tre passi con ‘The National’

 

foto 1 (4)1. di sassi e ricordi.
Che poi non lo volevo nemmeno scrivere il post sul concerto dei ‘The National’. Quando sono tanti anni che hai un blog su cui scrivi anche dei concerti è che all’ennesima volta che ti trovi davanti uno dei tuoi gruppi preferiti, magari pensi di non averne voglia di scriverne, perché hai già dato.
Il giorno dopo leggi un pezzo scritto col cuore da sotto il palco e una mezza voglia di scrivere le due robe solite ti viene, poi è il giorno dopo e sei stanchissimo che si è fatta una certa età dove i concerti infrasettimanali hanno anche il significato ben preciso di portare una stanchezza per fortuna spesso pari alla contentezza e perdi l’attimo, poi lo ritrovi come il filo di un gomitolo capriccioso, ma poi arriva una telefonata di lavoro e l’ispirazione si perde nel dovere e insomma il post non lo scrivi e pazienza. Il filo però rimane ballonzolante e dopo due giorni, quando hai recuperato bene, capita di vedere un film e allora, con un balzo felino, prima che la voglia passi ancora, eccoci qua.
Innanzitutto per scriverlo, per ricordarmelo, che in quella piazza, almeno una volta all’anno, bisogna tornare. Perché nella piazza ci sono i ciottoli che sono come impronte in cui ti riconosci, perché da lì ci sei già passato e quel passato, quei sassetti piantati per terra, formano una storia che proprio come i ciottoli invecchia piano, si prende la pioggia, si leviga ma non si dimentica.
Si potrebbe scriverne un romanzo più o meno di formazione, i ciottoli come capitoli che raccontano, attraverso i concerti, una compagnia che cresce, cambia, eccetera.
C’è quel ciottolo dov’eri con quella persona che sembrava niente e invece dopo è diventata qualcosa, quell’altro dove hai salutato gente che leggevi tempo fa su blog che adesso non esistono più, cancellati ma non dimenticati, residui di un’altra epoca che era solo ieri però sul ciottolo rimane. C’è quel buco fra due sassetti dove hai rischiato la caviglia saltando e ricordi esattamente dov’è, quello dove ti sei seduto spossato a fumare una sigaretta di cui ricordi ancora il sapore, quelli dove hai ricevuto un ‘grazie’ speciale, quello dove hai un ricordo di una persona che poi è cambiata e così via, ognuno il suo numero di ciottoli. Come tutti i bei posti, è il posto che funziona, il posto per cui si torna. E anche ieri sera, altri ciottoli da ricordare, finché avrò voglia di raccontarlo, finché un ciottolo prenderà un’impronta e saprò leggerla.

foto 2 (4)2. fan & personal.
I ‘The National’ e la loro musica sono un po’ il trait d’union dei miei ultimi anni. Eleganti e malinconici, potenti e delicati, se la loro musica fosse un uomo questo sarebbe l’uomo perfetto e forse Matt Berninger lo è, l’uomo perfetto, amato dagli uomini perché sul palco si sbronza spesso e perché indossa splendidi gilet e dalle donne perché ha una voce fantastica e fascino che lo percepisci da metri di distanza.
I ‘The National’ son capaci di aprirmi la pancia, bastano tre canzoni, l’ipnotico ritmo di quel fenomeno di batterista che a colpi di tom allenta le viti dalla cassa che pensavo di avere chiuso bene e pop! saltano fuori robe e non ci posso fare niente come non si può fare niente per rimediare ad errori, parole rimaste aggrovigliate, atti di coraggio mancati. Quello che si può fare è cercare di fare meglio e se non basta, boh, riprovare e bere ancora un po’ di vino, seguendo il cantante, cullandosi nelle melodie al pianoforte, esaltarsi con le trombe, saltellare e occhio ai ciottoli storti, seguire le urla di Matt durante ‘Squalor Victoria‘, tenere il ritmo, pompare energia, cantare un sing-a-long con la frase ‘All the very best of us string ourselves up for love‘ che sembra una stronzata da bacio perugina ma forse è anche una verità, fino a quando ci stringiamo in un abbraccio ideale e collettivo mentre per coreografia vengono giù due gocce d’acqua due.
Fanno cinque volte. E’ stato bello. Come sempre. Forse un po’ meno, dice. Ma va benone. Gli anziani dei concerti dei ‘The National’ son contenti, le novizie pure. Poi, questo giro, son pure riuscito a dargli una pacca sulla spalla a Matt mentre girava sui ciottoli, che lui lo fa di scendere dal palco e farsi una camminatina in mezzo al suo pubblico. C’era scritto ‘Bene’ su quella pacca e bene sia.

mfs3. il film
Nella settimana dei ‘The National’ c’è anche un film. Un documentario girato dal fratello del cantante. Per chi non lo sa la band è composta da due gemelli, due (altri due) fratelli e appunto il cantate. Che però un fratello ce l’ha. Questo fratello è stato in giro con loro per sei mesi per poi uscirsene con un documentario che è quasi un film che è un pochetto un saggio.
Il titolo è ‘Mistaken for strangers‘ come una delle loro bellissime canzoni.
Mostrare il classico dietro le quinte di un tour di una rock band diventata quasi famosa è un pretesto per sviscerare il rapporto fra fratelli, il fare i conti con il passato e con sè stessi, crescere, perdere e forse trovare.
Another uninnocent, elegant fall into the unmagnificent lives of adults
Cose basiche che il cinema affronta da secoli, qua mostrate in un contesto che diventa intimo non solo per il rapporto fra i due ‘protagonisti’. Il film è divertente, commovente, amatoriale ma non troppo, profondo perfino e soprattutto sincero, senza dubbi. Può piacere anche a te che pensi che i ‘The National’ siano noiosi. Dura settanta minuti, escluso il bonus per fan di tre canzoni suonate live dopo i titoli di coda.
Lo puoi vedere online. Io un’oretta ce la perderei, fossi in te. Al cinema, unica proiezione, eravamo in otto. C’è un momento che si vede Emily Blunt, quindi a Emily Blunt piacciono e mi sembra pure giusto (chi mi conosce sa che ho sta fissa teen per Emily Blunt va bè).

Bé peccato per chi non l’ha visto e per fortuna che non dovevo scriverlo eh il post sui ‘The National’…

One thought on “tre passi con ‘The National’

  1. …peccato fossimo solo in otto in sala, la musica e tutto ciò che la riguarda, dovrebbe esser curiosità di tutti.
    Ma, fortuna che l’hai scritto il post sui “The National”..

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