in mezzo ai pini, sugli aerei (in balia degli eventi)

p(occhio, spoiler su come ‘funziona’ la trama, non sulla trama, del film)
“Come un tuono” è il brutto titolo di un film drammaticissimo che ha per protagonista quel bonazzo di Ryan Gosling. E’ diviso in tre parti che scivolano una dentro l’altra in un ingranaggio di avvenimenti ambientati nella tranquilla e vagamente disperata provincia americana. Ci sono colpe o caratteri genetici dei padri che ricadono (o si sublimano) nei figli. Inizia come un prequel di ‘Drive’ con il bonazzo che indossa giubbotti, che poi quello con lo scorpione era più bello, ne sa di motori, non sorride mai, ha un passato ignoto e/o burrascoso. Prosegue diventando un film di sbirri, di giochi di potere, di Ray Liotta che ha sempre quella faccia di cui non ti fideresti mai. E termina come un teenager movie con però dentro il disagio. Disagio che cola da tutta la pellicola, mentre la colonna sonora curata dal sempre buon Mike Patton rende ancora più intensi vari momenti della pellicola. Che non è male, paga però due difetti.
Il primo è di essere troppo lungo, che una quindicina di minuti in meno facevano solo bene, evitando dispersione di pathos e attenzione. Inoltre, a metà del secondo film nel film, diventa piuttosto prevedibile. Non che sia un guaio, però fa qualche danno. Il mio problema è che non ho empatizzato mai del tutto coi personaggi. Un po’ la prevedibilità, un po’ guardavo i tatuaggi del bonazzo, decidendo se è un bravo attore o se ha una espressione e mezza, per esempio con o senza sigaretta penzolante dalle labbra, un po’ decidevo se Bradley Cooper è l’attore ‘all-around’ di Hollywood (quello che fa tutti i generi, i film del ridere, quelli romantici, i drammoni e sì, pare di sì, lo è, forse è pure bravo, ma rimango nel dubbio). Tornando al bonazzo, ok, ‘Drive’ ha profondamente penetrato il nostro immaginario, come non faceva una pellicola da tempo, colap pure di tumblr, ma adesso, caro Ryan, vedi di uscirne eh. Il nuovo trailer (veditelo, ora!) setta alti livelli di figaggine, ma sembra, ancora, il sequel di ‘Drive’, però in terra orientale.

lapHo visto anche la nuova commediola di Almodovar. Non sono un fan e lungi da me voler paragonare film di un regista, anche perchè del Pedro, ricordo i primi e poi mi sa che l’ho perso per la via. Comunque, questo è un filmetto davvero risibile. Ho letto da qualche parte che il regista ha dichiarato che il film è una metafora sulla situazione sociale della Spagna. Ostia, può avere senso, ma non ci avrei mai pensato. Per me, è un film piuttosto volgare e ben poco divertente. Poi sarà colpa mia che son bacchettone e pesantone e non mi son mai piaciute le battute a sfondo sessuale. Comunque, ottanta brevi e dimenticabili minuti di cui si ricorda solo il numero musicale. Eh oh.

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