(cronache dalla piccionaia) B(i)ella lì

Dopo due sconfitte dignitose (Siena, Venezia) e una sberla rumorosa (Roma) torniamo sul parquet casalingo.
La domenica ottobrina che sembra primaverina, facilita la partenza e l’arrivo presto. Sulle gradinate solita gente non a proprio agio con l’idea di posto numerato vaga in cerca di seduta, mentre gustiamo la notevole selezione musicale pre-game che regala chicche anni ottanta tipo “What a feeling” e “Footloose” che ci mancano solo le cheerleaders con la permanente.
Biella.
Dice: alla nostra portata. Dice: ma noi non si segna. Dice: se perdiamo anche oggi è la crisi.
E daje con sta crisi.
Biella.
In roster hanno un notevole ex protagonista della promozione e un paio di giovani americani di cui si dice bene. Una squadra di promesse contro una squadra esperta, sommariamente sintetizza il mio pard.
Biella.
Maglia a righe rossoblu, quintetto all black con bonus di greco olivastro. Tipo squadra NBA solo che l’Nba la facciamo noi. Nove a zero e poi quattordici a due. Dicesi: spaccare la partita.

Difendiamo alla grande, in transizione andiam via lisci e troviamo anche autostrade, ci prendiamo con grazia da tre, sembra una benedizione. Quintetto (il migliore schierabile) fisso per tre quarti di tempo con Taylor spesso in play che finalmente indossa i panni del califfo americano e con Cinciarini e Brunner forma la triade che presumo risulterà decisiva per la nostra stagione.
Rumba, con Michelone che sgancia bombe devastando la difesa avversaria, scavando un solco di ventun punti. Il quarto chiude trentuno a dieci, roba da stropicciarsi gli occhi dopo la magra offensiva delle prime tre gare.
Biella, poi, si rimette in riga, stringe i cordoni della difesa, noi non siam più chirurgici ma restiamo in controllo del match. Sul finale di tempo prendiamo un mini break ma chiudiamo sopra di diciassette.
In piccionaia fa il caldo dell’inferno, la gente fa peripezie acrobatiche per scendere al bar, i più sgamati aprono vassoi di pasticcini e offrono ai vicini, io non mi schiodo. Ci sono donne in canottiera che parlano di menopausa, bimbe che urlano e rischiano la frattura della mandibola sui gradoni ripidissimi che portano al calore, equilibristi che fanno due scalini zompando con cestino di popcorn in mano mentre dagli altoparlanti “Jump” dei Van Halen.
“I vanhalen”.
Portano via il bricco di cartone dello sponsor del latte arsan che sta monolotico a centrocampo durante l’intervallo, si riparte.
Nel terzo quarto è un bel match, Biella prova ad alzare il ritmo, segna bei canestri ma rimane a distanza.
Poi non c’è più una partita, noi apriamo il dizionario alla voce ‘gestire il vantaggio’ e il quarto periodo è quasi tutto ‘garbage time’ utile solo per spaccare ancora di più il pubblico sul nuovo play americano nelle fazioni ‘da tagliare’ e ‘da dargli tempo’.
Spoiler: vince la prima fazione.
Si chiude in gioia ed entusiasmo finanche eccessivo.  La prossima è a Milano, calma. Però dopo troppo tempo sono i primi due punti in serie A.
It’s good to be bAck.  

tabellino della partita

(previously on ‘cronache dalla piccionaia’)

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