Palco n.25 OR.1/D (S03E05, alla corte del Re)

fotoLa serata prevede un comodo viaggio nel millesettecento in compagnia delle composizioni di George Handel e dell’Orchestra Zefiro, specializzata nell’esecuzione di musica barocca. Gli orchestrali abbracciano il clavicembalo posizionato al centro del palco. Suonano strumenti di epoca, gli oboi (plurale di oboe, giusto?) son tutti in legno, le trombe non hanno i tasti. Handel, nato in Germania, coetaneo di Bach ma pare che i due non si siano mai incontrati, si trasferisce alla corte del Re a Londra dove trova ispirazione, successo e fama. Ancora oggi gli inglesi (dice il direttore di orchestra, durante la presentazione della serata) lo considerano come il compositore più importante della loro storia.
In platea si aggira un sosia totale dell’ispettore Closeau, impermeabile e cappello incluso, sembra vagare alla ricerca del posto. Lo trova, possiamo iniziare.

La prima composizione è divisa in tre parti ‘suite‘ che potrebbero essere suonate anche con un sequenza diversa. Come brani di un cd da skippare, selezionare, suonare in repeat. Infatti la ‘Water music‘ fu composta da Handel come musica di accompagnamento per i viaggi fluviali del Re. Il Re a volte gradiva andare in campagna via fiume. Partiva da Whitehall con un battello reale. Ovviamente il battello era accompagnato da altri battelli che al Re piaceva la compagnia. Su uno di questi c’era l’orchestra, la radio privata del Re, su barca, che suonava appunto ‘Water Music‘. Non lo sapevo e mi sono immerso in un sogno ad occhi aperti, dove il fiume contiene note galleggianti e…
Immagina il Tamigi, più pulito e con meno traffico di oggi, solcato dalla corte in movimento su battelli, con l’orchestra ad allietare le reali orecchie.
Ed è una Ouverture e i saluti delle bambine che restano a corte; un vivace allegro con i viandanti in arrivo per il mercato che si fermano e salutano; trombe che squillano mentre donne che lavano i panni si fermano e improvvisano una danza; pizzicori di clavicembalo con fuggiaschi nascosti nelle anse del fiume che mettono fuori il naso per vedere il passaggio, attenti che le guardie a cavallo che seguono il corteo non li notino; ragazzini che rincorrono il corteo, fischiettando le arie, mimando i musicisti che suonano; contadini che salutano il passaggio, mentre il Re gradisce un minuetto; contestatori della corona che si gettano in acqua con propositi tanto bellicosi quanto irrealizzabili, mentre l’orchestra si riposa, la prima è finita, mi sveglio dai miei sogni barocchi.
[intervallo]

In platea, una signora vince nettamente il premio look della serata.
Turbante beige in testa, pelliccia anni ottantissimi fino alle caviglie, Adidas ‘Trainer’ ai piedi, probabilmente era uscita per fumare, rientra appena in tempo per partecipare al brusio di sala che accompagna l’arrivo sul palco di un enorme
fagotto alto direi più di due metri e portato pare con una certa fatica dal musicista. L’ensemble è pronto per eseguire la seconda parte della partitura reale.

Commissionata dal Re per celebrare in musica il trattato di Aquisgrana (il posto palco può anche essere occasione per ripassare un po’ di storia) ‘Music for the Royal Foreworks‘ ha già un titolo roboante e poi inizia con una schioppettata, un ouverture maestosa che mi fa ripiombare secco alla corte del Re.
Magari dentro a una delle carrozze che paralizzarono il traffico londinese, il giorno in cui Handel provò la musica eseguendola in pubblico davanti a dodicimila persone, una enormità nel 1748.

La musica barocca potrebbe annoiare in pochi minuti, per come suona, per come a tratti pare ripetersi, non certo per le accattivanti melodie e la cantabilità. Infatti mentre io sono a Londra vestito di pizzi e merletti, nel palco con me ci sono padre e figlio che non distolgono l’occhio dai loro cellularoni.
Per loro fortuna non mi disturbano poiché il figlio copre il visore con il suo corpo, ma riesco comunque a vedere un paio di messaggi pieni di cuoricini whatsapp style indicatori del duro chattare con la morosina. Il padre alla mia destra, indossa un bellissimo tre pezzi grigio con cravatta violacea e mentre il direttore d’orchestra oboista profonde massimo impegno nell’esecuzione, saltellando a tratti sul posto e muovendo la testa con ampi cenni del capo per dare il ‘la’ all’esecuzione dei brani, si mostra concretamente disinteressato digitando febbrile sul cellulare. L’amante? Chissà.
Finisce in fretta, non pensavo potesse piacermi così tanto, sarà stata la (auto) suggestione delle storie legate alla musica, oppure, come ha scritto Beethoven: ‘Soltanto Handel  e Bach hanno avuto del vero genio‘.
Io applaudo e non lo so, anche i due chattatori compulsivi applaudono convinti.
Magari sbaglio io, non chattavano per noia o per amore, e anche loro prendevano appunti per scrivere poi un post sul concerto.

Programma di serata

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