità, si è un po’ perso.
Cinque altissimi invece a me stesso per essermi trovato da solo in sala, praticamente un sogno – la sala privata – che si avvera (e non è la prima volta).

di ‘Nostromo’ ce n’è uno

La cosa curiosa è che ‘Prometheus’ verrà ricordato e probabilmente giudicato come il prequel di ‘Alien’. Bè, non lo è (qui ci sarebbe una riga di spoiler che risparmio).
E’ un film di fantascienza con bellissime scenografie, ottimi interni ed esterni di astronave, puntini di stelle, gadget tecnologici che al confronto il nuovo aifon è il nulla, attori in generale belli e tutto sommato bravi (chi – Fassbender – più, chi – costui – meno). Peccato che il film sia diretto da un regista che non ha niente da dire da anni e sceneggiato in maniera pasticciata con un paio di scorciatoie di troppo, sedici finali e zero battute memorabili. Il problema del film è probabilmente proprio (a scoppio ritardato, negli US è uscito mesi fa, grazie distributori italiani, siete orribili) il continuo rapportarsi, nella pagina dello script e inevitabilmente nella testa degli spettatori, all’inarrivabile capolavoro del millenovecentosettantanove. In quell’anno io al cinema non ci andavo ancora che ero troppo piccolo ma ricordo che un giornale pubblicò un servizio dove il battito cardiaco di due spettatori veniva monitorato per confermare, su basi quasi scientifiche che il film faceva paurissima o comunque metteva super ansia. Tutto vero. Son passati eoni e film del genere non ne fanno più.
Questo è un pasticcio di sceneggiatura, con battute ridicole e personaggi copia incollati dal ‘Nostromo’ originale ma senza la profondità necessaria, anzi.  Gli sceneggiatori si costruiscono una trappola con continui seppur vaghi riferimenti al mostro con la testa bislunga e non ne escono vivi, divorati dall’interno dalla loro incapacità di scrivere una storia che possa conquistare la pancia (daje) degli spettatori. Peccato perchè visivamente il film è più che buono e le idee, gli spunti sulle origini della razza umana ci sono ma restano embrionali.
Potremmo pure accontentarci (spoiler: no) perchè non ne fanno più tanti di film di questo genere e forse non a torto visto che venerdì di prima visione, spettacolo delle otto la sala principale era vuota per tre quarti, ma qua, ripeto, c’è anche lo zampino del genio dei distributori che non potevano farlo uscire a fine maggio insieme al resto del mondo, han voluto aspettare settmebre, geni totali eh.
Quindi, se volete vedervi un film di ‘genere’ ecco, prego. Se non vi accontentate e volete vedere un bel film, potete evitare. Se poi avete in mente di vedere ‘Alien 5’…bè, non.pensateci.nemmeno.

Ps.: (SPAM) se poi volete leggere della fantascienza, pure ‘nostrana’, aspettate qualche giorno. sta arrivando l’ennesimo libro della fantascienza.

(not so) Brave

Possiamo dire definitivamente addio alla Pixar che abbiamo così amato. Il passo d’addio è stato quel capolavoro di romanticismo e altro che è stato ‘Up‘. Poi ci fu il terzo capitolo della storia dei giocattoli e quello andava bene ma mancava la novità, la scintilla, l’ispirazione brillante e illuminante quella che apriva nuovi mondi nelle nostre menti vogliose di trovare gemme preziose che uscivano da storie di topi cuochi, robot col cuore, pesci parlanti, incredibili eroi.
Brave‘ non è affatto un brutto film d’animazione ma è solo quello. Un film d’animazione, molto disneyano e con la principessa per di più. Io speravo che magari la principessa sotto il marchio con la lampadina salterellante, riuscisse a reinventarsi, facesse la magia, regalasse almeno una scena memorabile, un momento da portare per sempre con me, come una madeleine, un ricordo da mettere nel cassetto dei sogni in celluloide. E invece, non accade e sai ben presto che non accadrà quando parte la prima canzone doppiata e ricantata in italiano, brutta e col marchione Disney ovunque e un paio di ralenti. Attenzione, io ho adorato ‘Rapunzel‘ che è meglio di questo ‘Brave‘ nel filone ‘film con le principesse’. Quindi, come le cassandre facilmente avevano pronosticato, la Disney si è mangiata la Pixar.
Il grosso problema di questo film è che non rimane niente al termine della visione e questa è una colpa grave, peggio di ‘Cars 2‘ se non altro l’inizio del sequel delle macchinine parlanti aveva una scena stupenda. Poi, certo, ‘Brave‘ è anche un film divertente, con qualche bella scena, personaggi femminili forti, c’è pucciness a livello di guardia, caratteristi al posto giusto ma anche questi facilmente dimenticabili. I capelli rossi sono molto belli ma come detto, manca la scintilla, come se il passato fosse un fuoco fatuo.
Peccato, ma non c’è da disperarsi, talento da quelle parti ce n’è sempre, basta vedere il corto che accompagna il film che condensa in cinque minuti di poesia una quantità di ammore clamorosa e regala speranza a un nostalgicone come me che ricorda altri film ‘pixerosi’ visti con le lacrime agli occhi dal piangere o dal ridere.
Tre quarti di delusione ma ripeto, il film non è brutto, anzi.
Poi qua siamo cultori dell’HYPE e come non averne guardando questo? Mike&Sulley, salvateci dalla Disney, io ci credo ancora.

èsserialità

(cose viste in vacanza, sezione ‘serie tv’)

The Good Wife
nell’ultimo periodo spesso mi dedico alle ‘maratone’, guardandomi intere season (in questo caso la terza) delle serie. lei è sempre brava e stupenda, intorno a lei un meccanismo narrativo che ormai funziona alla perfezione coniugando casa, lavoro, politica (extra)coniugale come fa ogni brava american mom, qui con girotondo di colleghi e superiori, una band di caratteristi uno meglio dell’altro (ma i miei pref sono Diane e Casey) e contorno di problema legale in ogni puntata. Funziona bene, finale di stagione un po’ in sordina però si perdona quasi tutto a una serie che infila parecchie puntate di livello superiore alla media, anche se il legalese a volte crea qualche problema.

Suits
su assist insistito della Blondiz, la sorpresa. Siam sempre negli uffici e nei corridoi (quanto si parla nei corridoi vero Mr.Sorkin? ma a lui ci arrivo dopo) di uno studio legale dove se il presupposto è piuttosto labile (L‘avvocato super – the best closer in town – si prende cone associato uno che la laurea se l’è inventata però ha un dono mnemonico) e se all’inizio la serie fa un po’ fatica ad appassionare, poi prende slancio e gira come un motore ben calibrato grazie alla coppia protagonista, fra vestiti stupendi (vorrei ora il numero del sarto di Harvey, ovvio) scambi nei corridoi di dialoghi fulminanti fra ‘quotes’ di pop culture, giochetti di potere, amori poco consumati e mosse da avvocati. la seconda stagione prosegue il discorso però molto meglio, diventando un appuntamento imperdibile e rendendo giustizia, finalmente sfruttandoli al meglio, ai personaggi di contorno (#teamlouis)

Boss
il final di S01 è stato una delle cose più potenti che abbia visto nell’ultimo periodo (BB a parte ma ne parliamo dopo) e la S02 è appena iniziata ricalcando lo schema della prima, ovvio. Il sindaco ha un brutto male e per difendere la poltrona e il suo potere non lesina ad esercitare il peggio di sè. Non è il solo a farlo, tutti sono sporchi e corruttibili, politics as usual. O, quasi tutti? Drammone politico, aspirazione teatrale come impianto ‘tragico’, attore principale che regala una maschera meravigliosa. Esagerata in qualche soluzione (ma non cerchiamo il realismo noi) ma una serie coinvolgente e intensa.

The Newsroom
se n’è parlato moltissimo nell’internetz perchè al timone c’è Aaron Sorkin che ha scritto due cose notevoli. Qua la ciambella non gli riesce che ci son troppi buchi e lo dico dopo avere difeso a spada tratta i primi episodi. La serie ha difetti enormi (tipo, donne che inciampano sempre) che in certi ep. diventano dei veri e propri MACCOSA?! e il buono che c’è (molti dialoghi ovviamente, aspirazione – anzi, purezza direi, liberale – qualche personaggio) non basta a salvare il tutto. Comunque si continuerà a guardare (Sorkin ha cambiato team di sceneggiatori, chissà) che un po’ di retorica e di basso romanticismo (non sentimentale, ecco la parte sentimentale non è che sia venuta bene bene eh, intendevo politico) ogni tanto ci vuole, vedi monologo del primo episodio e l’on air del finale di stagione che son belle cose. E poi Daniels mi piace e lui lo difendo ancora, sì.

Breaking Bad
manca un episodio alla conclusione della prima parte di questo inaccettabile split della stagione finale. Poco da dire se non ‘migliore serie’ degli ultimi anni. L’esplorazione di un percorso verso la parte oscura di un uomo reso con recitazione e scrittura superbe, qualche pausa di troppo e un filo di compiacimento in certe soluzioni visive, ma son dettagli. Basta qualche sguardo che ti piega al volere della serie (say my name?) oppure le ultime due puntate (o l’inizio della prima) per dire ‘ok, fuori categoria‘. Imperdibile, uno dei motivi per cui tanti (pure io) sostengono che certe cose il cinema fa sempre più fatica a fare, ecco.

(a breve inizia l’autunno che porta la maglietta della salute e nuove serie. chissà che nel caos di nuove robe non ci sia qualcosa di imperdibile, chissà se ci torneremo su…)