2009, musica!

December 22, 2009 by cidindon

Dopo due post riassuntivi, controllo dei centri di ascolto, riflessione mista a sensazione, proiezioni sui dischi che resisteranno negli ascolti anche in futuro (*) : ecco la top ten del 2009.

1. Grizzly Bear
una sorpresa anche per me. non pensavo potessero entrare nella top ten, figurarsi al primo posto. sarà che i coretti mi fregano. l’anno scorso volpi, quest’anno orsi. pardon. fatto sta che sono sei mesi che questo disco lo ascolto sempre. e con sempre più gusto e salterelli quando i coretti incalzano. disco dell’anno.

2. Pains Of Being Pure At Heart
12 mesi di ascolti e balletti privati, valgono la piazza d’onore. disco “vorrei avere vent’anni” dell’anno.

3. Polvo
disco rock dell’anno. punto. Read the rest of this entry »

Road to 40 – part4

December 12, 2009 by cidindon

1999-2009 right here, right now


2000: Coldplay
da qualche parte ho letto che se l’ultimo disco dei coldplay fosse stato un flop di vendite la casa discografica avrebbe chiuso. dieci anni fa ancora ci si fiondava a comprare i cd dopo avere sentito quel pezzo in un video di notte. al concerto a milano per promuovere “Parachutes” trascinai l’amichetto che alla fine mi ringraziò. e l’ultimo brano del set fu proprio questo del video. facile profeta pronosticai arene piene nel giro di due album. ci riuscirono col secondo. inoltre ai coldplay sono legato per colpa del primo concerto in cui suonai. un disastro. arrivammo in questa sala da bocciofila, un palco in legno piazzato fra un bar con lo stock84 e il bancone di formica e tavoli da biliardo frequentati da fumatori accaniti. noi cinque non c’entravamo niente. il chitarrista però conosceva “qualcuno”. venti amici anime pie a fare da claque e iniziammo con una cover di “yellow” suonata pestando molto e suonando sporco causa nervosismo e imbarazzo rovesciato su tamburi e corde. fu una bella versione. peccato che alla fine gli amici si sbracciavano in applausi convinti, i giocatori ci guardavano come se fossimo venuti dallo spazio, il barista spegneva la cicca in un posacenere già colmo scuotendo molto la testa. suonammo altri trenta minuti, cover di cantautorato italiano. non mollai la band subito soltanto perchè mi serviva una sala dove poter esercitarmi con calma. poi la mia carriera di batterista fu presto stroncata da una fastidiosa tendinite alimentata anche dal ritorno sui campi da tennis. tendinite calcifica. gomito ko. e pace. Read the rest of this entry »

Road to 40 – part3

December 12, 2009 by cidindon

1990-1999 the grown up ages


1990: Ligabue
mai rinnegare il passato. e c’è stato un periodo nel quale Luciano da Correggio mi piaceva proprio. era, sì, banalmente, lo Springsteen di noi ragazzotti rock’n'roll della pianura padana che aspettavamo qualcosa. il qualcosa sarebbe arrivato l’anno dopo. quell’anno sarebbe bastato quel ragazzo che avevamo visto di sfuggita suonare nella piazza del paese pochi mesi prima. lo seguì fino al grande successo di “buon compleanno elvis”. andai al primo concerto di s.siro ed è tuttora uno dei ricordi “live” più belli che ho con la fuga di metà prato durante il diluvio mentre noi raccattiamo un cartone che si disfa in due minuti e conquistiamo mezzo prato bagnati spolti fino alla fine fra urla, spintoni, uno sballatone che mi saliva sulle spalle e cori tremendi. poi le nostre strade si divisero. lui abbandonò gli stivali, io diventai semprè più “indie”. e va bene così.  era che quello che lui cantava noi lo vedevamo tutte le sere coi nostri occhi. raccontava del bar mario e noi ce l’avevamo davvero il nostro bar mario. quell’anno poi io ero a Milano a fare il militare. e io la odiavo Milano e forse per compensare la mancanza della terra natìa, ascoltavo il primo disco di quel reggiano come me. e lo pompavo agli amici snob meneghini. che lo sfottevano per i camperos e per il look da truzzone di provincia. e io di truzzoni come lui ne conoscevo a pacchi… Read the rest of this entry »

Road to 40 – part2

December 11, 2009 by cidindon

1980-1989 the age of conscience


1980: The Police
nel mio quartiere si girava in bicicletta durante lunghi pomeriggi estivi e si finiva spesso a casa di un amico. lui era un super nerd in anticipo sui tempi, che mi riempiva di spiegoni sui fumetti e la musica elettronica e idee balzane per avere successo nella vita. a me interessavano i suoi dischi, soprattutto quelli di un gruppo che si chiamava la polizia, aveva un batterista fantastico e mischiava rock e reggae. circa. lui strimpellava un Bontempi cercando di seguire le linee melodiche dei brani. io cercavo di seguire Copeland, percuotendo con bacchette ricavate da un albero, ogni oggetto. piatti, bottiglie, sedie. eravamo una formazione disastrosa ma imparammo a memoria tutti i loro dischi, nonostante spesso il burbero e pancione padre di lui ci ordinava di smetterla con quel rumore. e tornavamo a gironzolare in bicicletta. lui poi si trasferì in cerca di fortuna nel campo dell’informatica. non ha trovato la fortuna, ha trovato però moglie. Read the rest of this entry »

Road to 40 – part1

December 11, 2009 by cidindon

1969-1979 the early days


1969: Led Zeppelin
mio padre ebbe il pensiero geniale di sbattere contro un muro. in macchina. nel sedile del passeggero mia madre urlò. nella panciona della mamma, io scivolai un bel po’ e sbucai nel mondo nel ‘69 anzichè nell’anno previsto. c’erano gruppi stupendi che avrei conosciuto anni dopo, che avevano capelli meravigliosi e facevano la storia della musica. un viaggio, partito sul tumblr, di ricordi in musica per arrivare ai miei quarant’anni.
(una roba lunga, divisa in quattro capitoli e ovviamente molto personale con ricordi che sono legati alle canzoni indicate e non all’anno di pubblicazione per motivi anagrafici – a due anni non ascoltavo altro che i miei pianti – o diciamo, sentimentali) Read the rest of this entry »

chiudi le finestre che fuori…

December 5, 2009 by cidindon

Stamattina ho acceso presto il mezzo perchè mi serviva la nuova puntata di community.
Già che c’ero per colazione mi son letto un paio di post illuminati, ben scritti e circostanziati nelle argomentazioni, su come sia giusto (o sbagliato) partecipare a una manifestazione a roma oggi contro il silvietto nazionale.
Poi sono uscito e son andato a prendere un caffè. Mentre aspettavo, ho avuto il disonore di origliare una conversazione fra una sessantenne e una cinquantenne nel tavolino alle mie spalle. Parlavano di negri che vanno negli uffici del comune e gli danno tutto e di come loro non avessero mai chiesto niente anche perchè se l’avessero chiesto non avrebbero ottenuto niente. Tutto condito con altri negri male buuh sciò.
Concetti primitivi senza alcun supporto se non qualche diceria di paesello, di gente già morta dentro ma che vota. Eccome se vota. A occhi chiusi di paura dei negri.
Poi sono tornato a casa, ho letto i pregiudizi cinematografici che ieri non avevo fatto in tempo. Avevo fatto in tempo però a parlare con due amici pure loro con l’abitudine di tumblr e cosette web assortite e ci eravamo convinti di andare con allegria ed entusiasmo a vedere “Moon“. Film che, come riportano i “pregiudizi”, è uscito in cinque sale in tutta la penisola.
Cinque. Sale.
Non so, forse avevano paura che la gente si confondesse e andasse a vedere quello anzichè quell’altro film con la parolina moon nel titolo.
Al cinema del mio paesello danno il film col tizio di zelig, così come in altre quattrocento circa sale sparse nella penisola.
Zelig (ancora?). Quattrocento. Sale.
Quindi? Niente, volevo solo scrivere, come per scacciare il pensiero. che il bello di stare qui dentro è che a volte, anche troppo spesso, pare proprio di vivere su un altro pianeta. Ed è anche proprio bello perchè si ha la sensazione, anche troppo spesso bis, di essere giusti e nel giusto di vedere le cose giuste nel modo giusto.
Però oggi pomeriggio esco che sarà un brutto mondo fuori but deal with it.

a guide to recognize my favourites

November 29, 2009 by cidindon

A mio uso e consumo, che fra breve ci si diverte con le classifichine di fine anno, un gigantesco recap degli ultimi mesi fra cinema, serialtv e musica.

Cinema.

Up
Al momento, uno dei due candidati all’ambitissima “palma di film dell’anno secondo me”. Come tutti hanno scritto e detto, bastano i primi dieci minuti  a rendere l’ultimo lavoro Pixar un grande film. In qui dieci minuti, viene mostrato un mondo e una vita piena di gioia, emozioni, lacrime (nostre).
Poi inizia il film che è uno spa..SCOIATTOLO!..sso con continue invenzioni e ancora emozioni.
L’ho visto in 3d che aiuta ma non è necessario,
incappando pure nell’unico paio di occhialini fallati, poi sostituiti da una maschera prima dubbiosa poi solerte.

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Farewell, Bruce

November 10, 2009 by cidindon

Ero già nel letto, sai. Solo che era strano. Non c’era alcun rumore. Mi sembrava una stanza nuova, una casa diversa. Non c’era il ticchettio delle unghione sulle piastrelle, non c’erano rumori attutiti del tuo nasone a spalancare le porte, non c’era il respirone pesante e ritmico, non c’erano le zampone che grattavano il cuscino, non c’era il rumore della ciotola che vagava per le stanze al seguito del tuo musone,  non c’era la tua presenza lunga quattordici anni.

Allora sono venuto qua a scrivere il post che non volevo scrivere, perchè ho sempre creduto che certi post (figurarsi un post sulla dipartita di un cane) siano orrendamente melensi, zuccherosi, troppo, ovviamente, personali, retorici e superficiali di sentimentalismo da quattro soldi. Però se non lo scrivo mi sa che non dormo. Son venuto a scrivere quello che avrei voluto dirti oggi se tu fossi stato tipo il cane di “Up“.
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Piano, solo (II)

October 23, 2009 by cidindon

PARTE SECONDA – SONATA PER DUE

Uno
Sono al secondo livello dei palchi, lato sinistro. Nei teatri la tastiera del piano è sempre rivolta verso sinistra guardando il palcoscenico. Ci sarà un motivo ma  qui non lo troverete. Ergo, da un palco sulla sinistra vedi le mani. Vedi  l’unica cosa che si muove di un pianista, a parte qualche ricciolo scomposto che va in levare seguendo il ritmo “allegro” e i piedi sui pedali, ma questo non sempre. Vedi come quel signore rumeno arriva, serissimo, guarda un secondo  il pubblico, accenna un inchino ingessato in una giacca scura troppo lunga, si  siede, mette le mani tre centimetri sopra i tasti, come a cercare una connessione, una comunione in quello spazio fra corpo e tasti di madreperla di  un lucente Stainway&Sons nero.
Niente spartito, quando mai. Quattro  secondi e, via.
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Piano, solo (I)

October 22, 2009 by cidindon

PARTE PRIMA – INTRODUZIONE

Per me questi cazzo di anni zero (cit.), un significato, almeno dal punto di vista musicale, ce l’hanno.
Dev’essere stato proprio all’inizio dell’anno duemila che timidamente mi sono avvicinato alla musica jazz. Il rock si era esplorato in lungo e in largo e naturalmente non si è abbandonato. Funk, blues, il famigerato generone indie, check, check, check. Sarebbe bello, fosse vero, scrivere che il primo disco di musica jazz che ascoltai fu “A love supreme” di Coltrane e me innamorai. No. Lo ascoltai, vero, ma ci capì ben poco allora. Non ricordo quale fu il primo disco jazz. Ricordo che il primo approccio fu da completo ignorante in materia e da totale autodidatta. A simpatia, a caso, cercando a tentoni nel enorme repertorio del genere, iniziai ad ascoltare qualche mostro sacro e ad assistere a qualche concerto. Mi piacque fin da subito la formula del trio classico. Piano, contrabbasso, batteria. Naturalmente è lo strumento a coda ad essere l’attore protagonista di questa formazione. Un bel dì incontrai nei miei ascolti un pianista americano che nei suoi dischi osava proporre cover di brani rock di successo con una spiccata predilezione per i Radiohead. L’incontro fra il piano di Brad Mehldau e le melodie del quintetto di Oxford mi colpì molto. Poi arrivò “Live in Tokyo” disco di piano solo con composizioni lunghissime e divagazioni a non finire su standard jazz che comprendeva però anche una toccante e strepitosa esecuzione di “Things behind the sun” di Nick Drake e una enorme, antologica, versione di “Paranoid Android“. Diciannove minuti e mezzo di percussioni sui tasti e cambi di tonalità. Ora, se uno resiste, anzi ascolta con gusto questo pezzo, direi che è definitivamente dentro al mood del “piano solo“. Read the rest of this entry »