Pip, Pip, hurrah!

 

purIl nuovo romanzo di Jonathan Franzen, ‘Purity’, è uscito in Italia l’otto marzo. Con il T. e la C. ci siamo detti ‘Lettura collettiva!‘. E così è stato.
Poche regole. Niente spoiler, nessun commento particolare, solo notizie sull’avanzamento nel numero di pagine lette. L’abbiamo iniziato la sera stessa, mettendoci d’accordo. L’abbiamo finito tutti e tre lo stesso giorno, senza metterci d’accordo. Il ventuno marzo, primo giorno di primavera.
La versione cartacea è composta da 637 pagine che diviso 14 giorni di lettura fa 45,5 pagine al giorno.
In questo post provo a riassumere una buona oretta di discussione, fra un bicchiere di vino e cibo raffinato e sguardi preoccupati dei vicini di tavolo perché a volte c’è stata della mezza tensione per le opinioni divergenti. (poi, avviso ai naviganti, non siamo capaci di scrivere recensioni affidabili, quindi…)
Pronti? Via!

‘Nessuna telefonata era completa prima che ciascuna delle due avesse reso infelice l’altra’. 

Cosa c’è nel romanzo.
La lotta fra i sessi. Uomini deboli che cercano madri e donne impaurite che cercano padri. Un femminismo storto con donne che in realtà risultano dipendenti dall’uomo. Un forte senso di colpa collettivo, quasi il motore della vicenda. La ricerca di una purezza impossibile mentre sono i segreti (e il potere che danno a chi li detiene) a governare il mondo e le relazioni. Ci sono gli uccelli che scorrazzano nel cielo, una firma obbligatoria dopo l’ornitologia di ‘Libertà’. Ci sono una cinquantina di pagine di troppo, numero più, numero meno.
Quello che non è piaciuto alle mie compagne di questo improvvisato ‘club della lettura’ è stata, oltre a una certa lunghezza eccessiva, la storia, secondo loro con vari passaggi tirati per i capelli, con motivazioni e cambiamenti comportamentali nei personaggi non abbastanza giustificati. Inoltre non è piaciuto loro il finale, dialoghi inclusi, che hanno trovato ‘banali’.

‘Discutevamo sempre per nulla. Come se moltiplicando un contenuto zero per un discorso infinito potessimo farlo smettere di essere zero’.
(no, questa frase di ‘matematica franzeniana’ non è banale)

A volte penso che Franzen scriva per borghesi annoiati. Scrive sempre storie di famiglie problematiche, storie che complica con descrizioni finissime sui motivi di decisioni, parole e sensi di colpa. Leggendo Franzen corri il rischio di sentirti dannatamente intelligente e allo stesso tempo inadeguato a capire le relazioni. Ti tiene in tirella, sempre, anche se in certi capitoli, si dilunga risultando quasi noioso. Qua, mantiene intatta la sua straordinaria capacità di approfondire le tensioni e le incomprensioni, provando a sbrogliare i grovigli di sentimenti che accompagnano le relazioni e i rapporti umani in generale. Scava a volte troppo, quasi a voler dare una parvenza reale a gente che pensa troppissimo.

‘Era come se le ossa e le vene stessero risalendo verso la superficie, come se la pelle fosse acqua che si ritirava, rivelando sagome sommerse sul fondale di un porto.’

Insomma, senza dilungarsi troppo che dopo vengo criticato pure io, secondo le ladies del club: è un bel libro non un GRA (grande romanzo americano, link).
A me, invece, è piaciuto molto. Mi hanno detto che io sono un fan. Può essere. Personalmente, mi son proprio perso nella lettura, ho trovato il finale giusto, i personaggi azzeccati e il parallelismo (mezzo spoiler!) fra la DDR e l’internet brillantissimo. Però, per esempio questa cosa pare che l’abbia notata solo io. Abbiamo avuto anche divergenze sull’ambizione del romanzo. Secondo me, altissima, secondo le ragazze, nemmeno troppa. Differenze. E’ il bello dei ‘club della lettura’, credo.
Concludendo, sicuramente merita la lettura, se non altro perché è scritto benissimo. E questo motivo, potrebbe valere da solo il tempo.

‘E forse la pazzia era proprio questo: una valvola di emergenza per alleviare la pressione di un’ansia intollerabile. Un pensiero interessante, ma nel momento sbagliato.’

Ps.: la copertina della versione italiana è sbagliata perché propone un’immagine della protagonista del romanzo. Il solo fatto di proporla è sbagliato, perché per forza dopo vedi Pip, la protagonista del romanzo, con quella espressione. Bella, decisamente, non piacente come descritta nelle prime pagine. Molto meglio lo schizzo della versione originale oppure altre copertine (vedi sopra) ma insomma, signori della ‘Einaudi’ non era necessario noleggiare una modella.

Bonus: una bella recensione, qua.

3 thoughts on “Pip, Pip, hurrah!

  1. Ciao carissimo. Questo libro non l’ho ancora letto e dovendo fare necessariamente una drammatica selezione dei titoli per causa di tempo finirà che non lo leggerò, almeno a breve. Perché? Perché già con “Le correzioni” e poi con “Libertà” ancor di più ho avuto la sensazione che Franzen conscio delle sue indubbie elevatissime qualità di scrittore, stia cercando di costruire il G.R.A. (proprio come dici tu) ma cercandolo nei gusti dei lettori e non dentro di lui.
    A proposito di scrittori americani è interessante quanto appare su corriere.it di oggi: http://www.corriere.it/infografiche/infografiche.shtml?pagina=/infografiche/2016/03/FOTOZOOM-albero-america&larg=100%25&alt=1450

    Bacioni

    1. ciao Benny. Bellona l’infografica (ne ho letti un bel po’, un paio magari li recupero…) e per la faccenda del GRA è una cosa che mi interessa poco, una cosa da leggere in un post letterario. Io, mentre leggo mi interessa essere solo essere ‘rapito’ dalla storia e franzen lo fa sempre succedere. sarò suo fan, boh, eppure…

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