Luglio, playlist

 

 

 

 

At the movies
(nella desertificazione cinematografara estiva) 

 

Terminator Genesys 
Ripompare il gasamento in un franchise è un’operazione delicata. Il risultato è un paciugare con le linee narrative e temporali, inserire a forza gag che ‘mh’, anche no, perdere completamente la forza visiva e narrativa della storia e lasciarci con qualche scena discreta, due strizzate d’occhio al passato, mille spiegoni e schemi abusati e poco convincenti. Quest’uomo entra dritto nell’olimpo degli attori inespressivi, Emily Clarke è un’altra roba senza dragoni sulle spalle, Arnold che incarna lo stereotipo del ‘padre assente’ è abbastanza fail e insomma. E’ un no, o un film che dopo dieci minuti non ricordi.
Il futuro non è ancora scritto‘, l’ultima frase del film, suona come una minaccia. Dovrebbero farne altri due. Dai, basta. Magari una recensione giusta la dovrebbe scrivere un ventenne che era un progetto nella testa dei genitori nel’84, mentre io uscivo dal cinema con gli occhi sbarrati e il terrore di Skynet dietro l’angolo perché sono impressionabile.

(poi, qua c’è un articolo esaustivo sulla questione commerciale e intellettuale della fabbrica dei reboot-sequel & Co. hollywoodiana. cose note, ma fa bene ripeterle)

 

 

Sul divano

(tredici puntate da venti minuti che sono uno spasso, brillante e cinico. Freakin’ Phil. Ops, la seconda stagione è in arrivo)

 

 

 

 

Cinque canzoni in cuffia

 

 

Foals – Mountain at my gates
come ha scritto il sempre preciso ‘attimo’, ‘Quattro minuti e tre secondi di estate, spiegati bene’

Kurt Vile – Pretty Pimpin’
la mia canzone perfetta del mese. Perfetta eh. Non ci provo nemmeno a scriverne altrimenti viene fuori un papiro. Heavy rotation baby.

Tiggs Da Author – Georgia
Quei good fellas di ‘Going Solo’ mi han spifferato sto nome. Questo è un pezzone. Se il dj dei vostri bagni o chiringuito la mette su durante l’aperitivo in spiaggia o dopo o non lo so, andate da lui e limonatelo.

Ought – Beautiful Blue Sky
Nuovo brano per questi ragazzotti che da queste parti piacciono molto. Potrebbero essere i Pavement per i ventenni di oggi, potrebbero eh, magari scrivo una boiata. Detto ciò, altro gran pezzo, dinoccolato e un po’ storto come da loro usanza. Non averli visti all’Hana-Bi un mesetto fa è già un rimpianto.

Beck – Dreams
Dopo la gioventù qui sopra segnalata, una sicurezza stagionata come Mister Beck con un pezzo allegrotto e estivotto, ottimo da selezionare prima di uscire alla sera.

 

 

Sul comodino

 

Da qualche parte ho letto che le donne scrivono di sentimenti meglio degli uomini. Il dibattito è aperto, sarei per il sì, ma nel dubbio, ho letto due libri scritti da donne.

Mary Miller – Last Days of California
E’ un piuttosto classico road book con al centro due sorelle e una famiglia che va verso la, letteralmente, fine del mondo, così come prevista da uno di quei guru del talebanesimo (si dice, ‘talebanesimo’? facciamo di sì) cristiano a stelle e strisce. La religione, fortunatamente, c’entra poco, i meccanismi fra le sorelle invece sono cuore pulsante della vicenda che ha un bel ritmo e fa appassionare con delicatezza e precisione narrativa. Un post scritto bene per invogliarvi alla lettura è qua.

Guia Soncini – Qualunque cosa significhi amore
Lascio perdere il ‘chi è’ dell’autrice che Google è qua di fianco e non è bello schierarsi a prescindere, quasi mai. Distoglierebbe l’attenzione da un romanzo ben scritto, fin troppo pieno di arguzia ma che chiudendolo mi ha fatto scattare l’applauso grazie al bel finale e a personaggi antipatici che abitano un mondo a me lontano (Tv, salotti milanesi, intellettualoidi alla deriva) ma resi molto bene e ai quali ci si affeziona. Una sorpresa positiva.

 

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