#civoti, Civati! (lo stato siamo noi)

Lunedì scorso ho pubblicato un post in cui spiegavo perché sostengo il candidato Civati per le elezioni a segretario del Pd. Le elezioni ci saranno l’8 dicembre.
Alcuni amici mi hanno criticato per l’eccesso di post in favore del candidato.
Spiacente, spero ovviamente di non danneggiarlo.
Quello che cerco di fare è di provare ad avvicinare qualcuno alla lettura del programma. Perché non posso essere io a semplificare discorsi complessi, ma vorrei fosse lui a spiegarvi cosa vuole fare, a incuriosire chi non sa chi sia ‘sto Civati e di fargli leggere il suo blog. Faccio solo da cassa di risonanza.
Forse non serve a niente, sicuramente è una goccia in mezzo a un mare di disinteresse (motivato o meno), status in caps lock ‘LADRI’ o semplice ignoranza nel non conoscere una materia, le primarie, la politica, anche noiosa.
Peccato però che poi di questa materia non siano fatti i sogni ma i fatti anche del quotidiano. Per cambiare un partito stanco, per cambiare il quotidiano di una politica raggomitolata su se stessa, continuo a sostenere questo politico che però dalla sua ha idee, entusiasmo, coraggio, voglia di cambiare e di metterci la faccia. Questa settimana faccio prestissimo. Un pezzo oggi, uno domani o mercoledì e fine.
Ieri c’è stata la convention del Pd (tradurlo in ‘convenzione’ è orribile). Il candidato è stato il meno applaudito, il più rapido, l’unico incisivo sulle larghe intese, l’unico che ha chiesto scusa per il ‘caso Cancellieri’, l’unico che ha ricordato il ‘povero’ Bersani e quanto sia difficile fare il segretario di partito. Mi sembrano tutti motivi validi per continuare nel mio piccolissimo a scrivere i sette post per convincere sette persone a votare Civati. Altrimenti, te lo faccio ascoltare, così, perché ha pure una bella voce.

Vediamo cosa ne pensa dello Stato, della sua struttura, di come risolvere le sue storture. Come in precedenza, i miei commenti sono in corsivo, il link alla pagina completa è sul numerino di pagina, il manifesto integrale si trova sul sito del candidato.

26 – Noi crediamo che il funzionamento del nostro Stato e il valore della nostra democrazia passino innanzitutto dalla cura delle istituzioni. Uno Stato che funziona non è quello che cede alla deriva dello Stato “forte”, ma è quello che è in grado di facilitare i rapporti tra i cittadini, gli enti territoriali e le istituzioni nazionali e sovranazionali.

27 – Valorizzando il ruolo delle autonomie lo Stato può rendere alle persone servizi idonei a facilitarne la vita quotidiana, dimostrando la sua vicinanza, la sua identificazione con i consociati. Oggi, infatti, lo Stato è normalmente percepito – spesso a ragione – come un ostacolo alla soddisfazione delle esigenze del lavoro, dell’impresa, dei bisogni della persona anche nel suo vivere sociale, mentre dovrebbe assumere un ruolo di “facilitatore” rispetto a tali necessità.
(per una riforma dello Stato, il candidato, come nei temi delle superiori, sintetizza cinque punti che poi andrà a sviscerare)
[…] istituzione di una Camera delle autonomie;  adeguata distribuzione delle funzioni amministrative tra i diversi livelli di governo;  diminuzione del numero dei comuni (attraverso incentivi alla fusione e comunque alla massima condivisione dei servizi);  eliminazione delle Province e diversa attribuzione delle funzioni di area vasta.

28 –  La riforma della legge elettorale è una priorità assoluta ed è scandaloso che non si sia ancora intervenuti per cambiarla una volta per tutte.
(in pratica, via il cosiddetto Porcellum, subito. inoltre il candidato, con saggezza, propone)
[…] diminuzione del numero dei parlamentari (e delle loro indennità) + sostituzione del Senato con una Camera delle Autonomie.

29 – può notarsi come i sistemi incentrati sul sistema uninominale siano quelli maggiormente in grado di recuperare il rapporto tra elettori ed eletti, valorizzando il legame con il territorio. L’elettore, infatti, vede bene per chi vota e sceglie il suo rappresentante, cosicché le elezioni non diventano un mero confronto tra leader da giocare solo in alcuni talk-show televisivi.
(che poi tutta sta politica in tv avrebbe anche rotto eh)

30 – La Pubblica Amministrazione, nelle sue diverse articolazioni pesa più del 50% del PIL, ha una forza lavoro diretta di 3,3 milioni circa di addetti e produce beni e servizi oltre che indirizzi e regolazioni cruciali per lo sviluppo degli altri settori, sia for profit che non profit. Tutti gli studi sul tema mostrano due dati molto rilevanti: nel settore pubblico 2 lavoratori su 3 hanno la laurea (nel privato la proporzione è invertita) e il livello medio di motivazioni è molto alto al momento dell’ingresso per poi crollare in un periodo che va dai 2 ai 3 anni, determinando un enorme spreco di energie e capitale umano.
(questa parte, dedicata alla innumerevole creazione di parolacce da parte degli italiani in fila a qualuncque sportello o bloccati davanti a modulo incomprensibili, merita una lettura, almeno questa)

31– Il blocco delle assunzioni da anni in atto è visto come una conditio sine qua non verso il risanamento delle finanze pubbliche. In realtà, il progressivo invecchiamento e disallineamento rispetto allo stato dell’arte della formazione della dotazione di personale rischia di esporre la PA a un’inadeguatezza crescente rispetto alla prossima crisi, o al prossimo cambiamento da cogliere. Per la PA che abbiamo in mente, per una PA di eccellenza, è necessario saper attrarre talenti e professionisti.

32 – La corruzione va prevenuta imponendo trasparenza e incentivando il controllo dal basso. Devono, ad esempio, essere pubbliche (consultabili su un sito internet gestito da un ente terzo) le entrate e le uscite economiche dei partiti, delle fondazioni politiche e dei comitati elettorali. Va prevenuta con un investimento serio dei Partiti politici, e certamente del Partito Democratico, sulla primazia della legalità e della dignità dei rappresentanti su ogni altro valore concorrente. La politica deve operare le proprie scelte prima ed indipendentemente dall’accertamento giudiziario, perché si fonda prima di tutto sul patto fiduciario con gli elettori.
(facile  dirsi, ma così facile che non si capisce perché non si faccia)

33 – L’Italia si è dotata di una legge sul conflitto d’interessi solo nel 2004. Si tratta della “legge Frattini” (approvata su proposta del II Governo Berlusconi), che la Commissione di Venezia, nel parere n. 309/2004 del 13 giugno 2005, ha chiaramente definito inadeguata, invitando le autorità italiane a «trovare una soluzione appropriata».
(eh, facciamolo, da sinistra dove avrebbero potuto farlo, tanto tempo fa ma non fu fatto, una delle clamorose zappe sui piedi che i dirigenti del csx italiano si son sempre dati e continuano a darsi)

34 – Il 9% del gettito fiscale è assicurato dalle tasse dei lavoratori non italiani. La crisi economica e l’aumento della disoccupazione hanno colpito in questi anni maggiormente i lavoratori non italiani che spesso si sono trovati, in assenza di ammortizzatori sociali per i quali avevano comunque contribuito con il loro lavoro, a entrare in una situazione di precarietà, ricattabilità e fragilità del loro percorso migratorio.
(questo discorso della immigrazione è oltre che complesso, infestato da un problema culturale onnipresente ed enorme che si chiama ‘razzismo’. Da leggere tutto il paragrafo dove si spiega come si potrebbe avere più efficacia e meno sensazionalismo, cooperando a livello europeo)

35 –  «Essere oggi contro una società multiculturale è come vivere in Alaska ed essere contro la neve», scriveva W. Faulkner parlando degli Stati Uniti negli anni Cinquanta. L’Italia è da tempo una società multiculturale: riconoscerlo fondando le azioni di governo del fenomeno sui principi di uguaglianza nei diritti e nei doveri, di giustizia sociale e di inclusione significa costruire una società più giusta e più equa per tutti, compreso per chi oggi si sente più impaurito e spaventato dal cambiamento. Il contrario del termine integrazione è disintegrazione: oggi si tratta di vivere in Alaska e di affrontare il cambiamento sapendo che viviamo immersi nella neve.
(uno dei passaggi più illuminanti, una metafora chiarissima e pratica. non è questione di essere di sinistra = essere ‘anime belle’ a cui piacciono i NEGRI. vuol dire riconoscere il problema e aiutarsi a risolverlo, provandoci senza politiche di polizia, per esempio)
È ineludibile il superamento definitivo dei Cie, a oggi luoghi di sospensione dei diritti che, oltretutto, hanno assorbito ingenti risorse pubbliche che sarebbero state più efficacemente utilizzate per politiche di integrazione a livello territoriale.

36 – Perciò si deve introdurre il diritto di voto alle elezioni amministrative. Partecipare alla vita politica e civile del territorio in cui si vive, in cui si pagano le tasse, in cui si usano i servizi e le opportunità significa valorizzare e responsabilizzare le risorse sociali di cui gli immigrati sono portatori.

37 – È compito quindi del partito farsi carico di promuovere alla riforma globale del diritto di famiglia, al fine di riconoscere nuove famiglie e regolamentarne le diverse forme di relazioni affettive, sposando così una nuova prospettiva culturale che ruota intorno al concetto di amore civile e garantendo a tutti quei soggetti esposti a discriminazioni sociali, giuridiche, politiche ed economiche i loro diritti di vivere ed esprimersi nella propria peculiarità.
(voilà tesorucci. Anche perchè, dovrebbe essere piuttosto riconosciuto, ci si innamora di chi ci si innamora eh…) 

38 – La formula ottocentesca “questione femminile” va radicalmente rovesciata. Esiste nel nostro Paese una tenace “questione maschile” che produce iniquità, ingiustizie e violenze e che rallenta lo sviluppo del Paese, che ne dimezza le potenzialità impedendo allo sguardo femminile di applicarsi alla globalità dei problemi e di prendere parte alla formazione delle decisioni pubbliche.
(questo è l’inizio della parte che riguarda la ‘questione maschile’ che è, cari ominidi, uno degli elementi di scarto più importanti di tutto il ‘pensiero’ civatiano che si riassume in ‘…perchè i problemi ce li hanno gli uomini, con le rivendicazione delle donne.’ Nel finale della pagina c’è anche una frase bellissima che è ‘estendere i congedi obbligatori anche per i padri.‘.
Della questione, poco dibattuta e necessaria dopo anni di berluscazzate, ne han scritto pochi giorni fa anche giovani donne sul loro ottimo blog ‘Softrevolution‘.)

Finito. Per oggi…
Se sei arrivato su questo blog da altre parti e sei interessato ad approfondire la conoscenza di Civati, l’integrale del documento lo trovi sul sito del candidato.
Se ti ho gasato, hai la mia stima e qua gli altri post che ho preparato sulla questione ‘Civati segretario’.
Perché le cose cambiano, cambiandole.
Il mio spiegone
Un nuovo senso alla parola partito, parte I
Un nuovo senso alla parola partito, parte II
Città ed Europa.

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