(un post, rock) del perdere

Perdere su campi da calcio dopo essersi spolmonati per novanta minuti più recupero infinito.
Perdere su tavoli di legno di birrerie di vario lignaggio, dove perdere la necessità di compagnia, per preservare lo spirito, per proteggere la propria incorruttibile identità.
Perdere su parquet dopo aver perso pezzi di denti che incontrano gomitate cattive.
Perdere discussioni dove si inciampa per sbaglio, per un capriccio del caso, entrando in un bar per bere caffè, decidendo di perdere per evitare di arrabbiarsi.
Perdere nel segreto delle urne e non capacitarsi di come gli altri, sempre loro, non vedano, perdendo il senso della prospettiva.
Perdere terreno come cani da punta troppo lenti, con troppi chilometri nelle gambe e troppe cose perdute negli occhi.
Perdersi nella quotidianità, cercando un significato che ti fa perdere il momento, ingrossando la fila dei perdenti.
Perdersi in pennate di chitarre che ci riconoscono, ci parlano sempre del perdere, ombelicali ed amorevoli, pizzicori elettrici che scavano terreni conosciuti.
Perdersi in parole e suoni che, basta davvero un momento, e vorresti slacciare la camicia, offrendo a qualunque nemico il petto, urlando, non mi abbatterete mai.

Perdere, forse, è un’arte. Perfettibile e in perdita per non perder la propria bussola.
 
 
 
 
 

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