#civoti? Civati! (un nuovo senso alla parola partito, parte II)

Come si diceva ieri nella prima parte, continuiamo a vedere cosa pensa di fare il candidato Civati se, magari, diventasse segretario del Pd.
Mi ripeto: un bignami delle cose da non fare più e di quelle da fare per un partito rinnovato e innovatore. Sintetizzando come a pag.11 :
Un partito che studi e progetti. Che partecipi e decida. Che promuova campagne e azioni. Che viva all’aria aperta e alla luce del sole. Senza filiere, senza fondazioni elettorali, senza opacità. Che promuova quelli bravi, non “quelli della corrente”. Che faccia della trasparenza e della semplicità il primo motivo di recupero della fiducia. Che rappresenti i milioni di elettori che abbiamo conservato e quelli che abbiamo perduto. Che dica quello che fa e faccia quello che dice.
biCV

Andiamo (in corsivo, i miei commenti)

11 – […] è importante garantire la distinzione e la separazione tra ruolo negli organismi dirigenti e ruoli di governo. Al partito il compito di promuovere la partecipazione e il dibattito, di elaborare gli indirizzi, al governo quello di tradurre questi indirizzi in azioni efficaci e valutabili. Ciò comporta anche che le carriere dei politici non debbano concludersi con incarichi nel sottogoverno, nelle partecipazioni statali e regionali, a prescindere spesso dalle competenze che si hanno, come premio di fine carriera. Non è serio e accade troppo spesso.

12 – Manca ancora oggi un partito che sia strumento di crescita culturale e democratica dei cittadini. Questi si sentono esclusi, estranei alla politica, perché non hanno chiaro dove si vuole arrivare, con quale scopo, per quale strada. Dobbiamo rivolgerci a chi si sente alieno o a chi ritiene noi alieni rispetto alla vita quotidiana e alle questioni sociali più drammatiche. Estendere e organizzare la partecipazione è allora la chiave per rifondare la vita del Pd e la sua proiezione nella società.

13 – […] bisogna fare uno sforzo per andare oltre superando il democratichese e le formule involute del politicismo che ci rendono oscuri. Le parole sono importanti. Elaborazione e comunicazione e partecipazione devono sempre andare insieme, se vogliamo cambiare le cose. Il Pd deve, in primo luogo, promuovere una cultura del dialogo. Viviamo in un mondo in cui nessuno può pensare di avere le conoscenze e il sapere per decidere da solo anche se siede al vertice delle istituzioni.

14 – La politica non si fa solo nei partiti, e questo un grande partito dovrebbe riconoscerlo immediatamente. […] È necessaria la sperimentazione di nuove modalità di adesione, con la possibilità per i non iscritti di accedere ad un nuovo sistema di diritti-doveri. Occorre riflettere sul fatto che la richiesta di adesione al partito è in calo ma che per contro la richiesta di partecipazione da parte di un elettorato sempre più istruito e informato è forte, soprattutto tra i giovani.
(il candidato qui espone il concetto di Doparie che sembra una roba legata al ciclismo e invece le doparie sono consultazioni su temi cruciali e controversi da svolgersi all’interno dei partiti dopo le elezioni. Questo non cancella il principio di rappresentanza e di delega degli eletti, serve a conoscere il pensiero della ‘base’, se vuoi approfondire la cosa, parti da qui.

15 – [… ] Non si tratta di sostituire il rapporto diretto tra gli iscritti con la rete, ma di integrare i due aspetti facendo diventare il web uno strumento ordinario di consultazione, di accesso ai documenti e alle informazioni, di condivisione delle decisioni, di verifica, nonché di ascolto e di consultazione. La rete riduce le distanze, mette in comunicazione direttamente circoli e militanti anche di territori molto lontani tra loro, può consentire la condivisione di documenti e di campagne, di buone pratiche e di conoscenze che altrimenti faticherebbero a emergere nel dibattito pubblico.

16 – Il conflitto d’interessi va superato perché il partito sia sempre e comunque al di sopra di ogni sospetto: nessun doppione nelle cariche, no a incarichi che si sovrappongono, anagrafe di tutti coloro che per conto del Pd amministrano il bene pubblico, anche nelle società controllate. I cittadini devono poter ricevere un’informazione chiara: nome e cognome – o sigla di riconoscimento – di chi dona al partito, di chi dal partito riceve, quanto il partito spende, quando, come e perché. Un’informazione semplice aiuta a diffondere più fiducia tra i cittadini.
Il nostro PD deve rendere fattibile quel controllo di tipo diffuso (pubblico, inteso come possibile per tutti) che è certamente superiore a qualsiasi tipo di controllo privato: un bilancio che tutti possano leggere, capire, discutere e partecipare.

17 – Il Pd deve essere un partito facile e accessibile, che consenta la partecipazione informata a tutti, anche a chi ha poco tempo. Per una politica di qualità aperta a tutti coloro che sono interessati. (stoccatina: e qui una bella legge per vietare le mozioni dei candidati segretari a più di trenta pagine, occorrerebbe, ma Ok, come già detto, in un mondo complesso, non bastano facili slogan) 

Fine della parte dedicata al partito. L’ho divisa in due ‘agevoli post perchè parlare di architettura partitica potrebbe risultare piuttosto noioso. Ahinoi è anche piuttosto importante, poichè altrimenti accadono cose come quella che sta accadendo ora in Parlamento per la faccenda della Cancellieri.
Al riguardo il candidato si è fin da subito espresso per l’evidente e logica necessità di dimissionare la ministra. Visto che l’attuale Pd è un disastro, stan facendo un disastro.
Vi rimando al suo post di pochi minuti fa, se volete approfondire il discorso. A mio modestissimo parere, un candidato che si esprime così, dritto, chiaro, con bonus di parolaccia doverosa, ha sempre più la mia stima:

‘Il Pd si merita un altro gruppo dirigente. Persone che non facciano gli stronzi con le minoranze quando sanno di essere maggioranza (e quando sanno di avere la platea favorevole: che tristezza), che non facciano i prepotenti con chi non la pensa come loro, e tutto quello che gli dice chi comanda. Che non ti attacchino con palesi falsità nei congressi come chi non ha alcun interesse a riconoscere il valore del pluralismo, ma solo il richiamo all’ordine (un ordine che hanno stabilito loro). Parole ampollose per nascondere il nulla. Segnali di debolezza, di fragilità e di paura.’

Domani, o venerdì, non si sa ancora, ultimo post della settimana, per convincere sette persone a votare Civati come segretario del partito democratico, alle primarie, l’8 dicembre. 

(il documento programmatico integrale del candidato, lo trovate qua

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