Febbraio, playlist

 

Al cinema

 

Perfetti sconosciuti
Una cena, un gioco, cellulari sul tavolo e scoppia il vaso di pandora dove sono custoditi silenzi, paure, bugie, significati di coppie e amicizie. Un film italiano molto bello, ben recitato, ben diretto e dove si fa il tifo. Il mio compare di visione ha detto che durante la visione sembravo una di quelle signore di sessant’anni circa che commentano e appunto fanno il tifo. Però io non avevo un foulard colorato. Taglio corto, che mi verrebbe già voglia di rivederlo e di rifare il tifo, commentando ad alta voce (true story) ‘Eh!’ in qualche momento. Lo trovate ancora nelle sale, basta stare lontani dalle signore che commentano. E Mastrandrea è sempre bravissimo.
(questo mese, uso la percentuale di gradimento dei film come sull’imprescindibile rottentomatoes, per questo il mio personale ‘pomodorometro’ è del 84%)

The Hateful Eight
Ne ho già scritto in questo post. Più ci penso e più è un filmone. Qua, c’è la recensione del film scritta dai capi del cinema dell’internet. E’ bellissima, con frasi da annotarsi, come questa:

Quando esco da un film di Tarantino non penso mai alla politica, alla storia, ai sentimenti: penso al cinema, a quanto è bello il cinema, a quanto siamo fortunati ad averti, cinema.
(cidindontometro: 79%)

The Danish Girl
(dai ragaz, tutti sti titoli in inglese, dai che facciamo uscire i film solo in versione originale, dai, dai da…no eh? ok) 
Tom Hooper fa un film immerso in paesaggi pittorici da olio su pellicola, che dopo il quinto però pensi ‘bello ma anche basta‘, sul primo transgender conosciuto, circa. Materia attuale e scottante e da bravo regista da Oscar a basso voltaggio, lui ci mette zero turbamento, una storia che va avanti a strappi e due attori bravi. Eddie fa troppe faccette (e dategli un ruolo ‘normale’ che son curios…ah, ok, farà il mago nel prequel di Harry Potter), Alicia diventerà una delle migliori (e la ‘certificazione’ a star è arrivata da poco sul palco degli Oscar). Bocciato? No, però un po’ freddo, poco stimolante riguardo alla materia che tratta (ma ci sta). Insomma, un buon film per signore a cui piacciono i musei, le sciarpe e i cappelli – quindi, come detto sopra, direi che rientro nella categoria. Almeno, credo, queste signore, avranno all’uscita del cinema una possibilità in più per fare il tifo per leggi come la Cirinnà. Quindi, promosso, con giudizio. (64%).

Spotlight
Ambientato nella redazione del giornale che scavò per scoprire lo scandalo dei preti pedofili è un tributo a un giornalismo di inchiesta che, mi sembra, non sia affatto sparito, solo che rischia di essere sepolto sotto la fretta della comunicazione istantanea, forzatamente rozza, rapida, priva di approfondimento. Insomma meglio leggere venti righe in più o un articolo in più, piuttosto che fare ‘like’ allo stesso meme che gira infinite volte.
Il film è così classico nella struttura e nella forma che sembra girato ‘secoli’ fa. Anche perché insiste nel mostrarci annuari, archivi fotografici, fotocopiatrici, rotative. A tratti, si ha l’impressione di vedere un mondo sparito. Non è vero, i giornali esistono ancora, ci stanno mettendo – almeno da noi – molto a cambiare pelle forse, ma il film (e semi cito) ricorda che sono importanti la pazienza, la perseveranza, anche gli errori, per brancolare nel buio alla ricerca di verità, contro il potere (in questo caso millenario) tentacolare. Soprattutto se a guidare il team (e il cast, tutti bravoni) c’è un direttore che è un Liev Schreiber che ogni volta che appare emana un carisma quasi malinconico e di grande saggezza. Da vedere, non solo perché ha vinto l’Oscar. (79%)

Anomalisa
Il nome Charlie Kaufman forse non dirà niente ad alcuni ma i suoi film li avete visti (prego, link). Adesso ha realizzato questo film di animazione a passo uno che è, qua avrei voluto scrivere ‘bellissimo’ ‘geniale’ ‘folle’ ‘visionario’ uno di questi aggettivi. E invece è noioso. Un dramma letteralmente da camera su un uomo in crisi alla ricerca di calore, forse amore in una notte in albergo. Tecnica ineccepibile, i dialoghi rifletteranno anche la noia del vivere quotidiano e ci sono anche momenti in cui ho pensato ‘dai che si va‘. E invece, le emozioni restano tremolanti, si fermano sul più bello. Certo, contava anche l’aspettativa probabilmente, oppure andare al cinema il lunedì sera non va bene ché non è serata. (sorry, Charlie: 56%, qua un pezzo sul film)

Room
Bellissimo, senza la minima esitazione. Due ore di piangeroni duri. Un film che nella prima parte è di una intensità straordinaria. Poi cala, perché altrimenti ci sarebbero voluti i defibrillatori fuori dalle sale, ma resta un racconto potentissimo. Non scrivo niente della storia. Voi andate, mi raccomando eh. Con un paio di fazzoletti pronti perché il rischio lacrime che ‘oddiononcivedopiùcosasuccede‘ è molto alto.
Ps.: lei ha vinto l’Oscar, lei è bravissima (ma anche gli altri e ho detto no spoiler)  (89%)

 

 

 

 

 

Sul divano

 

Non me ne intendo di coppie, quindi non saprei dire altro se non bene, a tratti molto bene, la nuova rom-com Netflix sulle relazioni.

 

Cinque canzoni in cuffia

I Cani – Questo nostro grande amore
dicono che è diventato mainstream, non saprei, mi han detto ‘è un disco per trentenni, se lo ascolti sei giovane dentro‘, ringrazio e continuo ad ascoltare (link)
PJ Harvey – The wheel
Sarà uno dei dischi dell’anno, il primo assaggio è una bombz (link)
Beethoven – Sinfonia 7, primo movimento
Vista suonata dal posto palco è una cosa enorme, riascoltata per un sacco di giorni, modalità gasarsi (link)

E, due canzoni quasi a caso da due album molto belli di, come definirlo?, new soul con farcitura hip hop? roba fighina e giusta? fate voi.
Anderson Paak (album anche per balletti come da canzone al link qua)
BJ The Chicago Kid (album anche per limonare come da canzone al link qua)

 

 

Sul comodino

L’uomo di Dubai – Joseph O’Neill
‘L’uomo di Dubai’ scappa da se stesso. Rimugina sul passato, riflette sulle piccole cose che gli accadono da espatriato in un paese nuovo e complicato. Fa liste, si relaziona a fatica coi suoi ricchissimi datori di lavoro, pensa al suo passato e pensa mail che non invia, gestisce la sua solitudine nel lusso accaldato e gestisce mail che riceve. E’ un romanzo con una storia esile, brillantissimo, arguto e con mille pensieri (fra tante parentesi))). Un libro che mi fa temere della mia capacità a distinguere gli oggetti letterari. A volte mi chiedo se un romanzo (ho avuto lo stesso pensiero leggendo ‘Stoner’ per esempio) non sia troppo ‘intelligente’. Può essere? Secondo me sì. Esistono libri per cui non si hanno le basi di comprensione ‘letteraria’ o la capacità di prendere la mano dello scrittore, di seguirlo nei suoi pensieri su carta. O no?
Comunque, il libro ha ricevuto critiche positive ovunque. Ho fatto molta fatica a finirlo, moltissima fatica nella parte centrale. Stringendo: non lo consiglio, ma se volete, diciamo, mettervi alla prova con un romanzo, si può dire?, esistenziale e non proprio scorribilissimo, voilà.

Dalle rovine – Luciano Funetta
Questo libro parla di serpenti, pornografia e solitudine. I serpenti mi terrorizzano, la pornografia mi annoia e la solitudine come per tutti gli essere umani ‘umani‘, c’è. Però questo libro trasmette una atmosfera notevole, un tunnel in cui ci si infila con piacere, con un escamotage narrativo (lo dico? no dai, non lo dico, se siete curiosi vi dico solo che non è narrato né in prima, né in terza persona) che spacca e un momento in cui la sedia dove leggevo si è aperta e sono scivolato in un burrone profondo tutto nero e umido. Purtroppo, il finale mi ha lasciato insoddisfatto e con troppe domande irrisolte. D’altra parte non è un propriamente un thriller, quindi non deve spiegare tutto. Eppure. Insomma altro libro che non saprei se consigliare davvero, ma utile per testare la capacità letteraria. E leggere proposte diverse, che fa palestra mentale, credo.

 

 

3 thoughts on “Febbraio, playlist

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