Palco n.25 OR.1/D (S03E04), teenagers & tzigane)

Entriamo presto, inseguiti da una pioggierellina seccante. Con me, una novizia assoluta del teatro declinato in classica. Diciottenne studentessa di pianoforte che ne sa molto più di me, regolare.
Le faccio vedere il suo posto, poi mi accomodo nel posto palco, ci vediamo dopo. Sul palco ci sono molte sedie che aspettano l’orchestra nazionale della Rai, in uno dei due appuntamenti stagionali con l’orchestra grossa. Ci sono due arpe con le musiciste intente ad accordarle. La platea si riempie, c’è entusiasmo. L’uomo col berretto ha lo zuccotto, c’è una signora che viene dritta dalla russia imperiale con basco e collo coordinato in pelliccia nera lucente, vari sbrilluccichii mentre la sala si riempie. Anche il posto palco si riempie, evento eccezionale. C’è un signore con un tatuaggio da galeotto anni trenta, comprensivo di àncora marinara. Si è diviso dalla moglie, seduta nel palco di fianco per, mi racconta, mancanza di posti vicini, ci sono inoltre due teenagers che parlottano con una coetanea in platea. Teatro pieno e…oh, inizia.

Inizia con violino solista per l’apertura della serata. Primo brano, Bartok. Se sei un compositore e ti innamori di una donna, per di più violinista, fai la grande mossa. Le dedichi un concerto, un ritratto di donna per violino e orchestra in due movimenti assai romantici. Poi lei lo rifiuta (e non lo suonerà mai) perché non ti vuole, quindi è il dramma e il concerto verrà eseguito dopo la di lei morte. Mega dramma.
(ascolta il concerto, qua)
Secondo pezzo è la rapsodia ‘Tizgane‘ per violino e orchestra scritta da Ravel (sì, quello del ‘Bolero’). Qui per mia fortuna dal posto palco si vedono bene le dita del solista che snodatissime, corrono, saltellano, pizzicano, scivolano sulle corde, dando movimento al suono. Il brano è virtuoso ed espressivo, l’arrivo dell’orchestra nella seconda parte lo trasforma in una festa, sembriamo tutti incantati e riscaldati dalle fiamme che sprigionano dal manico dello strumento.

[intervallo]

La seconda parte vede gli orchestrali eseguire la sinfonia numero sette di Beethoven. Una delle mie preferite, insieme alla prima, per il semplice motivo che sono state le prime due a cui ho prestato vera attenzione.
Richard Wagner la descrisse così: ‘La sinfonia è l’apoteosi della danza: è la danza nella sua suprema essenza, la più beata attuazione del movimento del corpo quasi idealmente concentrato nei suoni’.
La numero sette è semplice all’ascolto e trascinante, gli adolescenti di fianco a me son rapiti, il galeotto tiene il tempo battendo la mano sulla coscia, insomma ci si gasa moltissimo, mentre i farfallini bianchi degli orchestrali vibrano della potenza sprigionata in molti passaggi dell’opera. Quando chiudono il boato di applausi è un tuono di gioia.
Ed è proprio bello il sorriso dell’ospite teenager, al termine della serata, quando ci ritroviamo nell’atrio pieno di sorrisi e di cappotti che si chiudono.
‘Ti è piaciuto?’ ‘Moltissimo’.

Programma di serata

La citazione dal libretto: ‘Per conto mio, non esistono arti differenti, ma una soltanto: musica, pittura e letteratura divergono solamente nei loro mezzi d’espressione. Di conseguenza non vi sono diverse categorie di artisti, ma solo diverse categorie di specialisti’. (Maurice Ravel)

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