#civoti, Civati! (it’s the economy, stupid!)

E ci siamo. Domenica si vota per le primarie Pd. Come avete visto ho provato in queste settimane a farvi leggere il programma di un politico nuovo, che anche io ho imparato a conoscere nell’ultimo mese.
Domenica sono pure andato a sentirlo. E sono ancora più convinto del mio piccolo sostegno.
Oggi pubblico l’ultimo dei sette post per convincere sette di voi a votare per il candidato Civati. Come solito, cito le parti che ritengo salienti del suo programma (completo, lo trovate qui).
Altrimenti, ascoltatelo voi. Dimenticate il politichese, parla con chiarezza. Magari ti convince meglio di me, in poco più di mezz’ora.

Vediamo cosa dice il candidato di una robetta chiamata economia.
48 – La Costituzione ci indica la strada, inquadrando l’attività di impresa in finalità sociali che la politica promuove e indirizza. È ora che la politica torni a puntare sulle imprese che compiono le scelte più utili alla ripresa economica e a sostenere gli sforzi delle aziende proiettate verso produzioni competitive, per qualità e originalità dei prodotti, per innovazione e efficacia dei processi.

49 – Si deve tradurre nei fatti la formula, semplice e chiara, lanciata con il programma di Italia Bene Comune: il lavoro flessibile e discontinuo deve costare più di quello stabile. Altrimenti significa precarietà. […] Nei dieci anni in cui è stata al Governo la destra ha mirato sistematicamente a ridurre e, in più di un caso, eliminare ogni forma di tutela normativa e di regolazione degli accessi. La pretesa era che si sarebbe reso più facile l’accesso al lavoro con un conseguente aumento di occupazione. Invece, l’occupazione è rimasta al palo, è peggiorata per i giovani, in particolare nel Sud. Più di 2/3 delle assunzioni sono a tempo, di breve durata, è dilagato un lavoro formalmente autonomo privo di autonomia sostanziale, senza potere contrattuale.

50 – È arrivato il momento di virare e avvicinarci alla maggioranza degli italiani, quella maggioranza che non si riconosce né nel liberismo sfrenato e né nella difesa dei vecchi privilegi.
(il candidato si becca una salva di applausi dalla platea, prima di entrare nello specifico dei problemi legati alle pensioni)

51 – Con meno di 20 miliardi di euro l’anno si potrebbero creare simultaneamente il reddito minimo garantito e il sussidio universale di disoccupazione, cambiando in modo radicale il nostro mercato del lavoro.
(questa riga introduce un discorso che è complesso ma anche innovativo. abbiate la voglia, o la competenza che io non ho in materia, di leggerlo. Per conto mio rimarco un passaggio che condivido pur essendo stato, di mio, per un periodo lavorativo fortunatamente breve, in cassa integrazione)
Rispetto alla Cig, istituto particolarissimo presente solo in Italia, la crisi rende difficile un suo totale superamento. Tuttavia per evitare che la distorsione rappresentata da posti di lavoro non in grado di autoremunerarsi continui a gravare sulle spalle delle imprese potenzialmente sane, minandone la competitività, bisogna programmare da subito un ritorno alla sola cassa integrazione ordinaria.

52 – Gli ordini dovrebbero quindi essere preposti a proteggere il consumatore, escludendo dal mercato tutti i professionisti che non sono in grado di fornire un servizio adeguato. Per questa ragione serve una modifica degli ordini professionali che ne esalti l’utilità’ collettiva riducendo gli effetti distorsivi. Serve una riforma che agevoli l’accesso dei giovani professionisti (anche quelli che non hanno un genitore o un parente all’interno dell’ordine) – ma anche e soprattutto l’efficienza, garantendo servizi migliori a prezzi più bassi. Bisogna separare la funzione di rappresentanza dal controllo deontologico e eliminare l’esame di Stato perché il diploma di laurea potrà essere titolo abilitante per l’esercizio stesso della professione.

(quindi il candidato si occupa di fiscalità. ‘Il fisco giusto, ovvero il Paese che siamo e il tempo che non abbiamo (più)
53 – Nel 1975 l’aliquota marginale su un reddito equivalente era del 25%, oggi questa è al 38%. Questo significa che se il datore di lavoro di questo contribuente volesse offrirgli 100 euro in più, meno di 30 finirebbero nello stipendio al lavoratore stesso. 38 euro svanirebbero per l’imposta sul reddito delle persone fisiche, circa 2 euro se ne andrebbero tra addizionali regionali e comunali e circa altri 30 euro finirebbero in contributi sociali. Tutto questo non ha senso. Non possiamo tenere in piedi un sistema fiscale così penalizzante per il lavoro. In un paese di questo tipo il dibattito pubblico dovrebbe essere ossessionato dal tema della tassazione del lavoro. Invece siamo ostaggi della discussione sull’imposta sulla prima casa.

54 – Ogni euro strappato all’evasione fiscale sarà poi impegnato in fondo blindato per la riduzione delle imposte sul reddito da lavoro l’anno seguente. Impegnando i proventi dell’evasione in riduzione delle imposte sul lavoro per i primi cinque anni di governo, la lotta all’evasione beneficerà tutti i cittadini onesti invece che fermarsi alla sola sanzione degli evasori. Solo a questo punto la lotta all’evasione diverrà credibile, come non è mai stata. Per la prima volta verremo in sostegno dei contribuenti onesti, abbassando il carico fiscale sui produttori, prima di gravare su tutti con controlli onerosi e intrusivi per scovare i disonesti. Non sarà una lotta all’evasione solamente credibile ma, a differenza del passato, anche condivisa.
shceda

Ecco, ho finito di presentare le proposte del candidato. 
Una cosa lunga ma interessante perché mi ha portato a pensare a cose a cui di solito non penso, mi ha portato a leggere di cose che non so, magari approfondendole, mi ha confermato che le cose sono da cambiare ma sono complicate da cambiare dopo anni di quasi immobilismo e populismo straccione. Applicare la settantina di pagine del documento civatiano alla lettera porterebbe a rivoltare il Pd, rendendolo un partito degno, e a cambiare l’Italia in profondità.
Nel mio piccolo, ho solo cercato di indicare qualche punto, qualche spunto, nel mare di buone intenzioni in cui naviga un programma politico. Da questo mare però possono approdare a riva piccole scialuppe su cui imbarcarci insieme e tornare a navigare con maggiore fiducia, migliori sentimenti.
C’è un passaggio, esattamente a pag.47, che dice una cosa piuttosto semplice ma verissima: “La crisi è la transizione consapevole da uno stato della realtà ad un altro, inevitabilmente diverso.”
Credo che il Pd (ricordate eh, carica di segretario del partito) abbia bisogno di una visione diversa e credo che Civati rappresenti bene, una visione diversa, con dietro nessun apparentamento con vertici vecchi e perdenti e davanti molta gente a tirare verso un rinnovamento vero.
Il sito di Civati è a disposizione per ulteriori approfondimenti, come il suo blog.

Ps.: Avevo detto che provavo a convincere sette persone per sette post, il mio conteggio dice che sono arrivato a quattro (e mezzo, una persona era già quasi convinta).
Mi scoccia perdere contro me stesso, quindi mi sa che tocca scrivere un altro breve post, per dare una spintarella a qualche indeciso, nel rush finale verso una domenica di possibilità.
Dopo, chissà, magari la smetto, magari no.

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