il mio ‘nuovo’ negozio coi dischi e il jazz dentro

Questo post l’avevo già scritto nella testa ma poi per pigrizia non sarebbe mai stato pubblicato se non che ieri junkiepop ha scritto un post sul giorno dopo il Record Store Day e allora lo scrivo anche io, tipo piccola catena umana post-RecorStoreDay.
Per chi non lo sa questo ‘giorno’ è stato sabato ed era il giorno in cui in tutti i negozi di dischi del mondo han fatto festa gridando all’unisono ‘esistiamo ancora e non molliamo’. E’ nota a tutti la grande morìa di negozi del genere, dovuta alla digitalizzazione della musica e a vari online store, scaricamenti, la musica liquida ecc.
Penso da anni che i negozi di dischi siano destinati a scomparire. Sad but true. Nonostante il ritorno del vinile che però io non ascolto più perché trovo molto più pratici e comodi i cd. Questi li compro sempre. Non li compro da tempo nei negozi per due motivi.
Uno: vivere nel paesello comporta fare chilometri per trovare un negozi di dischi che non dico abbia il cd dei Wilco che quello ce l’han tutti ma se chiedo il cd dei Tindersticks (mica un gruppo così sconosciuto) la risposta spesso sarebbe ’chi?’ o ‘te l’ordino?’.
Due: dai diciotto ai ventuno euro cada cd mi sembra troppo.
Cosa paghi con la differenza di prezzo fra online store e negozietto? La competenza, la proposta, la passeggiata per arrivarci pensando a quello che ti piacerebbe ascoltare, un po’ di retorica romantica anche e l’odore del negozio che è simile all’odore della carta per chi legge libri elettronici. A me piace l’odore della carta, ancora di più mi piacciono le orecchie che faccio alla carta mentre leggo però capisco quelli che si portano in giro centodue libri in un aggeggio elettronico, si chiama ‘anche’ progresso, no?
L’ultima volta che ero entrato in un negozi di dischi (facciamo l’equivalenza vinili-cd se no già vien lunga, non finiamo più coi distinguo) era stato al Rough Trade di Londra. Ah, la città e le altre dimensioni e tutto questo per dire che sabato ero nella città canarina per altri motivi e allora mi son ricordato grazie a cento tweet che era l’RSD e sono entrato in uno dei, credo, due negozi di dischi rimasti nella cittadina. E, come per magia, ho cambiato idea. Non sul fatto che i negozi di dischi scompariranno, ahimè che in fondo sono un romantico , bensì sugli euro in più.

Il negozio puzza di umidità, dalle casse dello stereo usciva un pezzone blues che odorava di chilometri distanti, di strade viste in film e di voce scaldata da marche di whisky che qua non importiamo. Dietro al banco il gestore, un sessantenne circa con occhialino da lettura e barba bianca che cercava cose su un computer con la tastiera vecchia di dita che han consumato i tasti. Mi guarda con uno sguardo rapido, non saluta, non fa niente. A due metri da lui un signore vecchissimo, piccolo e quasi invisibile. Ricordo che ero già stato in questo negozio durante la gestione precedente in un ambiente più grande. Padre e figlio ma non son sicuro. Anche il vecchietto guarda un monitor, non riesco a vedere bene cosa guardi ma sembra avere movimenti lentissimi mentre si porta una bottiglietta d’acqua alla bocca e ne beve un lento quanto breve sorso.
Colonna sonora, lentezza, la cassa come un bancone di un bar. Sembrava una scena di un western contemporaneo che se fosse entrato uno e mi avesse sparato avrei pensato ‘Bel modo di morire’.
Mi metto a gironzolare nelle sezioni. Poca roba indie-rock, ma giusta, una piccola vetrinetta di cosette pitchforkiane o di classe tipo Kate Bush, Laura Marling. Molto blues, parecchia ‘americana’ e un’altra stanzetta divisa fra molto jazz e un pizzico etnico di ‘world music’. Nessun flyer, nessun poster, nessun disco promozionale per celebrare il RSD. Un negozio fermo in uno spazio tempo tutto suo. Scandaglio la sezione jazz alla ricerca di un album. Non c’è. Tzk, faccio io.
Però glielo chiedo. Improvviso, il viso del tipo si illumina, scopro avere occhi blu dolci e profondi e una bella voce baritonale.
Non c’è? Sicuro?
Credo di sì, ho guardato nelle novità e non c’è e nell’alfabetico non c’è’.
Si alza, controlla, scuote la testa, torna alla tastiera con le lettere ormai illeggibili, digita ‘Billy Hart’, scuote la testa.
Eppure me ne da uno’. Scuote la testa.
Si vede che non si è scaricato’. Pausa. ‘Posso ordinartelo se vuoi’.
Torno agli albori delle prime entusiasmanti esperienze sul web dove Amazon era il paradiso e c’era tutto quello che il mio vecchio negozio di dischi non aveva però prometteva sempre di ordinare ma poi la spedizione, il catalogo e insomma dico ‘No, grazie’ e mi vedo già col click sul carrello di qualche sito dove il disco c’è che lì ci sono magazzini infiniti e una gestione scorte seguite da programmi appositi e che non sbagliano mai.
Poi un qualcosa da dentro preme e dico senza quasi accorgermene ‘Però puoi stupirmi facendomi scoprire un bellissimo disco  jazz che non conosco’. La barba del titolare si scuote in un fremito elettrico e torna alla sezione jazz, mi fa un paio di domande sui miei gusti, no chitarre, no ritmi africani, sì piano, no sperimentale e dopo poco parcheggia sul banco un cinque sei cd. Uno via l’altro entrano nel lettore.
Entra anche una coppia, lui è annoiato da quel suono, lei punta una compila doppia di Dalla, consegna, paga, sorride, prende l’annoiato, esce. I cd si alternano con calma nel lettore, questo no, chiacchieriamo di pianisti, questo sì mi sembra proprio bello. Entra un’altra coppia quasi stupefatta di vedere il vinile dell’ultimo Springsteen, gironzolano, faccio spazio nel piccolo cubicolo fra la sezione blues e la cassa, guardano, ringraziano, escono è l’ora dello spritz. Passa l’ultimo cd nel lettore, entra un ragazzo di una band ‘Mi appendi questo poster, è per un concerto’ ‘Sì, certo’. Termina il racconto su un pianista, termina l’ascolto, il disco del pianista? ‘Ho terminato pure quello’. Non c’è problema, la prossima volta che tanto in mezz’ora di chiacchiere e ascolti son già diventato cliente abituale. Prendo anche il nuovo di Mehldau che dice ‘…è tornato a fare le cose belle degli inizi’ (confermo).
Gli sgancio i soldini, son fortunato che posso permettermelo, penso che i negozi di dischi spariranno comunque, anche se spero di no e che parlare con uno che ne sa più di me è sempre bello. ‘Buona serata’ con un sorrisone e io esco mentre il vecchietto, rimasto sempre fermo, sguardo al video che non son riuscito a vedere, tira un altro lentissimo sorso di acqua. Le note di una tromba squillante mi accompagnano fuori, ho trovato il mio nuovo negozio di dischi, perlomeno jazz. Sembra poco, non lo è, forse volevo un posto vecchio che mi ricordasse sensazioni vecchie, la scoperta, vallo a sapere, oppure il RSD a qualcosa serve oppure si vede che era destino.

One thought on “il mio ‘nuovo’ negozio coi dischi e il jazz dentro

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s