la maglia, la Regia, la marcia per la maglia della Regia

‘Per noi vecchi presidenti lo sport è stato romanticismo, passione schietta  e oggi non possiamo accettarlo come affare e come veicolo pubblicitario. Ben vengano gli altri presidenti, noi ce ne andiamo.’
Era il 1958. Renato Sacerdoti lasciava la presidenza della As Roma con queste parole.  (fonte: #daje-il manuale di chi tifa Roma, Fandango 2013)
Nel 2014, negli Stati Uniti, culla dello sport come affare e veicolo pubblicitario, chiude il Candlestick Park.
Gli abitanti di San Francisco per vedere la loro leggendaria squadra di football dovranno dalla prossima stagione farsi una cinquantina di km a sud per entrare nel nuovo stadio della squadra. Il ‘Levi’s stadium‘.
Come si legge in questo articoletto del Wall Street Journal  lo stadio avrà 165 luxury suits e 8500 club seats che faranno la gioia del cassiere e degli sponsor.
Prendi le frase di un presidente di un’epoca antica, prendi uno stadio all’avanguardia nella realizzazione e nel ‘business plan‘, mescola e, incredibile, in mezzo ci siamo noi.
Noi che siamo i tifosi della Reggiana Calcio. Stretti fra un amore assurdo per la maglia, nonostante anni di continue frustrazioni, e le esigenze del business sportivo moderno.
La Reggiana, riassumo per chi non sa, aveva uno stadio di proprietà, il primo in Italia, pagato anche coi soldi delle sottoscrizioni dei propri tifosi negli anni novanta. Dieci anni dopo la prima partita in quello che si chiamava Stadio Giglio, la Reggiana fallì per una serie di vicende che non stiamo a rivangare, ripartendo dalla C2. Oggi, da un tempo immemore, naviga a vista nella LegaPro.
Lo stadio, a settembre ha cambiato nome.
La Mapei è una ditta di collanti che ha comprato e sponsorizza il Sassuolo Calcio, squadra che da quest’anno gioca in serie A e che non potrà mai giocare nello stadio della sua cittadina per questioni di capienza. L’anno scorso giocava a Modena, poi per vari problemi, ma col senno del poi, per un’opportunità enorme, appunto a settembre firmò un accordo con la Reggiana per l’affitto dello stadio che ha preso il nome di ‘Mapei Stadium-Città del Tricolore‘. Il suffisso, come un contentino per i locali.
La Mapei, a sorpresa, dopo aver dichiarato che mai avrebbe comprato lo stadio – ma si sa, chi ha i soldi è pure un po’, come dire, furbo – il giorno delle buste per l’asta pubblica (lo stadio era di proprietà del tribunale dopo il fallimento) ha presentato la sua offerta che, forte del fatturato di una multinazionale, è stata ovviamente più alta dell’offerta presentata dall’attuale proprietà della Reggiana.
Da quel giorno sui giornali della provincia, in rete e nel bar della curva, si è parlato molto della questione e del futuro della Reggiana. (qua c’è un articolo del migliore opinionista reggiano che sintetizza bene due cosette)
Futuro che sta a cuore soltanto a noi tifosi. Questo non è un parere ma la verità dispiegata in anni, una verità che chiunque segue la Reggiana allo stadio sa. I tifosi per far sentire la loro voce hanno organizzato una marcia per ribadire il loro attaccamento alla maglia e cercare di sensibilizzare l’amministrazione e non solo, sulla questione.
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Eravamo al Mirabello, schiacciati contro l’inferriata mentre Andrea Silenzi ci si aggrappava dopo aver volato. Eravamo a S.Siro a gioire per quella traiettoria calciata da Esposito. Eravamo a Cremona in quella curva bellissima e caldissima nel playoff contro l’Avellino. Eravamo sul campo di Castelnuovo Garfagnana ad abbracciare i ragazzi dopo la giornata della promozione dalla C2. Le sconfitte non le riportiamo, che son troppe, ma le ricordiamo, l’ultima pochi giorni fa, in casa, contro il Sud Tirol.
Ci siam sempre stati e ci saremo anche l’undici gennaio, anche se in parte non condividiamo il comunicato con cui gli organizzatori (bravi!) spiegano le ragioni della marcia. (il comunicato lo puoi leggere qua)
La critica al silenzio imbarazzante della amministrazione comunale ci vede d’accordo per quanto riguarda l’ignavia del passato, oggi il comune, secondo me, poteva fare ben poco nelle ristrettezze economiche in cui versa, come tutti i comuni della nostra provincia e non solo.
Il grande problema è sempre stato l’immobilismo degli imprenditori reggiani. Oggi, pare che qualcosa si stia muovendo, l’arrivo di nuovi soci che mostrano interesse e voglia è sicuramente una cosa positiva.
Quello che non condivido è questa frase del comunicato: ‘Ci resta pertanto al momento soltanto la speranza che il Sig. Squinzi decida di investire denaro nella nostra A.C. Reggiana‘.
Ecco, niente ‘Sig.Squinzi’. Non vorrei che vedere l’unico con dei soldi veri faccia perdere di vista il senso della marcia che secondo me, è splendidamente romantico. E’ una cosa bellissima mostrare l’attaccamento ai colori di una città e speriamo di essere in tanti. Poi incrociamo le dita. Noi tifosi granata siamo degli splendidi perdenti, sportivamente parlando, che fanno quello che possono.
Urlare a squarciagola ‘Sono granata al 100% e mai nessuno mi fermerà’, sperando che qualcosa si muova, sperando di non rimanere così soli come siamo stati in questi anni, magari che il nuovo vice presidente Compagni & Co. trovino altre persone che si impegnino nella gestione della squadra.
Però sperare che un imprenditore milanese, con il business nel territorio delle piastrelle, che ha portato una squadra senza un seguito allo stadio di Reggio Emilia per pura convenienza, possa investire soldi nella nostra squadra, non mi piace.
E’ un’ analogia un po’ forte ma piuttosto che avere un padrone distratto che mi tira un osso, preferisco andare in serie D al Mirabello.
Oppure forse dovrei abbandonare io, come il presidente della Roma nel ’58, troppo romantico per approvare le necessità del calcio moderno applicate alla mia squadra.
Adesso ci penso se abbandonare, ma la vedo dura. Ahimè, mi piace ancora andare allo stadio a vedere partite bruttarelle e ad esultare come un semo per un gol di un giocatore scarso.
Ci vediamo alla marcia, speròm bein.

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