gennaio, playlist (seconda parte)

 

At the movies

 

dcfsRevenant

Ok, Di Caprio avrà il suo Oscar perché l’Academy premia gli attori che prostrano il loro fisico alla recitazione, per ottenere il premio massimo. Non importa. ‘Revenant’ non è un film indimenticabile. Lo potrebbe essere non fosse concentrato tutto sulla tecnica (incredibile regia a mano, suggestive e spettacolari inquadrature, fotografia che è una roba da restare a bocca aperta). Però, il film dura troppo e perde di presa sullo spettatore nella ripetitività dello schema del ‘sopravvivere contro orsi, betulle, indiani, freddo, gelo, carne cruda’. Dopo un po’ scatta una mezza noia. Poi, oh, bello è bello eh, peccato non rimanga tanto altro oltre a un senso di freddo. Inarritu oltre a piazzare la macchina da presa dove vuole, ci tiene tantissimo a mostrare che è un ‘artista’ mollando un po’ a caso scene di visioni mistiche, vaghi accenni storiografici e l’ultima inquadratura che non spoilero perché se no vien lunga.
Tre stelle e mezza, via che alla fine si gode anche di estetica, combattimenti con la camera in faccia agli attori, bomber Tom Hardy e tomahawk in faccia.
(qua, un pezzo in inglese che giudica il film ‘pain porn’ con una riflessione sulla violenza mostrata nei film che è criticabile o discutibile ma interessante)

Steve Jobs
Flop al botteghino in patria, probabilmente non verrà considerato agli Oscar perché è più giusto premiare il film che viene dal freddo di cui sopra, ma questo film è bellissimo. E lo so con certezza ora che mi trovo a scriverne. Ricordo benissimo i passaggi, la forza del walk and talk di Sorkin (che, pare aver ‘inventato’ lo sganciare argutissimi scambi di parole mentre i suoi personaggi camminano a caso e questo fin da ‘The West Wing’), la regia silenziosa ma sicura di Boyle,  le eccellenti interpretazioni di Fassbender che regala un Jobs perfetto nelle sue profonde imperfezioni e degli altri comprimari con cui si confronta prima di tre keynote, quei momenti in cui Jobs presentava le sue ‘creature’. Tutto questo senza scomodare la frase da smemoranda per quarantenni col trip della mela che ci ammorba ancora e l’agiografia, ma anzi regalando un personaggio che, indubbiamente, ha fatto un pezzetto di storia moderna, che ti sta antipatico e però più simpatico. Può anche essere un film inutile, di sicuro è cinema potente, ben scritto e ben recitato. E avrebbe meritato se non più pubblico, almeno più considerazione mediatica.
Ps.: all’uscita del cinema, l’ho sconsigliato (tanto per farmi i fatti miei) a una coppia di settantenni che scrutava i cartelloni dei film in programmazione. Lei: ‘Questo è quello di quel tizio, l’informatico‘. Lui: ‘Decidi tu‘. Io, non richiesto, dopo avere incrociato lo sguardo della signora: ‘E’ un film molto parlato…‘. La signora fa un tiro di sigaretta col bocchino, mi guarda con vago disprezzo, non mi dice niente e fa al marito ‘Andiamo a vedere ‘La corrispondenza’, và‘.

Creed
Di questo si parla perché Stallone vincerà l’Oscar per migliore attore non protagonista. Premio che non gli darei, perché insomma, che gli frega a Stallone? Però il giorno dopo ci saranno cento .gif e venti video che ci faranno ridere e pure un po’ applaudire. Il film è quello che ti aspetti. Se ti chiedono ‘mi racconti la storia senza averlo visto‘, non la sbagli, la storia. E’ un reboot con tante piccole belle cose di rimandi al primo ‘Rocky’ e anche di bravi attori e scene in palestra che son sempre meglio, senza il gasarsi basico, degli incontri per il titolo. La domanda giusta sarebbe: me lo ricordo ‘Creed’ fra un paio di mesi? La risposta è, credo di sì, per almeno due scene. Può bastare. Tre stelle (quella sul petto, Sly ce l’ha da un pezzo, agli occhi di noi ragazzini che ogni scalinata che vedevamo la correvamo sognando una cintura da champ, senza però lividi in faccia)

Joy
Le cose buone, prima. Jennifer che ha sempre cuoricioni e occhioni e ci prova, fin troppo. La storia della tizia che ha inventato il MOCIO come lo conosciamo non è che sia la storia più interessante di sempre, però lo potrebbe essere, che una volta mi dissero che non importa la storia, quanto come la racconti. La musica, tantissima, bellona.
Le cose che non vanno. La musica, tantissima, bellona e che tappa i buchi di interesse, entusiasmo e script molle per una storia che potrebbe ma non funziona. Non me ne intendo di sceneggiatura ma mi è sembrata proprio raccontata male, priva di alcuna presa sullo spettatore. I mille primi piani che forse dovrebbero dare la famosa ‘intensità’ invece, no. La recitazione eccessiva di Isabella Rossellini (per cortesia, non scritturatela mai più, grazie, ma basta) o la recitazione ‘ho il mutuo’ di De Niro (che avrà tanti mutui da pagare e continua a fare un sacco di filmacci, ma poi, oh Bob, si scherza, dai, sei sempre nei cuori di tutti) e altre scelte narrative che lasciamo perdere. Peccato, perché il team di Davidone O.Russel ci è sempre stato simpatico. Occasione perdutissima.

 

 

Cinque canzoni in cuffia

 

David Bowie – Lazarus
La mattina dell’undici gennaio avevo appena cliccato play sul disco di Bowie. Era un lunedì. Poco dopo leggo una riga di notizia. Uno degli artisti più importanti e influenti del secolo era morto. Lo sapeva e ha lasciato questo disco come lascito. Un disco bellissimo che regala pattern jazz a canzoni pop rock, un testamento, eccetera, che ne avete letti di pezzi sul Duca bianco di gente molto più preparata di me. Non son mai stato suo fan ma enorme rispetto. E chissà che, come ha influenzato decadi di musica, adesso non possa influenzare future produzioni chiamando gente jazz a suonare cose pop rock. (video)

NZCA LINES – Two Hearts
Roba di fine 2015 approdata nel mio piccolissimo dancefloor a inizio mese. Electro pop e you should be dancing e prima o poi qualcuno mi porterà a ballare. (video)

Lewis Del Mar – Malt Liquor
Reminescenze degli Alt-J, coretti, bella robina, consigliata dai boss di ‘Going Solo‘. (video)

Tiggs Da Author – Run
Questo pezzo ve lo trovate in tutte le spiagge fra qualche mese. Credo. E comunque sto tizio prima o poi farà uscire l’album pieno di croccantezza soul e passettini di balletti. (video)

Iggy Pop – Break Into Your Heart
Una rock legend, come si dice, un chitarrista che si avvicina allo stesso status, un batterista che è mio idolo personale perché picchia(va) come un fabbro con le scimmie. Una volta si chiamavano super gruppi. Insomma, non ci si sbaglia. (video)

 

 

Sul comodino

Don Winslow – Il cartello
Il segreto per affrontare un libro di ottocentosettantasei pagine è attaccarlo duramente. Mettersi lì un pomeriggio o una sera e spararsi la cento pagine subito per entrare nel meccanismo e nella sintonia coi personaggi, col linguaggio, con la storia. Farsi venire l’appetito per le restanti pagine che poi seguiranno. Se poi l’autore è abilissimo nel rinserrare le fila della storia, in un libro dove i personaggi non mancano di certo, allora vai tranquillo. Poi, come si diceva da qualche parte, i libri lunghi presentano altra caratteristica. Diventano amici del lettore e quando arrivi alla fine sai già che ti mancheranno. E sì, mancano Keller e Barrera, agente Dea e boss dei narcos. Manca la lunga (e vera, molti fatti del libro sono accaduti e se ti fermi a pensarci vien voglia di abbandonare il mondo e la sua crudeltà, per quanto ti sia sconosciuta, nei suoi aspetti più folli e violenti, come sistemare membra umane ai piedi di una statua) storia della lotta alla droga che diventa qualcosa di più si semplice ‘operazione di polizia’.
Bellissimo, da leggere tutto d’un fiato, con osservazioni intelligenti e mai pedanti su potere, politica, media strategy applicate alla violenza, roba da scriverne paginate. Cinque stelle secche e spietate come un killer di una plaza. Per chi ha amato ‘Narcos’, per uomini che non leggono molto, per chi si vuole avventurare nel gorgo di una narrazione precisa e strabiliante. Plomo o plata, come sempre.

(la sezione ‘Sul divano’ era nella prima parte di gennaio)

2 thoughts on “gennaio, playlist (seconda parte)

    1. no, che GLI frega a Stallone dell’oscar. (poi, sì, certo, gli frega)😀
      (Sly sempre nel cuore, certo…anzi, già che ci sono, vederlo affrontare la —— SPOILER —–
      scalinata di Philly con passo malfermo, mi ha ferito molto…

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