(cronache dalla piccionaia) del perdere, fra il ferro e la capolista

l'attacco ed Rezz, visto dalla piccio
l’attacco ed Rezz, visto dalla piccio

Eravamo rimasti al gimme five, poi si è andati a Bologna a perdere il derby, pazienza. Stasera, in posticipo tivì, biancorossi contro. I bianchi li facciamo noi, i rossi sono la capolista. Hanno il centrone, il play che fa gli assist, ali che sprangano da tre, panchina lunga, voglia di vincere che nel pomeriggio l’altra capolista ha perso. Il posticipo ci ha regalato un aperitivo piovoso dove son scivolati un paio di bicchieri di rosso che, nel micro clima della piccionaia, regalano una leggera tranquillità indotta.
Palazzo carico e pieno bombato, evidenti spettatori contentoni, con lo sguardo un filo troppo spalancato. Magari è la loro prima partita dell’anno. Dietro di me due ragazzini che più che guardare e commentare la partita, ci provano con le loro amiche.
Varese son belli grossoni, la differenza di fisico è evidente. La loro ala pianta un tre su tre da tre che fa male, noi siamo aggrappati a giochi sporadici e alla nostra classica difesa dura. 16-22 fine primo tempino.Il secondo parte con un quintetto rischioso, una piccola emoraggia di punti che viene fermata al meno 14. Se questi scappano, non li prendiamo mai più. Non scappano. Non riusciamo a fare pick&roll, il loro pivot ci fa girare al largo, ma Taylor fa il giocatore Nba e si inventa canestri. Dietro non molliamo di un centimetro, nonostante questi sappiamo attaccare bene. Verso la fine del tempo il basket in piccionaia diventa qualcosa di primitivo, la curva avversaria provoca e viene generosamente ricambiata con insulti su base di urla pazze. La moglie dell’urlatore sotto di noi guarda il marito con disapprovazione, dicendogli “Sta boun c’at vin un infèrt”. 39-44.
Intervallo. Palmari e cellulari che si accendono per ingannare l’attesa, spezzare la tensione.
Ripartiamo con grande entusiasmo. Il mister non fa cambi, punta sul quintetto pesante, siam sempre in partita. Un contatto dubbio, fischiato contro, scatena i magici ultras del parterre (gente che sgancia la mille euro di abbonamento per poi fare pallottole di carta e lanciarle agli arbitri). Come benzina sul fuoco. Andiamo in trance agonistica, andiamo in vantaggio, poi un  loro canestro fortunato chiude il tempo sul 62-63.
C’è entusiasmo, c’è DAICANDOM, c’è speranza, c’è l’urlatore che scatta in piedi, poi mentre atterra centra col gomito la testa del figlio, la moglie gli ringhia contro, tutto a posto. Ci sono anche gli arbitri che nel dubbio fischiano per il peso politico (Varese si è lamentata in settimana). Contro i più forti, devi sempre avere quello zeroequalcosa % in più, per farcela, contro avversità e imprevisti con la maglia arancione. Il quinto fallo fischiato a Brunner è un regalo di primavera per la capolista, sotto tocca a Cervi. Siam sempre lì, aggrappati.
A tre minuti dalla fine Varese tira per quattro volte consecutive. A Cervi vien fischiato un altro fallo dubbio in attacco, la piccio sputa il suo disappunto. 73 pari a due e venti dalla fine. Varese ripassa con l’aiuto del ferro, poi c’è ansia, c’è tensione, c’è un tiro nostro che non entra, poi ci son falli tattici e tiri liberi misti.
Sparegh ‘na bomba in ghegna!” suona la carica l’urlatore. E nell’ultima azione, attacchiamo male ma le carambole portano il tiro del possibile pareggio sulla sirena a Taylor. Parte la parabola, c’è quel momento di sospensione, di fiato trattenuto, di scenari di gioia, c’è il ferro che dice ‘No’, c’è un mio urlo di disappunto che squarcia il tetto della piccionaia.  C’è la sconfitta.
Piuttosto immeritata, come quei due tre fischi per sospingere la capolista, come quei ferri nemici, come la casualità che si allea con i più forti. In piccionaia, nel deflusso, si sente l’orgoglio per la squadra, per la pugna, per la presenza.
Uno dice “Dai che andiamo ai playoff, li stèss”.
Eh, dai.

tabellino della partita

previously on ‘cronache dalla piccionaia’

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