la salvezza, all’ultimo rimpallo

RegiaUn amico dice che il calcio è uno spettacolo come un altro, come andare al cinema.
Mah. Fosse vero, nessuno guarderebbe in streaming a bassa definizione, con commento fra il tifoso e l’inadeguato, da uno stadio brutto e stretto fra montagne e quartieri, una partita fra giocatori che non brillano per controllo palla, precisione nei passaggi, parabole dei cross, in una domenica con uno splendido sole fuori e troppa tensione dentro a una stanza.
Un giornalista dice che dovrebbero accorpare le squadre fra Reggio Emilia e Modena, per fare una ‘èquipe’ pronta per la coppa, l’unica, sembra, che conta. Mah. Secondo me il campanilismo, al netto di ogni banale discorso sul tifo violento, sempre da condannare, ovvio, è anche il sale del calcio.
Bene.
Nel calcio che non conta ma che interessa a me, ieri c’è stato lo, senti come suona male, spareggio per evitare la retrocessione in C2, o come si dice oggi, in Lega Pro, seconda divisione, che suona ancora peggio. Grazie al mister degli avversari che ha piazzato l’accampamento nella propria area a difesa del pareggio che li avrebbe salvati, la mia squadra ha fatto un gol su rigore, penalty contestatissimo dagli avversari non senza ragioni. Poi nel secondo tempo è stato assedio alla nostra porta e pena davanti a un monitor. Gli ultimi sei minuti sono stati una sofferenza mai vista, con gli avversari che hanno colpito due traverse, corpi che rimpallavano palloni destinati a condannarci, con attaccanti avversari che ne combinavano di tutti i colori per non farci precipitare per la seconda volta nell’inferno della C2.
E poco dopo il fischio finale ho pensato all’amico, che ha torto perchè il calcio senza tifo non è divertente, se non in rarissimi casi o in forme di ‘malattie da calcio in tivù‘ particolarmente gravi. Ho pensato al giornalista animato da propositi mirati a un business della passione, che non potrà mai capire i micro infarti che capitano quando gli avversari colgono due traverse in sessanta secondi, quando uno stinco di un difensore si immola per proteggere la porta sguarnita, centrando quel pallone destinato al gol che ci avrebbe gettato in uno sconforto incomprensibile per chi fa equazioni di calcio-spettacolo-business che non possono, fortunatamente o preistoricamente, appartenere a un quarantenne che salta per aria ad ogni cross in aria del Cuneo, temendo la beffa.
Ho dedicato a loro la sensazione inattesa di gioia per avere raggiunto l’obiettivo disperatamente minimo della peggiore stagione della mia squadra negli ultimi vent’anni, senza pensare a promozioni, raggiungere vette di spettacolo o altro, ma solo ringraziando per una passione rimastami addosso chissà come, che sa dare grandi gioie e piccoli insegnamenti.

Ps.: non scrivo mai post di calcio. perchè penso ci sia già troppa gente che lo fa e credo che scrivere, bene, di calcio, sia veramente difficile. il rischio di diventare stucchevoli è sempre dietro l’angolo, trovare un proprio stile che si allontani dal giornalismo da bar, essere interessanti, quindi, non è semplice. ultimamente però c’è una bella attenzione agli scritti sul calcio, perchè è bello leggere belle cose sulle propre passioni. al riguardo, visto che siamo in argomento, consiglio il ‘Pizzul tumblr’ e, visto che l’estate si avvicina, consiglio anche due libri. il primo è ‘Atletico Minaccia F.C.‘, un romanzo molto divertente e scorrevole con dentro un personaggio memorabile e la passione per il gioco. il secondo è ‘Io sono il calciatore misterioso‘, tratto dalla nota, oltremanica, rubrica di un vero calciatore che racconta dall’interno molte cose interessanti e le racconta con bello stile. 


(la partita del playout della Regia, integrale, oppure skip agli ultimi minuti di sofferenji e allegria) 

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