Super Bowl (ahimè, in differita)

50Sono quattro anni che, mentre guardo il Super Bowl, per tenermi sveglio, per ridere, ne scrivo una cronaca personalissima, priva di ogni professionalità e capacità di analisi tecnica. Quest’anno, per non arrivare tardi al lavoro, non ho guardato il Super Bowl. Sarò diventato un po’ OLD, oppure mancava il classico posto dove guardarlo, mancavano i classici amici con cui condividere cibo matto american style, birre per rischiare lo svenimento alcoolico e russate in sottofondo (ciao, amici del SB) oppure perché la sveglia è tirannissima.
Oggi, tre persone mi hanno chiesto dov’era il post. Sono quei momenti di gioia, in formato lillipuziano, che ogni tanto, uno che ha un piccolo blog, ha. Pochi, ma buoni, per voi a posteriori, anche se non ha molto senso, ma per me sarà divertente, dopo 24hr circa, il post sul Super Bowl (visto in differita, ora che sono le 2045 del giorno dopo, via, play).
Ah, San Francisco. Uno dei miei piccoli sogni, al momento distrutti dalla mancanza di denaro e da altri fattori misteriosi, era andare al Levi’s Stadium, vedere la Bay Area di nuovo dopo tanti anni e vedere quell’enorme megagigabrontoschermo, grande come una curva di uno stadio di calcio italiano di B. Faccio ancora in tempo, certo, ma certi sogni sembrano fatti per dissolversi (come direbbe un romanziere a corto d’ispirazione) come neve al sole.
Quest’anno non c’è la neve e nemmeno tanto freddo nel paesello, quindi sarebbe stata una nottata anche tranquilla, di sicuro a SF c’è un bel sole, tanto entusiasmo, tantissimi selfie dei rich and famous (prego, Instagram, #SB50) che come cavallette, calano sull’evento per mangiarne un pezzetto, rimpinzando il loro carico di like, pollicioni e visibilità.
In campo, da una parte, la formazione delle Pantere della Carolina guidata da Cam Newton, il poster boy della stagione (e un probabile grandissimo in futuro).
Nell’altro angolo, Denver Broncos, guidati dal già, legen…wait for it…dary, 40enne Peyton Manning.
Bookmakers per i Panthers, noi per i Broncos, perché ci piacciono i perdenti in partenza, adoriamo le storie strappalacrime e ci è piaciuto Rocky, quindi Manning, che si prepari ad incassare una gragnuola di colpi per poi magari alzare a sorpresa il trofeo.

SB 50 è tutto in oro per celebrare il traguardo bello tondo della lega e inizia con il kick off dei Panthers. Ah, già. Lady Gaga ha cantato l’inno nazionale in completo rosso e capello biondissimo, via, che si parte. Primo snap per il più vecchio QB a lanciare in un SB. Primo drive, due buoni lanci, due corse, poi fermati dalla difesa Panthers. Calcio, 3-0.
Eccolo qua il divino Cam, capace di mettere a segno 50 TD (50? segnalone?) fra passaggi e corse. Un mostro, di 196cmX120kg. X velocità, apparentemente unstoppable (un suo profilo, courtesy of ‘Ultimo Uomo’). Prima azione per il suo attacco. Un passaggio sbagliato, uno giusto, non basta. Punt.
Dopo che gli arbitri han fischiato un incompleto dubbio (ma l’instant replay fa sempre bene allo sport) Newton al terzo down non vede Von Miller che gli salta addosso, strappandogli la palla che rotola in end zone ricoperta da Jackson. TD Broncos, oppalalà, 10-0.
Carolina, famosa per le sue partenze a razzo, subisce una partenza a razzo. Il primo quarto termina così, dopo che Cam centra bene un ricevitore sul lungo.
Il secondo quarto inizia con Newton che corre e poi c’è un tremendo face mask (roba da staccare la testa al giocatore) a poche yard dalla linea. Saltone di Stewart oltre i difensori che regala i primi punti a Carolina e a noi davanti al game pass, un bel balletto celebrativo. 10-7. Ci si gasa, anche in differita.
Nei replay delle segnature, l’Eyevision360 (una telecamera pazzissima che gira in tondo all’azione) è un bel vedere, anche in differita.
Che poi, fa stranissimo vederlo in differita. Metto in pausa, rispondo a un whatsapp, vado a prendere un soft drink e metto in play. Vabbé. Prossimo anno sto sveglio, costi quel che costi.

Ritorno di 61 yd punt. Record SB, per Denver che segna solo tre punti dopo che il 4&1 viene annullato per una penalità. 13-7. Partita intensa, meglio le difese.
Carolina in possesso, corsa, cannonata di un casco col simbolo del cavallo soffiante sul pallone, fumble. Cam is not amused. Molti errori Panthers. Anche errore di Manning che si fa intercettare dopo (grazie statistici del football, che sganciate numeri come fossero coriandoli a carnevale) 164 passaggi in post season.
Cam ancora in campo, giusto per assaggiare per l’ennesima volta le grinfie dei difensori in maglia bianca, kriptonite in forma di molte braccia grosse e spesso tatuate, che mettono a dura prova Superman (per chi non segue, Superman è il nick name di Newton).
Ancora Cam che fa il gioco più spettacolare finora. In sofferenza nella tasca spara un siluro un po’ alto (Cam lancia spesso alto) che incoccia le manine del ricevitore. Poi però la difesa Broncos ha ancora la meglio e stoppa i rivali. Fine primo tempo 16-7.
La CBS fa un collage delle immagini salienti, mentre la (ma solo io penso sempre sia messicano?) ‘Bay Area legend’ Carlos Santana con chitarra dorata in tono col logo, fa un assolo bello truzzo, giusto antipasto al momento che tutti quelli che gli frega zero del football americano, aspettano. L’Half time show.

Chris Martin ‘look at the stars’ in ginocchio in mondovisione mentre il pubblico corre sotto il palco salutando la mamma. Corre anche Martin, sul paclo arrivano mille violinisti fasulli, i Coldplay hanno una campana tibetana, pure, no vabbè. Molti colori. Entrano bande musicali di college a caso, e ‘Paradise’. Fanno quella nuova e brutta, poi arriva Bruno Mars che fa il pezzo dell’anno scorso, dacci col funk Bruno, vestiti sobri di pelle per lui e i ballerini, bravi. Buone e ultime, arrivano le signore, capitanate dalla regina Beyoncé. Capello da capa tribù di una schiera di ballerine ‘black panthers’, cosce al vento, solita carica, bella coreografia, pezzo nuovo che sembra meno bello. Vince subito, poi va sul palco a fare un po’ di fake dissing con Bruno, parte un sample di ‘hey the funky’ che mi stragasa di instant balletti, poi arriva Chris a portare la pace, un momento di pianoforte, celebrazione con video commemorativo di altri halftime show (è sempre il 50) e il finale dove cantano tutti con la scritta ‘Believe in love‘ composta sugli spalti dal pubblico. Bene, bello, ovviamente.
(lo trovate qua se non l’avete visto)

Si riparte con dell’ovale in volo. Cam pesca Ginn, poi subisce ancora l’assalto dei difensori. Carolina la vedo male quando un calcio da tre punti colpisce il palo. Segnalone? Denver, non sbaglia, calcia da tre e consolida il vantaggio, 16-7.
Ancora Superman che tira un missile e va bene, poi un altro e va meno bene, intercetto Broncos, poi quasi fumble ma no, intercetto. Male per l’MVP stagionale. Mancano cinque minuti alla fine del terzo quarto che termina senza segnature.
Mi accorgo solo ora che il logo dorato 50, è anche stampigliato sulle cuffie dei coach. Ah, l’NFL.

Ultimo quarto, finora un TD offensivo, uno difensivo. Ho un po’ sonno, sembrano le tre di notte, fuso orario personalissimo. Una partita con poca esalatazione ma tanta intensità, come giusto sia, con le difese dominanti. A proposito, me n’ero già accorto, ma anche per Manning non è esattamente una seratina proprio comoda, quando sente un braccione addosso, perde la palla, recuperata da Carolina che poi con un calcio si porta a meno sei. 16-10.
Tutto ancora possibile, ma un replay mostra chiaramente come la linea difensiva di Denver sia sempre devastante e iper aggressiva, coi difensori di Newton che fanno molta fatica a tenerli lontani.
E poi. Von Miller parte ancora all’assalto, stoppa il lancio di Newton che perde palla, lo stesso non si tuffa per cercare di recuperarla ma fa una specie di passo indietro. Strano, ma palla a Denver. Nel replay si vede bene, uno bravo ci scriverebbe un paio di paginate su questo momento di Newton. Lo faranno, se lo leggete, passatemelo. Nell’azione successiva, Denver sigilla il SB. Prima con una corsetta spintonata da poche yard di Anderson, poi con conversione da due punti per arrivare alla soglia della sicurezza del +14. Manning per il ricevitore ed è fatta per i Broncos. 24-10.
Newton prende ancora un sack, fanno sette in totale, moltissimi.

Il premio MVP va a Von Miller, con giustizia, perché le difese vincono i campionati.
I QB hanno i titoli, anche di coda e quindi: Cam Newton, lo sconfitto, dopo una stagione stupenda di record e prodezze, in conferenza stampa dimostra di non essere pronto per la gloria, comportandosi non benissimo. Si farà (credo).
Peyton Manning che alza il trofeo è commovente e perfetto come una carriera incredibile, lascia, ce ne fosse bisogno, un altro mark nella storia di questo sport. Bene così, peccato non averla giocata in scommessa. Domattina la sveglia sarà ancora tiranissima, è mezzanotte, la differita è andata bene, ciao voi tre, perdonate gli errori, nel caso.
E il prossimo anno sto sveglio, promesso.

(gli altri SB, visti dal blog)

 

One thought on “Super Bowl (ahimè, in differita)

  1. Intanto grazie perché il tuo post post Superbowl è diventato ormai un evento storico che non può mancare. Su Cam Newton ti ho già detto la mia e cioè che sarà ricordato solo per i suoi balletti ma non vincerà mai un titolo. non mi é piaciuto neanche il suo comportamento poco rispettoso di andare a salutare Manning con il casco ( la gente va salutata e guardata negli occhi e quindi si é dimostrato un perdente anche li).

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