Up in the nuvole

February 9, 2010 by cidindon

La vita di Ryan è un lungo viaggio fra le nuvole, aggrappato alle sue certezze, al suo trolley accuratamente preparato e a uno zaino vuoto. Quando è a terra con bravura e calcolata compassione licenzia le persone per conto terzi. Quando è in volo con disciplina e caparbietà accumula miglia e carte non solo plastificate contenenti bonus per corsie preferenziali, obiettivi discutibili e servizi dedicati.
Due donne e una coppia “di cartone” metteranno in discussione tutto il suo mondo.
Nascoste, ma non troppo, tra le pieghe dei sorrisi di frequent flyers e giovani speranze con le idee quasi chiare, ci sono un sacco di domande sulla solitudine dell’uomo contemporaneo, sulla famiglia e sull’amore. Una storia apparentemente leggera ma in realtà molto profonda, avvolta nel cinismo ma non senza un barlume di speranza che si dipana fra check-in di relazioni fugaci e check-out di personale in esubero.
Una commedia con passo romantico che si trasforma e diventa una fotografia spietatamente attuale delle difficoltà relazionali e sociali odierne.
Un film intelligente ricco di dialoghi brillanti, recitato con bravura, bellezza e misura, non scontato e ricco di spunti con aggiunta di bella colonna sonora intrisa nel folk e un paio di guest-star coi fiocchi (il pilota soprattutto…)

Postilla di costume: forse fin troppi spunti per le ragazze in libera uscita sedute alle mie spalle, dedite soprattutto ad emettere sospironi con aggiunta di commenti gossip-trash ogni volta che brizzoGeorgie mostra un sorriso, un capezzolo, un pezzetto di schiena; un film sicuramente troppo intelligente per un paio di sbadigliatori maschi e per un troglodita che si congeda dalla visione con un sonoro “che cagata” riportandoci drammaticamente sulla terra dei cachi.

Natalie: Mi ha lasciato via sms.
Ryan: Wow. E’ come essere licenziati via internet.

Una cosa bella

January 17, 2010 by cidindon

Passare dal mondo tridimensionale tinteggiato di azzurro, verde e viola di Pandora, al mondo seppiato degli anni settanta a Livorno, in ventiquattro ore, è una cosa impegnativa.
Forse è così che si sente il Dr.Who quando passa da un mondo all’altro dentro alla sua cabina telefonica.
Io, dentro una poltrona comodissima, confesso ci ho messo qualche minuto a realizzare dove ero capitato. Avevo ancora negli occhi la magniloquenza e la grandiosità di mondi inventati e di foreste magiche e mi sono ritrovato in un’Italia antica (ma resistente) dove c’erano negozi con l’insegna “Torte” e sedi di partito, a seguire il passato e il presente, le trasformazioni e gli equivoci sentimentali di una famiglia. Una madre e i suoi figli.
Superato lo spaesamento mi sono poi appassionato a questa storia di sentimenti trattati con rispetto ed eleganza, con tenerezza e sincerità. E’ un bel film “La prima cosa bella“. Fa sorridere e commuovere, con bravi attori, belle caratterizzazioni e almeno un paio di sequenze notevoli.
E sono proprio contento di scrivere che c’è un cinema italiano vivo che non usa sotterfugi e scorciatoie televisive, che non usa sempre lo stesso copione con variazione di location ma che trae forza ed ispirazione, dichiarandolo apertamente, dalla commedia all’italiana di un’epoca in bianco e nero, adattandola ai giorni nostri senza perderne la grazia e la vitalità.
E questa dovrebbe essere una notizia, altro che i mega incassi di “Avatar“.
Detto questo, se il buongiorno e il bel cinema, si vedono da questo weekend, per il 2010 siamo a cavallo.

Ps.: ho visto anche “Sherlock Holmes” nel 2010 e non ne ho scritto perchè non mi andava di scrivere di un film che non mi ha divertito particolarmente, anzi mi ha pure un po’ irritato. Pare infatti che io abbia un problema personale con Robert Downey Jr. Di questo però, scriverò un’altra volta che non mi voglio rovinare la “doppietta” di questi due giorni…

Inchino a Mr.Cameron

January 16, 2010 by cidindon

E’ passata circa un’ora dal termine dell’esperienza cinematografica più entusiasmante degli ultimi anni e mi metto a scrivere di getto una cosetta o due su “Avatar” prima di fiondarmi a leggere i post dei vari blogger sempre sul pezzo e spesso alle anteprime che hanno scritto del film.
Seguendo il consiglio e la logica sono andato alla visione in 3D. La prima del pomeriggio, ore 15. La sala era bella piena, tutti avevamo i nostri bravi occhialini in mano. A proposito, io porto gli occhiali causa miopia. Ergo, piazzo le lenti colorate sopra alle lenti infrangibili. Come avevo già notato durante altre visioni in 3D gli occhiali supplementari mi danno un po’ fastidio
Quindi, ogni tanto sono costretto a togliermi gli occhialini di plastica nera, passarmi tre o quattro volte pollice ed indice sotto al nasello degli occhiali per alleviare il pur lieve fastidio causato dalla pesantezza delle quattro lenti. A volte mi giravo che mi piace vedere tutte le persone con le lenti rettangolari, mi sembra di essere in mezzo a una cartolina dal futuro. Intorno a me c’erano adolescenti col jeans basso, famiglie con bimbi piccoli, coppie di tutte le età, compagnie di teenager e di trentenni, signore con la pelliccia, signori coi capelli bianchi. E tutti erano ammutoliti, immobilizzati, catturati dallo spettacolo che si svolgeva davanti ai loro occhi con bonus in 3D.
E ho pensato che chi ha criticato il film per l’eccesso di effetti, per lo scarso uso degli attori, per la grandezza di quest’opera, in fondo non possa averla compresa e soprattutto non capisce cosa voglia dire il cinema, l’esperienza che lo contraddistinuge, le emozioni che possono nascere e non capisce come si possa immobilizzare una platea con la potenza delle immagini e la semplicità di una storia, creando un mondo che esiste soltanto su uno schermo eppure, seppur tridimensionale, incredibilmente reale.
James Cameron spariglia il tavolo e spiega come si fa. E chi vuole rosicare, si accomodi in un’altra era. Passata. Questo è un film che non è soltanto un grande film ma una genesi di un futuro cinematografico. Un enorme bignami, ricolmo di riferimenti, classicità, epica, emozioni, sensazioni che tutti i futuri registi che vorranno approcciare la materia del film fantastico (e non solo?) dovranno sfogliare.
O dovranno affrontare, in senso creativo, relazionandosi con questo.
Cameron affonda i colpi in emozioni primarie ma potenti e in evoluzioni complesse ed entusiasmanti, lasciandoci a bocca aperta e col fiatone, anche noi connessi fisicamente a esseri di un altro pianeta.
In fondo, tutti in quella sala siamo andati a Pandora a combattere. Tutti guidati lungo un tunnel di luce che ci ha portato a vedere una cosa nuova, un nuovo cinema, un film stupefacente.
E chi non lo apprezza, bah…problema suo che io non posso capire.

Unica cosa: James, un piccolo sforzo sul tema musicale si poteva anche fare. L’attacco di quella canzoncina con la nave che affondava lo avevamo già ben impresso nella mente. Ma è un dettaglio, ovvio.

2009, Tv series!

January 3, 2010 by cidindon

Erano tutti in salotto, seduti a guardare la tv.
Sul grande divano coi cuscini giganti rivestiti di un velluto morbido color rosso sangue, era seduto un professore di chimica.
Mentre guardava il programma pensò alla sua produzione segreta di anfetamine e alla moglie, poi pensò che aveva fatto bene ad accettare l’invito del suo collega di network per vedere la finale.
Così aveva avuto l’opportunità di portare con sè il suo amico nonchè apprendista chimico con seri problemi di droga (2).
Il ragazzo non aveva parlato molto quella sera, poichè era intimidito dal poliziotto di Miami che indossava una camicia colorata e aveva una strana espressione in viso.
Rilassata, ma terrorizzante. Il ragazzo pensò che non aveva mai avuto buoni rapporti con i poliziotti, ma continuò a sentirsi a disagio, di fianco a quello che, in realtà, era il più longevo serial killer in circolazione (9).
Il quale stava fingendo di divertirsi a quella strana serata in cui aveva incontrato sconosciuti provenienti da altre città in quella casa dal sapore antico, con arredamento anni sessanta che lo fece pensare ancora a suo padre. Sicuramente non aveva scambiato molte parole se non fugaci saluti di presentazione con lo psicoterapeuta seduto alla sua destra. Chissà cosa ne avrebbe pensato dei suoi problemi con la figura paterna.
Dal canto suo il dottore (10) era impegnato a guardare con attenzione il programma, godendosi la serata senza pensare ai suoi pazienti, scambiando sottovoce commenti salaci e battute sagaci con l’infermiera che gli era seduta accanto, anche lei finalmente libera per una sera da turni in corsia e problemi familiari anche se le continue sigarette accese dal padrone di casa, seduto al suo fianco, cominciavano a darle fastidio. Sopportava però grazie a una pastiglina (8) delle sue, presa di nascosto in bagno e all’innegabile fascino d’altri tempi che l’uomo vestito con un elegante abito grigio da cocktail trasmetteva, nonostante l’eccesso di brillantina fra i capelli.
Lui, guardava lo show, fumava le sue Lucky e ogni tanto si guardava intorno per vedere se i suoi ospiti erano contenti.
Seduta sul bracciolo, stava la bionda padrona di casa che scambiava mozziconi col marito e ogni tanto si alzava per prendere una limonata per i ragazzi o un bourbon per i maschi, senza perdere di vista i figli seduti per terra che accarezzavano il cane e aspettavano la prossima canzone (1). Read the rest of this entry »

2009, cinema!

December 28, 2009 by cidindon

Una donna fugge nel bosco dietro casa per rendersi conto di sogni spezzati e vite infrante. Mentre torna nel villino per affrontare la sua vita distrutta, sente il suo vicino urlare contro una gioventù sbandata. Il vecchio ha due passioni. Bere birra sotto al portico e una macchina di un tempo che non c’è più. Mentre si prepara per la sfida finale (poichè c’è sempre un duello in un mondo di pistoleri) gli sfreccia accanto una Ford modello A con a bordo gangster dai bei cappotti che svuotano caricatori di mitra durante una fuga. Il loro capo poi se ne andrà al cinema a vedere se’ stesso morire a testa alta. Mentre esce incontro al suo destino, nella sala a fianco un regime in scadenza celebra i suoi eroi. Peccato che un gruppo di bastardi fichissimi, con l’aiuto di un’ebrea francese bellissima, rovini la festa. Il capo dei bastardi per festeggiare lascia il suo marchio di infamia su un cacciatore di ebrei, in un bosco con la neve. E’ lo stesso bosco in cui si aggira un padre intento a procurarsi il nutrimento per la sua bimba vampira. Lei però è in camera col suo amichetto biondo e timido, nascosta a un mondo che non la può accettare. Lui poi va in piscina, lei lo raggiungerà  e sarà vendetta e bussare per sapere che ci sei mentre un treno li porta via. Forse raggiungeranno un’altra bambina che, in una dimensione diversa in 3D, scopre di avere due madri. Quale sarà quella giusta? si chiede Coraline mentre tutt’intorno un mondo di nera fascinazione la incanta. Scoprirà che i genitori sono quello che sono e quelli che la amano e lo vorrebbe dire al suo amico che vive anche lui nei cartoni. Solo che lui non c’è. E’ partito per un viaggio imprevisto insieme a un vecchietto all’inseguimento di un sogno a forma di palloncini. Tornerà sano e salvo e con un cane parlante, giusto in tempo per vedere in tivù l’ultimo incontro di un grande perdente coi capelli lunghi e tinti di biondo che però sul ring ha ancora qualcosa da dire, ha l’ultimo salto da fare, in faccia ai riflettori. All’uscita dal match la gente corre a casa che c’è il coprifuoco imposto dall’ultima rivolta esplosa nel campo degli alieni, arrivati senza preavviso e parcheggiati in una zona periferica della città. Pare ci sia un umano che stia creando problemi. All’interno. Lo stesso umano, con le sembianze modificate dal contatto alieno, mentre raccoglie un fiore speciale, alza la testa e vede un astronave sfrecciare in cielo. La riconosce. E’ l’Enterprise al suo viaggio inaugurale. Alla scoperta di mondi sconosciuti, verso nuove avventure, in un rollercoaster galattico.

Il mio anno di film visti al cinema, in una sorta di riassunto “corale”.

E l’immancabile classifica:

1. Inglorious Basterds
2. Up
3. Nemico Pubblico
4. Coraline
5. Lasciami Entrare
6. Gran Torino
7. The Wrestler
8. Star Trek
9. District 9
10. Revolutionary road

2009, musica!

December 22, 2009 by cidindon

Dopo due post riassuntivi, controllo dei centri di ascolto, riflessione mista a sensazione, proiezioni sui dischi che resisteranno negli ascolti anche in futuro (*) : ecco la top ten del 2009.

1. Grizzly Bear
una sorpresa anche per me. non pensavo potessero entrare nella top ten, figurarsi al primo posto. sarà che i coretti mi fregano. l’anno scorso volpi, quest’anno orsi. pardon. fatto sta che sono sei mesi che questo disco lo ascolto sempre. e con sempre più gusto e salterelli quando i coretti incalzano. disco dell’anno.

2. Pains Of Being Pure At Heart
12 mesi di ascolti e balletti privati, valgono la piazza d’onore. disco “vorrei avere vent’anni” dell’anno.

3. Polvo
disco rock dell’anno. punto. Read the rest of this entry »

Road to 40 – part4

December 12, 2009 by cidindon

1999-2009 right here, right now


2000: Coldplay
da qualche parte ho letto che se l’ultimo disco dei coldplay fosse stato un flop di vendite la casa discografica avrebbe chiuso. dieci anni fa ancora ci si fiondava a comprare i cd dopo avere sentito quel pezzo in un video di notte. al concerto a milano per promuovere “Parachutes” trascinai l’amichetto che alla fine mi ringraziò. e l’ultimo brano del set fu proprio questo del video. facile profeta pronosticai arene piene nel giro di due album. ci riuscirono col secondo. inoltre ai coldplay sono legato per colpa del primo concerto in cui suonai. un disastro. arrivammo in questa sala da bocciofila, un palco in legno piazzato fra un bar con lo stock84 e il bancone di formica e tavoli da biliardo frequentati da fumatori accaniti. noi cinque non c’entravamo niente. il chitarrista però conosceva “qualcuno”. venti amici anime pie a fare da claque e iniziammo con una cover di “yellow” suonata pestando molto e suonando sporco causa nervosismo e imbarazzo rovesciato su tamburi e corde. fu una bella versione. peccato che alla fine gli amici si sbracciavano in applausi convinti, i giocatori ci guardavano come se fossimo venuti dallo spazio, il barista spegneva la cicca in un posacenere già colmo scuotendo molto la testa. suonammo altri trenta minuti, cover di cantautorato italiano. non mollai la band subito soltanto perchè mi serviva una sala dove poter esercitarmi con calma. poi la mia carriera di batterista fu presto stroncata da una fastidiosa tendinite alimentata anche dal ritorno sui campi da tennis. tendinite calcifica. gomito ko. e pace. Read the rest of this entry »

Road to 40 – part3

December 12, 2009 by cidindon

1990-1999 the grown up ages


1990: Ligabue
mai rinnegare il passato. e c’è stato un periodo nel quale Luciano da Correggio mi piaceva proprio. era, sì, banalmente, lo Springsteen di noi ragazzotti rock’n'roll della pianura padana che aspettavamo qualcosa. il qualcosa sarebbe arrivato l’anno dopo. quell’anno sarebbe bastato quel ragazzo che avevamo visto di sfuggita suonare nella piazza del paese pochi mesi prima. lo seguì fino al grande successo di “buon compleanno elvis”. andai al primo concerto di s.siro ed è tuttora uno dei ricordi “live” più belli che ho con la fuga di metà prato durante il diluvio mentre noi raccattiamo un cartone che si disfa in due minuti e conquistiamo mezzo prato bagnati spolti fino alla fine fra urla, spintoni, uno sballatone che mi saliva sulle spalle e cori tremendi. poi le nostre strade si divisero. lui abbandonò gli stivali, io diventai semprè più “indie”. e va bene così.  era che quello che lui cantava noi lo vedevamo tutte le sere coi nostri occhi. raccontava del bar mario e noi ce l’avevamo davvero il nostro bar mario. quell’anno poi io ero a Milano a fare il militare. e io la odiavo Milano e forse per compensare la mancanza della terra natìa, ascoltavo il primo disco di quel reggiano come me. e lo pompavo agli amici snob meneghini. che lo sfottevano per i camperos e per il look da truzzone di provincia. e io di truzzoni come lui ne conoscevo a pacchi… Read the rest of this entry »

Road to 40 – part2

December 11, 2009 by cidindon

1980-1989 the age of conscience


1980: The Police
nel mio quartiere si girava in bicicletta durante lunghi pomeriggi estivi e si finiva spesso a casa di un amico. lui era un super nerd in anticipo sui tempi, che mi riempiva di spiegoni sui fumetti e la musica elettronica e idee balzane per avere successo nella vita. a me interessavano i suoi dischi, soprattutto quelli di un gruppo che si chiamava la polizia, aveva un batterista fantastico e mischiava rock e reggae. circa. lui strimpellava un Bontempi cercando di seguire le linee melodiche dei brani. io cercavo di seguire Copeland, percuotendo con bacchette ricavate da un albero, ogni oggetto. piatti, bottiglie, sedie. eravamo una formazione disastrosa ma imparammo a memoria tutti i loro dischi, nonostante spesso il burbero e pancione padre di lui ci ordinava di smetterla con quel rumore. e tornavamo a gironzolare in bicicletta. lui poi si trasferì in cerca di fortuna nel campo dell’informatica. non ha trovato la fortuna, ha trovato però moglie. Read the rest of this entry »

Road to 40 – part1

December 11, 2009 by cidindon

1969-1979 the early days


1969: Led Zeppelin
mio padre ebbe il pensiero geniale di sbattere contro un muro. in macchina. nel sedile del passeggero mia madre urlò. nella panciona della mamma, io scivolai un bel po’ e sbucai nel mondo nel ‘69 anzichè nell’anno previsto. c’erano gruppi stupendi che avrei conosciuto anni dopo, che avevano capelli meravigliosi e facevano la storia della musica. un viaggio, partito sul tumblr, di ricordi in musica per arrivare ai miei quarant’anni.
(una roba lunga, divisa in quattro capitoli e ovviamente molto personale con ricordi che sono legati alle canzoni indicate e non all’anno di pubblicazione per motivi anagrafici – a due anni non ascoltavo altro che i miei pianti – o diciamo, sentimentali) Read the rest of this entry »