#civoti? Civati! (città ed Europa)

Lunedì scorso ho pubblicato un post in cui spiegavo perchè sostengo il candidato Civati per le elezioni a segretario del Pd. Le elezioni ci saranno l’otto dicembre. Dopo avere visto in due post come il candidato vuole trasformare il partito, proseguiamo la lettura per punti del suo programma.
Da oggi, vediamo quelli che sono i progetti del candidato. Iniziamo dalle sue idee sullo sviluppo di città possibili e sulla necessità di essere europeisti.
Come in precedenza, i miei commenti sono in corsivo, l’integrale del documento lo trovate sul sito del candidato.

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 – L’egemonia culturale della destra e del modello di sviluppo che essa ha favorito ha portato a considerare le politiche ambientali come una sorta di inutile fardello, un onere che il sistema economico deve sostenere (solo quando se lo può permettere) per poter mitigare l’impronta ambientale ecologica delle attività umane. Un ambiente per anime belle.

19 – Troppo spesso ci siamo visti schierati su scelte difficilmente difendibili solamente perché eravamo parte di un Consiglio di Amministrazione o perché chi inquinava ci sembrava “più vicino” politicamente, facendo venir meno il fondamento del diritto ambientale europeo basato sui principi della precauzione e dell’azione preventiva, della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all’ambiente, nonché sul principio “chi inquina paga”.

20 – Pagare un’imposta sulle aree edificabili non deve essere argomento per legittimare il “diritto” (in eterno) all’edificazione, ma una forma di fiscalità sulla possibilità temporanea di esercitare tale “diritto”, peraltro, ricordiamoci, assegnato dal piano urbanistico, ovvero da un atto pubblico. Non è più pensabile che i Comuni debbano continuare a vivere, anche per la spesa corrente, di oneri di urbanizzazione.

20 (bis) (ma ci tengo visto che lavoro in una zona che fa dell’introito dell’edilizia la sua ragion d’essere)
L’Italia ha i mezzi per competere nel settore delle costruzioni ed essere vincente, più di ogni altro paese. E questa competitività le è data proprio dal suo territorio difficile e fortemente storicizzato. A partire dalla tradizione del restauro Italiano, l’industria edilizia del nostro paese può gettare le basi di un vasto programma nazionale di recupero e riqualificazione del patrimonio costruito, che può costituire, anche nel settore edilizio, la base del rilancio della produzione e della crescita. Se in altri paesi lo sviluppo di qualità (ad alto contenuto tecnologico) si basa anche su quello di quantità (l’edilizia di espansione), in Italia (come non può essere altrimenti e considerando la sua tradizione produttiva) è ormai solo sulla qualità, anche nel settore delle costruzioni, che può fondarsi un’attività produttiva competitiva. (qua la domanda ‘ma chi paga?’ viene spontanea e il candidato al momento non risponde con compiutezza alla questione)

21 – Occorre guardare a un interesse generale e di lungo periodo che sia capace di “forzare la mano” alle tentazioni del guadagno immediato e di una rendita fatta solo per dare risposte al presente. Se esiste un campo in cui il tema delle disuguaglianze non riguarda solamente la dimensione economica e spaziale del presente è proprio l’ambiente: il prezzo degli errori di oggi crea una disuguaglianza ancora più pesante e difficilmente reversibile nel futuro.

22 – […] sarebbe opportuno promuovere la cooperazione nella produzione e consumo capaci di rifornire direttamente i propri soci con energia elettrica proveniente dai propri impianti rinnovabili. Una tale politica attirerebbe capitali privati oggi esclusi dal mondo delle rinnovabili, capitali non in cerca di un semplice profitto economico ma di un approvvigionamento di energia a minore impatto ambientale.

23 – Tutto il sistema degli orari e delle tariffe deve essere coordinato, in modo da rendere accessibile la rete di trasporti a tutti i cittadini e da ridurre i tempi di attesa tra i diversi tipi di trasporto pubblico. Nei tratti urbani, i sistemi di protezione del trasporto pubblico (corsie preferenziali, cicli semaforici con precedenza dei bus) devono essere monitorati e governati in tempo reale in modo da garantire un’effettiva convenienza, sul piano dei tempi, rispetto al trasporto privato.
(è noto che i programmi politici sono pieni di buoni propositi che cozzeranno, inevitabilmente, con la realtà. A mio modesto giudizio la sezione ‘trasporti’ è piena di utopie, però se non vengono nemmeno pensate, non potranno mai essere realizzate e molte cose realizzate negli ultimi anni sono lacrime in un deserto di scarse possibilità di trasporto pubblico che non è più accettabile)

24 – Il grande limite storico della sinistra, in particolare negli ultimi decenni, è stato proprio la sua incapacità di pensarsi europea fino in fondo, continuando a dimenarsi dentro gli steccati nazionali. Un livello cioè congeniale all’azione conservatrice delle destre e in cui nei fatti è impossibile trovare le soluzioni per una agenda di governo radicalmente alternativa.
(Il candidato poi espone un concetto semplice ma spesso dimenticato. Da soli, come paese, non si va da nessuna parte, soprattutto in un mondo dove la globalizzazione è un dato di fatto.)
Sappiamo che la globalizzazione è un processo storico irreversibile: quello che manca è il contrappeso politico a questo gigantesco flusso di capitali, merci e saperi che sta plasmando il nostro tempo. Si tratta allora di globalizzare la democrazia, per democratizzare la globalizzazione[…].
(Insomma, perchè uno spiffero a Shanghai non diventi un raffreddore a Milano, o viceversa).

25 – Se oggi in Europa ci sono più disoccupati, c’è meno sicurezza sociale, c’è più meno speranza per il futuro, c’è più sfiducia reciproca, questo si deve all’iniquità, all’inadeguatezza, alla non democraticità delle strutture che regolano gli affari continentali. Bisogna risolvere questa profonda incoerenza. Dotare l’Unione di strutture che completino il sistema di governo economico continentale con un governo politico è necessario, ma ancora più necessario è dotare queste strutture della legittimità popolare e del controllo democratico che ancora mancano, e senza i quali non avrebbe senso credere in futuro comune per tutti i cittadini d’Europa.
(Se guardiamo solo a noi, al nostro orticello, una ditta come quella dove lavoro io fallirebbe nel giro di pochi mesi. E’ perciò necessaria, e ben spiegato nelle sue linee guida, l’idea del candidato di Europa politica).

civli
Voilà, ce l’abbiamo fatta, quattro post in quattro giorni.
L’8 dicembre è ancora lontano. C’è tempo per altri tre post – la prossima settimana, che domani è venerdì ed è vietato parlare di politica – dove si parlerà di come cambiare il nostro paese. Spero che qualcuno (ricordate, sette persone per sette post?) si sia interessato, perlomeno incuriosito e abbia avuto occasione di dare un’occhiata al ‘mio’ candidato. Il suo blog è sempre a disposizione.

Poi, non dimentico quello che è successo ieri.
Una brutta giornata anche per il candidato.
Ieri sera sul sito della campagna hanno pubblicato una nota. Fra le altre cose si legge che se l’ennesima prova del PD contro il buonsenso, contro il volere del suo popolo, e quindi contro se stesso vi ha definitivamente convinto che non lo voterete mai più – alle elezioni, e figuriamoci alle primarie – avete tutta la nostra comprensione, ma vi avvisiamo che in questo caso dovrete tenervi questo governo molto, molto a lungo.

Su quanto è successo si è ovviamente espresso anche Civati, in prima persona.
Con un’intervista in cui dice la sua su come è andata e con un video dove ribadisce la cosa e mostra al pubblico una discreta barba da hipster.
Ha anche scritto un post, ieri sera, ne riporto un brano: ‘A chi dice che mi sono adeguato, che sono stato zitto (!), che non sono andato fino in fondo, che mi sono accucciato, a chi mi scrive che mi hanno comprato, faccio notare che da oggi, se è possibile, sono ancora più inviso di prima ai dirigenti del Pd e soprattutto a questo governo. E che la prossima volta vi invito a partecipare alla riunione del gruppo del Pd, così capirete il tipo di accoglienza che viene riservato a chi è fuori dal coro (sì, perché una sorta di coro greco accompagna gli interventi di quelli come me). E che intervenire in aula e al gruppo in dissenso rispetto al premier, al segretario, al capogruppo, a tre quarti dei deputati, qualche maligno dice anche al Presidente della Repubblica, non è proprio una cosa che uno fa per scegliersi la soluzione più comoda’.

Quindi? Poteva fare diversamente? Poteva fare di più? Non lo so. Un pizzicore di delusione c’è, innegabile, fastidioso, anche perchè da ieri sera, è diventato ancora più difficile convincere qualcuno ad andare a votare. Però la narrazione di Civati, risulta convincente e sincera (per il resto c’è #insultacivati) .
Quello che è successo ieri diventa un motivo in più per cercare di rifondare questo partito marcio. L’unico modo che vedo io è andare a votare l’unico che è andato in parlamento esponendosi anche a una figuraccia, ha parlato con l’attuale segretario che da questa foto non sembrava molto disposto ad ascoltarlo (e probabilmente questa foto dice tante cose sul Pd di oggi)  e che continua a lottare per, appunto, cambiare le cose.
Perchè le cose si cambiano, cambiandole. E si possono cambiare dall’interno, votando un candidato con la barba hipster che parla con franchezza. Altri modi per cambiare io non ne conosco.

(Ps.: per altro, oggi Civati è su twitter a prendersi gli insulti e/o rispondere a domande. BIG RESPECT.)

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