Fotografie

 
• Una sottile coperta di raso sopra a mani giunte, ferme nell’eterno riposo, un rosario le circonda, manette per l’eternità. Un dipinto dietro, dozzinale, troppo grande. I bestemmiatori vanno in paradiso? Forse quelli che inventavano bestemmie creative, forse sì, per l’impegno.

• Nel buio di un vialetto punteggiato da luci rasoterra, la signora cammina piano. Le fa male una gamba, ma nasconde il lieve zoppicare con la lentezza e il portamento che la contraddistinguono. Sale le scale con eleganza, non muove un muscolo del viso nonostante il leggero dolore che ogni gradino le regala. Si stringe le spalle nel cappotto per il freddo e un pizzico di solitudine, l’aveva sentita anche dentro al taxi. Stringe anche i manici della borsa, dentro una bottiglia di vino e un fiore rosso che scaldano. Suona il campanello. Suona bene.

• Panchine ai lati del parco. Due ragazzi, rinchiusi nelle cuffie, musica in testa, dita veloci che armeggiano sullo schermo enorme. Cercano conforto e distrazione. Commentano brillanti su chat di amici. Nell’altra finestra distruggono foto, cestino cestino cestino. Ne lasciano qualcuna nella cartella, magari domani mancherà.

• Aveva preso carta e una penna nera. Aveva scritto la bozza di una mail ma voleva essere sicura di rivedere i graffi di rabbia sulle cancellature, i buchi di delusione sulle ‘i’, la pressione con cui aveva scritto certe parole. Ricopiare alla tastiera la rese triste.

• L’attesa, la colonna, le parole spezzate di una telefonata con la linea disturbata, i chilometri mangiati con ansia. Si fermò in uno di quei bar nascosti dietro ai distributori di benzina self service. Dentro, una barista coi baffi lo squadrò. I vecchi riuniti intorno al videopoker anziché intorno a carte vere diedero una spinta alla sua tristezza. Prese un caffé, uscì, accese una sigaretta. Quei posti costruiti immaginando un futuro migliore, di traffico e affari sull’asfalto e finiti per essere un set da film apocalittico, le case lontane che sembrano vuote, abbandonate. Pensò al futuro, non gli venne in mente nulla, in quel nulla, in mezzo al nulla.

• Una ragazza enorme. Un mulatto con  un ‘buongiorno’ squillante. Un senegalese che firma con un geroglifico. Un operaio esperto. Un ragazzino brufoloso agitato. Gente che entra negli uffici con fogli fotocopiati. Dati, esperienze, studi, hobby. E una speranza ormai bruciata da troppi ingressi in uffici.

• Nel martellamento quotidiano e incessante di instantanee ad uso e consumo social, c’era una foto, una foto sola, che non doveva vedere. Le rimase impressa subito, marchiandola. Provò a rimuoverla dalla retina, chiuse gli occhi per cancellare, riportare indietro di qualche secondo il giorno. Ctrlaltcanc. Niente. Rimase lì, quell’unica foto, incisa, a raschiarle budella, a scarnificare il suo battito.

• Sangue dello stesso sangue che non si incontra mai. Fluisce in arterie separate da anni di occasioni mancate, prende percorsi separati, nelle vene percorsi ormai obbligati che bloccano la circolazione teoricamente corretta. Sangue che inietta occhi, che guardano muri. Muri che non sanno, che non rispondono.

(fotografie, post sprecati, di un marzo in bilico fra un vento freddo e un sole che prova a scaldare) 

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