the movie chapter – October remix

Hai paura della stop-motion?

Diventando (molto) grande ho sviluppato una strana fobia per i film horror. Non riesco più a guardarne uno, terrorizzato dalle atmosfere e da cosa ci sarà dietro a quella porta o dentro a quella casa. Insomma, sono un fifone. Credo di avere stretto il bracciolo spesso anche durante la visione di ‘Paranorman’ in almeno un paio di sequenze, nonostante sia un film animato in stop motion. E’ prodotto dalla Laika  animation, i tizi alle spalle dello stupendo ‘Coraline’ di qualche anno fa che riescono quasi a rifare il colpaccio con questo horror per bambini che funziona benissimo ma non resta così impresso come il predecessore perché la storia ricalca il classico canovaccio da film dell’horror. Eppure ci si diverte molto conoscendo Norman, un nerd al cubo appassionato appunto di horror movie a cui uno zio sballato lascerà il terribile compito di salvare la terra dai morti viventi. Citazioni a valanga, personaggi adolescenti caratterizzati molto bene, una morale classica ma ben riuscita sulle paure degli adulti e sul coraggio dell’amicizia vera. Bimbi in sala molto rumorosi prima del film, poi assolutamente silenziosi e attentissimi, forse pure spaventati, durante. Lo chiamerei successo.

Come si dice ‘trailer park’ in italiano?

Ne avevo letto in giro piuttosto bene, alcuni miei recensori di riferimento avevano speso belle parole. Poi, una chance al regista di almeno due robette che han fatto la storia del cinema volevo darla. Il film è girato con grande maestria, si entra in un microcosmo di tristezza targata white trash dove uno spiantato convince i familiari a far fuori la madre, assoldando un killer particolare. L’ambientazione intorno a personaggi falliti e a squallidi interni, la recitazione (dove brilla un magnetico Matthew McConaughey) e la bravura del regista rendono il film da vedere. Personalmente non mi è piaciuto il finale, troppo pulp, troppo estremo (c’è una scena che include una coscia di pollo che è diventata, perdono per la parolaccia da giornaletto, ‘cult’). In questi casi io penso sempre che si spinga sul pedale dell’estremo e dell’eccesso per mancanza di idee o paura di passare inosservati, probabilmente è colpa mia.
Ps.: il film è passato come un lampo in qualche sala, lo trovate in giro, in lingua originale è meglio, ovviamente.

Six-pack man dancing

Mike ha, in tutti i sensi, un fisico della madonna. Di giorno fa il carpentiere e coltiva sogni da grande, di notte lucida i pettorali e fa sgranare gli occhi al pubblico di uno stripper club per donne. E’ il protégé del titolare e diventa il mentore dell’ultimo acquisto del locale. Seguiranno vicende più o meno appassionanti. Il film, che non è una commedia come magari uno si aspetta, è curiosamente interessante proprio perché ha molto potenziale che viene sprecato. La pellicola rimane troppo superficiale dal punto di vista narrativo, prendendo una scorciatoia grossa così ed evitando di approfondire temi molto più interessanti come la nudità del corpo maschile o la variantee gay che viene solo accennata. (ok, il film doveva fare il suo bell’incasso, era per dire).
Le parti coreografiche, e i fisici degli attori, per quanto ne possa capire, mi sembrano funzionare, ma Soderbergh rimane sul vago, sta in superficie, si mette lì come a non voler disturbare, mette una patina di giallo sporco a molte scene e porta a casa il compitino rendendolo perfino un po’noioso nel finale. Peccato, anche perché ancora McConaughey mostra un’altra interpretazione potente e Collo Tatum rimane sempre un bravo guaglione e l’idea meritava di più. Occasione sprecata.

Il film coll’Instacuori dentro

L’ultimo film di Virzì è il film italiano che amerete della stagione. La storia è molto semplice e racconta l’amore fra due giovani più o meno di oggi fra lavori noiosi e frustranti, aspirazioni a cui si rinuncia, voglia di famiglia. Tutto il film è pieno imballato di stereotipi a partire dalla costruzione dei due personaggi, lui troppo intellettuale frustrato, lei troppo selvaggia. Eppure, girato come sempre con bell’ occhio da quel Virzì che da queste parti è sempre piaciuto, il film centra il bersaglio mettendo in scena sì vari clichè ma che vengono coperti da un cuore narrativo grande così, trattando un argomento delicato come la fertilità con pudore e ironia e soprattutto lasciando sciogliere sulla poltrona in un finale commovente il mio romanticismo da strapazzo. Le musiche di cantautorato in punta di plettro sono dell’attrice/musicista e risultano funzionali al film, il pezzo finale è molto bello. Da vedere, astenersi cinici duri e incalliti.
(Ps.: applausoni per il bravissimo protagonista, bella faccia, per me nuova. E…capisco che la penisola sia il paese dei mille campanili, che le battute in romanesco fanno ridere sempre, me per primo, ma: sarà mai possibile vedere un film di, discreto, successo senza alcuna inflessione dialettale? Plain italian? No? Ok, no.)

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