in fila per la parata (Treme)

trmAre you ready?
One, two, three…’

I personaggi sono tutti nella sala. Alcuni ballano, altri chiacchierano, alcuni si conoscono bene, altri si conoscono di vista e si dicono ‘ciao’, alcuni non sanno dell’esistenza degli altri che si sfiorano mentre sono in fila per prendersi da bere. Sono tutti lì mentre dal palco lo swing fa ondeggiare teste e il cantante fa l’occhiolino a qualcuno in sala.

Treme‘ è una serie tv ambientata a New Orleans dopo l’uragano Katrina, raccontata in tre stagioni e una trentina episodi che sono come capitoli di una narrazione collettiva compatta, semplice ma densa di significati, moderna e avvincente, nonostante un ritmo tutt’altro che moderno. Al ritmo ci pensa la musica, attrice molto protagonista che fa da filo conduttore, balia, amante e compagna, commento non solo sonoro, alle piccole vicende che compongono questo affresco in serialità.

C’è chi torna e chi non lascia mai la città che sta pagando e chissà per quanto pagherà la furia di un evento naturale che è diventata catastrofe personale. C’è lo straniero in cerca di gloria vicino Bourbon St.. che incontra affaristi e politici che stringono molte mani. Ci musicisti in cerca di un ingaggio, altri in cerca di redenzione o che scoprono che la musica non è solo stare su un palco. Ci sono i bastioni della tradizione con facce scolpite da anni di ‘Mardi Gras‘, ci sono innovatori che ce la mettono tutta, ma farsi sentire è difficile. C’è chi scappa, chi resta per aiutare e chi non si fa aiutare. C’è chi cucina cibo cajun e chi dispensa saggezza al bancone servendo whiskey&Bud.
Ci sono lampeggianti della polizia e casi irrisolti che riportano ai giorni di inondazione, case da costruire e da abbattere, soldi federali e bollette da pagare, tromboni e marchin’ bands (oh, e che gioia quando ne arriva una!) e poi musicisti di strada e musicanti da strapazzo, violini che lacrimano e Dj che bevono, idealisti mai domi e crociati per la giustizia, carnevali da festeggiare e serate dove suonare strumenti di tutti i tempi, decadenza e truffe, criminalità e domande che non ricevono risposte, indiani e ingiustizie, brevi vittorie e pesanti sconfitte ma, mai arrendersi, mai, quasi mai, perchè mai, abbandonare le proprie radici.

‘We won’t drown, motherfuckers’.

David Simon che già aveva pensato ‘The Wire’, per me la miglior serie di sempre, recupera molte tematiche del suo primo capolavoro (scuola, polizia, educazione, media) dandoci un altro affresco potente e difficilmente dimenticabile.
La serie che dovreste tutti vedere, a meno che non vi piaccia la musica , ma chi odia la musica protesta per il volume troppo alto e quindi niente.
Ci sarà, presto, la quarta, brevissima (cinque puntate) stagione, se ne volete sapere di più, i puntuali ragaz di ‘Serialmente’ son qua.

‘We got jazz bands and brass bands, funk bands and trad bands, whatever your heart desires, yeah yeah’

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