venticinque, live

 

Qualche giorno fa guidando verso casa dopo un concerto infrasettimanale pensavo la solita cosa che penso da qualche mese. Che sono troppo… vecchio, via, per andare ai concerti infrasettimanali, con rientri alle tre ed occhi crepati il mattino seguente quando lo schermo del pc brilla di una luce feroce come il sonno perduto.
Inoltre, sempre qualche giorno fa, ho avuto una conversazione con ragazzi ventenni che si stupivano che io avessi visto certi concerti.
Così, mentre guidavo per tenermi sveglio, ho pensato a una cosa.

Hai presente i concerti? Bene. Secondo me la fruizione dei concerti è cambiata nel tempo. Oggi, l’importante è partecipare, la musica è passata in secondo piano. Si condivide sui social,  le persone dedicano molto tempo a fare video e selfie, parlano un sacco, a volte mi sembra che spesso importi più la presenza, l’evento in sé che la musica.
Essendo però di una generazione dove si andava ai concerti quasi solo per la musica, mi sono chiesto quali sono stati i momenti migliori di tutti i concerti visti, non i più bei concerti, così mentre guidavo, qualche giorno fa per tenermi sveglio, ho iniziato a stilare una lista dei ricordi memorabili, quelli che se ci penso riesco a vedermi esattamente ancora lì, in piedi o seduto, riesco a riprovare un’emozione precisa e in qualche modo speciale, sulla pelle, negli occhi, nelle orecchie.
Ecco quindi una lista di venti… cinque, che die… venti eran troppo pochi, momenti sotto a un palco che non dimenticherò mai.
Pronti?

1 – I Pearl Jam suonano ‘Black’. Candele sul palco, lacrime dure in mezzo alla platea sardinata del Forum.
2 – Bruce a San Siro. Inizia a piovere a secchiate, ci guardiamo in faccia e scattiamo avanti mentre c’è un fuggi fuggi generale, avanziamo di trenta metri in pochi secondi. Bagnati fradici, aspettiamo. Lui esce dopo qualche minuto con uno Stetson enorme e canta ‘Raining on a sunny day’. Epico.
3 – Gli Arcade Fire fanno ’No cars go’ nella piazza coi ciottoli. Sing-a-long maestoso e l’amico che non li conosceva che mi dice ‘Grazie per avermi portato’.
4 – Ancora Ferrara. Gli Arctic Monkeys al loro primo tour, attaccano ‘I bet you look good on the dancefloor’. Volano birre addosso in un pogo pacato ma bagnato.
5 – Sale sul palco Max Roach. Un settantenne in smoking e la sua batteria. Tutto qua, null’altro. Standing ovation per un’ora di incanto di percussioni.
6 – Brad Mehldau suona ‘Exit film’ in piano solo a Perugia. Capisco che ho fatto bene ad avvicinarmi al jazz.
7 – Tutto, ma proprio tutto, il set dei Pavement a Goteborg. Avere sempre avuto ragione sull’indie rock, avere la pelle d’oca perenne per quaranta minuti è sfiancante.
8 – I Portishead al Primavera Sound. Eravamo lontani dal palco ma era come se la voce di Beth avesse costruito una vela sopra di noi e sotto eravamo tutti incantati, innamorati, increduli di tanta bellezza ipnotica.
10 – I Beastie Boys scendono dal palco e attraversano la platea del Forum a cinque metri da noi. Lo svenire dall’adorazione.
11 – La prima mezz’ora del concerto di Wayne Shorter al Valli di Reggio Emilia, una lunghissima suite al centro della musica che ci lasciò in uno stato di ipnosi senza fiato.
12 – Partiamo per vedere Amy Winehouse, a Parma troviamo incidente in autostrada, usciamo, tutto bloccato, rientriamo, aspettiamo. Per recuperare il tempo perduto andiamo a sassata sulla tangenziale meneghina, un sorpasso di troppo e canniamo l’uscita giusta. Torniamo indietro, usciamo, troviamo lavori in corso in città, daichecelafacciamo, parcheggiamo lontanissimo, un sms ci avvisa che sta inziando i bis, corriamo, daicheciguardiamoalmenoibis, arriviamo davanti al locale e si aprono le porte per far uscire il publlico. Le nostre facce… forse sapevamo che purtroppo sarebbe stata l’ultima occasione, beviamo una birra, almeno.
(file under: le sfighe – e i countryboyz –  ai concerti).
13 – I Roots al Vox suonano davanti a quaranta persone. Vedere il futuro della musica nera e non saperlo o saperlo ma non realizzarlo.
14 – Ligabue, visto a ridosso di una transenna al palazzetto a Reggio Emilia, primi anni novanta, quando calzava i Frey ed era ben lontano dall’andare da Fazio. ‘Non è tempo per noi’ era ancora un inno intriso di ‘reggioemilianité’.
15 – Santana a Bologna chiude il set con una versione di ‘Oye como va’ che dura quindici minuti. In una fumana di hashish incredibile, le visioni di un aldilà fatto di magia e percussioni.
16 – Svenire fuori dall’Estragon prima del concerto di Nas, visto da solo su un sgabello bevendo tre coca-cola in fila per riprendermi.
17 – Sotto una cappa di umidità e nebbia, a maggio a Barcellona, ascolto in solitaria gli ‘Okkervil River’, a metà set accade uno di quei momenti perfetti in cui stai come un antico dio, ti senti pieno di potenza e non vorresti essere da nessun’altra parte. Mi volto e vedo il mare. Era il 2008.
18 – Inizia il concerto degli Iron Maiden. Due note ed energumeni capelluti e con t-shirt nere e puzzolenti scattano in massa, spingono lo spingibile. Volo venti metri avanti senza toccare i piedi per terra. Il mio amico che tre secondi prima mi era di fianco si ritrova a metri da me sulla destra. Ci salutiamo, ci vedremo a fine concerto.
19 – Al Way Out West Festival sono stanchissimo dopo una giornata di sole e musica, ciondolo la testa ipnotizzato dalla palla che gira sopra al palco mentre LCD Soundsystem fanno ballare tutti. Il mio spazio improvvisamente viene invaso da un gruppo di svedesi sbronzi marci, è un attimo e dopo è tutto un cantare a squarciagola ‘Were are my friends tonight’. Poi, mi dicono ‘We need a drink’ rispondo grazie e continuo a ballare da solo.
20 – FGTH: il primo concerto non si scorda mai (l’ho raccontato QUA)
21 – Bon Iver a Londra attacca ‘Skinny Love‘. Per poco non svengo dall’emozione.
22 – Jamiroquai al Vox, una calca e una bolgia assurda ma ballavamo tutti come ossessi.
23 – Gang Starr in un locale di Modena. Una specie di concerto segreto. Stare a cinque metri da Dj Premier in adorazione pura.
24 – I Grizzly Bear a Milano, probabilmente la band con più classe mai vista su un palco.
25 – Jeff Tweedy dei Wilco al termine del set a teatro a Ferrara, dice ‘Alzatevi’ manco fosse il messia. Un po’ lo è, Jeff Tweedy, un messia, scattiamo e voilà siamo a tre metri da uno degli uomini più fighi del mondo.

Poi capita ancora, fortunatamente, di andare a qualche concerto infrasettimanale. E stasera, che è lunedì, torno a vedere i Wilco.
E domani, se rifaccio la lista, magari la cambio.
Fatela anche voi, è divertente.

 

Update:
ovviamente me ne sono dimenticato uno, ma com’è stato possibile?:
The National a Ferrara e prodi appassionati decidono di fare una cosa bellissima per festeggiare la band, il concerto, noi stessi che ci gasiamo on-line da settimane. Una busta con disegni e testi per accompagnare quattro canzoni. Uno dei testi, onoratissimo, lo scrivo io, arrivo al castello e mi vien data la busta. Leggere il mio ‘nickname’ e poi sentire quella canzone è stata la cosa più da fan che abbia mai fatto. (grazie, Fabio)

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