Palco n.25 OR.1/D (S02E02, the ‘4et’ chapter)

Signore e signori, quinta del palcoscenico scesa, sul palco quattro sedie, quattro leggìi, quattro spartiti aperti. E’ la serata del quartetto d’archi, zam-zam.
Per me non è la prima volta, ma a teatro sì. Poco hype, anche in platea posti vuoti. Gli assenti avranno torto, ovviamente. Nel foyer, programma di sala sempre a due euro, più cartelloni esplicativi (vedi episodio precedente) e magica sparizione dal sito dello stesso programma.
Arrivo tardi, non c’è fila, non ci sono polemiche, dentro dentro di corsa.
Si comincia.

I musicanti.
Tre fratelli di Salisburgo, più il non fratello. I fratelli sono somiglianti, il più giovane con zazzera e fazzoletto sulla mentoniera del violino, l’altro fratello al violoncello ha un capello con taglio un po’ austriaco un po’ ex-punk, lunghetto dietro, e sguardo furbetto, la sorella con vestito simil-Marylin in ‘Quando la moglie è in vacanza’ ma con gonna nera. Lei è di una bellezza decisa, gran caschetto biondo che si spettina quando spinge a raffica sul violino, mostrando quanta sensualità può avere una violinista nonostante non sia giovanissima. A mani basse, e non solo perchè, ovviamente, è l’unica donna sul palco con violino, vincitrice del premio “Violino dell’amore” della serata.
Il non somigliante-non fratello ha gli occhiali ed è un po’ paffuto e molto barbuto, tipo Kubrick ma non sosia, altri geni, stessa sapienza con l’archetto. I maschi, tutti con frac a coda lunga e farfallino bianco e stile e cavalleria, cedono sempre il passo alla signora durante le pause fuori scena fra una esecuzione e l’altra. Dalle informazioni lette, sono molti famosi nell’ambiente dei quartetti e quotatissimi oltre che ovviamente professori di musica.

La musica per quartetto d’archi
.
Il concerto di questa sera prevede l’esecuzione dei Quartetti op.18 : n.1, n.3 e n. 5 di Beethoven. Secondo concerto dal posto palco della stagione e seconde composizioni di “Ludovico Van”. Mi sovviene che probabilmente lo sentiremo per tutta la stagione, ma i musicisti arrivano, si siedono, rapido sguardo d’intesa, è ora di andare, Zam-Zam.

Le luci restano accese. Abbassate, ovattate. Una delicata semi ombra pervade il teatro che si trasforma in una gigantesco salone per la musica. Mi aspetto che da un momento all’altro entri un valletto nel palco a portarmi un the, grazie. Non accade, mentre accade che il teatro con la classica, come noto ai quattro fedeli affezionati lettori della rubrichetta, diventa un posto magico sospeso fra il presente e un tempo indefinito.
Divento un accessorio degli archetti. Quando questi vengono suonati violentemente capita che sfregando le corde, si formi un filamento, all’estremità dell’archetto, come un filo di ragnatela che penzola ballonzolante e io sto lì attaccato, a ciondolare al ritmo e alle melodie delle composizioni.
I quattro suonano con maestria e passione, a tratti fanno quasi dei saltelli da seduti, micro balletti seguendo la partitura, muovendo testa e schiena in sincrono.
Non so niente di (copio dal programma) ”…esempi salienti di melodia realizzata attraverso la conduzione polifonica delle quattro parti, saldamente coordinate in un rapporto di sostanziale de-gerarchizzazzione.” So però che questi quattro accarezzano i loro strumenti creando una tavolozza di espressioni incredibile, colorando il teatro di suggestioni ed emozioni. Vedo salire dai violini – come se gli strumenti parlassero con piccoli fumetti disegnati – stelle, piccoli fuochi d’artificio, lacrime e ancora esplosioni. I violini e il violoncello si parlano, si rincorrono, si confrontano, si copiano e si amano follemente.
Subito il primo brano ha una melodia incredibile che poi diventa un dramma e infine sfocia in tragedia. Un movimento che è una sceneggiatura di un film romantico. Il secondo movimento si esegue in adagio affettuoso ed appassionato. Instacuori duri. Poi un agile scherzo e un allegro finale che come Ludovico spesso fa (me l’han spiegato) son fuochi d’artificio, poi rallenta, poi ha un finalone lungo e intenso (circa..critici musicali perdonatemi).
Bellissimo, applausoni. Durante il secondo quartetto mi sovviene che al mio funerale voglio un quartetto d’archi a suonare. Si sappia eh. L’andante ha un finale soave in pianissimo, l’allegro è incendiario. Già finito? Purtroppo.
Intervallo.
(Quartetto Op.18 n.5 – Allegro)

Alla ripresa l’ultimo dei quartetti di serata, il numero cinque. Un po’ più semplice all’ascolto ma stupendo. Mi incanto come un bambino, chi se l’aspettava.
Scroscìo di applausi, ‘Bravi!‘che piovono dai palchi in alto. Figurone, bravoni, tutto in ‘one’.
Il quartetto tornerà. Questa è la prima parte delle composizioni di Ludovico, la seconda la fanno in marzo. Hype.

Oscar del pubblico.
Nella semioscurità si vedono tutti bene. C’è un silenzio assoluto quando i violini vanno in pausa. Ogni colpo di tosse, caramella scartata per prevenire il colpo di tosse, tacco che batte, sediolo che si sposta, ‘sssh‘ più o meno sussurato, ogni rumore si sente. Naturalmente suona un cellulare da qualche palco. Il tipo risponde pure ‘Pronto‘. La Veronica volino dell’amore aggrotta un sopracciglio, per un secondo pare si possano fermare, ma non si fermano. Spiando nel pubblico le nomination per l’Oscar serale vanno a una ragazza carica di cipria e vestita come negli anni trenta, con gonnellino, sottile headband e giacchetta con collo di pelliccia, a una coppia con maglioncino rosso abbinato che si passa un binocolo formato mignon e a una delle tante figure solitarie che popolano il teatro, una sessantenne coi capelli riccissimi e rossissimi, maglia marinara b/n e gilet nero, attentissima. Vince la coppia che incrocio alla fine e mi sorride.

Mostri fra il pubblico.
Il mostro coi capelli color catrame dell’Ep.01? Ricordate? Ecco. Si conferma ‘Mostro dell’anno‘ arrivando alla fine del primo quartetto (durante i concerti chiudono le porte, se arrivi tardi aspetti la prima pausa). Trafelata, corre al suo posto in prima fila, getta con disprezzo una borsa di pelle umana da mille euro, si sistema l’orribile ciappo di plastica nero sui capelli catramati, consulta il programma e via.
Altro mostro di serata sotto di me. Un panzone con camicia a righe blu e cravatta ton sur ton ma a quadretti. Che già. Sempre col blackberry in mano a guardare forse il risultato della partita o forse facebook dato tutto il blu che lo schermo rimanda. Con lui , moglie vestita come un catalogo degli anni ottanta sbagliato. Capelli platinati, giacca rosa con disegni di fiori in nero, borsetta color acquamarina. Gran mostri, scappano appena finito, si perdono il bis.

La citazione.
“La forza è la morale degli uomini che si distinguono dagli altri, ed è anche la mia.”
Ludwig van Beethoven.

Bonus citazione: “Naturalmente anche Beethoven venne spesso a pattti con il suo tempo; ma egli non soddisfaceva più le richieste di un pubbllico definito e ristretto: si rivolgeva ad un pubblico concepito dalla sua mente, non limitato né da caste sociali né da confini politici.” (A.Einstein)

Next, on Posto Palco: ullallà, piano solo.   

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