hey hey, Finale Scudetto (Gara Uno)

FullSizeRenderIl bello di tifare le squadre della provincia è che le gioie, intese come risultati sportivi, sono ben inferiori alle delusioni. Ci si fa l’abitudine, ovviamente. Le speranze si mantengono, ci si aggrappa, a volte sono pure elevate. Gente matta l’aveva detto a inizio stagione  ‘Andiamo in finale con Milano quest’anno’ ma non è che ci credesse fino in fondo, forse.
E invece. Milano non c’è, c’è Sassari. E c’è sempre una sorta di disillusione preventiva, per storia e abitudine. Nel reggiano poi, saranno le origini contadine, sarà una certa umiltà di fondo, sarà che vincono i famigerati ‘altri‘, questo sentimento è accentuato.
E invece, bis, a Reggio Emilia, sta succedendo.
La squadra di basket è in finale scudetto. Grazie a una società snella e organizzata, scelte oculate, una crescita progressiva, un allenatore giovane e abile, un gruppo di giocatori ben amalgamato e paradossalmente rafforzato da avere fatto i conti per quasi tutta la stagione con un bel malloppo di muscoli e giunture rotte o ammaccate, un pubblico che segue con affetto, esaurendo il palazzetto in abbonamento.
Come da tanto accade, ieri sera ero al mio solito posto. I playoff giocano ogni due giorni, non c’è manco il tempo di scrivere un post, però, per fissare in qualche modo questo momento che durerà ‘dipende da come va la serie’, che quattro o sette partite son comunque tante, ma circa una decina di giorni, via, ecco un elenco delle cose che ho visto ieri sera. Chissà che un giorno, rileggendole, non scatti l’interruttore dei bei ricordi.
(non garantisco il proseguimento dei post, ma insomma, ci provo)

Gara Uno.
Le magliette bianche per il pubblico, ben ripiegate sopra i nostri posti, la scrittina ‘Finale scudetto 2015’ in alto a destra.
La mia non c’è’ dice una signora, allarmata. Rimedieremo nel finale.
Di fianco a me, forse l’unico posto vuoto del palazzetto, per il resto pieno come un uovo, come si dice.
Se ci pensi bene, questo momento è memorabile. Perché è la prima volta, perché chissà quando ricapita’. (appunto, si diceva del senso di predestinazione al contrario?)
Il tizio davanti a noi che oltre ad avere una voce poderosa con cui per tutta la stagione ha incitato e pure offeso a turno tutti i giocatori (tranne uno) ieri sera si era dipinto la maglietta di Kaukenas sulla pelle. True story. Scritte dello sponsor incluse.
Ci facciamo un selfie per celebrare il momento.
Non fa nemmeno così tanto caldo. Dopo il quarto tiro, invece, fa già caldissimo in piccionaia.
Loro non ne mettono una, noi siamo concentrati, in difesa rocciosi, davanti troviamo bei canestri.
E’ quasi un peccato che ci sia il gemellaggio e una forte simpatia fra le due squadre. Niente insulti creativi, niente sfottò.
Cervi entra e spazzola tutte le plance. Si va in vantaggio importante che viene mantenuto e incrementato nel delirio, nel saliscendi di corpi dai posti numerati agli applausi in piedi.
Primo tempo perfetto per noi, Sassari in crisi, senza il loro pivottone, fuori per squalifica e con pessime percentuali dall’arco.
Nell’intervallo, metà palazzetto è fuori, chi a fumare, chi a prendere aria. Chiacchiere tecniche e cabalistiche si miscelano sulle scale di alluminio che il palazzetto, si sa, è vecchio.
Si riparte con fiducia collettiva sul più venti circa.
Menetti incita il pubblico. Menetti parla spesso del pubblico, questo doppio filo che lega un allenatore alle gradinate, ci vorrebbe più tempo e uno più bravo per scriverne un post epico.
Kaukenas vola per terra con la abituale classe lituana per il drama, si tiene il ginocchio e tutto il palazzetto trattiene il fiato. Avete mai sentito tremila e quattrocento persone che si silenziano, i decibel che crollano come se qualcuno stesse togliendo l’audio all’impianto? E’ un momento di sospensione bellissimo. Poi si alza, tutto bene.
La palla ‘blisga’, scivola dalle mani di qualche giocatore, forse l’umidità, il vapore di caldazza e tensione che aleggia sull’arena (arena? Non esageriamo, dai)
Il ‘Mago’ Lavrinovic (eccolo, l’unico giocatore che non è stato mai insultato in tutta la stagione dal nostro ‘urlatore’. Motivo? Superiorità lituana, ovvio) cerca spazio sulla linea di fondo. Sportella l’avversario una, due volte, prende fallo, vola per terra con un rumore che forse sentiamo anche noi che siamo dall’altra parte. Tutto in una maniera simultaneamente scordinata e bellissima.
Chikoko che si perde bellamente l’uomo nel delicato e a tratti assatanato meccanismo difensivo di Reggio, lo ritrova sotto canestro che tira e gli pianta la manona sul pallone. La piccionaia esplode.
Il ‘Mago’ scaccia momenti di nervosismo di squadra, con un elegante tre punti che ha il sapore della scritta ‘the end’ sul match.
Della Valle, alley oop per Polonara. La gioventù biancorossa, un boato che sposta il palazzetto verso il sogno di un altro millimetro.
Cinciarini, criticato nella nostra chat cestistica, che fa il ragioniere. Sassari che non è in serata, Mister Sacchetti è fermo, già sta pensando ad aggiustamenti vari per gara due, con indosso una maglietta blu che nasconde il sudore copioso, ma in realtà non lo nasconde, oppure son troppo lontano io.
Siam reggiani, sempre in attesa di un acquazzone che rovina il raccolto, di uno strappo avversario che ci riporti a piangerci addosso. Non succede. Gara uno è in cassaforte.
E’ la prima ‘W’, non prima che tutti i distinti si trasformino in una curva enorme. ‘Totalmente dipendente’ canto di battaglia e di, massì, amore, importato dal calcio e reso ai massimi volumi. La gioia, condensata in un coretto in rima.
Fischio finale. Gesti assurdi di esultanza in giro.
Mussini con le stampelle che va pure lui a salutare gli avversari.
Uno dei nostri curvaioli preferiti, oplà, è già in campo, le manone che applaudono sprigionano lampi di felicità.
Usciamo.
Troviamo un bar, con tavolini fuori. Beviamo una birra, mentre tante maglie bianche con scritto ‘Finale scudetto’ ci sfiorano, ci superano, come falene contente nella notte appena iniziata di questo rush finale, verso, mi ripeto banalmente, un sogno chiamato scudetto.
A domani sera, di già.

 

(per completisti: una volta, c’erano le cronache dalla piccionaia…)
(la foto è ‘rubata’ dall’account Instagram della Lega Basket) 

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