Grand Anderson Hotel

gbhCambiano i formati delle inquadrature, non cambia la certosina, maniacale, impressionante ricerca dell’inquadratura perfetta di Wes Anderson che in questo film raggiunge probabilmente l’apice di questa sua ricerca formale.
All’inizio sembra tutto lì, poi il film prende un corpo retrò, diventa un pastiche di altra epoca, con cameo di molti degli attori già approdati nei territori ‘andersoniani’, quasi fosse un lascito, il compendio di una carriera. Sicuramente non lo sarà, servono film di Anderson al mondo, non solo per i maledetti hipster, anche per le settantenni vestite con tailleur salmone che escono contente come noi dalla proiezione del venerdì sera.
Il film è delizioso, a tratti meraviglioso, divertente e raffinato non solo per palati cinefili, con un Ralph Fiennes smagliante, la scena della prigione che vale doppio, rendiamo grazie all’autore e c’è pure una buona dose di malinconia, come crema su un pasticcino perfetto che dona un bel sapore al tutto. Che è molto, tanto, che, quasi quasi, torno già a vederlo.
Imperdibile, davvero.

 

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