la tendina parasolEEH?!?

Uscire di casa, come sempre in ritardo. Elenco rapido che si srotola in testa, il bzzz delle sinapsi che entrano in contatto attutito dal bel tempo.
Sole e chiavi prese. Temperatura eccellente, bollettino da pagare Enel preso.
Occhiali da sole e fermarsi al bar lungo la strada. Il solito, quello che ospita caffè ingollati con gli occhi cisposi, titoli di giornale sempre simili appoggiati sui tavolini, rassicuranti, la giornata è partita, lo svolgersi degli eventi interrotto da una breve conversazione col tizio incrociato al banco.
Uscire e tornare alla macchina, chiavi in mano, passo lesto, sempre in ritardo, mai rinunciare al caffè al bar.
Vedere un errore nella matrice, una cosa inattesa che scuote i sensi da subito, pur se non è ancora a fuoco.
Mettere a fuoco.

La macchina di fianco è bianca, un modello di qualche anno fa. Posizionato sul vetro posteriore un parasole.
Quattro ventosine ai lati tendono il telo di plastica che protegge la carnagione dei piccoli. Ce l’hanno tanti neo genitori, come se non averlo potesse ustionare il bambino, come se averlo fosse una targa supplementare. ‘Hey, mio figlio è in macchina’. Comunque, non c’è problema. Nero, sobrio, non è un problema. Colorato e disegnato, con la riproduzione degli eroi di un bimbo piccolo, che ne so, l’ape maia, barbapapà, altri personaggi dei cartoni animati che ora mi sfuggono, non è un problema.
Questo.

Ha lo sfondo rosa, un nome scritto in verticale, carattere vagamente gotico bianco, di fianco alla foto, a colori, del viso della bimba.
Sbarro gli occhi, poi vedo che anche sul vetro dall’altra parte c’è un parasole. Sarei arrivato alla mia macchina, ma proseguo, nell’incredulità, per indagare a fondo questo obbrobrio.
Sull’altro vetro posteriore, lato passeggero, il seguito tragico. Un parasole delle stesse dimensioni, sfondo classico rosa, nome sul lato destro della foto a colori del viso del bimbo, maschio, fratello, più piccolo, poverino.
Mi esplode un occhio, tremo, vorrei fare una foto ma non oso, si sa mai che il genitore sia un gorilla di cento chili con la manata agile o una madre col kalashnikov nella borsetta pitonata.
Torno alla mia macchina, reggendo materia oculare dall’occhio esploso e penso che il meteorite lo meriteremmo, uno piccolo, poi penso di esagerare. Mica tutti i genitori piazzano la faccia del figlio sulla tendina parasole della propria macchina.
Rileggo questa frase, il post è finito.

 

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