(cosette di fine anno) la musica

Dicembre, tempo di classifiche. E di confessioni.
Confesso che questa stagione mi ha visto ascoltatore mordi e fuggi. Moltissimi ascolti distratti (mannaggia a ‘Spotify’) e pochissime uscite su cui mi sono fermato e ho raccolto in un paio di post.
Sono un tipo old school, il disco me lo devo sentire bene e soprattutto negli ultimi mesi di tempo (Arcade Fire a parte) ce n’è stato pochino. Ho chiesto quindi aiuto a un amico molto più giovane di me, Dj per gioco, sobillatore di hype per scherzo, scrittore di musica online per passione.
Lui da qualche anno ha il difetto di farmi scoprire nuovi suoni, nuove band. Gli ho chiesto di buttare giù una manciata di dischi imperdibili di questo 2013, guardando al target ‘quarantenni con addosso la pigrizia musicale’.
Spero, caro amico coetaneo dei 40 e un po’, che questo post potrà esserti incredibilmente comodo in quel giorno di fine dicembre/inizio gennaio che non ne potrai più di ascoltare la playlist OALD rock di ‘Virgin Radio’ o quella altrettanto OALD ma meno maranza di ‘Radio Capital’.
Vai Lex, sei su Cidindon: 

Mi è stato chiesto dall’amico Cidindon di scrivere un post di suggerimenti musicali in merito a dieci dischi di quest’annata, con una precisa consegna: deve essere qualcosa di assimilabile all’utenza media del blog, evitando quindi una mera elencazione dei migliori album rispecchiante ill mio gusto personale. Ho individuato un archetipo di lettore sulla quarantina, mediamente colto, con un buon interesse nella ricerca musicale ma non troppo “estremo” negli ascolti, che possa dunque sentire questi artisti al lavoro, mentre cucina o magari in auto senza che la cosa gli arrechi disturbo o sforzo di concentrazione.

Spero dunque di farvi da Virgilio per chiunque volesse perdere 5 minuti di tempo per leggere e poco di più per ascoltare la selezione (ad ogni titolo ho inserito un brano tratto dal disco, basta cliccare); l’ordine è stato scelto dal più easy listening a quello un poco più complesso, e dal rock all’elettronica.

Mikal Cronin – MKIIMCII
Il “collega” in diverse uscite di Ty Segall si mette in proprio con un percorso personale che dal garage rock d’origine viene contaminato dal pop dei Beatles.
Da ascoltare con occhiali da sole e cocktail in mano per ricordarsi della bella stagione, mezz’ora che passa leggera in un lampo.

 

The National – Trouble Will Find MeTrouble_Will_Find_Me
Nonostante si possa definire il disco più sperimentale di quella che al momento è la mia formazione preferita, Trouble Will Find Me si fa piacere dai primi ascolti per la stessa impronta rock di capolavori come Boxer o Alligator. Matt Berninger continua con la sua voce ad avvolgerti in un oceano di inquietudini, ansie e malinconie, infondendo un senso di protezione anziché soggiogarti. Pazzesco solo a pensarci.

Local Natives – HummingbirdHummingbird
Questo disco è prodotto da uno dei due gemelli chitarristi dei National, lo si intuisce bene confrontando la freschezza e l’immediatezza del loro disco d’esordio con questo Hummingbird, dove la produzione riesce a limare tutte le lacune patite con la prima uscita.
Non si tratta di conformismo, ma di una sempre più evidente maturazione.

Daughter – If You LeaveIfyouleavedaughter
Chi invece stupisce da subito e si candida come uno degli esordi dell’anno è questo lavoro, da parte di una band che già con l’EP Youth dello scorso anno rappresentava più di una buona premessa.
Se nel 2012 avete apprezzato i lavori di xx e Bon Iver guardate a questo disco come la perfetta fusione dei due stili. Attenti inoltre ai testi perché sono di una depressione unica.

Volcano Choir – RepaveRepave
Parlavamo sopra di Bon Iver. Justin Vernon non è rimasto con le mani in mano, riprendendo un progetto già attivo da anni e adattandolo al suo sound attuale. Repave è in fondo in tutto e per tutto la continuazione del progetto solista, meno avant-folk degli inizi dei Volcano Choir.
Forse stupisce un poco di meno, ma si cade su dieci cuscini.

Bill Callahan – Dream RiverDreamriver
Ok, lo ammetto. Per stilare questa classifica ho pensato in larga parte ad uno stereotipo di ascoltatore con barba incolta, con un bicchiere whisky con ghiaccio in mano e il giradischi sempre pronto. (ndCid: LOL)
E’ così che mi vedo tra tre lustri, e sono sicuro che a quel tempo apprezzerò ancora di più questo lavoro che possiamo tranquillamente definire come il più elegante disco cantautoriale uscito nel 2013; sensazioni che lo scorso anno mi dava The Something Rain dei Tindersticks, per dire.

King Krule – 6 Feet Between The Moon6feetbeneaththemoon
A sentirlo senza averlo mai visto non diresti un sacco di cose. Non gli daresti 19 anni, dalla voce non diresti che è bianco (e rosso di capelli), non penseresti che è all’esordio.
Personalmente è un nome che è saltato alla mia attenzione grazie ai featuring nel disco dei Mount Kimbie, ma la sua personalità ha già stregato il Regno Unito.
Provate a non farvi prendere dal groove di A Lizard State, se ci riuscite.

Savages – Silence YourselfSavages
Piccolo spazio di retromania pura. Queste ragazze vengono da Londra come i Siouxie And The Banshees, suonano post-punk nel suo risvolto più dark à la Joy Division e si dice che ne conservino l’attitudine energica nei loro live.
Il prossimo anno vedrò se è così, a voi non rimane che ascoltare.

Jon Hopkins – ImmunityImmunity
Doppietta elettronica nelle ultime proposte: nella prima andiamo col re incontrastato del 2013.
Se la parola techno vi suona male, sappiate che il buon Jon la modella in una forma accessibile e per nulla fastidiosa; per molti questa sua capacità suona come un tentativo di “voler troppo farsi piacere”, per tutti gli altri per fortuna della cosa interessa pochino.

Forest Swords – EngravingsForestSwords
Decisamente la scelta più complicata del lotto per un disco che personalmente non ho del tutto compreso ma che propongo comunque.
Elettronica fatta più di vuoti e percussioni che di note vere e proprie, va assimilato con tanti ascolti e con tanta tranquillità.

Buona musica.

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