Gennaio, Playlists

At the movies:

Lo Hobbit, la battaglia delle cinque armate
yawn, finalmente finisce il tentativo sbagliato, che Jackson non ha studiato la storia, di ripetere la trilogia degli anelli. Lunghissimo, con sta battaglia che non finisce più, dialoghi per seienni e Yawn.
(evitabile, se non sei un fan di DRAGHICHEVOLANO!)

The Imitiation Game
solido, storico, scorrevole, con qualche lagrima, combattendo le battaglie giuste. E due ore per i Tumblr dei fan club di Benedict Cumberbatch, come sempre elegante, intenso e adorabile (sì, sono iscritto al fan club)

American Sniper
Clint confeziona l’agiografia di un eroe moderno americano. Funziona bene sul campo di battaglia, meno bene sul suolo, ehm, patrio, dove il film prende troppe scorciatoie e annacqua la parte interessante. Avrei voluto un finale più strutturato, Bradley Cooper bravissimo.

Big Hero 6
Non memorabile, colpa di una storia troppo semplice e di personaggi molto caricaturali, ma tante belle cosine che lo rendono assai godibile. Prima del film, ‘Winston‘ il corto più puccioso di tutti i tempi.

The Theory of Everything
Detta anche la teoria del piangerone. La cosa dei buchi neri e del tempo io continuo a non afferrarla, mentre il film riesce nello scopo. Raccontare con bella confezione e attori da nominare agli Oscar, una storia che spinge a bestia sui sentimentoni, vincendo, perché, lo ammetto, ho avuto i ‘lusgoni’ dall’inizio alla fine.
(e comunque dopo mi sono andato a leggere varie cosette su Hawking, un bel tipo, ah!, che ha scritto del film: ‘It is perhaps the closest experience I will come to time travel‘)

John Wick
A John gli fregano la macchina, gli ammazzano il cane e lui si arrabbia. Un solido, cupo ma divertente film sul ‘payback’ che crea un universo a misura di hitman notevole (l’accogliente hotel, per dire). Keanu fa il, poco, suo, intorno fanno meglio uno stuolo di ottimi comprimari, molti visti in serialità. Spari in faccia, bene.

Sul divano:

Maps to the Stars: abbandonato dopo quarantacinque minuti di noia, overacting e chissenefrega. Io e Cronenberg non ci capiamo. Eh oh.

Lego Movie: recuperato dopo mesi di attesa. Super, a tratti geniale. Divertente con bella morale.
(imperdibile, shame on the Academy che non lo ha messo nella cinquina dei nominati, ma come si fa, ma come?)

Tracks: il deserto australiano attraversato da un’avventuriera solitaria in compagnia di cammelli. Troppo lungo, ma curioso. Molto Nat Geo e lei, sempre bravissima.

Transparent: la serie che piace a tutti i critici. Papà Morty a settant’anni circa, dice ai figli che lui in realtà è una donna. Più o meno. Forse però, quelli che han più problemi son gli stessi figli. Sessualità esplicita e vita sentimentale incasinata dei vari protagonisti, ma soprattutto è una serie sulla famiglia che parla di sentimenti trattati con una dolcezza e una, non saprei usare termine diverso, verità che centra il bersaglio, anche se non tutto mi ha convinto. Ottima colonna sonora e una buona sorpresa, in Italia non arriverà mai. Credo.

Cinque canzoni in cuffia:

Carmen Consoli – Ottobre  (bentornata alle storie e alla voce della Carmen. sei mancata)
Mark Ronson feat. Kevin Parker – Summer Breaking
 (chicche di meraviglia, pezzi fra funky e dancefloor ottimi e questa canzone che non vedo l’ora di ascoltare davanti a un mare)
Matthew E. White – Rock ‘n’ Roll (dai, play e poi ti sfido a non rischiacciare play. Grande attesa per l’album che se è tutto così, bé, ciao)
Tobias Jesso Jr. – How Could You Babe (And I find out you’d gone… Il ragazzo è giovane ma ci sa fare. Pezzone romance del mese)
Death Cab for Cutie – Black Sun (son ‘old school’ e l’ennesimo pezzo DCFC di malinconia appesa ad accordi di chitarrina non poteva non catturarmi)

Sul comodino:

Sono più di dieci anni che tengo un blog e MAI ho scritto la recensione di un libro. Consiglio, di rado, libri, ma di scriverne sul blog, non se ne parla. Mi è sempre sembrato irrispettoso del talento degli scrittori che leggo, scrivere delle loro opere, anche di quelle che magari non mi han convinto fino in fondo. Visto che però ho deciso di tenere (chissà poi se mantengo l’impegno) questa rubrichetta mensile, metto i libri che ho letto con due righe di cui mi vergognerò sempre. Mese in cui ho letto pure più del solito anche perché ho scoperto che con il Kindle, non ho ancora capito perché, si legge più veloce. Pensa te.

La ballata di Adam Henry – Ian McEwan
Bellissimo. Piove su Londra e sulla coppia di un giudice di corte suprema, alle prese anche con un caso delicato. Una scrittura bellissima e potente, ultime pagine, groppo alla gola.

Gli anni al contrario – Nadia Terranova
Anni settanta. Due giovani si conoscono e non sarà facile, fra speranze, illusioni, politica e droga. Un libro che fa della semplicità della storia la sua forza. Scrittura secca con sentimenti al loro posto.

Sottomissione – Michel Houllebecq
Il libro di cui si parla, dopo i fatti sanguinosi di Parigi. Mi è piaciuta la storia di fantasia sulla democrazia alle prese con l’ascesa del partito musulmano. Mi son fatto coinvolgere dal cinismo del protagonista, meno dal suo intellettualoidismo, anche perché molti riferimenti culturali son caduti nel buco nero dell’ignoranza. Lettura interessante, ma non so ancora se consigliarlo. Discuss.

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