un po’ anzyani, nella casa sulla spiaggia

408076673843921110_10051471Ieri sera, dopo tre mesi, forse più, sono andato a un concerto rock/pop. Un concerto da stare in piedi insomma, ché ai concerti di classica e jazz si sta seduti.
Andando verso il locale, e al termine , parlando col puntuale @sbaracadau, ho detto che sto invecchiando e le energie mancano per vedere concerti che, sia al weekend che infrasettimanali, iniziano sempre tardissimo e mi portano a letto mai prima delle due/tre di notte. Ogni tanto si fa, però vien lunga, anche se il giorno dopo è domenica. E soprattutto, con l’età, mi pare si pensi che di concerti se ne è visti tanti e un po’ manca l’entusiasmo e il divano è così comodo. Al termine dello show, guidando verso casa, pensavo che non lo so se è questione di età, se davvero ci si stanca di andare per concerti o se è un pensiero pigro.
Mi son ricordato di quanti signori distinti e coi capelli brizzolati avevo visto durante il festival svedese, dove, casualità, avevo visto suonare sempre la stessa band – i Beach House – davanti a frotte di ragazzi hipster ma anche coppie di sessantenni con un sorriso tranquillo stampato in faccia.
Poi arriva il giorno dopo il concerto, che è sempre uguale. Mi alzo, sento bussare un piccolo acciacco da qualche parte per essere stato tre ore in piedi, poi una finestra in testa si apre, entra l’immagine di un sorriso della collega di concerto (ciao tessò), entra una gag fatta durante la fila a banco, entrano chiacchiere miste che l’occasione ha portato. Per terra, le scarpe buttate nel corridoio a caso, prima di schiantarsi nel letto, son sempre infangate, sorridono della pioggia maledetta e della disorganizzazione italica che non ha ancora scoperto le transenne su asfalto, privilegiando la fila casuale su bagnato, ma fa poi lo stesso, tanto sono anni che è così e ci si abitua. Poi da lontano, come un gabbiano su un mare di ricordi, arriva uno dei brani che hanno accompagnato il concerto.
Un pezzo appollaiato su una nuvola di cream (volevo scrivere Dream ma il refuso potrebbe funzionare lo stesso) pop, pennellatone di riverberi, sintetizzatori lenti che dicono ‘Salta su‘, una voce che compone umori caldi che so già mi accompagneranno per tutta la giornata, acciacco vaffanculo, e insomma, è stato un bel concerto, con teste attente e rilassate nell’ascoltare il repertorio di pezzi morbidi e melodici della band guidata da voce e capelli della cantante, che sventagliano arpeggi di chitarra su tappeto di percussioni non intrusive.
Insomma, la musica dal vivo, nota benzina per l’anima. Questo, non per recensire il concerto, ma se non conoscete la band, qualche click da qualche parte io ve lo consiglio, ma per dirmi, ancora, che alla fine, andare ai concerti fa bene alla salute.
Forse, dopo i quaranta diciamo, addirittura ringiovanisce un po’, forse i tipi svedesi sono dei saggi. Forse, la musica o ce l’hai dentro o niente.

One thought on “un po’ anzyani, nella casa sulla spiaggia

  1. col tempo non interessa oiù fondamentalmente solo il concerto ma diventano fondamentale la compagnia e gli incontri. forse. io per dire sarei andato a vedere pure un qualcosa che non mi interessa, perché ho fatto serata con amici, incontri più o meno casuali e tutto ciò con una (qualcosa di più che) amica. ciao!

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s