incantati, Giardini

Una band di reggiani sceglie Ferrara per tornare sulle scene dopo anni di assenza. Era dal 2007 che i ‘Giardini di Mirò’ non facevano un disco di canzoni originali (la parentesi del ‘Fuoco’ e della sonorizzazione non la contiamo).
E mi chiedevo mentre ero in macchina, da reggiano in trasferta per vedere dei reggiani suonare, come mai avessero scelto FE.
Sono arrivato presto e ho fatto un giro accorgendomi per la prima volta di come sia piccolo questo centro città.
D’accordo che ho le gambe lunghe ma l’ho attraversato in dieci minuti, fermandomi anche a sbirciare due vetrine e qualche riflesso di una sera primaverile. Mi sono anche accorto di quanto sia piccola P.zza Castello senza palco e hipsters intorno.
La passeggiata è breve ma bella, come è bello il luogo, il duomo, il castello, le stradine ciottolose, le biciclette che le solcano, schivandomi. Tutto è racchiuso in una specie di bellezza decadente, vagamente malinconica eppure affascinante.
 Arrivo nella sala del concerto. Un piccolo teatro, spartano e rigoroso, intimo e accogliente, fascinoso e quasi demodè. Sul palco poche luci e molti microfoni. Gente in attesa, sedie piene e la band entra sparando subito il pezzo che da il titolo al disco. Bentornati e ‘Good Luck’. Eseguono quasi tutto il nuovo lavoro, alternando i pezzi nuovi con altri del passato, quelli che attingevano alla lezione post rock costruendo belle melodie in brani di intensità elettrica cosparsi di sonicità.
Alle due estremità del palco, l’eleganza in gilet e cravatta di Nuccini e la sobrietà ‘agricola’ in barbona e camicia a scacchi di Jukka, i ‘messaggeri’ della band, conversano fra loro con note di chitarre, parole d’accompagnamento e alternandosi nel cantato. Al centro del palco c’è un doppio microfono per  violino e tromba, strumenti importanti nell’alchimia del gruppo, strumenti antichi che danno linee melodiche profonde mentre gli altri costruiscono le fondamenta del suono con precisi colpi di basso, tappeti di tastiere e il nuovo batterista che pesta e funziona alla grande. In qualche pezzo arriva Stefano Pilia dei ‘Massimo Volume‘ a prestare altro fuoco di sei corde agli impasti sonici e al riguardo, il finale sono dieci minuti di lava che cola riverberata e fuzzata dalle chitarre. Restiamo in apnea, sommersi da questo ‘fuoco sonico’ in un finale bellissimo ed emozionante che ci apre in un abbraccio al ritorno di questa band.
E allora, ascoltando e riascoltando, immagino di avere capito perché son venuti a Ferrara. Perché la musica dei ‘GdM’ si accompagna perfettamente al luogo. E’ decadente bellezza, affascinante ed orgogliosa, dolente e fiera.

Altre due parole sul nuovo disco, per chi non li conosce. Innanzitutto, si ascolta tutto qui.
Ci sono due pezzi bomba, cavalcate stupende fin dal primo ascolto, due ballate impreziosite da voci femminili, c’è l’inizio lento e uno strumentale molto bello. Le origini e il tag #postrock vengono lasciate in disparte pur essendo ovviamente presenti come una matrice, ma viene fatto un ulteriore passo avanti, permettendo all’anima più ‘pop’ della band di affiorare, dando prova di maturità senza mollare la solita classe. (ma io son fan, fate la tara).
E buona fortuna, Giardini

(si ringrazia il ‘padrone di casa’ Attimo, che ha anche scritto un bel post sui ‘GdM’ e gli altri ragazzi per la compagnia pre e post concerto)

3 thoughts on “incantati, Giardini

  1. Splendido album, bella Cix. Chi abbiamo visto a Ferrara insieme? Gli Arcade Fire? Ho la memoria di un pesceminchia.

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