Ipotesi da scartare

imprenditori_racconto_smallNel corridoio, un rumore felpato di passi affrettati, già in ritardo per il weekend che inizia. Poi il silenzio avvolge gli uffici. Nessuna luce che lampeggia, nessun rumore se non il lieve ronzio del portatile. Dalle lamine affilate delle persiane filtra la luce della sera che si piega in notte. Un’ambientazione perfetta per un racconto noir, un romanzo d’appendice con detective che indossano lunghi cappotti e impugnano pistole che non sparano mai, tanto bastano le parole.
Rivedo l’arrivo del capo,  il suo colpo di tosse imperioso quanto catarroso che ne riassume il ruolo e la voce gentile ma dura che paventa l’insoddisfazione del cliente, implora un’idea, sollecita attività, annota scadenze improrogabili. Le mie deboli scuse non sono servite a nulla, sacchi di sabbia contro onde troppo alte.
Eccomi, professionista del procrastinare, allergico alle scadenze. Il prodotto, concentrati sul prodotto. Mi tolgo le scarpe, allento la cravatta, allungo le gambe sul tavolo, bevo un sorso d’acqua. Purtroppo non sono sul set di un telefilm. Niente brandy su vassoi argentanti. Recupero il blocco a quadretti. Rientro nella parte. Concentrati sul prodotto. Pillole per la memoria. Sarà legale? “Da un’idea americana”. Laggiù fanno pillole per tutto. Avrebbero potuto mandare un campione, così per provare. Ne avrei decisamente bisogno per non scordare il nostro anniversario. Tipico degli uomini, come il tipico rimprovero della tipica moglie. Anche a lei servirebbe una pillola per ricordare com’era quando credeva nell’amore.
Ipotesi A) una lettera dal cuore. “Caro cervello, ecco un regalo per non dimenticare quei giorni in cui lavoravo tanto e sceglievo al posto tuo. Tu dicevi: ‘Studia’. Io uscivo con le ragazze e dormivo nel pomeriggio. Mi rimproveravi e io insistevo. Ora è tempo di ripagarti. Prendi una pillola, ti sentirai più giovane”.

Ci vorrebbe un drink per sciogliere pensieri svelti. Almeno dell’acqua fresca ma non mi alzerò. Sto sorprendentemente comodo così. Dovrei rileggere la brochure di presentazione. Troppo complicata: sinapsi, neuroni, encefalo, corteccia. Parole irrimediabilmente noiose, il grado zero dell’appeal pubblicitario. Servirebbe una cosa allegra, sexy. Le sue spalle sono sexy. Ogni volta che le guardo le mie sinapsi vanno in tilt, di pari passo con la mia fedeltà.
Ipotesi B) un disegno potrebbe funzionare. Piccoli martelletti tirano mazzate ai gangli del cervello, rimodellandoli per permettere il passaggio della pastiglia.
Vorrei chiamarla, non posso. Volerei da lei, inventerei un’altra scusa, mi sentirei un verme, risalirei sulle montagne russe.
Ipotesi C) Montagne russe. Le carrozze portano frasi, volti, immagini. Salgono, scendono e si incrociano sempre più velocemente. Un vortice, poi un incidente. Una pastiglia come gomma da cancellare che risistema il traffico di informazioni.
Dovrei smetterla. Essere abbastanza uomo da chiamarla e troncare. Poi da queste dannate sinapsi, parte un ricordo del suo profumo ed eccomi a mandare sms in auto senza notare la pattuglia con la paletta sguainata.
Ipotesi D) la polizia della memoria. Fermano, fanno domande. Nomi, luoghi, date. E un semaforo. Verde. Giallo. Rosso. Rosso. La tua memoria ha la precedenza.
Su, in piedi. Leggiamo qualcosa. Rubare parole altrui per trovare ispirazione. Un vecchio manuale da sfogliare. Un codice da rileggere. Lei mi dà ispirazione. E confusione. Lei, l’altra Lei, mi dà sicurezza. E conforto. Le calze di seta sfregano il pavimento di marmo.
Ipotesi E) Un libro. Un uomo legge mentre percorre i meandri di un cervello simile a un labirinto. Sguardo fisso sul libro gira le pagine sicuro dei suoi passi finchè non trova l’uscita. Chiude il libro. Si guarda intorno. Sorride e riprende a camminare.
Forse è buona. Chiudo il blocco. Rimetto le scarpe. Spengo la luce. Appunto mentale. Lo ricorderò o avrò bisogno di una pastiglia? Scegliere libri nuovi. Scrivere nuove pagine. Fuori c’è un buio confortante.
Domani, ipotesi da scartare.


(nel 2012 ho scritto molto meno di quanto avrei voluto. e anche dovuto. mea culpa. fra le poche cose ‘complete’, questo è un mio racconto, editato e pubblicato sul numero di luglio della rivista “Imprenditori – Mensile di economia, persone, cultura”.
il ‘tema’ del numero era ‘Il Cervello’)

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