Daje Zappatore!

wzappatore

Qualche anno fa,  un carissimo amico mi fece leggere la prima stesura di una sceneggiatura. Ricordo che pensai al coraggio e alla originalità. Pensai anche ‘Sarà dura’.
Visto che io non ne becco una, le pagine son diventate film che, come da altro copione, ha avuto le sue belle difficoltà produttive e distributive, tipiche di un’opera prima di un regista esordiente.
Il film esce in poche sale nel salento, dove è stato girato. Poi, fa un giretto negli States, dove vince il premio di “miglior film” e “migliore attrice ” al Brooklyn Film Festival, con successiva distribuzione in due cinema di NYC. Infine, un paio di mesi fa, esce in varie città italiane. Adesso è visibile in streaming, legalmente e comodamente.
La storia racconta le vicende spiritual-musicali – le due cose sono quasi sempre inscindibili, la musica come religione – di un talentuoso chitarrista. Marcello, il Zappatore del titolo, che un ‘bel’ giorno scopre di avere le stimmate. Prudono, come le sue pulsioni verso una vita migliore, dove liberarsi delle attenzioni normalizzatrici di una madre iper religiosa e dalle umiliazioni subite dal coattone cantante della band di trash metal in cui milita il nostro (anti) eroe.
Come in una parabola, Marcello sarà tradito, guidato e forse salvato, mentre fra un pezzo di selvaggio metal satanista e una visione mistica, proverà a sopravvivere e a trovare la sua strada nella provincia leccese.
Un mucchio quasi selvaggio e vagamente disperato di caratteri eccessivi ma dotati di una impronta genuina, accompagnano la figura sempre seria e tristona del chitarrista, che si aggira per il film con la sua silhouette non propriamente da figurino, portando croci non solo sulla maglietta, non soltanto sue.
E’ una commedia da risate a denti stretti, ambiziosa e difettosa, esagerata ma col cuore. Ci sono croci e immagini sacre, un tocco di blasfemia (poteva un film con una sinossi simile avere una distribuzione seria in Italia?) gente vestita di nero e/o di pelle nera, che si muove come al rallentatore in ambienti indefiniti, zone che sembrano dimenticate da dio (qualunque esso sia) e dal destino, avvolte in un bianco che somiglia spesso a un grigio che infastidisce e tutto inghiotte.
La nonna è interpretata da Sandra Milo, che sta vivendo una seconda carriera come paladina dei cineasti indipendenti e che funziona parecchio bene nel ruolo. I punti di forza del film sono le scene musicali, piuttosto ben fatte e divertenti per essere un film italiano a basso budget e l’interpretazione del protagonista, lo Zappatore del titolo, che è anche l’autore delle belle musiche.
Si ride, si fa il tifo, anche per chi ha il coraggio e la costanza di fare cinema fuori dagli schemi, in una storia narrata in maniera non proprio lineare ma piuttosto seducente. Un film pieno di ingenuità, anche volute,  qualche caduta di stile (sempre voluta) in un film che punta molto sullo stile, ma il risultato finale è ampiamente portato a casa.
Mai più senza: il portasigarette a forma di bara.
Lo puoi vedere anche tu, QUI.

Ps.: l’amico, del film ne è stato produttore e purtroppo non mi pagherà nemmeno una birra per queste righe.

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