Palco n.25 OR.1/D (S02E05, the ‘Kammerorchester’ chapter)

381932687735587031_10051471Venerdì.
Piove, il lavoro, le cose, le corsie, le corse. Si arriva che suona la campanella. Posto palco doveroso e quasi necessario, una cura in musica per l’inverno che è già troppo lungo e grigioso. Programma perfetto per lasciarsi cadere nelle braccia nobili e comode della classica.
Kammerorchester di Stoccarda, la più longeva orchestra da camera del mondo, fondata nel 1945.
Diciotto elementi, perfettamente acconciati e vestiti di nero, una bella batteria di violini, due viole, violoncello e un ragazzo al clavicembalo che sembra un piccolo Mozart giovanissimo, carnagione color fantasma, paffutello e con molti riccioli nella testa che muove a tempo, mentre accompagna le melodie dei violini. Il direttore cade sulla cintura di un marrone orrendo e ha una giacca tre quarti che anche no, però usa la bacchetta con eleganza e si muove a tratti come se ballasse insieme a tutta l’orchestra. Pronti, accordi, via.

La musica, le Sinfonie, un po’ da camera.
Programma di serata

L’ensemble è piuttosto ampio per essere esattamente definito ‘da camera‘, le musiche si distinguono per essere brevi sinfonie in tre movimenti che alternano composizioni di Bach, il figlio, e di Mozart.
Le musiche di Bach Jr. sono un pochetto più complesse, ma vanno dalla brillantezza del primo movimento, alla passionalità degli ‘adagio’, alla ricchezza di certi passaggi. Mozart, naturalmente, è Mozart. Goethe scrisse di lui: “Tutti gli sforzi fatti per arrivare a esprimere il fondo delle cose divennero vani al’indomani dell’apparizione di Mozart”. Tipo, genio. Vero però.
Le composizioni mozartiane di serata fanno parte dei ‘divertimenti’, opere pensate per essere eseguite all’aperto, allegre, e che “…prevedono un approccio recettivo diverso, particolare, non necessariamente distratto, quanto semmai disinvolto, connesso a una serie di gesti e comportamenti sociali diversi dalla fissità imposta dal vero e proprio evento concertistico…” Esattamente.
Tutte le musiche sono gustose, piuttosto semplici all’ascolto, forse un concerto adatto a un neofita della classica, sicuramente un bel concerto, divertente ma affatto banale. Tre sinfonie di Bach Jr. e due divertimenti di Mozart, si fa presto, i brani son tutti piuttosto brevi. Applausoni.

Intervallo

Gran finale con un quintetto riarrangiato per orchestra d’archi di Brahms. La perfetta chiusura. Per tutto il primo movimento son convinto di averlo sentito nella colonna sonora di un film. Sicuramente sbaglio, quindi mi faccio il film in testa, mentre l’orchestra mi racconta una classica storia in B/N di incontro, baruffe e incomprensioni, piccoli drammi e riappacificazioni, tutto riprendendo in primissimi piani occhi espressivi di attrici del cinema muto. Scrosciare di applausi sul finale. Poi, un bis con un valzer che stampa un sorriso su tutto il pubblico. Bravoni, bravoni!

L’amore ai tempi del violino. 
Grande sfida fra la teutonica bionda che arriva sul palco con un ‘oplà’ saltello, unica in jeans neri e stivali, non propriamente bella ma con sorriso luminoso e la classica bellezza mora e altezzosa, con gran vestito da sera a schiena scoperta, che guarda il pubblico con uno sguardo indecifrabile fra l’ostile e il timido. Vince la bionda, che non ci sta più dentro alla fine e abbraccia il vicino di sedia, un brizzolato maestro che ricambia imbarazzato.

Sbirciando fra il pubblico.
Best outfit di serata, best coppia e tutti i premi, al ragazzo che sembra uscito dal casting per un qualunque adattamento per la BBC che preveda giovane timido ma talentuoso in cerca della consacrazione sociale, o ricco timido ma di buona famiglia in cerca dell’amore romantico e non di casta, un Benedict giovane e in completo tre pezzi con orologio nel gilet. Insieme a lui, l’amico con papillon troppo grande  e blu come il vestito pure quello troppo grande. Pare il prossimo candidato al premio Nobel per la matematica, capelli scarmigliati e sguardo attento ma simultaneamente perso nel vuoto inclusi. Insieme sono una coppia così bizzarra e perfettamente fuori dal tempo da oscurare, illuminati di luce nobile, il resto della platea.
Per il resto si registra il notevole entusiasmo in prima fila con claque folle trascinata da una signora che sembra possa spezzarsi i polsi da un momento all’altro dalla forza e vigore che mette nell’applaudire.
Poi le classiche presenze del teatro, come il duo padre-figlio che sommano centottanta anni circa, in gran spolvero e completo nero di notevole eleganza e la presenza della padrina del teatro c’è, nel solito palchetto in alto attorniata da ‘guardie del corpo’.Per finire, nidiata di ragazzini, tutti con Nike ai piedi e grande attenzione, che non estraggono mai il cellulare, se non nell’intervallo. Bravoni pure loro.

Citando, dei maestri.
“La solitudine, perfino la povertà non nuocciono certamente ai caratteri veramente forti, anzi li costringono ad approfondirsi, provocando in essi una sana collera, il sacro zelo di vincere ad ogni costo l’opposizione del mondo.” (Brahms)

“Chi è in grado di comunicare al cuore, parlando all’immaginazione, ha ben altre doti di un semplice virtuoso che si limita a suonare le note giuste…un musicista commuove gli altri soltanto e egli stesso è commosso…” (C.P.E.Bach)

(tutte le citazioni sono tratte  dal libretto di serata)

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