#civoti, Civati! (cultura & BELpaese)

Nel giorno del voto sulla decadenza dell’uomo che ha portato il peggio nella politica italiana, proseguiamo con la lettura del programma del candidato Civati. Chissà, magari i personaggi cambiano, così le cose cambiano, cambiandole, ma per questa settimana abbiamo già finito.
Ci occupiamo però di una cosa fondamentale.
Quanto sia importante il capitale culturale nel nostro paese. Un concetto semplice che chiunque abbia occhi per vedere cosa c’è fuori dalle nostre finestre può confermare e solo gente indegna di nota può pensare che con la cultura non si mangia.
E invece, pare di sì, almeno in altri posti.
cvt

Il candidato illustra la sua idea per una RIVOLUZIONE CULTURALE

39 – Il differenziale di investimenti pubblici in sapere è lo spread più rilevante dell’Italia rispetto non solo all’Europa ma alla grande maggioranza dei Paesi dell’Ocse. In entrambe le graduatorie siamo ultimi o penultimi per la percentuale di spesa pubblica che va alla scuola, all’Università, alla ricerca, alla cultura, e in rapporto al Pil. E negli ultimi vent’anni lo spread è drammaticamente aumentato, proprio mentre tutti si riempivano la bocca con l’economia delle conoscenza, con la centralità del capitale umano e della ricerca e della cultura per la crescita economica. Peccato che in quegli anni il sapere divenisse il principale obiettivo dei tagli ai bilanci pubblici.

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 – La nostra società diventerà sempre più interetnica e interculturale. La scuola anticipa questo processo. E nonostante i tagli lo sta facendo bene. Con la fantasia, l’intelligenza, l’eroismo di tante maestre che hanno affrontato il problema di come formare i nuovi italiani. Tessendo legami con il territorio, con il volontariato, con tanti giovani artisti. Potendo contare a volte sul sostegno, sempre più difficile, date le difficoltà di bilancio, dei Comuni. E senza poter dire ai propri bambini e ai propri ragazzi che la cittadinanza che acquisiscono nelle aule diventerà cittadinanza anche nella loro vita futura.
(guarda come il candidato prende due colonne portanti del futuro e le abbraccia, armonizzandole. Se sei mamma o papà e sei preoccupato dello stato della scuola dei tuoi figli, leggi la paginetta per intero, dopo entra nello specifico…)
[…] se è positivo che i genitori concorrano e partecipino alle attività della scuola, è inaccettabile e viola i principi della gratuità e dell’uguaglianza delle opportunità che i contributi economici dei genitori diventino pressoché obbligatori per il funzionamento normale della scuola. E tutto questo mentre, a fronte dei tagli alla scuola pubblica, aumentavano negli stessi anni i finanziamenti alla scuola privata.

41 – Crisi, finanziaria, crisi di immatricolazioni, crisi di senso e di autorevolezza dovrebbero rappresentare motivi di allarme nella politica e nell’opinione pubblica ma non è così. Non deve sorprendere che di fronte a questi dati molti opinionisti piuttosto che denunciarne la gravità per un Paese come l’Italia abbiano invece evidenziato come un problema la cosiddetta over education. Noi dobbiamo andare nella direzione opposta. Crediamo il nostro paese possa e debba aumentare il numero degli iscritti ma soprattutto dei laureati e che ciò sia possibile migliorando la qualità della nostra offerta universitaria e le opportunità per i nostri studenti.

42 – L’obiettivo deve essere un sistema didattico che consenta di aumentare il numero di laureati nel nostro paese. Da un totale di docenti e ricercatori di circa 60.000 unità nel 2008, si è scesi agli attuali 56.000 e le proiezioni indicano che scenderanno ulteriormente a 44.000 nel 2018. I precari sono circa 50.000. Questo sistema è contro gli studenti, oltre che contro docenti e ricercatori.

43 – L’Italia è l’unico paese evoluto dove non si tiene in dovuto conto il titolo di dottore di ricerca: deve avere più visibilità e poter essere speso dovunque, deve dare punteggio per l’accesso ai ruoli di responsabilità nel pubblico e opportunità nel privato. […]
Le nuove potenze scientifiche emergenti – come la Cina, l’India, il Brasile – stanno cercando di creare, accanto a un forte comparto di ricerca applicata e di sviluppo tecnologico finanziato soprattutto da imprese straniere, un rilevante settore di ricerca accademica. Tant’è che tutti gli stati a economia matura e, da vent’anni anche quelli ad economia emergente, investono anche in ricerca di base per promuovere lo sviluppo economico attraverso l’innovazione tecnologica. Tutti tranne l’Italia, unico paese che si ostina a perseguire uno sviluppo senza “ricerca e sviluppo”.
(continuo perchè mi sembra un punto centrale, anche perchè molti organi di informazione, insistono con i cervelli in fuga)
L’Italia non ha reagito in alcun modo al mutamento delle condizioni strutturali dei mercati internazionali restando ancorata al suo modello di sviluppo. Un modello che ha già perso la sfida.

44 – Alla ricerca nel nostro Paese contribuiscono, oltre ai dipartimenti universitari, gli enti pubblici di ricerca, che certo non sono stati risparmiati dal massacro degli ultimi anni. Il culmine si è raggiunto quando con la spending review del governo Monti hanno deciso di tagliare I fondi all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare perché spendeva troppo per l’energia elettrica.

45 – È un grave danno per il paese, economico ma anche civile, che in così tante parti d’Italia l’accesso a Internet sia debole o addirittura inesistente; con, dove Internet arriva, velocità di navigazioni medie che sono tra le più basse tra i paesi sviluppati.
(siamo su un blog. la sezione ‘Il paese digitale’ del discorso la liquidiamo in due righe, tanto siamo d’accordo tutti, vero?) 

46 – La difesa dell’istruzione come interazione tra persone che condividono lo stesso spazio e lo stesso tempo. Interazione tra docente e studenti, naturalmente, ma anche tra docenti e docenti, e tra studenti e studenti. Tale interazione in presenza fisica può naturalmente venire estesa e arricchita da interazioni online (vedere i precedenti due pilastri), ma mai sostituita. L’educazione, infatti, è fondata su rapporti umani […]
E a chi obietta che è meglio guardare una lezione universitaria su YouTube piuttosto che seguire una lezione in un cinema con altri 500 studenti, rispondere che vanno urgentemente eliminate le lezioni-massa, non abolite le lezioni tout court.

47 – Nel nostro Paese vige e impera una visione (o un’assenza di visione) ampia e asfissiante, che si può sintetizzare così: «in questo momento, ci sono cose ben più importanti a cui pensare: ci dispiace, ma non possiamo pensare anche alla cultura». Il pensiero sottinteso è, naturalmente: la cultura è un lusso, un bene voluttuario, un “vuoto a perdere” che non ci possiamo più permettere.
(il candidato smonta questa linea di pensiero ottusa, lo fa bene, lo fa perchè il refrain che sale dalle tavole di molti italiani è ‘siamo un paese con così tanta cultura’. eh, vediamo di sfruttarla, meglio)
Compito della cultura dunque, in una fase di transizione epocale come quella che stiamo attraversando, non può che essere – dopo aver ratificato ed analizzato la fine dell’epoca precedente – immaginare, articolare e costruire l’epoca nuova. La cultura è il telaio, la struttura fondamentale di progettazione del presente e del futuro.

Se vuoi approfondire il tema, qua c’è un pezzo dettagliato e interessante.
Manca ancora un post per completare la lettura del programma ‘civatiano’. Lo leggeremo lunedì prossimo per iniziare degnamente la settimana che porterà al voto per la carica di segretario del Pd.
Se sei arrivato su questo blog da altre parti e sei interessato ad approfondire la conoscenza di Civati, l’integrale del documento lo trovi sul sito del candidato.
Se ti ho gasato, hai la mia stima e qua gli altri post  sulla questione ‘Civati segretario’.
Perché le cose cambiano, cambiandole.
Il mio spiegone
Un nuovo senso alla parola partito, parte I
Un nuovo senso alla parola partito, parte II
Città ed Europa
Lo Stato siamo noi

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