Palco n.25 OR.1/D (S03E01, the piano Lady)

ldbchSignore e Signori, fate come chiedono gli Arcade Fire per il loro prossimo tour. Mettetevi la giacca buona, si va a teatro a sentire la musica classica.
Plin Plin. Per la terza stagione, nonostante lo scarso successo di pubblico, come fanno quelli della HBO che insistono (bravi!) con ‘Treme’, torna il posto palco. Solito menu (si accettano idee per modificarlo eh).
La musica, gli interpreti, la gente in platea, l’ignoranza vera in materia di musica classica.
Comodi? Si spengono le luci, prendete posto, buon divertimento (e se ascoltate qualche brano di classica, suvvia, male non fa che tanto la musica di oggi non è che sia così eccitante)

Piano Lady (in Bach & red). 
L’esordio stagionale è dedicato a JSBach e alla sua migliore interprete su piazza. Angela Hewitt (detta anche, appunto, ‘Lady Bach’) arriva sul palco con un lungo vestito rosso che sembra di cartapesta, ornato con disegni composti da perline rosse. Sembra un regalo di Natale anticipato, mentre fuori dal teatro ci sono le bitumiere che stan rifacendo la piazza ma ci sono anche i primi addobbi natalizi.
L’interprete di serata fa un lieve inchino, mostrando scarpette rosse che sembrano di raso con tacco otto. Si siede, dieci secondi di concentrazione, i ritardatari che entrano nei palchi affrettandosi, lei che con un colpetto deciso della mano destra scaccia i capelli corvini da una spalla senza maniche, poi la stessa mano destra rimane sospesa come un semaforo acceso sul rosso per poi scendere decisa sulla tastiera e via. Legge la partitura, per forza, troppo complessa. La legge con un iPad, cosa che mi sembra una gran magata.

L’arte di Bach.
L’Angela esegue ‘Die Kunst der Fuge (L’arte della fuga)‘ agevole operetta scritta fra il 1749 e il 1750. L’opera, ho scoperto prima di andare a teatro e poi leggendo il libretto, è fra le più importanti della storia della musica.
Si basa, come tutte le fughe, su un tema che viene esplicitato nella prima composizione per poi venire ripreso, modificato, esplorato nelle diciotto composizioni di cui si compone la partitura con cui Bach portò all’apice la tecnica, e anche la teoria, del contrappunto.
Citando dal libretto: ‘Con l’Arte della fuga comincia la reale esistenza della musica‘. (Hermann Scherchen).
E’ ‘…un saggio scientifico, in altre parole, applicato all’organizzazione dei suoni, o l’organizzazione dei suoni come terreno di verifica scientifica delle molteplici, estreme possibilità permutative e di intreccio polifonico delle note musicali.‘ Insomma, una cosa complessa.
Trattasi, ‘…di una costruzione la cui comprensione è penetrabile solo a  partire da una competenza musicale superiore già aggiunta e consolidata.
Bene, visto che è così, io potrei uscire senza salutare. E invece sto lì, fino alla fine.

http://youtu.be/GmwvumtCLNI

(inizia così)

La mia ignoranza in materia musicale è arcinota e non è falsa modestia, io ascolto e basta. Sì, ok, leggo anche il libretto. Ascoltando l’Arte della fuga ho capito che ci sono parti che si rincorrono, che tornano, che cambiano e che si modificano, ho capito che è uno studio ma non solo, poi a un certo punto, verso metà esecuzione, come mi accade sempre quando ascolto concerti di piano solo, ZAC!, mi assento e vado in pianeti paralleli al nostro, dove immagino costellazioni e mi faccio trip tutti miei in punta di tastiera.
Mentre me ne vado, ‘Lady Bach’ mostra tutta una mimica facciale che mi risarcisce del fatto che, essendo il posto palco a destra del palco e la tastiera rivolta a sinistra, non posso vedere le mani. Spio brevi espressioni sul suo viso magro e teso nella concentrazione. Sbarra gli occhi quasi sorprendendosi dell’apparizione di qualche nota, ridendo dei cambi di tono, deliziandosi dopo una sequenza brillante.
L’ultimo contrappunto/composizione Bach non l’aveva completato/a. era diventato praticamente cieco poi si ammalò e niente, la partitura termina quasi a metà, incompiuta. Qui l’Angela si ferma come una marionetta rotta.
Bach morì pochi mesi dopo l’interruzione e lei esegue l’ultimo brano lasciato da JSB, dettato al figlio sul letto di morte (sì, stiamo tutti pensando ad ‘Amadeus’). Lo esegue con un lirismo impressionante, commossa.
Finisce, solo applausi che riceve con grazia, nel suo abito di cartapesta luminoso delle note che ci ha lasciato.
Domanda che si pone il libretto e pure io. La ricerca tecnica, evidentissima anche a un profano, annulla il sentimento musicale?
Direi di no anche se mi è sembrata effettivamente una ‘suonata’ difficile, a tratti un po’ fredda, molto tecnica con la questione dei contrappunti, ostica per un profano. Però interessante e molto affascinante. Mi ha pure ispirato un sacco, il trip con le costellazioni è stato proprio bello.

(l’opera è stata scritta senza pensare a uno strumento in particolare ne esistono quindi varie versioni, anche per orchestra. qui è eseguita per intero da un quartetto d’archi, ciao) 

(qua c’è tutta l’arte della fuga)

Ciao ciao platea.
L’oro zecchino che rimbalza il brillare del lampadario, la gente che si saluta, come state? Bentrovata! I giovani vestiti bene, tanti stasera, pure in platea, forse tutti piccoli pianisti, le signore già pronte per l’inverno con girocolli misti.
Il parterre dei personaggi della rubrichetta è al gran completo. La band dei banchieri (che poi me lo invento io eh che son banchieri), il sosia di Stan Lee incrociato mentre entravo, sempre con superbe giacche di velluto nero, la padrina del teatro nel suo posto regolare, nell’ultimo palco a picco sul proscenio, occhiale nero d’ordinanza e guardaspalle, il tizio col cappello da baseball ma di marca, la coppia padre e figlio che in due fanno centosettanta anni, sempre precisi nelle prime due poltroncine della fila di mezza. C’è anche la ‘Regina del Ghiaccio’, signora con collana di perle, capelli bianchi che porta sempre raccolti con una grande spilla color ambra e sguardo di vetro di Asgard.
C’è anche una eccellente new entry. Una sosia di Jackie Florrick di ‘The Good Wife’.
L’Oscar della serata va però alla coppia di giovanissimi sotto di me. Sembrano usciti da un film di John Hughes, lei con occhiale hipster grosso, maglioncino nero e bracciale di perle (che vanno un casino in teatro), lui con cardigan senape, camicia bianca e Adidas. Mano nella mano per tutto il concerto, adorabili. Fosse stato un concerto di Chopin avrebbero limonato tutto il tempo, credo.

Ps.: purtroppo non c’è il libretto online. Solo il programma. Avrei una proposta per il teatro, adesso quando distribuiscono il questionario sul gradimento gliela sottopongo. Servirebbe una pagina for dummies al libretto che, giustamente, ha un pubblico di riferimento ‘alto’ epperò se vogliamo far arrivare questa musica anche a chi si spaventa alla parola ‘contrappunto‘, ecco, ci vorrebbero due paginette ‘semplificate’. Io per primo, gradirei molto.

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