Palco n.25 OR.1/D (Pt.IX, the Prussian ‘tema Regio’ chapter)


Programma
: Pezzo realizzato per ordine del re e altri pezzi realizzati secondo l’arte del canone”. Ovvero: Bach e l’offerta musicale al Re di Prussia.
Storia vera (che se io fossi un executive della BBC vorrei troppo produrre un serial con storie del genere, piccole chicche, storie vere nelle storie di grandi compositori, romanzate anche per venderle al pubblico con piccoli grandi intrighi di corte o amorazzi popolani, poco importa. Con dodici puntate me la caverei piuttosto bene…ok, torniamo a noi…)
Un bel dì Bach va al castello del Re di Prussia che era, oltre che un Re, un esperto di arti e musiche, suonava il flauto e componeva sonate e sinfonie. Al compositore il Re gli “propone su due piedi, secondo la prassi, di sviluppare un piccolo tema apparentemente innocente, ma in realtà piuttosto complesso”.
Bach non può dire di no perchè è il Re che glielo chiede e spara una fuga improvvisata su due piedi e clavicembalo basandosi sull’ispirazione reale. Tornato a casa metterà su carta l’improvvisazione e da lì svilupperà il tema declinandolo in vari ‘formati musicali’ dove “i caratteri della parte appartengono compiutamente anche al tutto. O meglio: la conformazione di ogni parte del tutto è esattamente identica alla conformazione del tutto” 

Orchestra: è un ensemble composto da sette musicisti incluso il direttore. Sono tutti vestiti di nero, nessuna cravatta, tanto per essere ancora più austeri di quanto non sembrino sul palco. Son serissimi e super concentrati, nessuno sorride mai, d’altra parte non è che sia una composizione ‘allegra’. Il flauto inizia con il tema e poi vanno in ‘solo’ clavicembalo e violino, poi suonano a coppie o in tre, fino ad arrivare a una breve sinfonia e al finale dove finalmente suonano tutti insieme. Il violoncello per quaranta minuti suona soltanto tre note e sta lì sul palco, immobile, ossequioso di un’esecuzione che è complessa. Al termine lentamente sciolgono la concentrazione in piccoli sorrisi, ricevendo giusta ovazione dal pubblico.
Essendo i componenti tutti maschi e pure francamente bruttarelli, tranne il direttore che è un uomo fascinoso, il ‘violino dell’amore‘ (vedi episodi precedenti) non c’è, ne riparliamo l’anno prossimo.

Il direttore: musicista di grande fama, noto per recuperare musiche antiche e per la sua incessante attività concertistica e in studio, suona una  viola da gamba antica impreziosita da un nastro rosso fra l’accordatura e una testa di donna, intarsiata sopra la stessa (fig., a dx). Uno strumento bellissimo da vedere ed elegante da sentire. Anche lui in total black con giacca tunicata con inserti lucidi di raso.

Vai con la musica: i corsivi e molto di quanto scritto sopra provengono dal libretto di sala della serata, inoltre ho avuto la fortuna di avere conversazione pre e post concerto col mio occasionale ma ben accetto compagno di palco. Mio coetaneo ed espertone di Bach e del direttore, mi ha spiegato l’importanza e il fondamento del contrappunto nella musica di Bach (in soldoni, melodie diverse suonate dagli strumenti che possono incrociarsi e suonare insieme, ma anche no) e di come Bach in generale e questa composizione in particolare, necessitano di un approccio quasi da studiosi, non è roba facile, forse è un punto d’arrivo per chi si accosta alla classica perchè le sue composizioni sono appunto piuttosto complesse.
Mi fido a occhi chiusi anche perchè, sempre quotando il libretto, “…egli [Bach] però non era antiquato, bensì troppo difficile. Il presupposto di tutta la civiltà è la vittoria del ‘galante’ sull’erudito” che subito pare una ‘frasona‘ poi se ci pensi è una frase meravigliosa e su cui discutere (ma non in questa sede che mi dilungo come sempre). Fuor di parentesi e ricordando la mia potente ignoranza in materia, nonchè supponenza e testardaggine nel volerne scriverne, mi sono incuriosito e forse ho imparato una cosa in più in questa serata che nelle precedenti nonostante, musicalmente, il concerto sia stato ostico seppur interessante.
Interessante nella sfida sonora e nell’individuare le parti simili e le diverse linee melodiche. Ostico perchè l’inizio è stato molto pesante, quasi noioso. Da metà in poi, naturalmente, come un giocatore che impara le regole, si capisce meglio il gioco e ci si diverte di più. Per qualche secondo mi sono baloccato con l’idea di ascoltare una sorta di  ‘jazz ottocentesco‘ con una linea unica e le parti free in solo e l’idea potrebbe essere quella ma non ho chiesto al mio ‘maestro di palco‘, mi sa che è una pensata da buzzurro.
Al termine, hanno eseguito tre bis, una cosetta del ‘Bach del periodo francese quello più facile‘ (cito sempre eh) e a memoria un madrigale poichè l’ensemble suona anche cose di stampo medievale, un bis migliore dell’altro, molto più semplici e melodici, confermando la difficoltà ma anche la bellezza nascosta, quasi sottopelle, come ha ricordato il maestro direttore, dell’Offerta che si è ascoltata.

Oscar nel pubblico: teatro bello pieno ma che dopo i primi venti minuti conferma la mia impressione. Viste varie teste ciondolare. Oscar del ‘sonno passeggero e pucci’ a una coppia che sdormicchia per qualche minuto, quasi abbracciati e con le teste una contro l’altra. Oscar della simpatia a un bimbetto elegante in gilet e camicia a quadrettoni che cerca di resistere ma poi crolla nel grembo della madre. Oscar della tecnologia alla coppia di signore che passa metà concerto a sbirciare l’iPad tenuto con luce bassissima e probabilmente aperto alla web page del programma di serata.

Prossimo appuntamento: ahimè, l’ultimo della stagione. Al pianoforte solista, Radu Lupu, che ho già sentito suonare ed è una bomba.

Previously on ‘Palco n.25′l’inizioil pianoforte, Venezuela Winla sonatabarocca-mighiaccio&fuocola bella gioventù, il Gran-Gala

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