Palco n.25 OR.1/D (S02E04, the ‘Preludio e Fuga’ chapter)

cpLa via Emilia è fradicia, le insegne che urlano ‘SALDI’ si specchiano nelle pozzanghere. Poca gente, infreddolita e sotto ombrelli. Cammino in fretta, fantastico come sempre di vivere a due passi dai miei divertimenti preferiti, curioso pure due vetrine sbrilluccicose e poi son già in piazza, davanti al teatro. Dentro, al caldo, nel palco a fianco, un ragazzino si rigira fra le mani l’abbonamento del palazzo. Mi conferma il risultato finale, sorridiamo complici. Mi son perso tre canestri. (vedi ‘cronache dalla piccionaia’).
Qua invece due pianoforti. Entrambi con le tastiere rivolte a sinistra. (come noto ai seguaci del posto palco, il posto palco guarda da destra il palco, quindi non si vedono le mani del pianista, l’ho già detto, mi ripeto, lo so). Ingiustizia inaccettabile. Vorrei bruciare l’abbonamento come gesto simbolico di protesta. Cambio idea in un lampo.
Un clavicembalo e un pianoforte. Il clavi è bordeaux e bordato di beige, l’interno della cassa è tutto beige. Lo strumento pare piovuto dalla sala musica di un appartamento nobile nel centro di Vienna. Il pianoforte è tutto scuro, lucidissimo e pesantone. Sembra voltare le spalle al suo predecessore. Forse è invidioso di una patina di antichità nobile che il clavicembalo possiede, nonostante sia più piccolo, quasi timido nella sua eleganza ‘ancienne‘.
Arrivano i cavalieri che domeranno le tastiere, antico e ‘moderno’ che si incontrano in pochi metri. Nel posto palco c’è curiosità.
Il clavicembalista indossa un pessimo maglioncino girocollo grigio che porta sopra la giacca grigia e dentro ai pantaloni, è artista dello strumento ed esegue Bach. Precisamente parti del ‘Clavicembalo ben temperato‘. L’aggettivazione è relativa all’accordatura dello strumento.
Mentre al pianoforte, c’è un musicista già conosciuto dal posto palco. Lui è con giacca e tutto nero, in abbinamento col piano. Suonerà preludi e fughe di Sostakovic.

La musica, fra Preludi e Fughe.
Programma di serata

“Le musiche e i musicisti, sovente, dialogano a distanza, talvolta anche di secoli. E non è operazione arbitraria, procedere ad accostamenti e sequenze che, anche scorporando e isolando pezzi o frammenti di opere, ravvivano e rendono attivo il dialogo distanziato.”

Attacca il clavicembalo con musiche composte negli anni del millesettecento. Segue a ruota il piano con musiche di metà novecento. Duecento anni separano pochi metri. I due strumenti e strumentisti si danno il cambio come una staffetta, come se ci fosse una porticina invisibile, un buco temporale nel poco spazio fra i due strumenti che le note attraversano, confrontandosi, specchiandosi a distanza.
Il clavicembalo ha un suono impegnativo, inusuale. Sembra quello di un’arpa, però elettrica. La musica è barocca, spesso ridondante, ma non vado oltre. Purtroppo mi distraggo spesso, fuggo da un suono che non conosco, antico, elegante ma aspro, mi nascondo in una serata forse troppo tecnica, per musicisti o veri appassionati che sanno distinguere variazioni di scale e tonalità senza difficoltà.
“I preludi e le fughe del ‘Clavicembalo ben temperato’ sono il Vecchio Testamento, le sonate di Beethoven il nuovo Testamento dei pianisti.”
Appunto.
Ci metto molto a digerire il suono del clavicembalo, mentre quando il pianoforte entra in scena è tutto molto più semplice, abitudinario quasi. L’abbandono alle melodie viene facile e le sensazioni scorrono veloci o dense seguendo le dita rapide o che indugiano in passaggi eleganti. Il compositore russo era uso scrivere partiture per colonne sonore e questo si sente, le note sono immagine vivide. Le partiture si susseguono rapide, è una serata impegnativa ma sempre interessante, il finale è bellissimo e delicato con l’ultima fuga che rimane sospesa come a ringraziare.
Al termine dell’esecuzione i due si siedono insieme alla tastiera del piano e suonano un bis, un pezzo di Debussy a quattro mani. Poi passano al clavicembalo dove suonano una cosetta molto divertente, con il pianista alle spalle del clavicembalista a eseguire rapidi trilli di un brano ideale per il tè del pomeriggio, nel citato salottino dell’appartamento viennese. Un bel momento di divertissement, applausi convinti dalla platea.


Sbirciando fra il pubblico.
Platea piena di ragazzi giovani, probabili studiosi di pianoforte. Fra questi, citazione a una coppia, giovanissima e pucciosissima che si guarda tutta la secona parte abbracciata.
Platea che a tratti si trasforma, complice il freddo fuori, il suono inusuale del clavicembalo forse o chissà, in un garino di pisoli, con gente che vagamente socchiude gli occhi.
Molte sedie vuote. Forse colpa del clima, forse del clavi. Manca perfino il ‘mostro’ della prima fila, sostituita da coppia insofferente che non sta ferma un minuto e che letteralmente vola via al termine dell’ultimo pezzo.
Salutiamo il ritorno nel palco della padrina del teatro, già vista in precedenti capitoli, nell’ultimo palchetto in alto, a strapiombo sui pianoforti che ogni tanto emerge dal buio con i suoi occhiali scuri.

Citando, dei maestri. 
Sostakovic dormiva nel corridoio di casa, perché quando fossero venuti a prenderlo – e la cosa di solito accadeva di notte – alla sua famiglia fosse risparmiato di vederlo trascinato via dagli agenti di polizia.”

“Bisogna fare in modo che le dita non muoiano di noia.Bisogna quotidianamente far loro festa… Bisogna divertirle, fare che si scavalchino, accoppiarle, farle correre.” Bach.

(tutte le citazioni, vengono dal libretto di serata)

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