Palco n.25 OR.1/D (S02E08, the ‘Maggio Fiorentino’ chapter)

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l’orchestra ‘grossa’, con bonus di arpa

Solo ventiquattr’ore dopo, secondo movimento di doppietta nel posto palco. Sempre la primavera, sempre la piazza, un pochetto meno bella perchè stan rifacendo la fontana posta davanti al teatro.
Subito si capisce che è la serata del ‘main event‘, il concerto più importante della stagione. Le signore si sono impegnate, arrivano in nero, eleganti, con un leggero ritardo ‘chic’, i signori sorridono, affabili accompagnatori.
Io, indosso una felpa grigia. Entriamo, via.

L’orchestra, il maestro.
Il Maggio musicale fiorentino è un festival molto noto. Pure l’orchestra è piuttosto conosciuta. La prima sinfonia la suonano in cinquantacinque. La seconda ne ho contati novantacinque, non so se mi son sbagliato, probabile, data la folla di archetti sul palco. Tutti elegantemente vestiti. In classico gli uomini, in nero e lungo le signore. Il direttore è Zubin Mehta, uno dei tre nomi che anche uno che non sa niente di musica classica, gli è capitato di sentire, data la carriera impressionante del maestro. Sale inappuntabile sul suo podio. Che è  personalizzato con lo stemma del giglio simbolo di Firentzi e le iniziali ‘ZM’. Vero bomber. Bacchetta in mano, Andiamo.
La musica, sinfonica.

La sinfonia no.8 (del 1817) di Ludovico Van è la più breve delle famose nove. E’ brillante, è suonata come se tu la sentissi in camera tua, con indosso cuffie ‘Bose’. ZM dirige con un cenno del capo gli inserti dei fiati, i violini danzano intorno a lui, si è catturati dalla perfezione e da un suono che non so spiegare. Quando arrivano questi direttori, forse è suggestione, forse è ignoranza, ma il suono ha qualcosa in più come se fosse maggiormente vivido, non saprei spiegarlo. Il biglietto della serata nel posto palco costava la cinquantacinque euro, ma per una persona appassionata di musica sono soldi ben spesi, giuro, almeno per una volta, solo per l’esperienza ‘sonora‘. Detto ciò, c’è già intervallo.

(non il ‘Maggio’, ma il primo movimento)

Si riparte con l’osso della serata. La prima sinfonia di Mahler che ha per sottotitolo ‘Titano’, un nome, un programma. Completata nel 1893, viene eseguita con bonus di quinto movimento, prima scritto poi tagliato dall’autore e recuperato settant’anni dopo da Britten in concerto. Io non saprei bene come scrivere dl ‘Titano’, credo ne banalizzerei l’esecuzione. Ma, è solo un blog.
Inizia con un soffio dei violini, un pianissimo lungo, delicato e spiazzante, con la tromba che viene suonata fuori dal palcoscenico, si sente lontana, come se chiamasse l’adunata alle forze della musica per la narrazione. Poi inizia il primo movimento, di una bellezza che non trovo le parole.
L’opera è ‘un romanzo attraverso i suoni‘. Il romanzo lo faccio io nella mia testa, con le note che entrano, si spostano, si ingrossano, prendono possesso di ogni sensore, per poi diventare sottili e penetrare nelle vene. Zero appunti, mi perdo totalmente. A tratti mi commuovo per la potenza evocativa o per motivi che non realizzo.
I movimenti si fanno lenti, poi vigorosi, tranquilli per poi diventare solenne ed infine tempestoso ed energico. Termina con i cinque percussionisti tutti all’opera e gli archetti che si incendiano.  Una botta di potenza, che lascia sbalorditi, fra applausi che pare non finiscano mai. Sono emotivamente spiazzato, fisicamente a pezzi, dopo questa che se non è l’esperienza più totalizzante nel posto palco di sempre, ci siamo vicini.
Poi, ZM si rivolge al pubblico. “Ed ora, qualcosa di italiano” ed eseguono l’intermezzo da ‘Cavalleria rusticana’, roba da lasciare i dotti lacrimali sul sediolo del posto palco e riprenderli fra un po’, così, perchè sarebbe giusto. Ancora, applausi.
(la sinfonia ‘Titano’ puoi ascoltarla, qua)

Il pubblico, il gran gala.
Sorrisoni e grande hype, in ogni ordine di posto. La platea sbirluccica, i palchi sono imballati. Anche il mio per una sera. Ospiti, un coetaneo appassionato di lirica ma che è venuto a sentire ZM, una coppia con lui affabile e lei che dopo che gentilmente le dico che il posto dove siede è il mio, altrimenti la rubrichetta del blog, avrebbe altro titolo, si trasforma in arpia educata ma scontrosa. In platea ci sono tutti. Il padre&figlio vecchissimi, il sosia di Stan Lee, il tizio col cappellino che sfoggia moglie con top bianco su pelle sfasciata dalle lampade, il mostro della prima fila, gli industriali, tutti. Nel palco più alto, c’è, ovviamente, la padrina del teatro.
Oscar del pubblico che va a una signora di innumerevoli anni che entra nella sua fila piegata letteralmente in due, schiena e gambe che fanno un angolo retto di novanta gradi. Si siede, l’aiutano a togliere il cappottino rosso e le si accende un sorriso radioso sulla pelle sottilissima. Altra grande di serata, una signora con capello bianco e camicetta a pois che al termine scatta in piedi, lanciando la standing ovation, seguita da molti palchi, nostro incluso, ma da poca platea. Non farà ‘chic‘. Da notare che in sala, sono rimaste accese le luci per tutto il concerto, poichè il direttore ha detto, prima del concerto ‘E’ un teatro così bello, lasciamo che si veda’. Cinque alti, Mister ZM. (qui, vedi Zubin e dietro, si vede male, ci sono pure io)

Citando, dal libretto, i maestri.
“Non posso condurre alcun tipo di vita estetica, non corrisponde alla mia personalità e l mio temperamento. E se non fossi come sono, non potrei scrivere nessuna delle mie sinfonie”. (Mahler. Stima sempre)

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