cronache dalla piccionaia (Euro winner edition)

la coppa arriva a RE...
la coppa arriva a RE…

Da dove inizio?
Dalla fine, dalla prima coppa alzata dalla squadra della Pallacanestro Reggiana.
Oppure dall’inizio, quando da piccolo cestista mi portavano a vedere, sempre in piccionaia, che si vede che il posto è quello lì, la Cantine Riunite.
Iniziamo dalla fine, se no vien lunga e retorica.
Alla fine, guarda, purtroppo, quei ragazzi lì l’hanno spaccata troppo presto la partita e nel secondo tempo non c’è stato abbastanza pathos, quasi che questa vittoria fosse scontata. Gli avversari russi non ce l’han proprio fatta ad avvicinarsi a mettere in dubbio un risultato giustissimo.
Quei ragazzi lì. Quel trentasettenne lituano maestro della gestione del pallone, quel play che è davvero uno di noi, quel lungo criticato per troppo tempo in piccionaia ma che sta diventando il centro dominante che deve essere, quel prospetto Nba che difende per due e diventerà fortissimo, quei due altri lunghi che si son divisi il tempo, entrambi con pochi minuti nelle gambe, entrambi importanti; quei due americani che quando vogliono fanno la differenza con palleggio arresto Woooo, quel play di riserva criticato non sempre a sproposito, ma capace di essere determinante nel momento in cui, ciao, la coppa la prendiamo noi, grazie.
Iniziamo da chi non sa.
La coppa Eurochallenge è una sorta, per mantenere il facile, scontato e pure noioso, paragone calcistico, di coppa Uefa del basket.
La squadra di Reggio a inizio stagione aveva chiesto di partecipare. Mugugni in piccionaia. ‘Toglie spazio al campionato‘. ‘Ma no farà bene ai giovani‘. ‘Mah, chissà‘. Dopo mesi di fatiche, di partite che ‘eh, ma giocano contro squadrette‘ come se noi fossimo il Barcellona, si arriva alle Final Four, a questa due giorni di Bologna. Ospiti di un impianto dove è una gioia guardare questo sport, si è battuto turchi piuttosto tosti in semifinale e ci si è sbarazzati in monologo, a parte le prime battute, di una squadra della periferia di Mosca.
Naturalmente questa coppa non può gasare nessuno, se non gente che passa molte domeniche dell’anno nelle tribunette del palazzetto a sparare urlacci e insulti casuali su tiri da tre sbagliati, falli fischiati o meno. Tutto condito da giudizi perentori, analisi tattiche precarie e previsioni modificabili.
Però, ragazzi, che gioia. Una gioia quando l’arbitro ha fischiato la fine e noi, momentaneamente trasferiti in comodi distinti, eravamo in piedi ad applaudire, che mi son venuti i lusgoni agli occhi. Che da queste parti, le vittorie sportive si contano sulle dita di una mano, per fortuna ti viene da dire, perché dopo, le apprezzi meglio e stai tranquillo che non te ne dimentichi per un pezzo.
Dalla fine, quindi. Da un abbraccio coi pards con cui si sono condivise ore di tribune e curvette nei palazzi, nel corso degli anni. Un cinque agli altri, presenti nei momenti topici e davvero una emozione che la lascio qua, perché non so proprio come finirla, fra bei vecchietti sorridenti che si son presentati stasera con una maglietta dei primi anni novanta, senza nome sulle spalle, stretta stretta insieme a centinaia di aneddoti sopra a una camicia con cravatta regimental, mentre passavano nugoli di ragazzetti che si aggiravano nel palazzo in maglietta, con sopra i disegnini dei loro beniamini di oggi e un ricordo fresco ed entusiasta.
Un abbraccio via questo post al mister di questa squadra, ai suoi saltelli.
La coppa europea di basket, in Italia, l’abbiamo portata noi di Reggio Emilia.
Tutti in piedi.
Grazie ragazzi!

 

la partita è andata così
(cronache dalla piccionaia, puntate precedenti)

(
la foto d’apertura l’ho presa dalla pagina FB di SportReggio, questa sotto dalla pagina FB della PR)

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