Bottoni in 3D

July 3, 2009 by cidindon

coraline-movie-posterPiù voci, scritte e orali, hanno predetto il futuro incontrovertibile del cinema. Il 3D. Gli occhialini con le lenti colorate.
Problema per noi occhialuti, almeno per me che mi chiedevo, prima di entrare in sala, se le lenti colorate vanno davanti alle lenti infrangibili degli occhiali o vanno frapposte fra occhio e lente da vista? Appurato quanto siano cari gli occhialini, dopo avere pagato, di mercoledì sera, il biglietto scontato a otto euro contro i dieci di “listino”, pongo la domanda sul posizionamento degli stessi alla maschera all’ingresso della sala, un giovane con gli occhiali e con un cesto di vimini contenente svariate paia di 3D lens. Il ragazzo non lo sa perchè non ha mai provato. E va bè. Appena seduto, l’occhiale di plasticone e non è che ci siano due opzioni come pensavo. Ce n’è solo una, ossia davanti alle lenti degli occhiali, poichè, colpa del mio testone forse, ma anche dell’occhiale 3D che è piuttosto grande e con stecche laterali di notevole spessore, non si riesce a mettere fra occhi e lenti da vista. Poco male, ma incrociamo le dita. (sì, tutte paranoie, dopo parlo del film).
Parte il trailer-3D di “Ice Age”. I tipi del cinema, oltre a non fornire indicazioni preziose come il posizionamento dell’occhiale per noi occhialuti, oltre a riscuotere per conto hollywood, una sorta di pizzo per la nuova tecnologia, dimenticano le luci accese e non si capisce niente dell’effetto. Continuo a incrociare le dita. Poi parte il film, si spengono le luci e tutto funziona alla perfezione. Luci, occhiali (seppure ogni tanto debba sistemarli, seppure ogni tanto diano fastidio a un povero miope come me) e film.
Sul quale avevo pochi dubbi. Quando si incontrano due menti brillanti come lo scrittore Neil Gaiman e il regista di “Nightmare before Xmas”, difficile possa uscirne qualcosa di meno che buono. E qui si va ben oltre il buono. Questione di gusto e sensibilità oltre che di tecnica e capacità.
“Coraline” è un film meraviglioso. Davvero, io non riesco a trovargli un difetto.
E’ divertente ma anche pauroso, è una favola adolescenziale ma allo stesso tempo matura e riesce nella comunione che sfugge sempre più ai sempre più grossi blockbuster con fx. Ossia, unire tecnica e cuore. Possedere la tecnica, qui supportata ma non fagocitata dalla sopracitata tecnologia, per farti dire “ooohhh” per le invenzioni visive e, allo stesso tempo, trasmettere il cuore ai personaggi, dando loro lo spessore necessario per farti palpitare, chi più chi meno, per le loro scelte, per le loro debolezze o qualità, per farti rabbrividire per le loro malvagità o manchevolezze, per farti ridere alle loro bislacche manie o curiose fobie.
Qui la tecnica è l’animazione passo uno, il cuore era contenuto nell’opera originale (*) ma non viene perduto nella trasposizione.
La storia è quella di una ragazzina appena trasferita in una nuova casa, con genitori impegnati e vagamente rigidi, improbabili vicini di casa, incluso ragazzino un po’ strambo. Coraline dai capelli blu, nella perlustrazione della nuova casa, scopre una porticina che conduce a un mondo parallelo che si rivelerà ben diverso da quello che a prima vista appare.
E’ proprio nell’esperienza visiva dei due mondi che si fonda in gran parte il film, accompagnando le avventure della nostra con le differenze cromatiche, e non solo, fra il grigio, noioso e piovoso quotidiano e il colorato, scintillante, sorprendente mondo parallelo.
Un racconto dark con una semplice ma allo stesso tempo profonda morale sulla adolescenza e le sue aspettative, ricca di fantasia non solo visiva e di trovate a ripetizione.
Insomma, da restare incollati alla sedia con gli occhi incantati che gioiscono dietro alle lenti colorate. Pur dovendole sistemare ogni tanto.

Ps 1.: però non esageriamo eh con i film in 3D…grazie.
Ps 2.: più film a questo signore eh, grazie.

(*) non ho letto la novella, ma ho letto altro di Gaiman, quindi vado sulla fiducia…

Il post sbronza

June 23, 2009 by cidindon

angover

Fin dal primo trailer visto in rete, avevo avuto buone sensazioni riguardo a “The Hangover“. Mi sembrava potesse essere un film divertente nonostante appartenga a un genere, la comedy americana, che non apprezzo molto, poiché mi pare che il grosso della produzione di queste commedie sia troppo mirato al target “teenager”, pronti al consumo di unti popcorn accompagnati da grasse risate, davanti a pellicole con troppe volgarità gratuite, doppi sensi a pioggia, allusioni sessuali e plot risibili.
Probabilmente è un mio preconcetto sul quale mi dovrei ricredere.
The Hangover” – a proposito, tradurre il titolo letteralmente era così grave? era così brutto come titolo? perché “Una notte da leoni” è meglio? – è fino ad ora, la sorpresa del box office dell’estate Usa, costato 35 milioni di dollari al momento ne ha incassati 152, ed è molto divertente.
Privo di eccessi volgari, con qualche banalità narrativa, qualche secrezione, ma con l’obiettivo, divertire con leggerezza, che viene centrato ripetutamente, mettendo insieme tre personaggi con caratteri diversi e complementari, per un buddy movie immerso in un classico clichè a stelle e strisce, una notte a Las Vegas per festeggiare l’addio al celibato del migliore amico.
Il giorno dopo, nessuno ricorderà nulla della serata e i tre pards andranno a caccia di indizi per ricostruire gli avvenimenti della notte brava.
L’idea è buona, le gag sono parecchie e funzionano, nonostante il doppiaggio, che pare non faccia molti danni, anche se probabilmente rovina qualche battuta, per motivi risaputi.
Menzione speciale per costui, perno comico del trio e personalissimo “ooohhhh” all’apparizione inattesa di Heather Graham, che ha un piccolo posto nel mio cuore fin dai tempi di “Boogie nights”, qui ancora nei panni di ragazza…immagine, diciamo.
E c’è anche Mike Tyson, pensa un po’.
Difetti? A volerne trovare, ce ne sono, fra cui qualche scelta musicale di bassa lega, qualche immagine troppo da cartolina, ma qui torniamo al discorso della commedia americana e dei suoi stilemi.
Mi limito a scrivere che, a questo punto, dopo avere apprezzato “Zack&Miri” e dopo essermi divertito con questo filmetto, potrei pure cambiare idea sul genere.
Sicuramente, nonostante le risate, non cambio la mia idea, negativa, sulle feste d’addio al celibato/nubilato.
Eccetto al cinema, suvvia.

Terminator, no salvation

June 19, 2009 by cidindon

locandina-terminator-salvationMcG, ha una fissa con i ponti.
Nel film da lui diretto sulle Charlie’s Angels c’era una scena videogamica su un ponte. A memoria, le tre eroine cadevano da un ponte con un autocarro contenente un elicottero. In volo entrano nell’elicottero e volano via.
In Terminator Salvation, la scena migliore del film, ovviamente una scena tutta di azione, termina dopo un inseguimento lunghissimo e avvincente con un volo da un ponte sbriciolato da una super bomba di un super velivolo skynet. Durante il volo l’eroe (uno dei due) si agrappa a un ‘altro velivolo skynet con una….ahah non lo scrivo dai…
Suggerirei quindi al regista col nome di un rapper, di sviluppare un plot in cui due popoli nemicissimi, vivono su due isole collegate da vari ponti, costruiti sopra a un fiume gigante, inquinato di scorie radioattive. Il film sarà sviluppato con precise e cronometriche alternanze fra tre minuti di dialoghi imbarazzanti e di rapidi spiegoni, cinque minuti di fuga sul ponte, seguiti da tre minuti di pseudo romanticismo da due soldi fra il cattivo e una bella a caso (o fra il leader dei buoni e una bellona a caso) e altri cinque minuti, facciamo dieci, di esplosioni su un ponte, fino alla battaglia finale che si svolgerà sul ponte più largo e più lungo, dove infine, aggrappati alla struttura in ferro e a parti di ponte spezzati, i due leader dei due popoli dei ponti se le daranno di santa ragione cadendo sempre più verso il fiume nell’abisso sotto i ponti. Sarà un successone. Read the rest of this entry »

Una mail al PD

June 11, 2009 by cidindon

(ieri, dopo avere letto incredibili dichiarazioni da parte di esponenti del Pd, ho scritto, di getto, una mail al Pd con quattro considerazioni banali sulle recenti elezioni, viste dal mio piccolo, dalla zona dove abito. servirà a meno di zero, l’averla inviata, però, a mia futura memoria, la riporto qua)

Oggetto: Fra Fioroni e Serracchiani, vincono gli altri.

Ho votato per il PD sia alle europee sia alle provinciali per la provincia di Reggio Emilia. Ho votato PD dopo avere riflettuto a lungo, deluso per l’atteggiamento del partito su molte questioni, affranto per avere constatato come un rinnovamento del ceto dirigente sia una chimera. L’ho votato per dare la mia preferenza alla Serracchiani, dopo avere visto il suo intervento, su Youtube.
Ho 39 anni, voto a sinistra, perchè credo in certi valori. Questa volta non ho creduto nel segno fatto, ma ho creduto nelle preferenze assegnate. Ossia per la giovane udinese e per il ragazzo che appoggiava la lista del Pd della mia provincia capeggiata da Sonia Masini.
Oggi apro internet e leggo la dichiarazione di Fioroni. Apro il giornale e rileggo la dichiarazione di Fioroni. E mi decido a scrivervi. Read the rest of this entry »

Barcelona&Primavera – La versione di Zanna.

June 5, 2009 by cidindon

(sul volo di ritorno, sfido l’amico zanna a scrivere il suo report della gita musicalcatalana. egli, con grande sprezzo del pericolo, accetta. con grande gioia, ricevo. con gran piacere, pubblico.)

4205_1063656757313_1402812814_30149890_843546_nGIORNO I
L’aria di Barcellona frizza.
L’aria di Barcellona è di quelle che ti fa stare bene immediatamente, anche se sei stanco per il viaggio e sei nel piazzale antistante l’aeroporto. L’aria di Barcellona mi rilassa i nervi contratti e mi mette di buon umore. Chi se ne frega dell’afa appiccicosa di Piastrella Valley e del cuore malato. Qui c’è la brezza a portare un po’ più in là ogni tipo di zavorra dell’anima. La brezza che attira verso le viscere della città, che comincio a veder sfilare mentre l’autobus ci porta verso Plaza Catalunya, che ci accoglie dopo pochi minuti nel primo turbinio di lingue, pelli e look, che di lì a poco mi parrà l’unica maniera possibile di stare bene. Credo che sia tutto merito dell’aria, che invita a trovare il bello intorno a me.
L’arena in ristrutturazione attira la mia attenzione. Sembra un piccolo Colosseo natante nei larghi spazi di Plaza de Espana.
L’aria di Barcellona ci avvolge con costanza, poco dopo, per il primo bocadillo + cerveza (+ cerveza + cerveza…) nel bar di due simpatici signori sulla grande Avinguda Meridiana, dove stanno i nostri (da lì spesso agognati) giacigli, dentro le anonime mura del grande Hotel Catalonia Atenas. Poco prima il receptionist ci aveva intrattenuto in estenuanti gag a sfondo calcistico, visibilmente eccitato per l’ormai imminente finalissima di Champions League, che si sarebbe giocata a Roma quella sera fra Manchester ed la squadra della città. Ristorati dal Jamon Serrano e dal luppolo ci concediamo una passeggiata, dopo il breve tratto della linda metropolitana. Il tunnel della stazione di Clot ci inghiotte per restituirci all’aria catalana nei pressi della città antica, che scorriamo distrattamente, cominciando a felicitarci per la prospera bellezza delle autoctone cittadine e giubilando per un meraviglioso frigorifero aerografato con la livrea del Barcellona F.C. Read the rest of this entry »

è Barcelona! è Primavera!

June 1, 2009 by cidindon

Abbiamo preso una multa dalla polizia stradale nel viaggio dal paesello al comodissimo aeroporto della malpensa.
L’autista senza cappello da chauffeur, emozionato per il viaggio, non si accorge della presenza della pula, impegnata nello sgomberare la sede stradale da un pezzo di ruota di un camion gigante. La pula, fin dai filmarelli anni ‘70, si sa, s’incazza.
Infatti, s’incazzano e ci fermano con bonus di multa e punti patentati. Però alla fine sono anche buoni e non puniscono violentemente l’amico.
Abbiamo perso una valigia nel volo di ritorno con conseguente fila “Lost and found” e denuncia da parte dell’autista, munito di cappello acquistato in una viuzza della capitale catalana, e della sua novia, proprietaria della valigia.
L’inizio e la fine del viaggio a Barcellona, per assistere al Primavera Sound ‘09 & varie et eventuali.
Nel mezzo: Read the rest of this entry »

Angeli e demoni vs. Star Trek

May 23, 2009 by cidindon

locandinaAD

Il cinema:
Angeli e demoni (A/D da qui in poi): lo vedo dopo una comoda passeggiata di otto minuti nel cinema del paesela-locandina-italiana-di-star-trek-111704llo.
Star Trek (S.T. da qui in poi): lo vedo nel multiplesso della vicina città. 25 minuti di macchina, orribile parcheggio stile aeroporto, automobili in mostra all’ingresso, giochi da giostra al secondo piano, confezioni di popcorn gargantuesche, comodissime poltrone di pelle.

Il perchè:
A/D.: per vedere cosa combinano, per soddisfare il mio snobismo, per mortificare il film con recensioni devastanti, ma soprattutto per contribuire, una volta tanto, alle casse del titolare del cinema, monumento alla resistenza dei piccoli mono-sala a 6,50 euro e per scambiare quattro chiacchiere con il titolare, vecchia conoscenza e gran lenza dell’incasso sicuro. “Questo funziona eh” “Non ne dubito” “E poi faccio il maghetto” “Anche quello è una certezza”. Cose così…
S.T.: Perchè ogni cosa esce dalla “J.J.Abrams Factory” vuol vista.

I pregiudizi:
A/D.: quando vedo un abito talare di qualsiasi religione sullo schermo quasi sempre contraggo le labbra (mh).
S.T.: quando vedo un’astronave sullo schermo quasi sempre apro la bocca (ooh).

La provenienza:
A/D.: tratto da un libro scritto prima di quel libro che fu un successo mondiale e da cui fu tratto il precedente film. Questo però è un sequel.
S.T.:  una serie televisiva di 40 anni fa di enorme successo negli Us ed esportata ovunque con annessi riflessi cinematografici. Questo però è un prequel.

La storia:
A/D.:  l’eroe viene chiamato per sventare una minaccia che viene da un remoto passato, fra particelle di antimateria, simboli e storia antica. Il tutto avviene nella città del Vaticano e dintorni.
S.T.: gli eroi devono salvare il pianeta dalla minaccia di un ex-minatore cattivo e pazzo, fra palline rosse, buchi neri e date astrali. Il tutto avviene in un futuro lontano (o più lontano).

La sceneggiatura:
A/D.: l’adattamento del libro è curato da due sceneggiatori abituati a scrivere robe grosse (ossia, costose e che incassano). Il film dura molto, fin troppo, è carico di spaventosi spiegoni a volte persino ripetuti, privo di dialoghi brillanti, alcuni involontariamente comici (ma qui forse c’entra anche l’adattamento italiano) e con varie banalità narrative. Un mezzo disastro, incluso il prendersi molto sul serio e un ritmo altalenante.
S.T.: scritto da un duo che si diverte un bel po’ ad immaginare scenari futuri. Certo, c’è sempre il marchio della “J.J.Factory” sugli sballi temporali, forse la questione del buco e delle date non è chiarissima e non tutto è a fuoco, forse qualche minuto in più di narrazione o di analisi dei personaggi avrebbe giovato nel complesso. Però, un ritmo notevole, inframezzato da varie gag pur non sempre riuscite, una visione d’insieme notevole (reinventare un classico è molto rischioso), un paio di sequenze da cardiopalma.

La regia:
A/D.: R.Howard si è preso una pausa con Frost/Nixon per tornare sul luogo del delitto. Immagino sia difficile girare per Roma o ricostruire la piazza del Vaticano al computer per i noti divieti delle autorità ecclesiastiche, per il resto pochi sforzi, forse non ce n’era bisogno.
Però un bel promo turistico per la capitale.
S.T.: J.J. si diverte eccome e si preoccupa di divertire pure noi. Missione compiuta.

Gli attori:
A/D.: un cast di nomi che recita al minimo sindacale, capeggiati da un imbolsito Hanks, nonostante la nuotata in piscina d’inizio.
S.T.: un gruppo di giovinastri con belle facce, piglio giusto e sorrisetti furbi.

Le macchine:
A/D.: uno spottone marchettaro imbarazzante e francamente ridondante per casa fiat con una macchina che diventa best supporting actress per un quarto d’ora di film.
S.T.: Nave Romulana: GASP!?!?! U.s.s. Enterprise: OOOHHHH!!!

Le facce (a fine proiezione):
A/D.: pubblico mix di ogni età. qualche sorriso, qualche viso stanco, qualche viso distrutto dall’immane durata del filmone (o da una pennichella fra una corsa e l’altra).

S.T.: solo trenta/quarantenni, molti sorrisi. Da notare che A/D nel multisala ha 10 proiezioni festive contro le tre di S.T. Un indice della distribuzione (ok, Statrekko è uscito una settimana prima) ma anche dei gusti del pubblico vedi gli incassi (italia vs. usa)

Ancora? :
Faranno un sequel di A/D? Speriamo bene di no. (e invece SI’…)
Faranno un sequel di S.T.? Sicuramente. Potenzialmente, ma esagerando, potrebbe battere la prima parte della saga cinematografica che conta nove titoli.  J.J., che ne dici?

Conclusioni:
ovviamente i due film non sono paragonabili, se non che entrambi sono blockbuster estivi e questo post è un blando tentativo di sintetizzare i due film visti in settimana.
Il sunto è: Angeli e demoni è paccottiglia commerciale realizzata con mezzi ma scarsi contenuti.
Star Trek è entertainment d’alto livello, un po’marcione volendo, ma divertentissimo.

CHE, peccato

May 15, 2009 by cidindon

che-guerriglia-110122Martedì sera era l’ultima serata, nell’unico cinema della(e) provinciolla(e) che programmava, in unica rappresentazione ore 22:35, la seconda parte del film sul Che. Il pard e io partiamo, pronti alla lotta con la sveglia del mattino dopo, calcolando, data la durata del film e la venti minuti di guida notturna, il rendez-vous col cuscino per le 01:30 crica. Sarà un pochetto più tardi poichè, senza pietà per noi provienzali, i tizi del multisalone hanno proiettato venti commercial, incluso uno sulla Lancia sponsorizing un filmaccio con Tom Hanks, motivo per cui il film sulla boscaglia boliviana viene tolto infrasettimanalmente, facendo iniziare la pellicola con dieci minuti di ritardo.
Pellicola che segue il nostro alle prese con l’evangelizzazione della rivoluzione, vale a dire il tentativo di portare i principi politici e le azioni pratiche della guerriglia, nei paesi bisognosi di queste attività illegali e pericolose.
Purtroppo, tanto mi era piaciuta la prima parte, tanto mi ha annoiato la seconda. Per il semplice motivo che non dice niente di nuovo rispetto alla prima parte, limitandosi a ripercorrere, con ampie dosi di tedio, i giorni della spedizione boliviana, dal primo al tragico ultimo. Sceneggiatura basata su “The Bolivian Diary” dello stesso Guevara, libro che, a detta del mio pard cinematografico che l’ha letto, è abbastanza “mattonato”. Quindi, si presume che la scelta sia stata di riproporre le sensazioni dei diari, ossia il lento inesorabile disfacimento dell’ideale e dell’opera rivoluzionaria.
Lo schema è lo stesso del primo capitolo. Giungla, camminacammina, schioppi&spari (anche pochi), barbe, fatica. Sempre più fatica, poichè in questo caso i campesinos non stanno con i rivoluzionari, i boliviani forse non vanno d’accrodo con i rivoluzionari “d’importazione”, i cattivi hanno imparato la lezione e si fanno pure aiutare dai capitalisti americani, i soliti due furboni scappano e si fanno beccare, qualche giornalista innamorato della revoluccion fa confusione e il Che continua ad avere l’asma.
Il tutto però non è appassionante. Ossia, il materiale ci sarebbe anche ma è tutto piatto, la storia non è coinvolgente e le emozioni latitano, perfino i personaggi secondari non hanno peso, si dimenticano subito. Occorreva, secondo me, una diversa prospettiva. Esempio, io avrei seguito il Che, sempre. Invece la regia o replica la scena delle troppe presentazioni fra compagni di guerriglia e altre cose già viste nel primo capitolo, oppure se ne sta in disparte, quasi quanto il suo personaggio principale, a seguire ed osservare come sia impossibile replicare la revoluccion.
Come se potesse essercene solo una, unica e non replicabile. Come poi, circa, è stato.
Io sarei rimasto addosso a Benicio Del Toro, sempre nei nostri cuori.
Lo avrei fatto pensare, parlare attraverso le parole che scriveva, avrei esplicitato i suoi pensieri trasformando il film in un’opera “letteraria” se l’obiettivo era rimanere fedele al testo, anziché riproporre lo schema del primo capitolo. Oppure, ma qui scattano ovvie logiche commerciali, avrei proposto un unico film. Tre ore e mezza belle intense e non se ne parla più.
Pazienza, anche se ci sono momenti belli, come la scena finale (la vera scena finale), ma sono più esercizi di stile che di sostanza.
Quella, era tutta nel primo capitolo.
Comunque, hasta la victoria, siempre, comandante.

A Guy Not So Cool

April 26, 2009 by cidindon

rocknrolla2_largeVerboso, borioso, noioso.
Questo trittico di aggettivi definisce compiutamente “Rocknrolla” il film che dovrebbe rilanciare Guy Ritchie nel ranking dei registi di valore.
Invece, no. Come si sospettava – senza prevenzione, poichè ho sempre avuto simpatia per l’ex Madonna-Guy, autore di due film di culto quasi totale essendo “Lock&Stock” una magata e “Snatch” un’opera eccessivamente citata ma indubbiamente riuscita – Mr. Ritchie rifà se stesso, restando però intrappolato nella stessa verbosità senza scopo dei suoi personaggi e nell’eccessivo tentativo di riproporre gli elementi caratterizzanti dei precedenti lavori, come un croupier che smazza sempre le stesse carte, questo giro però senza alcun asso.
La storia gira intorno a criminali corrotti e corruttori, affaristi senza scrupoli, russi pieni di soldi e di scagnozzi, un gruppo di delinquenti di strada ma tanto cool, un rocker tossico tanto giovane e magro quanto saggio. Tutti questi parlano a raffica, si vestono bene (o si fanno molto) e non fanno null’altro per la prima ora, in cui il film costruisce l’impianto narrativo, un puzzle con troppe tessere da sistemare, al prezzo di annoiare terribilmente. Il film dura quasi due ore e nella prima parte la noia è palpabile.
Com’è possibile che in un film di gangster non si senta il fischio di una pallottola, o il sibilo di un pugno, nella prima ora? Inaccettabile & YAWN.
Troppe parole, troppo compiacimento nella messa in scena come a dire “Hey ragazzi! siamo tornati, quanto siamo fighi eh?!“. E soprattutto, il film mi pare si prenda molto sul serio o mi è sfuggita l’ironia, chè se l’ironia sono i giochini sull’omossessualità di un gangster, bè secondo me è meglio pagare uno sceneggiatore, caro Guy.
Qualcosa da salvare c’è, scene ben fatte, lampi di talento visivo, attori che ce la mettono anche tutta (Wilkinson soprattutto) ma il film annega nel suo stesso involucro di stilosità preconfezionata e fine a se stessa, e il finale ricompone i pezzi ma non la noia di cui siamo ormai tramortiti.
Insomma, non diverte, non appassiona e si dimentica nel tempo di accendersi un sigaro.
Bonus, il finale prospetta un seguito. Uau, sono elettrizzato (o completamente fuori target per film del genere, dipende).
Ps.: Gerard Butler assomiglia a Totti?

A spasso con la revoluccion

April 19, 2009 by cidindon

manifesto_che_argentinoLa purezza e la nobiltà dell’ideale per cui si combatte si fondono nell’uomo che combatte.
Perché con la rivoluzione non si scende a compromessi fino al raggiungimento dell’obiettivo. Patria o muerte, insomma.
Questa è la sintesi estrema di “Che-L’argentino” prima parte del biopic dedicato a una delle icone più presenti, ingombranti, dibattute, della storia recente. Il mio timore era di assistere ad una semplice agiografia, data la complessità del soggetto, le insidie politiche e la scelta di spezzare il film in due parti, indice di evidente problema distributivo – quattro ore e mezza di film sono assolutamente improponibili al pubblico medio – ma forse anche di una certa difficoltà nel districarsi nella narrazione.
Invece, questa prima parte funziona, eccome. Soderbergh, applausi, sceglie uno stile documentaristico, fatto di parecchi campi lunghi di notevole bellezza, nel seguire la marcia della rivoluzione, dalla intricata boscaglia, ai monti impervi, prima di approdare al lungo epilogo finale. In questo viaggio si vedono la fatica, i disagi, i problemi quotidiani, brevi ritratti e piccole storie interne al gruppo, con sempre al centro l’indomabile fervore del comandante Guevara.
Si accenna anche alla politica, suggerendo la diffidenza del Che verso i comunisti dell’Urss e sottolineando a più riprese l’appartenenza profonda del pensiero guevariano al pueblo, ai contadini, a un pensare, semplificando, sociale e comunista, ma, ripeto, gli aspetti politici della revoluccion, incluso il sempreverde assioma che la sinistra tende alla frammentazione e le scelte strategiche di Castro, rimangono sullo sfondo.
Quello che emerge è la durezza e la purezza dello spirito e delle idee del protagonista, ripreso anche alle prese con i sui scritti, dai quali la sceneggiatura si è ispirata.
La vicenda cubana è inframezzata dalla visita del comandante all’Onu, girata in b/n, dove l’occhio sta più addosso all’uomo, a sottolineare la bramosia di curiosità dei giornalisti, dell’altra parte di mondo, di trovarsi davanti un personaggio così diverso dai soliti burocrati in doppiopetto, a cui lo stesso Che riserva un paio di frecciate nel discorso finale alle nazioni unite.
Benicio Del Toro è camaleontico e mostruosamente bravo nell’impersonificare con autoritaria calma e compostezza il rivoluzionario.
Un film che sicuramente ha dei difetti, ma non li troverete qui, dato che, fosse stato per me, io restavo a guardami pure il resto, subito. Poi, mi fermo qua. Per completare il giudizio occorre attendere il seguito, “Guerriglia” e dal trailer proiettato prima del film la seconda parte dovrebbe essere proprio diversa, come tono e ambientazione. Si appurerà il 30 aprile.
Bonus per signore: bei tomi rivoluzionari con barbe e sporco sexy.
Bonus per signori: barbuti rivoluzionari con schioppi e cojones.
Indimenticabile, il martellatore di muri.