gennaio, playlist (prima parte)

 

(prima playlist 2016, in due parti, che gennaio è lungo, si sta molto sul divano e si va al cinema appena si può, fra feste e freddo)

 

At the movies

Carol
La storia della relazione fra la borghesissima, occhi glaciali, cappotti bellissimi, Carol e la giovane spiantata, occhioni di ingenuità e passione giovanile, Theresa, è un film tecnicamente perfetto, elegante, fotografato e recitato benissimo (ciao Cate Blanchett, quaggiù ti si ama e dovresti essere guida per molte quarantenni che si ostinano a vestirsi da ventenni, ma non c’entra) che dagli anni cinquanta in cui è ambientato porta una delicata storia d’amore. Eppure, ogni volta che ci penso, mi manca un pezzo. Troppo perfetto, nonostante il tasso ‘romance’ giusto, per farne davvero un film indimenticabile. Peccato. Tre stelle e mezza.

Assolo
Pieno di metaforoni e di buone intenzioni, l’opera di Laura Morante non riesce a centrare il bersaglio pieno per colpa di quei difetti (recitazione sopra le righe, spiegoni a nastro, scorciatoie facili) che caratterizzano spesso il cinema italiano e per una certa mancanza di coraggio. E’ una lieve commedia su una cinquantenne in crisi, fra famiglie allargate, piscanalisi, la patente come simbolo di libertà, il tango come ultima spiaggia per incontrare ‘lui’. Poteva essere qualcosa di più, manca di incisività e probabilmente non la cerca nemmeno, anche se è lì a un passo. Nella fila sotto di me, un gruppo di signò si è molto divertito, quindi bene. Due stelline e mezzo, la prossima volta Laura, la regia lasciala a qualcun’altro eh.

bsLa grande scommessa
Il disastro dei mutui subprime del 2008 raccontato con brillantezza, usando abili scorciatoie negli spiegoni necessari a orientare lo spettatore nei ‘tecnicismi’ dei marpioni di Wall Street e per raccontare che esistono tipi avidi stupidi e tipi avidi intelligenti e quasi umani. Un film che ti fa pensare di essere diventato più intelligente di quando eri entrato in sala. Ruffianeria? Nel mazzo di attori tutti bravi, spicca Steve Carell, ottimo. Da vedere, quattro stelle e mezzo, poi tirare qualche insulto al ‘sistema’ o alla stupidità. Sarebbe quasi da proiettare nelle scuole, sezione educazione civica. (Ps.: secondo me, il paragone con ‘Wolf of Wall Street’ è piuttosto sbagliato, stesso campo di gioco, ma tutto diverso. Poi, non son mica un critico)

Il ponte delle spie
Spielberg e Hanks confezionano un film rassicurante, classicissimo, quasi un omaggio a un cinema di un’altra era. Tutto bene, Tom benone, manca un po’ (tanto?) di coinvolgimento, c’è un grosso pilota automatico lungo le due ore ma hey, classicone, tutto bene, tutto preciso, ricostruzioni d’epoca, buoni, cattivi e finti cattivi. Già visto, ma ok, anche perché era il film delle feste per i signò, quindi, tre stelle.

 

 

Sul divano

 

Stellan Skarsgård, senti che nome nobile e possente. L’avete visto fare lo scienziato chez Marvel ma ha fatto altre cento cose, anche l’amichetto di Lars Von Trier. Qua tiene un clinic di recitazione nella parte di un detective inglese che vede la gente morta. Letteralmente. No, non è Bruce Willis, azione ce n’è poca. C’è ambientazione, che è molto meglio, perfetta (anche se mi sembra sempre che il british crime odori di pioggia, disagio, relazioni sociali al minimo e compagnia bella, come se l’Inghilterra non fosse mai uscita da una cupa epoca vittoriana, e non credo lo sia, ma scrivo cose a caso).
River è bellissimo. Una storia che ti si appiccica addosso con un filo di giusto disagio. E’ su Netflix, solo con subs inglesi, per ora, ma fate lo sforzo. Or, ‘Pretend…

Sherlock
La serie dedicata all’investigatore di Baker Street diventa un film per riannodare il discorso. Si prende il tempo di giocare, autocitandosi alla grande, e di scorrazzare nel diciannovesimo secolo alla caccia di un’omicida particolare. Molto bello, con la puntuale classe dei due creatori della serie, la voce e gli occhi di Cumberbatch e tutto il contorno di ottime caratterizzazioni.
Prossimo appuntamento, gennaio 2017. Certezza & Can’t wait.
Ps.: è passato anche al cinema. Nulla contro gli ‘eventi speciali‘ ma, insomma, come si fa a doppiare The Batch? Eresia. E, se non avete visto le precedenti puntate, bé un ‘previously on‘ non basta.

Making of a murderer
Proprio nei giorni delle feste sono apparse su parecchi siti che fanno ‘la tendenza dell’internet‘ molte recensioni che esaltano questa serie. Che è un documentario su una storia vera di pessima giustizia. Un tipo viene incastrato dalla polizia per omicidio e si fa parecchi anni di carcere. Quando esce, dopo che han scoperto che no, non era stato lui, le sue vicissitudini giudiziarie non sono affatto terminate. Molto interessante, storia incredibile e tutto. Però io coi documentari devo avere un problema, troppo realismo, interviste, verità, che è bella ma insomma, in una serie tv, è come se avessi bisogno di fiction. Confesso che l’ho abbandonata. Dopo quattro episodi e mezzo. Magari la riprendo eh, anzi, ne scrivo apposta. Comunque, pare che il mood documentario dominerà il 2016 per i fans delle tv series, quindi, preparatevi, se interessati.

Fargo
Se ne hai viste un buon numero, dopo anni che guardi le serie, secondo me ti costruisci un palato piuttosto fino. A meno che tu non sia solo fan di guilty pleasures e seriacce che passano sulla Rai. Uno dei pochi appuntamenti degli ultimi anni che mandano quel palato in sollucchero è questa serie. Ticchettio di macchina da scrivere che annuncia ‘storia vera‘, nevischioso Minnesota, 1979, Kirsten Dunst favolosa moglie nella coppia più cretina vista negli ultimi anni su schermo e tanti altri personaggi strani, pazzi, pericolosi, che si muovono in ambientazioni perfette. Insomma una bellezza vista proprio nei giorni un cui anche la pianura padana assomiglia al Minnesota. La storia? Non importa, ma qualche cadavere, poliziotti integerrimi, criminali psicopatici e sciocchi. Cinque stelline, signori.
(qua, c’è una ottima recensione seria)

 

 

 


Sul comodino

Le prime quindici vite di Harry August – Claire North
Probabilmente ci sono libri che esigono una lettura rapida. Non tanto perché pieni di personaggi, informazioni, particolari, quanto per il ritmo che imprimono alla storia, un ritmo da assecondare, come battere il piede a tempo. Questo libro probabilmente è uno di quelli. Purtroppo, a dicembre, quando lo iniziai, non ho avuto il tempo e le prime pagine mi son sembrate troppo filosofeggianti per il momento dicembrino, ricco di impegni. Inoltre, le storie in bilico sulla ‘linea temporale’ mi fanno sempre venire mille domande, logiche e pratiche, da ‘Ritorno al futuro’ in poi. Questo libro parla di un uomo che muore e poi torna a vivere, ripartendo sempre dal punto di partenza, come in un gioco di società o un videogame dove muori e riparti dall’inizio, con lo stesso scenario del primo muro, del primo lancio di dadi. Harry trova lungo le sue quindici vite uno scopo superiore e un nemico ‘particolare’. Alla fine mi son letto le ultime ottanta pagine di filato e mi è piaciuto molto. C’è brillantezza narrativa ed emotività ma non l’ho apprezzato fino in fondo, per quella mancanza di ritmo all’inizio che, colpevolmente, ho avuto. La media fa tre stelle, ma probabilmente, son di più.

 

One thought on “gennaio, playlist (prima parte)

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